John Henry Clay.

Anno Domini 367.

Parte 1.

Titolo originale: The Lion and the Lamb. 2013.
Traduzione di: Giampiero Cara e Tamara Topini.
2013 Newton Compton Editori, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Anno Domini 367. L'Impero Romano  al tramonto. Solo un eroe potr salvare Roma. Gaio Cironio Agno Paolo  un soldato romano, dal passato misterioso, la cui vita  stata segnata da una terribile tragedia. Ora l'accampamento presso il Vallo di Adriano non  pi un luogo sicuro: una cospirazione minaccia non solo la sua famiglia, ma l'intero Paese. Per riuscire ad avvertire del pericolo che incombe, Paolo  costretto a lottare per sopravvivere nel suo stesso esercito prima ancora che contro i barbari, e deve disertare e intraprendere un avventuroso viaggio verso il sud della Britannia, alla volta della sua casa natale. I suoi sforzi non riescono per a impedire una terribile invasione barbarica, che devasta le regioni in cui  cresciuto e provoca ulteriori lutti nella sua famiglia. Il suo coraggio e la determinazione di cui d prova di fronte ai suoi concittadini lo condurranno alla sfida decisiva: se porter a termine la missione sar osannato come un eroe, altrimenti sar dimenticato, polvere nella polvere. 
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Per mamma e pap.
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Le Quattro Province della Britannia, 367 d.C.
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Territorio dei Dobunni.
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LE QUATTRO PROVINCE DELLA BRITANNIA, 362 d.C.
Millecentoquindici anni dalla fondazione di Roma.
Trecentosedici anni dalla conquista.
Cinque anni prima della Grande cospirazione barbarica.
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Prologo.
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Guarda la luce del sole che luccica sul bordo della lama. La spada  silenziosa, affilata e salda, con la punta sospesa a un breve colpo di distanza dal tuo viso. Chi la brandisce ti fissa ma, con il sole alle spalle e il viso in ombra, non sembra avere un'identit. Senti il suo respiro e il tuo fondersi con lo scroscio del fiume in cui giaci. Non sai chi sia l'uomo, n da dove venga. Ti ha in pugno, e tra un istante ti uccider.
Paolo giaceva nel ruscello in mezzo al bosco disteso sulla schiena, nudo, con la testa e le spalle sollevate sui gomiti sopra l'acqua ribollente; attendeva che l'uomo in piedi sopra di lui, con i ruvidi pantaloni inzuppati fino alle ginocchia e la spada sollevata, gli desse il colpo di grazia.
Le pietre sul letto del ruscello incidevano dolorosamente la carne nuda di Paolo. Questi batteva i denti, e aveva gli arti che tremavano per la paura e l'acqua gelida, che gli aveva gi risucchiato tutto il calore dal corpo.
Non implorare, si disse col cuore che gli batteva forte. La morte non significa nulla per te in questo momento. Pensa alla giustizia della tua fine e accettala. Tutti i meccanismi di questo mondo senza dio ti hanno portato fin qui. Hai cominciato la tua vita nudo e urlante. Ora, almeno, hai la possibilit di terminarla con quel poco di dignit che ti resta.
Paolo non implor, ma continu a tremare e, pur cercando di chiudere gli occhi, non riusc a smettere di fissare la lama luccicante. Anzi, ne attese il movimento successivo: una stoccata alla gola, che lo avrebbe fatto precipitare nell'oblio.
Nell'ultimo istante pens con tristezza a sua sorella. Nonostante tutto, desider averle detto almeno addio.
La lama non si mosse. Paolo ud un colpo sordo e vide il petto del suo assalitore sobbalzare in modo strano. L'uomo barcoll, stringendo ancora la spada, e quasi cadde. Gir verso sinistra e, ciondolando goffamente nell'acqua come un ubriaco, raggiunse l'argine e cominci a strisciare sul manto erboso, dove si accasci.
Alla fine, lo vide steso di fronte a s con la spada lungo il fianco. Conficcata in profondit nella schiena aveva l'asta di una freccia, con le piume d'oca che ancora risplendevano bianche al sole.
Paolo rimase dove si trovava, fermo e in silenzio in mezzo all'acqua, a fissare tra l'oscurit degli alberi oltre la riva del fiume, ma non scorse alcun movimento e non ud nulla, a parte lo scroscio del ruscello e il vicino canto di un merlo. Era come se la freccia fosse venuta gi dal cielo. Quando decise di rialzarsi, gli ci volle uno sforzo doloroso per riportare movimento e vita nei suoi arti congelati. Con rigida lentezza si alz in piedi. Il torace si sollevava con rapidit e il sangue gli pulsava nel collo. Sent istintivamente di avere ancora al dito l'anello col sigillo della sua famiglia. E in effetti c'era.
Ferm il tremore della bocca abbastanza a lungo da riuscire a emettere tre brevi parole: Chi  l?.
Dagli alberi emerse una figura solitaria. Sembrava avere pi o meno la stessa et di Paolo, circa sedici anni, e indossava abiti da contadino - un mantello e una sacca da viaggio, un copricapo di stoffa e una faretra piena di frecce - mentre nella mano destra teneva un arco da caccia. Aveva il viso lungo e la bocca larga. Sorrideva tra s, senza guardare l'uomo che scendeva lungo la riva verso di lui.
Grazie, amico, disse Paolo, desiderando avere una voce pi forte. Il suo corpo si scuoteva ancora tutto, come se volesse scoppiare. Poco prima, il suo assassino mancato l'aveva sorpreso mentre faceva il bagno in quel ruscello in mezzo al bosco, aveva tolto i suoi abiti dalla riva e li aveva lanciati in mezzo alla corrente prima di avanzare verso di lui. L'acqua era poco profonda, ma la forte corrente, gonfiata dalle piogge di primavera, aveva trasportato la tunica, il mantello e gli indumenti intimi di Paolo a una certa distanza, fino a farli impigliare in un salice incombente sull'argine.
Raggiunto il corpo, il giovane contadino lo tocc col dito del piede. Dopo aver appurato che era senza vita, gli tir via la freccia dalla schiena e guard Paolo per la prima volta. Sembr divertito dal fatto che fosse nudo; e quando not che portava un anello d'oro al dito, e che i suoi abiti erano rimasti impigliati sul salice - il rosso scuro del mantello, la tunica con il suo bordo dorato, i costosi indumenti intimi di lino - lentamente il suo sorriso si allarg fino a diventare prima una risatina soffocata e poi una risata cos forte da farlo piegare in due con gli occhi chiusi.
Qualche istante prima Paolo aveva pensato di essere pronto a incontrare la morte con calma. Ora, invece, si sentiva ridicolo, l in piedi nudo nel fiume, di fronte a un contadino che si burlava di lui. Il fatto di dovere la vita a quel villano non fece che aggravare la sua umiliazione. Con rabbia, cerc di ignorare la risata e cominci ad avanzare in mezzo alla corrente verso i suoi vestiti. Dopo appena due passi, scivol su una pietra muschiosa e cadde a faccia in gi nel ruscello. Si rialz a fatica, si scroll per togliersi l'acqua dalle orecchie, fece un altro passo in avanti e scivol ancora. Quando si rialz di nuovo, si guard alle spalle e vide che il contadino gli stava accanto, ridendo sempre di pi, come se stesse assistendo allo spettacolo di un buffone. A quel punto, Paolo imprec e, abbandonando qualunque pretesa di dignit, si arrampic goffamente sul salice, da cui tir via i propri abiti con forza tale da strappare i pantaloni impigliati a un ramo.
Poi si diresse barcollando verso l'argine e si lanci sull'erba, esausto. Gli ci volle un momento per riprendere fiato e scorgere uno spesso ramo nel sottobosco. Sembrava bagnato e marcio, ma non se la sentiva di cercarne un altro. Quindi lo afferr, lo brand lungo un fianco e avanz verso il contadino, che rideva ancora come un pazzo. Non si ferm neppure quando Paolo sollev il ramo per colpirlo; si fece scudo con un braccio e, al primo colpo, il ramo si spezz in due.
Il resto del ramo era inutile. Paolo lo gett nel ruscello. Pensava di prendere il contadino a calci sulle costole, oppure di conficcargli un tallone in mezzo agli occhi, ma l'istinto glielo imped; era avvilente colpire degli esseri inferiori a mani nude. Si poteva farlo con fruste e bastoni, certo, ma non con pugni o calci. E poi era ancora nudo, visto che i suoi abiti giacevano in un cumulo inzuppato sull'argine. Il contadino poteva aspettare.
Paolo torn a occuparsi dei propri vestiti, cercando di sbrogliare i pantaloni. Era riuscito a strapparli proprio in cima, quindi avrebbe dovuto ricucirli prima di poterli indossare di nuovo. La tunica e il mantello di lana, invece, erano appesantiti e raffreddati dall'acqua, e non si sarebbero mai asciugati prima del tramonto. E lui cosa avrebbe fatto fino a quel momento, con il gelo della sera che gi si diffondeva nell'aria della foresta?
Qualcosa di scuro gli atterr accanto. Era un paio di stivali.
Indossali, signore.
Paolo si volt e vide il contadino che, in piedi, sfilava via i pantaloni dalle gambe del cadavere. Quando ci fu riuscito, glieli lanci.
Paolo li guard con disgusto. Erano grossolani, mal cuciti e senza dubbio scomodi. Si chin per raccoglierli. Avevano ancora il calore del loro ultimo proprietario. Non indosser i pantaloni di un morto, disse.
Il giovane contadino rise di nuovo. Siamo tutti morti, signore.
Quando il ragazzo ebbe terminato di vestirsi, il contadino aveva gi trascinato il corpo nel sottobosco per lasciarlo ai lupi. Quindi torn al ruscello per raccogliere la sacca, la faretra e l'arco. Paolo not che la spada del morto gli pendeva dalla cintura. Era illegale per i contadini portare armi del genere; una spada contraddistingueva un uomo come fuorilegge, punibile con la morte nel foro pubblico per il semplice fatto di possederla. Ma essendo ormai lontano dalle citt, con i loro tribunali e i loro giudici, pens di lasciar correre.
Stavo per accamparmi da qualche parte a valle, disse il contadino. Fece un inchino sarcastico. Se il mio signore desidera cibo e calore, sar onorato della sua compagnia.
Paolo annu, contenendo la propria irritazione. Raccolse gli abiti bagnati e segu il contadino - un membro della locale trib dei Cornovi, almeno a giudicare dal suo modo di parlare - lungo un sentiero nella foresta. La tunica e il mantello del morto gli stavano male, ma almeno erano asciutti. Ed era vivo; se non fosse stato per quel ragazzo, il suo corpo nudo sarebbe stato cibo per i lupi. Per la prima volta gli venne in mente quanto sarebbe stato facile per il contadino uccidere pure lui, se avesse voluto, con una rapida seconda freccia che gli avrebbe fatto guadagnare un bell'anello d'oro. Pochi uomini vivevano in quei boschi, in cui uno come lui si era trovato estremamente indifeso. E invece, il contadino gli aveva salvato la vita. Mentre continuavano a camminare, nonostante il prurito che la tunica gli dava, alimentando il cattivo umore, Paolo cominci a provare un po' di riluttante gratitudine nei confronti del suo salvatore. Hai un nome, contadino?
Vittore.
Paolo attese che, a sua volta, il contadino gli chiedesse il suo nome. Ma visto che non lo fece, gli chiese: Sei un cacciatore?.
Il cornovo sbuff. Sono la preda.
Non si spieg meglio, e non parl di nuovo fino a poco prima del crepuscolo, quando si accamparono in una radura non lontana sopra il fiume. Paolo aveva percorso quelle foreste per diversi giorni e sapeva accendere un fuoco, ma gli sembr giusto lasciarlo fare al contadino, standosene in disparte. Solo quando il fuoco prese ad ardere e il cielo sereno cominci a scurirsi, rivelando le prime luci delle stelle, and a sedersi accanto a lui. Guard il contadino tirar fuori una lepre dalla sua sacca e tagliargli via la pelle dalle zampe posteriori con un coltello da caccia.
Mi chiamo Gaio Cironio Agno Paolo, disse.
Intento a spellare l'animale, Vittore si limit a un breve cenno. Schiacciando le zampe posteriori della lepre per tenerle ferme, tir via la pelle fino al collo, rovesciandola. I muscoli nudi dell'animale luccicavano color porpora alla luce del fal. Gli tagli il collo col suo coltello e mise da parte pelle e testa. Onorato, disse.
Mio padre, aggiunse pazientemente Paolo,  il senatore Gaio Cironio Agno dei Dobunni.
A quelle parole, il contadino sollev lo sguardo. Credo di aver sentito parlare dei Dobunni.
Paolo si rese conto che lo stava prendendo in giro. Era naturale che un cornovo avesse sentito parlare dei Dobunni, la trib vicina a sud. Doveva conoscere anche i Cironii, una delle famiglie pi ricche e potenti della Britannia, discendente da un'antica dinastia di re tribali il cui sangue nobile scorreva nelle vene di Paolo. Quest'ultimo scrut da vicino il ragazzo e vide un sorriso increspargli le labbra. Lo stava prendendo in giro, spingendolo ad abbassarsi a spiegare la sua nobile discendenza. Quel pensiero lo fece infuriare. Non aveva mai incontrato una persona che non lo conoscesse, o che addirittura facesse finta di non conoscerlo.
Sei molto lontano da casa, Gaio Cironio Agno Paolo, disse Vittore. Ti sei perso?.
Era una domanda impudente che non meritava risposta. Per il momento, Paolo decise che avrebbe fatto meglio a mantenere un dignitoso silenzio. Quel contadino si sarebbe reso conto del proprio errore quando sarebbero usciti dai boschi per tornare al mondo civile...
Ferm quel pensiero. Non puoi tornare, stupido. Te ne sei gi dimenticato?.
Il fatto di essere scampato alla morte per un pelo l'aveva scosso, restituendolo alle vecchie abitudini. Ma in quel momento il ricordo del proprio crimine gli torn in mente come un corvo, di cui sent le ali oscurargli i pensieri, avvolgendogli l'orgoglio nell'ombra pi oscura. Perch ti trovi in questi boschi?, gli chiese l'immaginario uccello. Il cuore cominci a battergli forte, e una sgradevole debolezza si diffuse lungo i suoi arti. Hai avvelenato il sangue dei Cironii. Non hai il diritto di rivendicare il loro nome. Sei soltanto un miserabile vagabondo senza onore. Saresti dovuto morire nel ruscello.
S, sarebbe dovuto morire. Per il crimine che aveva commesso, per legge di natura. Il destino si era apprestato a vendicarsi attraverso la lama del bandito. Paolo non aveva implorato per aver salva la vita, non si era appellato contro la sua condanna. Era stato pronto a morire. E ciononostante, era ancora vivo.
A quel pensiero, l'oscurit si ritrasse; non del tutto, ma abbastanza da consentirgli di scorgere un barlume di luce, forse persino di speranza. Perch era stato risparmiato?
Il contadino conficc una specie di spiedo nel collo della lepre, spingendolo per tutta la lunghezza del corpo. Con questi scarni bastardi non vale neppure la pena di sforzarsi tanto, disse con una risatina. Con una mano, tenne l'animale spellato sopra il fuoco, mentre con l'altra si toglieva il cappello, rivelando una testa rasata di recente ma in modo disordinato, con il cuoio capelluto scarabocchiato dai tagli di un rasoio.
Tagli del genere potevano significare soltanto una cosa. Paolo non era l'unico fuggitivo in quei boschi. Si schiar la gola. Sei un disertore, disse.
No. Vittore mostr a Paolo il polso destro, su cui non c'era il tatuaggio del servizio militare. Sono stato arruolato dalla tenuta del mio signore un paio di giorni fa, quando mi hanno rasato. Ma stamattina sono fuggito prima che mi facessero giurare. Se non sono un soldato, non posso essere un disertore.
Per stai scappando sia dal tuo signore sia dall'esercito.
Non ho mai giurato neppure per il mio signore. Sono nato su questa terra; non sono uno schiavo, ma lui mi ha trattato come tale. Era pronto a consegnarmi all'esercito. Perch dovrei dargli la mia fedelt? Non gli devo nulla, come non devo nulla all'esercito. Non ho famiglia, e sono un cittadino romano come gli altri.
Era vero solo in parte. Dai tempi dell'imperatore Caracalla, ogni uomo nato libero all'interno dell'impero era tecnicamente un cittadino di Roma. Ma era anche soggetto alle leggi romane, che comprendevano la fedelt al proprio signore. Sei un fuorilegge.
Vittore scroll le spalle. Sembrava che il sorriso non gli abbandonasse mai il volto.
Non aveva l'aria di un malvivente. Malgrado la sua abilit con l'arco, malgrado la freddezza con cui aveva ucciso quell'uomo poco prima, i suoi occhi esprimevano una gentilezza che non pareva adatta a quel tipo di vita. Quando si erano accampati, Vittore aveva slacciato l'illecita spada, lasciandola con noncuranza sull'erba vicino al bordo della radura, e da allora se ne era evidentemente dimenticato. Non aveva n minacciato n chiesto ricompense, e non sembrava avere intenzione di trattenere l'uomo che aveva salvato per ricavarne un riscatto. Se era un delinquente, non era molto abile.
Paolo pens che quel contadino si fosse ritrovato in un ruolo che non gli si addiceva affatto. Poi pens a se stesso, per, e per la prima volta immagin come doveva essere apparso al suo compagno: un giovane nobile, nudo come un verme, che se ne stava tremante nel mezzo di un ruscello boschivo con i capelli neri incollati sulla testa e i bei vestiti impigliati su un salice. E ora se ne stavano entrambi seduti l a cucinare un miserabile pezzetto di carne nel fitto di quei boschi aridi, uno con la testa rasata e l'altro con indosso gli abiti di un morto. Era tutto cos assurdo.
Per la prima volta dopo molti giorni, Paolo cominci a ridere.
Svegliati.
Paolo fu svegliato da una mano che gli scuoteva la spalla. Apr gli occhi e vide il contadino chino su di lui. Cosa c'?.
Vittore parlava con tono incalzante. Dobbiamo andarcene. In fretta.
Paolo si alz a sedere. L'alba era appena spuntata con un riverbero giallo nel cielo aperto, mentre nella foresta risuonavano i richiami degli uccelli. Si trovava accanto ai resti spenti del fuoco di bivacco, di fronte al quale aveva conversato col contadino fino a notte fonda. Pur non avendo rivelato a Vittore il motivo per cui stava scappando da casa, si era accorto di non aver mai avuto tanta familiarit con un coetaneo di rango cos inferiore. L'aveva trovato stranamente simpatico. Cos' che non va?.
Vittore era gi in piedi con la sacca e l'arco. Il maledetto esercito. Non senti i cani?.
Paolo si alz, afferrando il mantello che aveva usato come coperta. Ascolt con attenzione. Tra gli alberi pot udire un branco di segugi uggiolanti. Un'improvvisa sensazione di panico gli strinse il petto. Aveva gi visto, una volta, una squadra di coscrizione inseguire un fuggitivo nella tenuta di suo padre. Aveva messo in fuga greggi, divelto steccati e terrorizzato i fittavoli, senza curarsi di chi fosse il loro padrone, pur di raggiungere finalmente la sua preda.
Pensavo di averlo seminato ieri, ma il vento deve avergli portato il nostro odore. La mia solita fortuna. Andiamo!.
Vittore part di corsa tra gli alberi, gi verso il fiume. Paolo stava per seguirlo quando not la spada ancora appoggiata sull'orlo della radura. Aspetta... la spada!.
Lasciala stare!, grid Vittore. Non voglio che mi becchino con quella. Ora forza, corri!.
Incespicando a tratti, attraversarono il sottobosco fino a raggiungere il ruscello, per poi guadarlo fino alla riva opposta. Paolo seguiva, senza avere idea di dove Vittore sperasse di scappare. I latrati si facevano sempre pi forti, e ormai si potevano udire anche le urla degli uomini dietro di loro, una squadra di coscrittori che si avvicinava alla loro preda. Anche se avessero corso come indemoniati, lui e Vittore non sarebbero mai riusciti a seminare dei cani nella foresta, e appena giunti all'aperto gli uomini a cavallo li avrebbero catturati in fretta.
Finiti gli alberi, si ritrovarono in un accidentato pascolo di erba e cespugli. La nebbia avvolgeva il terreno piatto e paludoso che si estendeva in lontananza, interrotto solo da qualche tratto di macchia di sottobosco. Vittore si diresse verso il grosso folto d'alberi pi vicino. L, corri! Se siamo stati fortunati, i cani avranno perduto le nostre tracce gi al fiume.
Attraversarono di corsa il terreno aperto fino al boschetto di noccioli e si fecero strada tra i rovi, mettendosi a strisciare per alcuni tratti. Nel cuore buio del boschetto si accovacciarono e restarono immobili. Paolo non sentiva pi i cani n le voci degli uomini. Forse siamo riusciti a seminarli, disse.
Shh. Vittore strizzava gli occhi per concentrarsi mentre drizzava le orecchie in ascolto. Potrebbero averci visto.
Attesero immobili. I soli suoni, a parte il loro respiro affaticato, erano i canti degli uccelli e il fruscio degli animali nel sottobosco.
Dopo un po' Vittore, come colto da un'illuminazione improvvisa, guard Paolo con gli occhi sbarrati e disse: Tu puoi dirgli di lasciarmi in pace.
Cosa?
Ti ho salvato la vita, no? Tu puoi dirgli di lasciarmi andare. Tu sei nobile, puoi dirglielo.
Paolo scosse la testa. Non mi compete. Tu hai il tuo signore. Non posso semplicemente....
Io ho salvato la tua stramaledetta vita!. Vittore si scagli contro di lui, afferrandolo per la gola e tenendolo con la schiena per terra. Diglielo!, gli intim con stizza mentre lottavano. Per un istante, il giovane contadino moll la presa, ma solo per afferrare il coltello da caccia dalla cintura e portarlo rapidamente alla giugulare del compagno.
Non appena l'affilata lama di ferro gli tocc la pelle, Paolo smise di lottare. Era difficile parlare con una mano che ancora gli schiacciava la gola, ma fiss Vittore e si sforz di farlo. Ieri mi salvi la vita e condividi con me il tuo fal, e stamattina vuoi tagliarmi la gola?.
In qualche modo, Paolo sapeva che Vittore non gli avrebbe tagliato la gola a sangue freddo. Aveva ragione. Vittore non lo lasci subito, ma rilass lentamente la fronte; gli si restrinsero le narici, e la lunga linea della bocca e delle labbra carnose pass dalla rabbia alla disperazione. Alla fine il ragazzo gli tolse la mano e la lama dalla gola.
Paolo si alz a sedere, tossendo per riprendere aria. Vittore se ne stava seduto con le braccia avvolte intorno alle ginocchia, la testa bassa e il volto nascosto.
Si ud una voce provenire da fuori del boschetto. Villici! Uscite fuori, altrimenti vi tireremo fuori noi col fuoco!.
I loro inseguitori dovevano averli visti entrare tra gli alberi. Paolo non dubitava che, se lui e Vittore fossero rimasti nel boschetto, l'avrebbero incendiato.
Uscite fuori, canaglie!.
Paolo cerc disperatamente di schiarirsi le idee. Secondo la legge imperiale, tutti i vagabondi potevano essere arruolati a forza o costretti alla schiavit. Se fosse uscito facendo finta di essere un cittadino comune, avrebbe condiviso lo stesso destino di Vittore. Se invece l'esercito avesse appreso la sua vera identit, lo avrebbe rimandato da suo padre, e lui sarebbe stato costretto a rispondere del suo crimine. Forse non sarebbe stato condannato. Se fosse tornato e avesse chiesto pubblicamente perdono, forse suo padre si sarebbe sentito obbligato a concederglielo. Avrebbe potuto vivere il resto dei suoi giorni in disgrazia, ma anche in condizioni di comodit e di sicurezza.
La voce da fuori tuon ancora: Questa  la vostra ultima possibilit!.
No, non andava bene. Gli si torsero le budella al solo pensiero di tornare a casa. Non era soltanto una questione di vergogna: era spaventato a morte. Poteva gi vedere la furia negli occhi di suo padre, il disprezzo sul viso di sua madre, la severa freddezza del tribunale penale nella basilica di Corinium. Non ci sarebbe stato mai alcun perdono. Se il destino si fosse vendicato di lui, l'avrebbe accettato; ma non aveva il coraggio di tornare a casa e affrontare un giudizio. Non ancora, almeno.
Strisci fino a Vittore e gli scosse una spalla. Il ragazzo sollev lo sguardo terrorizzato. Ti devo la vita,  vero, disse Paolo. E prometto di ripagarti. Ma non posso far sapere loro chi sono; non ancora. Perci ti chiedo un altro favore: non dir loro nulla. Lascia che mi arruolino insieme a te, e giuro che, quando sar pronto a tornare a casa, quando decider di lasciare l'esercito e dovranno farmi andar via per forza, ti porter con me.
Vittore sembr dubbioso. Tra quanto tempo?
Non lo so. Settimane. Mesi.
Giuralo sugli di. 
Non credo negli di. Te lo giuro sulla vita di mia madre.
Vittore ci pens su per qualche istante. D'accordo.
Bene. Gir la testa in direzione della voce proveniente dall'esterno e grid nel suo migliore accento rustico: Stiamo venendo fuori!.
Si fecero strada entrambi tra i rami fino a emergere in mezzo al prato. Trovarono ad attenderli cinque uomini a cavallo che indossavano dei copricapo e dei lunghi mantelli marroni. Le squadre di coscrizione preferivano farsi notare il meno possibile. Paolo li avrebbe scambiati per civili, se non fosse stato per le loro ampie cinture di pelle tipiche dell'esercito e per i finimenti di bronzo dei loro cavalli. A qualche metro di distanza, tre cani rosicchiavano felici delle ossa, sorvegliati dal loro padrone, che indossava anche lui un mantello civile con tanto di cappuccio. Ma era impossibile equivocare il comportamento del loro capo: nonostante una barba non regolamentare, il suo viso aveva i tratti duri di un veterano, un biarchus al comando di quella squadra. Era stato lui a chiedere la loro resa e a minacciare di stanarli con il fuoco, e ora guardava Paolo e Vittore con tutta la soddisfazione di un cacciatore vittorioso. Ne abbiamo perduto uno e ne ritroviamo due!, disse per il divertimento dei suoi uomini. Allung un bastone di betulla verso Paolo. Dimmi il tuo nome, contadino.
Paolo dei Dobunni.
Chi  il tuo signore? E cosa ci fai nella terra dei Cornovi?.
Paolo non disse nulla. Era stato abbastanza in compagnia dei lavoratori delle tenute di famiglia da poterne imitare il dialetto, ma sapeva che una voce da contadino non bastava. Tenne la testa bassa, abbass le spalle e si forz a imitare il contegno umile di un cittadino comune di fronte a un superiore arrabbiato.
Quell'anello, osserv il biarchus. Dove l'hai preso?.
Paolo sent il cuore sobbalzargli nel petto. Aveva dimenticato di togliersi l'anello d'oro che recava il sigillo senatoriale dei Cironii. Se lo sfil dal dito. E guardando ancora per terra, disse: L'ho trovato.
L'hai rubato.
No.
Dammelo.
Il biarchus prese l'anello, alzandolo verso la luce per esaminarlo con attenzione. Prima che potesse parlare si udirono zoccoli di cavalli in avvicinamento. Tutti i presenti si voltarono e videro un gruppo di circa una dozzina di cavalieri palesarsi da dietro il boschetto. In contrasto con gli opachi mantelli cerati del biarchus e dei suoi uomini, i nuovi arrivati luccicavano come gioielli; la luce del sole si rifletteva sui loro elmi dalla piuma rossa, sulle lastre delle loro armature e sulle strisce di ferro che pendevano dai fianchi dei cavalli. Quando si avvicinarono, le cavalcature dei coscrittori si mossero nervosamente. Paolo aveva gi visto cavalieri del genere: erano i catafratti, i corazzati, la cavalleria pesante dell'armata.
Il giovane ufficiale che guidava i catafratti sollev un braccio per far segno ai suoi uomini di fermarsi a una certa distanza, mentre lui continuava al trotto verso la squadra di coscrizione. Cavalc tra i suoi componenti e si ferm di fronte al biarchus. Sul suo imponente cavallo da guerra, faceva apparire piccoli gli altri cavalieri che gli stavano intorno. Mentre i grandi zoccoli pestavano le zolle morbide, l'animale lanci indietro la testa in un gesto di dominio, sbuffando nuvole di polvere dalle griglie di ferro che gli coprivano il muso.
Paolo guard il giovane ufficiale, con l'espressione dura incorniciata dai copriguance dell'elmo, per poi distogliere rapidamente lo sguardo. Gli era venuto subito in mente un nome: Flavio Agrio Rufo.
Rufo era il figlio di una famiglia rivale. Quattro anni prima, lui e Paolo erano andati a scuola insieme a Londinium. Ricordava poco di lui, a parte il fatto che una volta si erano ritrovati in fazioni opposte di una rissa tra studenti: Galli contro Britanni. Negli uffici governativi di Londinium c'erano molti Galli, tra cui il padre di Rufo, che mandavano i loro figli nelle scuole locali, e le zuffe tra questi e i rampolli delle famiglie britanne erano piuttosto comuni. Ma Paolo ricordava che proprio quella zuffa era stata particolarmente accesa. Aveva devastato il mercato cittadino, lasciandogli anche un orecchio sanguinante. A un certo punto della lotta, aveva fatto uscire il sangue dal naso a Rufo, che aveva un paio d'anni pi di lui. Poco dopo questi era partito da Londinium, e lui non l'aveva pi visto n sentito nominare. Ora pregava che non l'avesse riconosciuto.
Rufo si rivolse al biarchus nel suo latino con inflessione gallica. Sembrava non aver notato Paolo. Chiese all'ufficiale d'identificarsi e di spiegare la sua presenza in terra imperiale. Il biarchus rispose in modo incerto, non trovandosi a suo agio con il latino parlato dagli ufficiali e dagli amministratori. Disse a Rufo che stava dando la caccia a due imboscati.
Paolo si fiss i piedi, facendo di tutto per nascondersi il viso.
Ci fu una pausa, dopo la quale ud Rufo dire: Prosegui.
Rufo si volt per tornare dai suoi uomini. Con grande sollievo di Paolo, questi si rimisero in formazione per farsi guidare dal loro capo lungo il pascolo fino a scomparire in lontananza.
Sparapose, borbott il biarchus. I suoi uomini risero. Sei un ladro, continu poi, guardando Paolo, e un fuggitivo. Dovresti perdere una mano, ma si vede che oggi gli di ti sorridono. Come il tuo amico qui, potrai riparare ai tuoi errori passati servendo la Sua Divina Eccellenza Giuliano Augusto. Allarg un braccio come per imitare un oratore. I nemici di Roma si nascondono nell'ombra, fratelli miei, in attesa di colpirci. I Pitti stanno recuperando le forze dietro il Vallo. Gli Ibernici e i Sassoni si aggirano per le nostre coste furtivi come lupi. Abbiamo bisogno di uomini coraggiosi, di nobili guerrieri, per proteggere la Britannia, per badare ai nostri fuochi di guardia affinch i nostri bambini possano dormire tranquilli nei loro letti. Cosa mi dite, contadini? Risponderete alla chiamata dell'imperatore?.
Paolo lanci un'occhiata prima al biarchus e poi agli altri uomini a cavallo. Sui volti di ognuno di loro vide un sorriso sadico che lasciava presagire cosa aspettasse lui e Vittore, e per questo li odi tutti. Ma avrebbe sopportato. Aveva guadagnato un po' di tempo, e giur a se stesso che un giorno sarebbe tornato a casa, pur non sapendo ancora come avrebbe trovato il coraggio per farlo.
Fino a quel momento, per, avrebbe affrontato il suo destino.

QUATTRO ANNI DOPO.
Un anno prima della grande cospirazione barbarica.

1.

Il nostro desiderio anticipa l'approdo, getta la speranza come un'ancora verso la riva.
getta la speranza come un'ancora verso la riva.
Sant'Agostino d'Ippona.

Era libera. 
Eachna si arrampic con difficolt sulla siepe spinosa della fattoria, ruzzol dentro il fosso al di l di essa e risal con le unghie il pendio opposto. Si ferm un attimo per guardare di nuovo l'area cintata che si era lasciata alle spalle. Il suo padrone stava ancora inginocchiato per terra, tenendosi la faccia sanguinante con entrambe le mani. I cani gli correvano intorno, selvaggi e frenetici, quasi affogando il suo urlo di dolore e di rabbia. Altre grida cominciarono a provenire dall'estremit opposta del recinto, dai campi coltivati, dalle capanne tutt'intorno.
Eachna vide tutto questo in un istante che pareva sospeso fuori dal tempo. Lo sent imprimersi nella sua memoria come l'immagine di un fuoco guizzante afferrata solo per un attimo. Le rimase davanti agli occhi anche mentre si voltava per correre lungo la steppa verso la foresta.
Era libera.
Scapp gi per valli ricoperte di foreste e guarnite di fiumi gorgoglianti. Si arrampic con mani e piedi sulle rocce; con l'immagine del proprio padrone e della sua furia sempre a inseguirla, s'insinu tra i tronchi degli alberi, e sotto gli archi formati dai rami che, come braccia, sembravano sforzarsi di afferrare qualcosa, in un'oscurit apparentemente interminabile, animata da fruscii e ululati. Annus l'aria e, attraverso la calotta spaccata della foresta, i cui rami di quercia in fiore pendevano scuri e pesanti sopra la sua testa, scrut il cielo alla ricerca di tracce di fumo.
Non riusciva a sentire nessuno che la seguisse, ma ci non significava nulla. Il suo padrone era piccolo, snello e muscoloso, in grado di muoversi nella foresta come uno spettro. Anche se la pietra scagliata da Eachna lo aveva mezzo accecato, lui aveva trascorso abbastanza notti in giro per la foresta da non aver quasi pi bisogno degli occhi per attraversarla. Diverse volte la ragazza vide delle ombre prendere la forma di quell'uomo, con le spalle alte e la testa tenuta bassa come quella di un cinghiale. Ma se era davvero lui, si trattava soltanto del suo spirito.
Fa' pure che mi trovi, pens. Gli squarcer la gola con i denti.
Per giorni continu, senza sapere quanta strada avesse percorso n in quanto tempo, ignara di ci che l'attendeva. Una notte sogn che, attraverso i rami, lui le era caduto addosso e aveva cominciato a strapparle gli occhi. Si svegli con un sussulto e si accorse che le dita di un albero le stavano graffiando il viso. In preda al panico, colp quella mano scheletrica: afferr il ramo, lo pieg, lo strapp dal tronco e, con un urlo, lo gett nel sottobosco. Gli alberi erano cresciuti intorno a lei durante la notte, cercando di soffocarla nel sonno. Stavolta non c'erano riusciti, ma stavano diventando sempre pi pericolosi man mano che la ragazza s'inoltrava sempre di pi all'interno del bosco, allontanandosi dalle preghiere e dalle offerte lenitive degli uomini.
Doveva sfuggire agli alberi, che ormai l'imprigionavano come aveva fatto il filo spinato della fattoria per quattro anni. Allora si arrampic verso la brezza, verso il cielo promettente della prima estate. Nel tardo pomeriggio, esausta e affamata, aveva raggiunto la cima di una collina da cui poteva godere di una visuale aperta. Guardando verso ovest, riusciva a scorgere un lago lungo e stretto, oltre il quale sorgevano altre colline boscose, digradanti a sud verso la costa e la linea azzurra del mare.
Non vedeva il mare dal giorno in cui i pirati gliel'avevano fatto attraversare, il giorno in cui il suo padrone l'aveva trascinata tra le montagne con i polsi legati alla coda sudicia di un mulo. Oltre quel mare c'era la sua patria. Ricordava di essere tornata dalla spiaggia, molti anni prima, con un grembiule pieno di cozze nere luccicanti di schiuma delle onde, di aver sorseggiato del brodo caldo avvolta in una coperta di pelle di pecora, con il cane che guaiva nel sonno davanti al focolare. Come si chiamava?
Soffoc i ricordi, come faceva sempre. Per quanto ne sapeva, quello poteva essere un mare diverso, dalla parte opposta del mondo. Pens che il posto che aveva conosciuto da bambina, e da cui era stata strappata per essere portata via dalle onde, fosse distante e onirico come l'Aldil.
Quando l'avevano rapita i pirati stava per diventare donna. Aveva avuto la sua prima perdita di sangue in cattivit, da sola, senza nessuno che si prendesse cura di lei. Non era stata lavata nel sacro ruscello da sua madre e sua nonna come richiedeva la tradizione; non aveva ricevuto le preghiere e le offerte che, attraverso la seconda nascita, trasformavano ogni bambino in adulto. Era rimasta un'anima da bambina in un corpo da donna; un'aberrazione, un'oscenit.
Non era stata abbastanza forte da resistere al suo padrone la prima volta che lui l'aveva posseduta, pur avendoci provato. E in quel momento, nel dolore della profanazione, aveva perso qualcosa che non si sarebbe mai potuto rimpiazzare. Anche se, per qualche magia divina, le nuvole l'avessero trasportata fino alla sua famiglia, le avrebbe ispirato solo vergogna e disgusto. Suo padre non l'avrebbe offerta in matrimonio a un vicino, cos come non avrebbe mai offerto a un ospite un pezzo di carne caduto nel letame e masticato dai cani.
Si guard i piedi nudi, con la sporcizia e il sangue secco appiccicati sulla pelle bianca, sulle piante dei piedi intorpidite, tagliate e graffiate in profondit, simili a pezzi incalliti di carne insensibile che la portavano verso una morte vuota. Presto il suo corpo avrebbe barcollato per la fame, troppo debole per continuare ad andare avanti, e lei sarebbe morta nel ventre di quei boschi, noti soltanto agli animali selvatici che avrebbero dilaniato il suo cadavere, e agli spiriti che avrebbero osservato il suo trapasso senza curarsene.
Dolore e amarezza le trascinarono una sensazione bruciante su e gi per la gola. Il grande cielo aperto la guardava dall'alto in basso con disprezzo. Lei ne sentiva il peso risospingerla nell'abbraccio spinoso della foresta, che le si confaceva.
Le si piegarono le ginocchia. Chiuse gli occhi cos forte che presto il nero dietro le sue palpebre s'inond di dolore. Cominci a scendere di corsa la collina. Cadde quasi subito, rotolando su tronchi e foglie, per poi rialzarsi a fatica e continuare, con gli occhi ancora chiusi. Non voleva pi vedere il mondo. Si lanci alla cieca nella foresta, continuando a correre, senza sottrarsi alle punizioni che le arrivavano: uno stinco contuso, la pianta di un piede trafitta da una scheggia di legno, la mano lacerata sulle rocce. Alla fine cadde in un oceano di spine e ortiche. Si contorse e grid, assorbita dal dolore al punto da non provare pi nulla, almeno finch tutto il suo corpo non s'incendi.
Si volt sullo stomaco, seppell il volto tra le braccia e pianse. Rest in quel punto fino al calare della notte, quando finalmente scivol in un sonno inconsapevole.
Eachna si svegli con l'odore di pesce cotto che le solleticava le narici. Il sole era appena sorto, e lei ud delle voci nei paraggi. Non era pi circondata da rovi. Contorcendosi sul posto, attravers con lo sguardo una piccola radura erbosa fino a raggiungere il punto in cui un gruppo di quattro uomini stava cucinando una colazione a base di salmone arrostito. Erano inginocchiati intorno a un piccolo fal, ognuno con le braccia distese davanti e le palme delle mani rivolte verso l'alto, cantilenando in una lingua che lei non aveva mai udito prima. L'istinto le suggeriva di scappare di nuovo tra i cespugli, ma si rese conto che qualcuno le aveva messo sopra una coperta di lana. Dunque, sapevano gi della sua presenza.
Gli uomini smisero di cantilenare e si sedettero. A quel punto, uno di loro la vide. Come gli altri, indossava una lunga tunica, legata alla vita da una spessa corda. Le porse un pezzo di pesce. Hai fame?, le chiese. Poich lei non rispose, continu a parlare. Abbiamo cercato di svegliarti, ma dormivi come una morta. Anche gli altri uomini presero a guardarla. Come ti chiami?, le chiese un altro.
Quel dialetto era strano per Eachna, che per li capiva. Eachna, rispose.
Ah, disse il terzo uomo. Ibernica, vero? Qual  il tuo popolo?
Delbhna.
Tocc al quarto uomo parlare, assaggiando il suo nome con lingua straniera. Ak-na?. Non somigliava agli altri. Aveva la pelle scura e gli occhi neri. Era un po' pi vecchio dei suoi compagni, forse sulla quarantina. E mentre le teste e i volti degli altri uomini erano coronati da fitti capelli e barbe, lui era quasi calvo e portava soltanto una barba sottile. Gli altri sembravano rispettarlo come il loro capo, perch quando aveva cominciato a parlare si erano zittiti. L'uomo guard Eachna e le disse subito: Sei una schiava.
Quelle parole, pronunciate all'improvviso, spaventarono Eachna, che non riusc a rispondere.
Non aver paura di noi, disse l'uomo. Non vogliamo farti del male. Le porse un altro pezzo di pesce, e lo stomaco di Eachna si spalanc. La saliva le inumid la bocca secca. Con cautela, la ragazza si alz, tenendo la coperta avvolta intorno a s per coprirsi il braccio sinistro, che terminava in un moncherino all'altezza del polso, e si sporse lentamente in avanti. Prese il pesce dalla mano protesa, per poi tornare a distanza di sicurezza, accovacciandosi e riempiendosi la bocca di pesce.
Dove sei diretta?, le chiese uno degli altri uomini.
Eachna fece un gesto vago verso sud. Quello era un paese senza nome per lei.
Verso la costa, forse?.
Lei annu.
Noi stiamo andando a Luguvalium, disse l'uomo. Magari possiamo viaggiare insieme. Una ragazza non dovrebbe andare da sola per le colline.
Gi, non dovrebbe andarsene in giro da sola, concord un altro. Pensavamo che fossi morta quando ti abbiamo vista.
No, disse Eachna. Devo andar via in fretta.
Be', i nostri piedi si muovono abbastanza leggeri su questo terreno. La gente qui intorno ci conosce. Nessuno ci dar fastidio, e cos potremo scortarti fino a casa tua.
No.
 meglio viaggiare in compagnia, sorellina. Dov' casa tua? Tra la gente di Herne?
Devo andare, disse Eachna, masticando l'ultimo pezzo di pesce. Si lecc le dita e si alz, lasciando cadere la coperta.
Stiamo andando verso la costa, per poi dirigerci a oriente in barca fino a Luguvalium, disse l'uomo che le stava pi vicino, alzandosi a sua volta. Potremmo portarti fin dove hai bisogno, se vai da quella parte. Eachna scosse la testa. Quando cominci ad allontanarsi, lui le afferr un braccio. Dov' il tuo padrone, ragazza?, grugn. Da dove vieni?. La tir pi vicino a s, e i loro corpi si toccarono. Eachna si divincol, ma la sua forza era nulla in confronto a quella dell'uomo. Diccelo, o ti puniremo per conto suo!.
Al che l'uomo scuro di pelle, che fino a quel momento aveva assistito in silenzio a quello scambio, salt in piedi. Noli illae obstare!, grid, e il suo compagno lasci andare il braccio di Eachna. In nomine Dei..., insistette lo straniero, continuando a rimproverare l'altro in una lingua che la ragazza non aveva mai sentito prima. Il suo viso, largo e rotondo, era rosso come se fosse stato sul punto di scoppiare. Eachna non stette l ad aspettare e sgattaiol via, seguendo il ruscello che scendeva fino alla foresta.
Non era ancora andata lontano quando ud una voce alle sue spalle. Ragazza! Aspetta!. Era l'uomo scuro, che ansimava nella corsa per raggiungerla. Se andrai da sola, morirai!.
Eachna non lo ascolt. Lui la sorpass e cerc di bloccarle il cammino, con le gambe corte che si muovevano goffamente tra le felci. Ti proteggeremo, disse. Il mio compagno ha molto da imparare.  dispiaciuto per il suo gesto. Ti prego di fermarti; voglio parlarti un momento, tutto qui.
La ragazza si ferm, rendendosi conto che altrimenti quell'uomo l'avrebbe tormentata per un bel pezzo prima di arrendersi. Devo continuare, disse. Non posso fermarmi con la gente. Devo tornare a casa da mio padre....
Tu hai paura, la interruppe lui, senza nemmeno ascoltare le sue bugie. Non sai dove ti trovi. Non conosci questo paese, e non hai idea di dove andare. Ti chiami Eachna, vero? Io mi chiamo Ludone. Fece una pausa, come per darle la possibilit di rispondere. Ma poich lei non lo fece, continu. Sento di sapere perch sei qui, Eachna. Naturalmente non ti fidi di me. Ma se vieni con noi, io posso salvarti.
Eachna lo spinse via. Poteva salvarla? Era fuggita da sola; era sopravvissuta da sola fino a quel momento; non aveva bisogno di nessuno, men che meno di uno straniero. I soli stranieri che avesse mai conosciuto erano ladri e mercanti di schiavi, avidi e crudeli fino alla punta delle dita: gli uomini arroganti che prendevano il cibo della sua famiglia come tributo quando lei era piccola, i pirati che l'avevano rapita, il fattore che l'aveva trascinata sulle colline.
Se continuerai da sola, morirai, disse Ludone, implacabile. Le terre a sud di qui sono piene di gente. Forse durerai qualche altro giorno come una specie di cadavere ambulante. Se riuscirai a sopravvivere all'estate, congelerai d'inverno e, se non morirai di fame prima, verrai uccisa come un cane selvatico dal primo che incontrerai. Non c' molta piet in questo paese.
Quelle parole la fecero fermare. Si volt per affrontarlo. La piet  per i bambini malati e per gli invalidi.
Tu sei invalida, disse Ludone, facendo un cenno verso il braccio sinistro monco. E mi sembri soltanto una bambina. Ma io non mi riferivo alla piet che intendi tu. Esiste un tipo di piet pi grande, che non comporta n vergogna n disonore. Le si avvicin. Non accettare la mia piet, allora, visto che non la capisci. Ma accetta il mio cibo e la mia compagnia. Vieni con noi nella citt di Luguvalium. Posso prometterti la libert. Con l'acqua santa del battesimo potrai rinascere. Cristo nostro Signore pu lavare via la crudelt e l'ignoranza di questo mondo e mostrarti la luce offerta a ogni trib in qualunque terra. Abbraccer ognuno di noi, Eachna, se solo risponderemo alla sua chiamata.
Ludone le porse una mano. Eachna la guard. Lanci un'occhiata gi verso il ruscello, e nel profondo degli alberi intrecciati vide una morte fredda e senza nome ad attenderla, un luogo buio dove lei avrebbe vagato nella sofferenza eterna, senza mai poter raggiungere l'Aldil. Quell'uomo parlava con un accento strano, ma la sua voce gentile aveva il tono di chi  abituato a essere obbedito. Eachna non aveva mai sentito nessuno parlare in quel modo. Lui le aveva promesso una rinascita attraverso l'acqua, e questo le diceva qualcosa. Cos, nel volto segnato di quello straniero gentile che la supplicava instancabile, intravide per un istante una risposta all'assurdo squallore del mondo.
Quel momento pass, ma la mano di Ludone rimase.
Eachna continu a viaggiare con Ludone e i suoi compagni. Portavano i loro sacchi in spalla, camminando verso sud fino alla costa lungo sentieri forestali prima di uscire sotto un cielo nuvoloso. Con un gesto che lei non capiva, quell'uomo le aveva dato il proprio mantello e le proprie scarpe, apparentemente contento di camminare scalzo. Lei fu felice di quella rara comodit. Gli uomini non le parlavano, ma per la maggior parte del tempo cantavano canzoni nella stessa lingua straniera che Ludone aveva usato quando si era arrabbiato. Ora, per, quella lingua suonava dolce e cadenzata, quasi danzando leggera nell'aria, molto diversa dalle funeree ballate dei Britanni e dalle cantilene gutturali dei Pitti. Eachna ascoltava con attenzione, cercando di cogliere le inflessioni e gli accenti, e le parve di udire alcune menzioni del Signore Cristo di Ludone, ma non riusc a capire nulla di pi.
Al crepuscolo, il gruppo aveva raggiunto un villaggio di pescatori alla foce di un estuario. I quattro uomini sembravano conosciuti e amati da quelle parti, perch la gente del posto li accolse con calore. Soprattutto Ludone, il quale present Eachna come una ragazza smarrita del nord che stavano portando a Luguvalium, e anche lei venne circondata all'improvviso da un gruppo di donne sorridenti, gioiose fin quasi alle lacrime, che alzavano le voci e le braccia per aria in lode a Cristo. A Eachna che, esausta e debole, si sforzava di vedere chiaramente con la luce che si affievoliva, parve quasi di essere scivolata in un sogno, persa tra tante facce che mutavano sotto il bagliore rossastro delle torce, chiacchierando e cantando.
Il giorno successivo port un cielo di nuvole spezzate e un bel vento verso est. Dopo la colazione, Ludone e il suo gruppo s'imbarcarono su una piccola barca da pesca guidata da un uomo del posto e presero a navigare lungo la costa. Eachna sedeva a prua della piccola imbarcazione che rollava sull'acqua, intenta a guardare le masse di gabbiani che le volteggiavano sopra la testa, riempiendo l'aria di un coro stridente. Sensazioni tutt'altro che familiari come quelle date dagli arti caldi e dallo stomaco pieno le provocarono un sorriso di gioia e di sfida. Decise che non avrebbe pi temuto la bionda dea Cliodhna, regina della Terra Promessa, la protettrice che si era trasformata in traditrice, lasciandola cadere in schiavit. Il regno di Cliodhna cominciava sulle sponde della lontana terra di riu, non l. E mentre la barca procedeva verso Oriente, Eachna sentiva la presa della dea indebolirsi su di lei.
Vengo da un posto chiamato Massilia, disse una voce, gridando per farsi sentire sopra il vento e le onde, lo scricchiolio della barca e lo sbattere delle vele. Ludone si sedette a prua vicino a lei. L'oceano  azzurro l, disse. E limpido, come il cielo. Non ho mai pensato che l'oceano potesse essere cos grigio. Indic il cielo e il mare. Grigio sopra, grigio sotto. Freddo, vento, nebbia. Scroll la testa e rabbrivid. Il tuo paese  diverso da questo?.
Eachna non conosceva i nomi degli di che vivevano in quello che gli uomini chiamavano l'impero di Roma, a parte il signore chiamato Cristo, che lei supponeva si trattasse del padre-dio di Ludone. Senza conoscerli, era difficile capire gli umori e i cambiamenti del tempo. Il suo era un paese in cui le voci di altri di percorrevano il cielo. Certi giorni, disse lei, il Dagda viene da sud, portando mura di pioggia dall'oceano sterminato. Il giorno dopo Morrgu, la sua regina-corvo, verr da nord, sospingendo montagne di nubi. Lei  pi gentile d'estate. Insieme, portano arcobaleni maestosi.
Siamo entrambi stranieri qui. Un paese straniero  una pelle difficile da portare. E quando si  da soli... pu essere una grande prova. Sorrise, mostrando i suoi bei denti regolari. Ma quando si ha fede, e speranza, nessuna prova  troppo grande. Non sei d'accordo, Eachna?
S, rispose la ragazza, anche se si trattava di un'idea nuova per lei. Si chiese da chi discendesse quell'uomo, e perch sostenesse di essere da solo. Forse era un esiliato.
Sono un messaggero, disse lui. Il Signore mi ha mandato qui, oltre montagne e oceani, ai margini dell'impero, con un dono per tutti gli uomini di qualunque nazione e trib. Non  un dono in oro, denaro, potere o altre cose di questo mondo, perch il Signore non  un signore di questo mondo.  il dono della vita eterna, della gioia incessante. Lui ti offrir questo, senza chiederti nulla in cambio se non la tua fede.
Il tuo signore, chiese Eachna con cautela,  un figlio della da Danu?
No, no!. Ludone scosse la testa. Gli di che conosci tu non sono affatto di, bens demoni. Mentono e t'ingannano per indurti a offrire loro dei sacrifici senza valore. Eachna, hanno ingannato il tuo popolo perch credesse nel loro potere.
Eachna distolse lo sguardo con un silenzio perplesso. Com'era possibile che il padre-dio Dagda, che governava le stagioni sulle corde della sua arpa, non avesse alcun potere? Senza Lugh, come potevano i seni delle ragazze, le pance delle future madri e i campi maturi d'estate, gonfiarsi per portare nuova vita? Come poteva il sole risplendere, se non grazie al fulgore del suo viso?
Le case in cui siamo stati la notte scorsa, continu Ludone. La gente l, per la maggior parte, ha aperto gli occhi e le orecchie per abbracciare il messaggio di Cristo. Sono entrati nell'acqua purificante del battesimo. Sono rinati. Ora vedono i vecchi di per quel che sono: crudeli demoni che chiedono il sangue di vittime innocenti, che si beano dell'ignoranza e dell'oscurit. La via di Cristo  la via dell'amore e della luce. Quelle persone vedono la verit, e ora la luce  dentro di loro. Non l'hai percepita l'altra sera, quando ci hanno accolto? Il nostro Signore, quando ha camminato su questa terra, ci ha ordinato di dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, di vestire gli ignudi, di curare gli ammalati. E loro hanno fatto ognuna di queste cose, Eachna, perch sentono il fuoco di Cristo bruciare dentro. E nessun demone, nessun demone pu opporsi a questo!.
Gli spruzzi del mare li avevano ormai inzuppati entrambi. L'acqua luccicava sul volto scuro di Ludone, che per sembrava non avvertire pi il freddo. Eachna pens alla notte precedente, alla gentilezza degli abitanti del villaggio, al cibo e al conforto che avevano dato a un'infima e anonima schiava, senza fare domande n chiedere ricompense, e si era sentita confusa. Non capiva perch avessero agito in quel modo, cos come non aveva mai capito la crudelt del suo vecchio padrone.
Io credo, Eachna, disse Ludone prendendole la mano, che tu sia stata mandata qui dal Signore, proprio come me. Mi sono interrogato per tutta la vita sul mistero della sua chiamata. Ora almeno vedo la verit. Il Signore  il creatore dell'Aldil, ma anche di questo mondo e del mare, nonch di tutto ci che contengono.  scritto che Egli difende la causa degli oppressi e d da mangiare agli affamati. Libera i prigionieri, risolleva coloro che si sono inchinati. Ama coloro che hanno qualcosa di buono nel cuore. Veglia sugli stranieri e protegge chi  senza padre. Tu sei stata convocata in quella radura, Eachna, proprio come noi, anche se nessuno di noi sapeva perch. Il Signore ti sta chiamando a casa. Ti sta portando su un sentiero che metter fine ai tuoi viaggi. E mi ha chiamato qui per essere la tua guida. Vedrai... vedrai.
La lasci da sola per raggiungere i suoi compagni sulla barca. Eachna guard la linea costiera che scivolava via, portando con s capanne, recinti, pescatori, foreste silenziose e monotoni banchi di sabbia. Si sent commossa da un bagliore di verit, ma fu una cosa incerta, tremolante come la luce del sole sulla cresta di un'onda.
Solo il giorno prima si era ritrovata perduta e sola nei boschi, deperita, pronta a morire, violata e corrotta. Ora, invece, ad assisterla c'era uno straniero che prometteva un nuovo tipo di rinascita attraverso l'acqua di un dio diverso. Per uno strano momento si chiese se stesse sognando, o se fosse passata gi nell'Aldil. Ma un forte sussulto della prua le smosse lo stomaco, mentre l'acqua salata le schiaffeggiava il viso; e tutto le sembr concreto, pi concreto e reale di qualunque cosa avesse mai conosciuto.
Non sarebbe mai potuta tornare alla sua famiglia: questo lo sapeva. Ormai la sua vecchia vita era perduta. Ma con quell'uomo e il suo strano dio, nel posto chiamato Luguvalium, forse ne avrebbe trovata una nuova.

2.

L'idea di combattere  congeniale a coloro che le sono estranei.
Vegezio, L'arte della guerra.

Si resero conto che qualcosa non andava non appena arrivarono al villaggio. Orso fu il primo a sentirlo, e la sua esitazione bast ad allertare Paolo e gli altri. Orso era il biarchus, il capo della loro squadra di otto uomini, un veterano con un'esperienza ventennale, superiore a quella di tutti gli altri messi insieme. Sei anni prima aveva combattuto nell'ultima guerra, quando Lupicino in persona, il comandante in capo dell'armata imperiale, aveva marciato verso nord e schiacciato i Pitti. Non c'erano valli o fattorie a un giorno di marcia dal Vallo che Orso non conoscesse. Perci quando si ferm sul sentiero che dava sul villaggio e lo esamin con sospetto, la sua squadra si ferm con lui, in attesa che si pronunciasse.
Paolo non era mai stato prima in quella valle, ma non vi not nulla di insolito. C'era un muro di cinta di pietra che racchiudeva una dozzina di capanne rotonde con tetto di paglia, un reticolo di recinti erbosi per gli animali e di campi che si estendeva a strisce sottili verso il fiume.
I contadini erano gi fuggiti nelle loro capanne, come facevano sempre quando si avvicinavano i soldati. L'unica figura rimasta allo scoperto era quella di un uomo alto con la barba folta, probabilmente il loro capo, che guardava i Romani e sorrideva loro in segno di benvenuto.
Biarchus, perch ci siamo fermati?. Fu l'ispettore fiscale a parlare, seduto sul suo cavallo. Era l'unico membro a cavallo del gruppo. Da quando avevano lasciato il Vallo quella mattina, era rimasto in mezzo alla squadra, con quattro soldati che gli camminavano davanti e quattro dietro. Essendo un tipo che cercava di mascherare la paura con le chiacchiere, non aveva smesso quasi mai di parlare. Paolo non ce la faceva pi a sentire la sua voce.
Dovremmo andarcene, disse Orso.
L'ispettore sventol la sua sacca di cuoio. No, no! Siamo qui adesso, e io non ho alcuna intenzione di tornarci una seconda volta. Perch ci siamo fermati? Vedo il capo laggi!.
Paolo lanci un'occhiata a Vittore, che scosse la testa con disprezzo. Tutti gli agenti delle tasse odiavano andare a nord del Vallo, ma soprattutto gli ispettori; gli esattori potevano sempre contare su una centuria di fanteria pesante dietro di loro, mentre ai semplici ispettori veniva concessa solo una piccola squadra. Erano odiati anche loro, sia dai contadini che pativano le loro richieste sia dai soldati che dovevano proteggerli.
Conosco quel capo, disse Orso. Ho portato qui quelli come te per anni. Non l'ho mai visto sorridere a un agente delle tasse. Sento che qualcosa non va.
Senti che non va?, rise l'ispettore. Era un uomo snello e muscoloso, dalla pelle scura, e tradiva una certa agitazione. La maggior parte degli ispettori si agitavano quando li si portava oltre il Vallo. Era chiaro che l'unica cosa che lo spaventava pi del trovarsi l era il pensiero di doverci tornare in seguito. Biarchus, sono il tuo superiore. Portami laggi, altrimenti far rapporto al tuo tribuno!.
Orso lo ignor. Grid dei comandi affinch la squadra facesse dietrofront. Mettendosi davanti, fece allontanare a passo rapido i suoi uomini dal villaggio, per tornare indietro lungo il sentiero verso sud. L'ispettore mantenne il suo posto all'interno della formazione, continuando a lamentarsi.
Paolo non nutriva alcuna simpatia per lui. Naturalmente l'ufficiale sarebbe stato punito per non aver completato l'ispezione fiscale del distretto assegnatogli, ma non si poteva ignorare la sensazione di Orso. Il loro biarchus non era certo un codardo: se percepiva un pericolo, doveva essere reale. Anche Paolo cominciava a sentirlo, e questo fece aumentare sempre di pi il suo disagio man mano che marciavano gi per la valle aperta, allontanandosi dal villaggio. Si sentiva troppo esposto l, a mezza giornata di marcia dalla sicurezza del Vallo, senza maglia di ferro n elmo. Il copricapo di stoffa e la tunica sarebbero serviti a poco se avessero subto un attacco. Lui e Vittore avevano trascorso gli ultimi giorni a brontolare tra loro per il fatto che il tribuno della guarnigione, malgrado la richiesta di Orso, si fosse rifiutato di autorizzare una scorta militare a doppio organico al posto della normale pattuglia leggera. Tutti sapevano che le trib erano irrequiete, che c'erano avvisaglie di ribellione tra i Selgovi e persino tra i Votadini, e che il re dei Pitti Keocher stava riunendo i popoli settentrionali in una nuova confederazione. Qualche settimana prima si erano sentite voci secondo cui Talorg, il figlio quindicenne di Keocher, aveva cavato gli occhi ai due capitrib selgovi che avevano rifiutato di unirsi a suo padre. Insomma, era proprio un brutto momento per scortare un agente delle tasse romano a nord del Vallo.
Il nervosismo di Paolo non fece che peggiorare man mano che proseguivano lungo il sentiero che portava in fondo alla valle, dove il fiume mormorante s'insinuava in un bosco. Se mai avessero teso loro un agguato, l'avrebbero fatto proprio tra quegli alberi.
Prima che raggiungessero il bosco, Orso li fece fermare. Mettetevi gli scudi a tracolla, ordin. La sua squadra esit; l'ordine era di mettersi gli scudi sulla schiena invece di imbracciarli. Era l'opposto di ci che si sarebbe dovuto fare in territorio ostile. Siete sordi? Fatelo!.
L'intera squadra si affrett a obbedire. Ci fu un rapido trambusto quando i soldati conficcarono le lance per terra e si misero gli scudi a tracolla; pochi istanti dopo, erano pronti a ripartire. 
Ora tenete duro, disse Orso. E state pronti.
Seguirono il biarchus gi per l'argine del fiume e penetrarono l'ombra del bosco, dove il sentiero si restringeva. A sinistra avevano il fiume, a destra una salita ripida, quasi verticale, coperta di alberi, muschio e rocce spezzate. Davanti, tra fiume e salita, continuava il sentiero, con uno spazio appena sufficiente per l'ispettore e il suo cavallo. L'argine opposto del fiume saliva molto pi dolcemente, con gli alberi che, dopo qualche metro, cedevano il passo a un grezzo pascolo.
Quando arriv l'attacco, Orso si trov pronto ad affrontarlo.
Cominci con un grido feroce dal ripido pendio soprastante. Il biarchus url subito ai suoi uomini di attraversare il fiume per raggiungere il pascolo. Stavolta nessuno esit a obbedire, neppure l'ispettore, che gir la sua spaventata cavalcatura e la fece tuffare in acqua. Paolo salt dentro dopo di lui, Vittore e il resto della squadra arrivarono poco dopo; l'acqua era fredda, ma non profonda, e sostenendosi con le lance riuscirono ad attraversare rapidamente il fiume fino alla sponda opposta. Mentre si aggrappava a una roccia scoperta per tirarsi fuori dall'acqua, Paolo sent l'acuto schiocco di un sasso lanciato da una fionda contro lo scudo sulla schiena. Altre pietre rimbalzarono sui tronchi d'albero, colpirono l'acqua e caddero con un rumore sordo sul terreno. Gli alberi alle loro spalle brulicavano di selvaggi.
Terrorizzato, Paolo annasp nel tentativo di tirarsi fuori. Vittore gli stava accanto, mentre gli altri compagni stavano gi risalendo il prato di corsa. Orso, che si trovava ancora in acqua, mise una mano sulle natiche di Paolo e, con una vigorosa spinta, lo aiut a inerpicarsi sull'argine; questi allora si volt, porse la mano a Orso e lo tir fuori, per poi scattare insieme a lui all'inseguimento del resto della squadra.
Scudi liberi, allineatevi!. Orso stava gi urlando. Fila unica, distanze di combattimento! Piede destro avanti! Pi veloci, forza! Tenete su quegli scudi, proteggetevi la testa!. Tutti si allinearono a tre passi di distanza, sollevarono gli scudi ovali, prepararono le frecce e formarono il muro di scudi.
Cinquanta passi pi in l, gli alberi erano silenziosi. Non c'erano pi n voci n pietre di fionda. Avrebbe potuto essere stata la foresta stessa ad attaccarli. Su entrambi i lati e dietro di loro c'erano i pendii pi bassi della valle: nient'altro che erba, roccia e boscaglia.
L'ispettore era smontato e si stava acquattando dietro di loro, con entrambe le mani che stringevano le redini del suo frenetico cavallo. Biarchus, quanti sono?
Solo una manciata, rispose Orso. Ora vedremo se vogliono davvero combattere.
Non ci fu movimento dagli alberi, ma Paolo, nel mezzo della linea con Vittore a sinistra, sentiva gli occhi che li osservavano. Nei sei anni trascorsi dall'ultima guerra c'erano stati pochi problemi sulla frontiera, poche opportunit per i nuovi soldati di mettere alla prova il loro addestramento. Per lui sarebbe stato il primo assaggio di un vero combattimento. Dopo un po' cominci a sentire il peso dello scudo e la gola secca. Il cuore sussultante cominci lentamente a calmarsi, e l'occhio fu attratto dal volo di un falco nel cielo grigio.
In quel momento il nemico spunt fuori dal bosco. Erano di meno di quanti Paolo si aspettasse, non pi di una dozzina in tutto. Avevano cominciato a caricare troppo presto. Orso sguain la spada e url i suoi ordini. Preparatevi! Prendete la carica sui vostri scudi, ragazzi! Per l'imperatore!.
Gli assalitori parevano montanari del nord, abbigliati con spessi stivali e giacconi di pelli di animali, con le forti cosce nude, i capelli unti di bianco e le barbe raccolte in trecce; Paolo non not molto altro prima di prepararsi alla carica. Un'ascia luccicante arriv dall'alto. Lui si abbass dietro il suo scudo, assorbendo sia il colpo dell'ascia sia il peso dell'uomo. Lo respinse all'indietro e, con un unico movimento fluido, spost in avanti la lancia; il montanaro dallo sguardo feroce la schiv e afferr il bordo dello scudo, tirandolo da un lato e sollevando l'ascia per un secondo colpo verso la testa scoperta di Paolo.
Per un istante, quest'ultimo si rese conto di non poter fare nulla. L'uomo era troppo vicino, non aveva tempo di reagire.
All'improvviso, l'assalitore s'immobilizz, con la bocca spalancata e il braccio bloccato a met corsa. L'ascia gli scivol dalle dita. Si pieg al suolo mentre Vittore gli toglieva la lancia dal fianco.
Grazie, fratello, ansim Paolo.
I barbari avevano interrotto l'attacco e stavano tornando di corsa verso gli alberi. Un paio di loro zoppicavano, evidentemente feriti, ma l'unica vittima l'aveva fatta Vittore. I soldati li schernirono, chiamando gli avversari in fuga donnicciole e codardi.
Mantennero il muro di scudi finch i barbari non furono scomparsi in lontananza. Orso s'inginocchi dietro il cadavere mentre la squadra gli si radunava intorno.  della trib dei Pitti, disse, voltando il viso dell'uomo per mostrare le spirali sbiadite tatuate sul collo rasato. Ed  anche un assassino. Ben fatto, soldato. Questo era l'unico vero guerriero tra loro. Gli altri erano solo un gruppo di ragazzetti in cerca d'avventura. Incauti.
Dei Pitti cos a sud?, disse Vittore. Era ancora in preda all'ebbrezza per la sua prima uccisione in combattimento e compiaciuto per gli insoliti complimenti del biarchus.
Orso si alz, guardando a nord della valle. Come ho detto, incauti, ma anche rappresentativi di ci che incontreremo. Indic il corpo. Questa  una lezione. Se sai cosa far il tuo nemico, puoi batterlo. Volendo attaccarci da qualche parte, dovevano farlo gi accanto al fiume, dall'alto, dove non li avremmo visti. Vi ho ordinato di mettervi gli scudi a tracolla in modo da poter guadare il fiume in fretta e al sicuro. Se subite un'imboscata, la prima cosa da fare  cercare di uscirne. In qualunque agguato potete star certi che il nemico abbia la posizione migliore. Se non riuscite a sfuggire, raggiungete il punto pi alto e opponete resistenza.
L'ispettore, che era gi risalito sul suo cavallo, si schiar la gola. Ti ringrazio, biarchus, e senz'altro menzioner questo straordinario atto di coraggio nel mio rapporto al ministro delle finanze. Aveva un tono di voce pomposo e agitava le mani con una certa frenesia. Era sull'orlo di una crisi isterica. Forse ne sentir parlare persino il Comes sacrarum largitionum. Magari, per, dovremmo andarcene prima che i selvaggi ritornino, no?
Hai ragione. Dovremmo tornare al Vallo. Mettetevi in fila per marciare, senza scudi. Mentre la squadra si trascinava in formazione, Orso sguain la spada e si accovacci accanto al cadavere. Con rapida destrezza, cav entrambi gli occhi dell'uomo e li gett nella boscaglia. Pul le mani e il coltello sulla casacca del cadavere e si alz in piedi. Non sopportano che facciamo una cosa del genere, disse. I Pitti hanno bisogno degli occhi per raggiungere l'altro mondo.
Non appena si misero in marcia per tornare a casa, Paolo sospett che il biarchus avesse qualcosa che non andava. La sua voce gli era sembrata sforzata, come se avesse avuto il fiato corto, ed era convinto di aver colto un'espressione d'intenso dolore sul suo viso quando si era alzato dopo aver sfigurato il cadavere. Ma l'ufficiale prese posto alla testa della colonna e la ricondusse senza incidenti sulla vecchia strada militare; nel giro di tre ore ricominciarono a vedere il Vallo. La vista di quel grande nastro di pietra che avvolgeva il paesaggio, con i bordi luccicanti anche in una giornata nuvolosa come quella, fu un sollievo per tutti quanti, e soprattutto per l'ispettore. Perci il loro passo riprese vigore mentre percorrevano un sentiero che, attraverso l'aperta campagna, li avrebbe riportati alla loro guarnigione a Vercovicium.
Il forte era costruito nel muro stesso, con le merlature e le torri che si ergevano in segno di sfida dal promontorio roccioso sovrastante le praterie del nord. La luce luccicava sugli elmi delle sentinelle che percorrevano i bastioni. La strada si divideva: da una parte conduceva alla porta civile del Vallo sotto il promontorio, mentre dall'altra s'inerpicava per una rampa di terra fino alla porta settentrionale del forte. Avevano appena cominciato a percorrere quel secondo sentiero quando Orso croll.
Cadde sulle ginocchia, lasciando andare lo scudo, e si afferr il petto mentre rotolava di fianco, col volto contorto dalla sofferenza. Paolo, che era il pi vicino a lui, accorse subito ad aiutarlo. Quei maledetti mi hanno colpito al petto, ansim il biarchus. Il suo giovane soldato gli mise a forza le mani lungo i fianchi e gli strapp la parte anteriore della tunica. Un grande livido nero e purpureo gli si era diffuso sul petto. Doveva essere stato colpito da una pietra durante l'attraversamento del fiume.
Aiutatemi ad alzarlo!, grid Paolo. Con l'aiuto di Vittore, riusc a rimetterlo in piedi. Forza, vecchio mio, ti porteremo dal medico.
Portarono Orso su per il ripido sentiero fino al forte, attraverso la porta e oltre i granai. Quando raggiunsero l'ospedale, il medico, gi allertato, li stava aspettando davanti all'ingresso principale. Li fece entrare, guidandoli verso la stanza operatoria, dove sollevarono il biarchus per metterlo sull'apposito tavolo.
Con il volto contorto e gli occhi iniettati di sangue, Orso si fece prendere dal panico mentre si sforzava di respirare. Il sudore gli scendeva a fiotti lungo il robusto collo, e cominciava a colargli il sangue dalla bocca. All'improvviso cerc di alzarsi a sedere. Era un omone, famoso lottatore da giovane, e ci vollero sia Paolo sia Vittore per farlo sdraiare di nuovo.
Cos' successo?, chiese il medico.
Un'imboscata, rispose Paolo. Poche ore fa. Una pietra lo ha colpito.
Il medico premette delicatamente le punte delle dita sul livido. Orso fece una smorfia, serrando i denti. Il medico scosse la testa. Non posso aiutarlo. Troppi danni all'interno. Mi stupisce che sia durato cos a lungo.
Orso torse la testa e, sia pure annebbiato dal dolore, vide Vittore. Gli si aggrapp alla tunica per avvicinarlo a s. Prenditi cura della mia bambina, gli disse con labbra tremanti. Mi senti, ragazzo? Ora  tua. Lasci Vittore e cominci a tossire violentemente, con il sangue che ormai gli schizzava fuori dalla bocca. I suoi arti tremarono, in preda a convulsioni; poi, dopo un ultimo, lento gorgoglio, mentre annegava nei suoi stessi fluidi, giacque immobile.
Paolo e Vittore rimasero l scioccati, in silenzio, con le mani che ancora tenevano il biarchus. Il resto della squadra, insieme all'ispettore, stava in attesa davanti alla porta della stanza operatoria. 
Il medico fu il primo a parlare. Mi dispiace.
Paolo lasci Vittore e il corpo del biarchus per sfuggire all'aria soffocante della stanza. Attravers il cortile del piccolo ospedale fino a una piccola infermeria. L, dove l'aria gli parve pi leggera, si lav il viso in una bacinella posta sotto una finestra. Poi si alz e sent la lieve brezza sfiorargli le guance.
Era quasi sera, ma l'aria portava ancora un po' di calore. Sotto il frastuono della fucina si sentivano i colpi pesanti e costanti dei piedi sul campo da esercitazione, le grida dell'istruttore e il canto ritmico dei soldati, simile a una ninnananna davanti al rosso bagliore proveniente da ovest. Oltre i bastioni, greggi e mandrie facevano sentire i loro pigri richiami, spinti dal pascolo al recinto con una sinfonia di campane. Il corno della dodicesima ora, l'ultima prima della guardia notturna, risuonava monotono per tutto il forte. Un altro giorno stava finendo.
Il biarchus era morto.
La voce di Vittore giunse dalla porta. Mi ha detto di occuparmi di Rosa; l'hai sentito, no?
S, fratello. Gli era morta la moglie qualche anno prima, ma Orso aveva ancora una figlia, Rosa, che viveva nel villaggio fuori dalla fortezza. Aveva sedici anni ed era l'innamorata di Vittore. Di solito non si tollerava che un pedes, un soldato semplice, corteggiasse la figlia di un biarchus, ma Orso, che non rispettava mai le regole di cui non comprendeva il valore, aveva fatto un'eccezione per Vittore. La ragazza non aveva altri parenti maschi. Morto suo padre, avrebbe avuto davvero bisogno di protezione.
Vado gi al villaggio, disse Vittore. Qualcuno dovr dirglielo. Vuoi venire?.
Paolo scosse la testa. Il vecchio avrebbe voluto che lo facessi tu.
Vittore lo lasci solo. La morte di Orso era come un fosso apertosi sotto i piedi di Paolo, che percep l'inizio di una cupa immersione nel dolore. Torn alla sala operatoria, dove il centenarius, ovvero il comandante della loro centuria, stava interrogando l'ispettore e il secondo di Orso, il semissalis Mozio. L'ispettore stava piangendo con l'esuberanza emotiva tipica degli orientali. Non poteva lodare abbastanza il valoroso servizio di Orso per l'imperatore. Paolo gli diede man forte, confermando o aggiungendo dettagli a richiesta. Intanto, continuava a fissare il corpo. Era come irreale. Rimase dove si trovava anche dopo che il centenarius e gli altri se ne furono andati. Il medico gli offr uno sgabello e una coppa d'acqua, che lui accett, quindi lo lasci solo. Paolo si sedette e guard un gruppo di colleghi biarchi di Orso arrivare in ospedale e lavare il corpo dove si trovava, per poi avvolgerlo in un sudario di lino, lasciando soltanto il viso scoperto, e metterlo delicatamente in un feretro di nodoso tasso. Poi due biarchi sollevarono il feretro, lo portarono fuori dall'ospedale, e tutti gli altri lo seguirono.
Avrebbero portato Orso gi alla stazione di cambio del villaggio. I suoi compagni sarebbero rimasti con lui a bere fino all'alba per agevolarne il passaggio alla vita successiva, come prescriveva la tradizione. Paolo non credeva a superstizioni del genere, ma non intendeva dormire, quella notte. Avrebbe bevuto con gli altri, e al mattino sarebbero tornati tutti ai loro alloggiamenti per qualche breve ora di sonno. A mezzogiorno sarebbero stati portati ai principia e accusati di fronte al tribuno di essersi sottratti alle loro corve mattutine, e il tribuno li avrebbe condannati tutti alla fustigazione; l'ufficiale responsabile avrebbe allora strusciato piano la frusta sulle loro spalle, per poi dichiarare inflitta la punizione, registrandola ufficialmente. Infine, tutti sarebbero tornati ai loro normali doveri.
Dopo quattro anni, quelle tradizioni non gli parevano pi strane. Essendosi ormai abituato alla peculiare logica militare, una via di mezzo tra la brutalit e il cameratismo, in quel momento provava soltanto dolore per la morte dell'uomo che l'aveva picchiato pi duramente e pi spesso di qualunque altro nella sua vita.
Paolo era ancora assorto in quei pensieri quando finalmente lasci l'ospedale e, nel viottolo all'esterno, si scontr accidentalmente con un altro biarchus di nome Brasso. Si scus, ma sapeva che non sarebbe servito. Brasso era considerato il pi duro tra tutti i biarchi della guarnigione. Era anche un vecchio rivale di Orso, e aveva l'abitudine di aggirarsi per il forte a quell'ora, in cerca di sottoposti da terrorizzare. Quando riconobbe Paolo, il suo volto largo, dai lineamenti rozzi, si apr in un ghigno disgustoso. Fai rapporto al granaio, soldato. Ti sei guadagnato un'ora con una scopa.
Stavo andando alla veglia funebre alla stazione di cambio....
Quelle parole gli procurarono un manrovescio sul viso. Paolo barcoll per il colpo e si tocc il naso. Brasso lo aveva fatto sanguinare.
Il granaio, ringhi Brasso, prima che ti spacchi quelle maledette gambe. Quando Paolo and a prendere una scopa dalla sua baracca, Brasso gli grid dietro: Quella povera ragazza!.
Nel granaio non c'era nessuno, a parte un aiutante dell'attuario, che diede istruzioni a Paolo di pulire il pavimento intorno ai grandi macinatoi. Questi si mise all'opera, turbato pi dall'ultimo commento di Brasso che dal lavoro e dal sangue al naso. Si sapeva bene che da tempo Brasso, pur quarantenne, desiderava la figlia di Orso. L'inverno precedente la sua violenza, alimentata dall'alcol, aveva spinto la moglie a scappare per cercare rifugio presso la propria famiglia nel forte di Arbeia. Finch Orso era stato in vita, Brasso non era mai andato oltre le parole, poich non avrebbe mai osato toccare con un dito nessuno della squadra del collega. Ma ora la situazione stava cambiando. Paolo sapeva che lo schiaffo ricevuto era una prova, ma anche un avvertimento.
Quando lo lasciarono andar via dal granaio, Paolo si prese la sua libera uscita serale e si diresse verso la porta meridionale. Appena a sud del forte, cos vicino che i primi edifici quasi lo toccavano, c'era l'insediamento civile: un frenetico guazzabuglio di strade, recinti di animali e edifici di pietra e legno che si aggrappavano al ripido pendio del promontorio come se temessero di lasciare l'ombra del Vallo. Il tramonto era ormai passato da un pezzo. La zona del mercato aperto, fuori dalla porta meridionale, era pi affollata del solito per un momento cos tardo della giornata, e Paolo dovette farsi largo con la forza tra la folla di abitanti del villaggio e di soldati fuori servizio per raggiungere la casa in cui Orso aveva vissuto con sua figlia.
Si trovava in fondo a una delle strade laterali del mercato, un modesto paio di stanze sopra la bottega di un calzolaio, raggiungibile con una scala esterna. Quando arriv alla porta, Paolo ud un canto sommesso all'interno: un lamento funebre, intonato da un gruppo di donne pi anziane. Anche quello faceva parte della tradizione; le donne se ne stavano in disparte a cantare mentre gli uomini bevevano accanto al corpo del defunto, che all'alba sarebbe stato trasferito altrove. Paolo apr lentamente la porta. La stanza era illuminata da candele poste su ogni scaffale e su ogni tavolo. Rosa stava al centro, circondata dalle altre donne. Vedendola l, senza Orso ad abbracciarla o a proteggerla con la sua mole, con lo sguardo addolorato sul giovane viso, Paolo prov un moto di piet. La luce delle candele si rifletteva sugli occhi umidi della ragazza e sulle tracce di lacrime lungo le sue guance, ancora arrotondate da un po' del grasso tipico dell'infanzia.
Il giovane soldato rimase sulla soglia. Piango con te, disse.
Rosa lo raggiunse, prendendogli le mani mentre le donne continuavano il loro lamento. Grazie, Paolo. A volte parlava di te e di Vittore come dei suoi figli.
La voce della ragazza era forte, malgrado il dolore che esprimevano i suoi occhi. Da quando era maturata, Rosa aveva attratto l'attenzione di molti giovani del villaggio e della guarnigione, soprattutto quella di Vittore, e Paolo capiva perch. Coi capelli scuri folti come un boschetto e il viso non particolarmente grazioso, stava diventando una donna tozza e piuttosto informe. Ciononostante, un fuoco interiore le conferiva una certa luminosit, che riscaldava tutti coloro che le si avvicinavano. Insomma, Rosa faceva sentir bene gli altri, che le volevano bene proprio per questo.
Paolo non rest a lungo con lei e con le altre donne, perch sarebbe stato contrario all'usanza. Pur essendo preoccupato per Brasso, non le disse nulla. Almeno per qualche giorno, sarebbe stata abbastanza protetta dal drappo del lutto.
Le veglie militari erano tutt'altro che sobrie. Quando torn alla piazza del mercato, Paolo vide la luce fioca proveniente dalla stazione di cambio e ud una musica che sembrava scuoterne le fondamenta. Era scuro all'interno perch, nonostante il focolare acceso contro una parete e le torce fissate in alto su dei sostegni di metallo, la grande stanza aperta era affollata di ombre e sagome. I soldati serpeggiavano tra i tavoli e i puntelli di legno che arrivavano fino all'alto soffitto, scuro e fumoso. In mezzo a loro giaceva Orso, avvolto nel suo sudario su un tavolo sostenuto da cavalletti e mezzo coperto da ghirlande di foglie di quercia e di mirto intrecciato guarnite di fiori: digitale per il dolore, creste di gallo per la gioia.
Nel caldo denso della stanza, Paolo si sent pizzicare la pelle. Cerc Vittore e lo vide in un gruppo di danzatori, con le braccia intorno alle spalle di altri due componenti della loro squadra, con i resti di una ghirlanda deformata sulla testa. Allora si fece largo a spallate nella stanza, prendendosi colpi e pestoni durante il tragitto, mentre le scarpe gli s'incollavano su chiazze di birra rancida versata sulle lastre di pietra, trascinandosi dietro piccoli cumuli di paglia.
Fratello, vuoi ballare?, grid Vittore quando vide il compagno, tirandolo all'interno del gruppo.
Le cornamuse suonavano e i tamburi pulsavano, i soldati si stringevano l'un l'altro e le tavole del pavimento tremavano sotto i loro piedi. Quando la canzone termin e i gruppi di danzatori si fermarono bruscamente, urla e applausi riempirono la stanza con una musica tutta loro.
Paolo si stacc dal gruppo e trov una panca libera contro il muro. Non si sentiva in s, e non aveva voglia di ballare. Quando si sedette a guardare, si rese conto di una certa tensione nella stanza, una disperazione che, in tutta quella baldoria, andava oltre il dolore per la morte di Orso. Un ispettore fiscale attaccato, un biarchus ucciso, e per giunta dai Pitti, che per sei anni non si erano mai avventurati cos lontano.
Ci sarebbe stata una punizione per questo. Era una questione d'onore per l'intera guarnigione. Avevano perduto l'opportunit di andare in guerra due anni prima, quando i Pitti avevano attaccato la trib dei Votadini, i pi forti alleati di Roma oltre il Vallo. Il capo dei Votadini aveva inviato una delegazione presso il dux Britanniarum Fullofaude, che comandava tutte le forze di frontiera nelle Quattro Province della Britannia, per implorare un sostegno militare. Paolo ricordava che lui, Vittore e gli altri giovani soldati, quelli che non avevano mai visto la guerra, avevano pregato che il duca Fullofaude mandasse i Tungri a nord. Ma non l'aveva fatto, e invece aveva radunato un esercito irregolare di mercenari barbari e criminali condannati per mandarlo a rioccupare un vecchio forte abbandonato tre giorni a nord di Vercovicium. Quella sottospecie di guarnigione avrebbe dovuto tenere i Pitti lontani dal Vallo, ma non ci stava riuscendo molto bene. Era arrivato il momento di inviare a nord dei veri soldati per dare una lezione ai Pitti.
Un uomo si sedette accanto a Paolo sulla panca, rivolgendogli un cenno di saluto. Non era vestito da soldato, ma indossava un mantello di lana da viaggiatore sopra una tunica, con dei ruvidi pantaloni e degli alti stivali di cuoio. Aveva una folta barba intrecciata secondo l'usanza dei barbari al di l del Vallo.
Paolo non conosceva il nome di quell'uomo, ma lo riconobbe come uno degli arcani che talvolta attraversavano il forte. Non aveva tempo per loro. Erano solo delle spie inaffidabili, gente del nord sul libro paga di Roma che commerciava e raccoglieva informazioni tra i regni dell'estremo nord. Quell'arcano, in particolare, era ben noto e tutt'altro che amato all'interno del forte. Era solito uscire dal suo colloquio con il tribuno Bauto stringendo un gruzzolo di lucenti solidi d'oro, sufficiente a sfamare una famiglia numerosa per un mese, per poi pavoneggiarsi fino alla stazione di cambio, dove beveva e giocava d'azzardo, cercando di vendere segreti inventati per una caraffa di idromele.
Brutta faccenda, disse l'arcano.
Paolo lo ignor. Quell'uomo non aveva il diritto di partecipare alla veglia di Orso. Se non si fosse saputo che era protetto dal tribuno, non lo avrebbero neppure fatto entrare.
Brutta faccenda davvero, ripet l'arcano con un sospiro, interpretando il silenzio del suo vicino di panca come un assenso. Ho sentito dire che facevi parte della pattuglia.
Paolo grugn il suo assenso. Represse l'impulso di prendere l'arcano e di trascinarlo via per tutta la stanza, fino alla porta.
Il mese scorso, mentre mi trovavo alla corte del re Keocher, continu l'arcano, c'erano dei tizi che si vantavano di voler scendere a sud per saccheggiare. Devono essere stati loro a far questo. Direi che abbiamo imparato la loro lezione. Ecco i Pitti. Tutta chiacchiera e niente fegato.
Vittore arriv e si sedette all'altro fianco di Paolo con una risata da ubriaco e un boccale di birra in mano. Sta arrivando la guerra, disse. Me lo sento.
L'arcano si sporse in avanti per guardare Vittore. Non ci sperare troppo, ragazzo, disse. I Pitti non hanno lo stomaco per combattere.
Vittore sollev il boccale. Brindo a queste tue parole!  proprio tipico dei Pitti imboscarsi tra gli alberi, nascondersi nell'ombra come topi. Se li porti su un campo aperto, non durano molto. La Prima Coorte di Tungri li sistemer. Giusto, fratello?. Afferr la spalla di Paolo, sollev il suo boccale e grid: Ai Tungri!.
Per tutta risposta, la stanza trem. Paolo e Vittore crollarono di nuovo sulla panca, ridendo.
Io e te, fratello!, gli url Vittore nell'orecchio. Barbari, venite pure!. Si sporse verso l'arcano, che era rimasto sempre seduto. Non ti unisci al nostro brindisi ai Tungri, forestiero?.
L'arcano scroll le spalle in modo goffo. Cominci a parlare, ma Vittore lo interruppe.
Oh, capisco, non hai da bere! Be', dovremmo rimediare. Perch non ti alzi per andarti a prendere un boccale? Ogni uomo dovrebbe averne uno in mano durante una veglia. Mise un braccio intorno alle spalle dell'amico. E gi che ci sei, prendine uno anche per il mio silenzioso fratello qui.
Paolo si stava sforzando di non ridere. Conosceva il gioco di Vittore.
Anzi, continu quest'ultimo, perch non prendi da bere per tutti? Metti un po' di soldi sul bancone. Uno dei tuoi preziosi solidi dovrebbe bastare. Si port il boccale alle labbra e trangugi l'ultimo sorso di birra, sporcandosi tutto. Poi si asciug la bocca e scoppi in una fragorosa risata. Per un'ora o due almeno, vero fratello? Allora, ascolta, continu facendo un cenno all'arcano, che stava cominciando a muoversi a disagio sulla panca. Facci vedere uno dei tuoi solidi. Non credo di averne mai visto uno da vicino. C' sopra la testa del vecchio Valentiniano? Voglio vederlo, quell'eccellente mascalzone.
Non credo di averne, disse l'arcano. Stava cercando di apparire cordiale, ma Paolo poteva cogliere il nervosismo nella sua voce.
Ma certo che li hai!, disse Vittore. Forza. Facceli vedere. Voglio solo toccarli. Cosa c', pensi di non essere al sicuro qui? Non pensi che i Tungri proteggeranno te e il tuo oro?.
Sia pure con riluttanza, l'arcano infil una mano tra le pieghe del suo mantello e ne tir fuori goffamente un borsello. Lanciandosi una rapida occhiata alle spalle, stese una mano a coppa verso Paolo e Vittore. Nella palma teneva un solido d'oro. Nonostante l'oscurit della stanza, sembrava catturare la luce delle torce e trattenerla con radiosa incandescenza.
Posso tenerlo, amico?, chiese Vittore. Senza attendere risposta, allung una mano e prese delicatamente la moneta tra due dita. La studi da vicino, facendo scorrere un dito sul profilo dell'imperatore. Eccolo, mormor. Gir la moneta per esaminarne il rovescio. Valentiniano era raffigurato nella vecchia tenuta imperiale, con tanto di corazza di bronzo e corta tunica, e teneva un'insegna cristiana nella mano destra e un globo della vittoria nella sinistra. Vittore strizz gli occhi per sforzarsi di leggere le lettere che circondavano l'immagine. Cosa dice qui, fratello?
Restitutor rei publicae, lesse Paolo. Restauratore della Repubblica.
Vittore sogghign verso l'arcano. Colpito, eh? Prestamelo, amico. Si alz con la moneta stretta nel pugno e si fece strada tra la folla. L'arcano lo guard con una certa ansia; stava per alzarsi, quando la mano ferma di Paolo lo trattenne.
Torner, non ti preoccupare, disse.
L'arcano si riaccomod sulla panca con un certo disagio. Fiss la calca ubriaca, stirando con ansia il collo sottile per vedere meglio. A Paolo fece venire in mente un'oca. Alla fine, incapace di individuare Vittore, si volt a met verso l'altro soldato e si sforz di sorridere con aria socievole. Sai leggere?, disse.  raro incontrare un soldato che sappia leggere. Ufficiali s, ma.... Le parole gli morirono sulle labbra quando vide Vittore emergere tra la folla. Portava due boccali di birra, e ne diede uno al suo amico mentre si univa di nuovo a loro sulla panca.
Salute, compagno, disse Paolo.
L'arcano fece un colpetto di tosse, allungando una mano supplicante. Posso....
Vittore guard la mano, fingendo un breve momento di confusione. Poi disse. Ma certo, il tuo solido. Non ci ho comprato questi boccali, stai tranquillo. Una moneta d'oro per due boccali... Assurdo! No, mai comprarsi da bere con la moneta di un altro uomo.
L'arcano sembr sul punto di farsi prendere dal panico. Dov' il mio oro, soldato?
 al sicuro, gli disse Vittore per rassicurarlo. Fuori, per strada. Se ti spicci, potrai trovarlo prima che lo faccia qualcun altro.
Quasi subito l'arcano spar, facendosi largo a spintoni tra i soldati per raggiungere la porta. Paolo e Vittore scoppiarono a ridere.
Quando si furono ripresi, Vittore sollev il suo boccale. Al vecchio bastardo.
A Orso, disse Paolo.
Non dissero molto altro, ma rimasero a osservare la situazione, mentre le ore trascorrevano. I musicisti suonarono finch non furono troppo esausti per continuare. Quando se ne furono andati, i soldati si divertirono con battute e aneddoti, alcuni su Orso, altri presi dai duecentocinquanta anni di storia dei Tungri, da quando l'unit era stata stanziata per la prima volta sul Vallo. I soldati si alzarono uno dopo l'altro, uno pi ubriaco dell'altro, per raccontare quelle storie, suscitando applausi, risate o discussioni tra il pubblico. Paolo e Vittore le avevano gi sentite un sacco di volte: la leggenda di Flacco il bottaio, che era fuggito da un circolo druidico provocando la caduta di un tiranno della montagna; quella del Vecchio Asinio, il soldato a riposo che aveva preso un cavallo e un attizzatoio per salvare da solo la sua giovane moglie da una banda di saccheggiatori; quella di Consa il suonatore di corno che, durante la guerra severiana, aveva difeso l'insegna dell'unit fino a rimanere in piedi su una montagna di Pitti, e in seguito aveva scherzato dicendo: Al diavolo la bandiera. Pensavo volessero la mia razione di vino!.
Paolo ascoltava le storie, che lo rassicuravano, e beveva, lasciando che la stanchezza e l'alcol gli annebbiassero lentamente e piacevolmente i sensi. Guardava il fumo grigio arricciarsi intorno alla lampada storta che pendeva dal travetto. Ridacchiava pensando all'arcano intento a cercare la sua moneta a tentoni nel fango nero all'esterno. Vittore gliel'avrebbe resa non troppo difficile da trovare, ma abbastanza da farlo sporcare tutto nella ricerca, per ricordargli che n lui n il suo oro erano benvenuti a una veglia di soldati.
Era passato molto tempo da quando Paolo si era trovato cos vicino a un solido. Sulle ultime monete d'oro che aveva visto c'era il volto di un altro imperatore; riempivano la cassaforte nella camera blindata a Silvanicum, la sede ancestrale della famiglia dei Cironii. Quella tenuta, da sola, fruttava quasi quattromila solidi l'anno. E ora la vista di un unico solido gli pareva un prodigio.
Seppell il ricordo con la consueta rapidit. Quei giorni passati non significavano pi nulla per lui, ormai. La sua vita era cominciata nel momento in cui aveva prestato il giuramento militare con Vittore. Il loro addestramento sulle colline dei Briganti li aveva fatti crescere come fratelli.
L era stato insegnato loro a combattere, a obbedire agli ordini e a dimenticare se stessi. In qualche modo, a differenza di altri, erano sopravvissuti a quei mesi infernali di esercitazioni e punizioni. Con l'inattesa assegnazione alla Prima Coorte Tungria a Vercovicium erano arrivate le prospettive di una nuova famiglia, di un tetto senza perdite, di letti asciutti, di cibo caldo, di bagni regolari. E cosa ancor pi importante, era arrivato il villaggio con la sua stazione di cambio, le donne e tutte le imprevedibili meraviglie della vita civile. Sapevano che l un soldato non doveva vivere come un animale. Avevano abbracciato la loro nuova vita, diventando due degli innumerevoli detriti giunti sulla frontiera settentrionale, pezzi di legno secco senza un passato.
Paolo non aveva dimenticato la promessa fatta a Vittore il giorno della loro cattura, ma nessuno dei due ne aveva pi parlato per molto tempo. Perch sarebbe dovuto tornare a casa? Non aveva pagato abbastanza per il suo crimine? Aveva rinunciato a tutto: la ricchezza della sua famiglia, le comodit e i privilegi della sua nascita, il suo nome nobile. Negli ultimi quattro anni aveva patito miseria e punizioni sufficienti per una vita intera. Tuttavia, n nelle classi della sua vecchia scuola n nelle basiliche e chiese colonnate di Londinium si era mai sentito appagato come l, in una taverna piena di comuni soldati, che litigavano in continuazione ma almeno lo facevano apertamente. E anche se provenivano da trib britanne diverse come i Dobunni, i Cornovi, i Briganti, gli Atrebati e una mezza dozzina di altre, l erano uniti: formavano la Prima Coorte Tungria, e questo li rendeva fratelli. Paolo sapeva di appartenere a quel posto. Stai bene qui, diceva a se stesso. Sei amato e protetto, e questo  il massimo che un uomo possa sperare in questo mondo.
La mezzanotte era trascorsa da un pezzo quando arriv Brasso. Tutti nella sala tacquero quando si accorsero della sua presenza; storie e risate si fermarono, i calici si abbassarono, e sulla soglia si form uno spazio di fronte a lui e ai tre uomini che entrarono al suo seguito. Ognuno dei presenti sapeva della vecchia e accesa rivalit che c'era stata tra Brasso e Orso. Paolo si alz per vedere meglio, barcollando nel sentire sangue e alcol affluirgli alla testa.
Brasso avanz lentamente verso il feretro, cercando di nascondere l'instabilit del proprio passo. Era ubriaco fradicio. La sua banda lo aspettava alla porta. Erano biarchi come lui, mentalmente deboli e crudeli, e Paolo li aveva visti spesso seguire Brasso come dei cagnolini, per godersi allegramente la sua crudelt e poi infliggerla a loro volta ai propri uomini. Si tenevano in disparte a osservare con circospezione il loro capo e la folla circostante. Erano presenti diversi altri biarchi amici di Orso, ma non c'erano gli ufficiali di grado pi elevato, che avevano reso omaggio alla salma all'inizio della serata per poi andarsene. La notte apparteneva agli arruolati.
Brasso stava ai piedi di Orso. Fiss il cadavere per un lungo istante, sbattendo le palpebre come per ricacciare indietro il sonno. L'intera stanza aspettava che dicesse qualcosa.
Ma lui non disse nulla. Si limit a tirarsi su la tunica, per poi cercare a tentoni la patta dei pantaloni e cominciare a pisciare sul pavimento.
Il flusso monotono e costante dell'urina fu seguito a breve da un odore acre e penetrante che si diffuse nella stanza come una maledizione. Dapprincipio nessuno si mosse. Persino i pi vecchi amici di Orso, i biarchi veterani che si trovavano pi vicini al suo corpo, parevano troppo sbalorditi per reagire. E quando uno di loro si mosse, fu solo l'inizio di un gesto, un movimento istintivo, trattenuto in fretta perch una veglia non era un posto adatto per cominciare una rissa, per quanto grave fosse la provocazione. Dunque si trattennero dal mettere le mani addosso a Brasso per buttarlo fuori. Fu lasciato in pace a finire i suoi affari, a risistemarsi i vestiti, a pulirsi le mani sulla tunica, per poi uscire, barcollante ma con calma, dalla stazione di cambio con i suoi seguaci.
L per l la stanza rest silenziosa, immobile. Poi finalmente si levarono dei mormorii, qualcuno si mosse, e alla fine i convenuti liberarono la propria rabbia in un'esplosione di discussioni, accuse, minacce di vendetta. Paolo si risedette sulla panca accanto a Vittore, dimenticando la propria ubriachezza. Prov un odio di cui non riusciva neppure a comprendere appieno la profondit. Non c'erano parole per descrivere quel che Brasso aveva appena fatto. Il puzzo del piscio sopraffaceva ancora l'odore stantio di birra e di sudore, come un acido ricordo dell'insulto perpetrato. Se non fosse stato per la furia che ormai serpeggiava pericolosamente nella sala tutt'intorno a lui, Paolo avrebbe pensato di essersi immaginato la scena. Che razza di uomo poteva fare una cosa del genere? Nemmeno Brasso, ubriaco o no. Eppure l'aveva fatto. Piet, onore, rispetto per i morti: nessuna di quelle cose aveva alcun significato per lui. Era un animale. Un maledetto animale.
Vittore gli afferr un braccio. Rosa, disse.
I due si alzarono subito, facendosi strada a spintoni tra la folla che battibeccava. Raggiunsero la porta e uscirono nell'aria fredda e ristoratrice della notte. La piazza del mercato era nera e vuota sotto il cielo, senza altra luce che quella delle finestre dalle imposte chiuse della stazione di cambio. Si misero a correre verso la casa di Rosa. Paolo aveva voglia di vomitare. Cos'avrebbero fatto se avessero trovato l Brasso e i suoi amici? Sarebbero stati in due contro quattro biarchi! Sapevano che prima avrebbero dovuto radunare il resto della squadra, o chiunque altro nella stazione di cambio, ma l per l non era venuto in mente a nessuno dei due, e ormai era troppo tardi per farlo: il loro amore per il vecchio li aveva spinti a precipitarsi gi per la strada buia, calpestando ogni ragionevolezza, senza riuscire pi a controllare dove li portassero le gambe.
Arrivarono alla casa di Rosa e s'inerpicarono su per le scale, con Vittore davanti. Quando raggiunsero la porta, Paolo afferr la manica del suo compagno per trattenerlo un istante, giusto il tempo di ascoltare le voci all'interno. Non si udivano i canti che avrebbero dovuto esserci; risuonava soltanto una voce femminile, seguita dal brontolio pi profondo di un uomo. Non appena sent quest'ultimo, Vittore fece irruzione dalla porta.
Videro Brasso in piedi che dava loro l'ampia schiena, con Rosa poco pi in l. Le altre donne erano accalcate all'estremit pi lontana della stanza. Gli altri biarchi, invece, non si vedevano. Brasso si volt a met per guardare Paolo e Vittore. Aveva gli occhi velati e iniettati di sangue, col carnoso labbro inferiore che pendeva in un'espressione instupidita, come accadeva sempre quando non sapeva cosa dire. Si volse di nuovo, brevemente, verso Rosa, poi ancora verso Paolo e Vittore, troppo ubriaco per decidere il da farsi.
Rosa avanz con determinazione verso di lui, gli piant entrambe le mani sul petto e gli diede una forte spinta. Ho detto vattene!. Brasso barcoll all'indietro e perse l'equilibrio, e Paolo si spost per lasciarlo cadere pesantemente. Le assi del pavimento tremarono per l'impatto.
Il biarchus rest l, sbattendo gli occhi. Maledetta puttana, biascic. Ti scoper sul cadavere di tuo padre. Si rialz goffamente aiutandosi con le mani e, con un incerto movimento in avanti, praticamente inconsapevole di cosa stesse facendo, si aggrapp alla tunica di Paolo.
A quel tocco, questi fu assalito da un senso di repulsione. Odiava gi Brasso per la sua crudelt, ma ora lo guardava con disprezzo per la sua debolezza, per il modo in cui aveva disonorato se stesso e il defunto, per tutte le qualit che gli mancavano e che il vecchio Orso, invece, aveva incarnato. Pieno di rabbia, lo afferr, lo trascin verso la porta aperta e lo gett gi per le scale. Il biarchus allarg gli arti e si ferm a met scalinata, riuscendo ad aggrapparsi a uno scalino di legno con una mano. Paolo lo raggiunse e gli calpest le dita con lo scarpone chiodato. Brasso gua, lasciando la presa, e il suo aggressore gli assest un forte calcio sul lato della testa, facendolo ruzzolare gi per il resto della scalinata.
Alla fine, il biarchus si ritrov adagiato in modo scomposto per terra, gemente. Qualche momento dopo, Paolo gli fu sopra e lo tir su con un ringhio feroce nell'orecchio: Alzati e combatti!. Blocc l'avversario da dietro mentre Vittore, urlando, gli rifil due pesanti pugni nello stomaco. Brasso si pieg in due per il dolore, ma Paolo lo tir su di nuovo per esporgli il viso, che il suo compagno colp con un unico pugno ben assestato. Al che la testa gli scatt all'indietro, gli occhi sbatterono e si chiusero, e il corpo s'inflaccid.
Paolo scaric Brasso a terra. Lui e Vittore gli stettero sopra mentre, privo di sensi, respirava pesantemente. Con il sangue che gli era salito fino alla testa e il fuoco della violenza che gli scorreva lungo le braccia e sulle gambe, dandogli una sensazione liberatoria, Paolo prov l'impulso di continuare il pestaggio. Voleva spezzare il biarchus, farlo a pezzi. Solo la stanchezza e il riaccendersi del lume della ragione lo trattennero.
Sporco bastardo, borbott Vittore con voce singhiozzante. Soldato o no, ci voleva molto per fargli raggiungere un simile livello di violenza. Paolo non l'aveva mai visto perdere il controllo in quel modo.
A poco a poco, la realt di ci che avevano fatto cominci a prender forma di fronte a loro. Colpire un biarchus era un reato grave. Si scambiarono uno sguardo. Torniamo alle baracche, disse Paolo all'amico, che annu. 
Insieme i due s'incamminarono in fretta lungo il sentiero che portava alla piazza del mercato, lasciando Brasso dove si trovava, per poi risalire fino alla porta meridionale della fortezza. Le sentinelle controllarono i lasciapassare e li fecero entrare, ma Paolo percep il sospetto nei loro sguardi mentre attraversavano il corpo di guardia per affrettarsi lungo il viottolo verso il loro alloggio.
Paolo rest sveglio a lungo, ripensando a quanto era accaduto e cercando ossessivamente di ricordarne ogni pi piccolo dettaglio. Non c'erano stati testimoni in grado di parlare in favore di Brasso, soltanto Rosa e le altre donne. E con un po' di fortuna, neanche Brasso si sarebbe ricordato chi lo avesse picchiato.
Non furono cos fortunati. A Paolo sembrava di essersi appena addormentato quando arriv una secchiata di acqua gelata sul viso a svegliarlo. Dopo aver ripreso i sensi, si asciug gli occhi e vide un volto tanto familiare quanto ostile osservarlo di traverso dall'alto. Era un componente della banda di Brasso, un biarchus di nome Trenico. Alzati, gli intim.
Paolo si contorse per sedersi sul bordo del suo giaciglio, sbattendo gli occhi alla luce dell'alba. Gli pulsava la testa, e in bocca gli pareva di sentire il letto prosciugato di un fiume. Vittore era gi sveglio e si stava alzando dal giaciglio opposto. Gli altri componenti della squadra, ancora in preda ai postumi della sbornia della notte appena trascorsa, osservavano la scena in stato di semi-incoscienza.
Tutti e due, disse Trenico. Siete in arresto per aver aggredito un superiore. Teneva un bastone di betulla con la mano fremente per l'impazienza di usarlo. Senza dubbio sperava anche di brandire la frusta che di l a poco sarebbe stata usata per punirli.
Non appena si furono vestiti, Trenico li condusse dai baraccamenti ai principia gi per lo stretto viottolo centrale della fortezza. Era una mattinata serena, e la luce dell'alba stendeva il suo caloroso manto verso sud. Colonne di fumo di focolare si levavano gi dai tetti del villaggio. La guarnigione si stava svegliando, con i soldati che si apprestavano alle loro corve, si stiravano e andavano di corpo in secchi posti fuori dalle baracche, per poi dirigersi in colonne, con passo pesante, verso il campo da esercitazione. Passando, Paolo e Vittore attiravano gli sguardi: alcuni di solidariet, molti di divertimento. I soldati erano sempre contenti di veder punire uomini di altre squadre.
I principia, luogo deputato all'amministrazione e alla giustizia, si ergevano nel bel mezzo del forte. Il drappello ne attravers le doppie porte, percorrendo un piccolo cortile circondato da uffici fino a raggiungere l'alto spazio aperto della sala riunioni, gi occupato dal passaggio del personale amministrativo. Proprio di fronte c'era l'arco della cappella militare, dove le insegne di battaglia dei Tungri erano circondate da candele e da busti di Valentiniano Augusto e della famiglia imperiale.
Qui, ordin Trenico, portandoli di fronte al tribunale nel punto pi a nord della sala. Brasso era gi l che aspettava, con una brutta ferita lungo la mascella, ignorando la loro presenza accanto a s. In cima alla piattaforma rialzata di pietra c'era una sedia vuota, da cui il tribuno avrebbe dispensato la giustizia dell'esercito. Paolo e Vittore attesero davanti al tribunale, senza dire nulla, sotto la luce grigia che filtrava dalle finestre e tra i suoni di voci e di passi che riecheggiavano sotto i travicelli.
Il tribuno Bauto apparve dopo una mezz'ora. A quel punto, Trenico url un ordine, e Paolo e Vittore scattarono sull'attenti. Bauto sal i gradini del tribunale e si sedette. Era affiancato da un notaio che portava una tavoletta per la scrittura e dal primicerius, il suo assistente, che gli sussurr qualcosa all'orecchio. Bauto annu e rivolse lo sguardo verso i tre uomini in piedi davanti a lui.
Anche da seduto, il tribuno Bauto era una figura imponente: aveva le spalle enormi, il collo muscoloso, la mascella ampia e un lungo naso piatto che quasi toccava il labbro superiore, sopra il quale spiccavano due gelidi occhi azzurri. La maggior parte dei comandanti cercava di incutere sia paura sia rispetto nei propri uomini; a Bauto, invece, bastava la paura. Era un franco, e dietro le spalle i soldati lo maledicevano, considerandolo un selvaggio semi-analfabeta proveniente da una palude della Renania, un mercenario senza cultura che aveva fatto carriera grazie alla barbarie che tanto si confaceva all'esercito. A Paolo piaceva pensare di non temere nessuno, ma in quel momento, trovandosi nelle mani di Bauto come non gli era mai capitato prima, non pot evitare che il suo pallido sguardo gli incutesse un po' di timore.
Il tribunale della Prima Coorte Tungria  in seduta per autorit di Sua Divina Eccellenza Valentiniano Augusto e del duca Fullofaude delle province britanne, esord il primicerius, leggendo da una tavoletta nel suo latino frettoloso e monocorde, trascritto da un notaio. Le calende di maggio nell'anno dei consolati di Flavio Graziano e Dagalaifo. Primo caso. I pedites Paolo e Vittore della prima squadra, seconda centuria, sono accusati di aver aggredito il biarchus Brasso della quinta squadra, seconda centuria, lasciandolo privo di sensi. L'aggressione si  verificata durante la quarta ora della notte scorsa nell'insediamento civile, senza alcuna provocazione.
Paolo sussult a quell'ultima dichiarazione. Brasso e Vittore, invece, non reagirono. Come la maggior parte dei soldati dei ranghi inferiori sulla frontiera settentrionale, parlavano solo il pi rudimentale latino delle province, e il primicerius italiano non si stava sforzando affatto di farsi comprendere.  stata provocata, tribuno, disse Paolo.
Non volendo tradire il suo grado di istruzione, Paolo aveva usato il comune latino rustico del sud, ma riusc ugualmente a sorprendere il primicerius, che sollev lo sguardo e scatt: Non ti spetta di parlare, soldato.
Paolo sollev il mento. Per prendere una decisione saggia e giusta, il tribuno non dovrebbe conoscere tutti i fatti?.
L'ufficiale stava per rispondergli, ma si zitt a un gesto del tribuno. Abbiamo la testimonianza del biarchus, disse Bauto. Aveva una voce profonda, aspra, stranamente bassa per un uomo delle sue dimensioni. Intendi negare l'accusa?
No, tribuno, ma....
Cos'altro sia accaduto o no nel villaggio non mi interessa. C' stata una violazione della disciplina militare e i fatti sono chiari. Sollev una mano per annunciare la sentenza: Un mese di isolamento con razioni carcerarie.
Brasso cominci a pronunciare una bestemmia; il primicerius esit e si chin a sussurrare qualcosa all'orecchio del tribuno; Paolo e Vittore si scambiarono sguardi confusi. C'era qualcosa che non tornava in quella decisione. Un soldato reo di aver colpito un superiore doveva patire la frusta. Doveva esserci una punizione umiliante, rapida, feroce e pubblica, tale da lasciare il segno per tutta la vita. Rispetto alla frusta, persino un mese in prigione era una punizione lieve. Il notaio stava senz'altro cercando di spiegarlo al tribuno, ma Bauto si mostr irremovibile. Annu, scosse la testa, fece un gesto con la mano e respinse le obiezioni.
Il primicerius scroll le spalle e si schiar la voce. Si registri nel nome di Sua Divina Eccellenza Valentiniano Augusto che i pedites Paolo e Vittore verranno puniti con un mese di confinamento solitario ciascuno, con razioni carcerarie, da cominciarsi subito. Con la benedizione di Dio e dell'imperatore, la sentenza  stata pronunciata. Prossimo caso.
Ancora stupefatti, i due giovani soldati furono ammanettati dalle guardie carcerarie e spinti fuori dalla basilica. Paolo vide la faccia di Brasso mentre passavano. Sulle prime il biarchus era sembrato contrariato dalla sentenza troppo clemente, ma ora, essendosi reso conto che quei due gli sarebbero stati tolti dai piedi per un mese, stava sogghignando. Fece l'occhiolino a entrambi, e Paolo, con una sensazione di voltastomaco, comprese perch.
Quella povera ragazza, stava dicendo Brasso.

3.

Stanco il pastore cerca l'ombra e il rivo e i cespugli arruffati di Silvano: il gregge  esausto, tacita la riva dove il vento errabondo non torna.
Orazio, Odi.

Amanda fece fermare il suo cavallo e attravers con lo sguardo la valle in direzione di casa sua. Si chiamava Silvanicum, il rifugio del dio della foresta, ed era ampiamente riconosciuta come una delle ville pi belle delle Quattro Province della Britannia.
Era di certo la pi bella di quella valle. I viaggiatori estivi abbastanza fortunati da passarle accanto attraversando il sentiero in riva al fiume venivano spesso colti di sorpresa dalla sua apparizione improvvisa sui pendii boscosi al loro fianco. Allora osservavano la bellezza della sua posizione, comodamente annidata com'era in cima alla comba, con la sua facciata dipinta di bianco che si estendeva da un pendio all'altro, ergendosi imperiosa sopra un'industriosa confusione di granai e botteghe. Ma solo se attraversavano il Colona, il piccolo fiume che scorreva sotto di essa, e prendevano il sentiero su per l'altopiano opposto, potevano davvero apprezzarne l'isolamento. Era come una perla in una radura boscosa, per met all'ombra anche al culmine dell'estate, un'isola di tranquillit proprio di fronte alla fresca brezza dell'est.
Dio, fa' che io possa morire qui, sussurr Amanda.
Fu strappata ai propri pensieri da Luca, che le sfrecci accanto urlando, con gli zoccoli del suo cavallo che rimbombavano lungo l'accidentato pendio. La mise persino in allarme perdendo quasi l'equilibrio quando ne raggiunse la sommit, per poi raddrizzarsi ed emettere un grido di trionfo.
Era ancora senza fiato, come il suo cavallo, quando Amanda lo raggiunse. Non dovresti partire cos, disse. Il terreno  infido qui.
Luca rise. Ho detto che sarei arrivato in cima prima di te, sorella!. Il suo cavallo ansimava inquieto, e lui si contorceva sulla sella per godersi una visuale completa della campagna. Sembrava quasi bello mentre si passava una mano tra i capelli scuri, con il sudore che gli luccicava sulla fronte. Il sole era alto, i pascoli circostanti e le macchie boscose venivano soggiogati dall'intorpidimento di un pomeriggio di maggio insolitamente caldo. Una lenta brezza sfiorava il crinale, portando l'odore selvatico del campo tenuto a foraggio della tenuta: ranuncolo, cresta di gallo e acetosella. Dai campi coltivati sottostanti, invece, si palesava un mosaico vivente di erba renaiola, gittaione e violetta. Mi  mancato questo posto, disse Luca.
Eppure sembri sempre contento di lasciarlo, replic Amanda.
Non  vero!. Il ragazzo fece un sorriso malizioso e disse a bassa voce: Ho dei grossi progetti per Silvanicum; sto solo aspettando di ricevere la mia eredit. Vedrai.
Amanda sorrise senza dire nulla. Luca aveva due anni pi di lei, ma ci non le impediva di preoccuparsi al pensiero che Silvanicum venisse affidato a lui. Le giunse una visione: pascoli soffocati dalla boscaglia, greggi selvatiche e incustodite, tetti dalle tegole cadenti. Luca non era presente in quella visione, ma le sue grida gioiose si udivano a centinaia di miglia di distanza dalla capitale imperiale di Treviri, riecheggiando per i corridoi coperti di erbacce. Un improvviso colpo di vento port un brivido sulle spalle di Amanda, e la visione spar. Lei desiderava che quel posto non cambiasse mai.
Va bene, allora, disse Luca, visto che non sembri affatto curiosa, ti porter a casa. Si voltarono e presero il sentiero che, lungo il prato, scendeva verso il ponte sul Colona. A ogni modo, lascia stare questo posto, continu il ragazzo con un sorriso. Treviri  molto pi eccitante. Se farai la brava, forse nostro padre mi permetter di portartici.
E i barbari?. Treviri, capitale imperiale della Gallia, si trovava vicino alla frontiera con la Germania, e Luca aveva gi raccontato alla sorella delle selvagge invasioni barbariche verificatesi quell'anno. Era sembrato quasi divertito dall'ansia che le aveva provocato.
Te l'ho gi detto, i barbari se ne fregano delle citt; non hanno n la pazienza n le catapulte necessarie per attaccarle. E poi, i nostri generali hanno dato loro una lezione che non dimenticheranno presto. Non preoccuparti di loro. Ti far vedere il teatro, il palazzo imperiale... Navigare la Mosella, con le sue sponde piene di vigneti.... Le fece l'occhiolino. E poi chiss? Forse allora avrai un anello matrimoniale al dito.
Amanda arross a quel pensiero. Non prevedo una cosa del genere, borbott. A dodici anni, era stata promessa in sposa al figlio maggiore di una famiglia equestre, ma nel giro di un anno suo padre aveva cancellato il fidanzamento senza spiegarle perch. Lei non se ne era dispiaciuta; il suo promesso sposo aveva dieci anni pi di lei, era pallido e insignificante, quindi si era sentita sollevata dal fatto di non doverlo sposare. Una volta aveva chiesto a suo padre cosa fosse successo, ma lui non le aveva risposto. Era stato un silenzio peculiare, il suo: rigido, privo di espressione, ostile. Da allora, lei aveva imparato a non mettere in discussione silenzi del genere.
In seguito suo padre non aveva pi accennato a un altro matrimonio. E ormai lei aveva quasi sedici anni, un'et in cui la maggior parte delle ragazze della sua condizione sociale erano gi sposate, o almeno promesse in matrimonio. Ogni estate che passava rendeva Amanda meno idonea alle nozze. Lei si diceva che non le importava, perch il matrimonio l'avrebbe costretta a lasciare la sua casa, dove invece era felice di vivere. Sua madre ed Ecdicio, l'amministratore della famiglia, le stavano insegnando la contabilit domestica. Le piaceva far visita allo staffiere, Brico, quando i nuovi cavalli venivano portati alle stalle della villa. Nelle belle giornate andava a cavalcare con Luca o con la sua ancella Pinta per le praterie della tenuta, e quando pioveva poteva sedersi davanti al suo telaio o nella libreria di suo padre, a seconda dell'umore.
Ciononostante, le storie che suo fratello le raccontava a proposito di Treviri le toccavano qualcosa dentro, barbari o no. Riusciva anche a immaginarsi non a Silvanicum, ma a passeggio con gli uomini e le donne pi nobili di Roma nel grande palazzo di Treviri, dove l'imperatore teneva la sua corte. Le pareva di sentire il proprio abito lungo frusciare sul pavimento di marmo, con il sole che risplendeva su un migliaio di statue dorate...
Sono sicuro che nostro padre ti metter su una barca al momento giusto, disse alla fine Luca. Mi  stato chiesto di trovarti un compagno adeguato, lo sapevi? Uno vecchio, grasso e ricco. Luca vide lo sguardo inorridito sul viso di Amanda e rise, sporgendosi in avanti per toccarle scherzosamente il cappellino. Non temere, sorellina, ti sto solo stuzzicando! Niente orco grasso e vecchio per te; la corte imperiale pullula di senatori giovani e virili. Ho messo gli occhi su un paio di loro in particolare.
Amanda sent una vampata d'indignazione mentre si risistemava il copricapo. Non ho alcuna intenzione di sposarmi, disse.
Ma certo che ce l'hai. Pensavi forse di vivere come una monaca per tutta la vita? Finirai come il cugino Giuliano.
Perch, cos'ha che non va?
Cos'ha che non va?, grid Luca. Dio, Giuliano! L'ho incontrato per caso a Londinium, ed era ancora il piccolo bacchettone brufoloso che ricordavo. Lo sapevi che  diventato un diacono?
Certo che lo so! Non dovresti prenderlo in giro solo perch non ti ha mai voluto seguire nei tuoi stupidi giochi da scolaretto.
Cara sorella, ci sono due modi di soffocare la voglia di divertirsi in qualcuno: avvolgerlo in un'uniforme militare o in un abito religioso. E il povero Giuliano non  mai stato molto divertente gi di suo.
La scorsa Pasqua  venuto al mio battesimo, disse Amanda. E aggiunse con fermezza: Non credo di aver mai incontrato una persona pi felice di lui in vita mia.
Felice!, sbuff Luca. Sai perch era a Londinium? Stava implorando il vescovo di lasciarlo andare al Vallo. Voleva davvero andarci. Il vescovo intendeva tenerlo a Londinium, oppure mandarlo in Gallia, ma Giuliano lo ha tormentato per settimane per poter raggiungere il pezzo di roccia pi oscuro e umido dell'impero. Stupidaggini religiose. Si render conto del suo errore, vedrai. Torner a sud e diventer cappellano di qualche ricca famiglia, e un giorno si trasformer in Padre Arcadio. Com' che un prete riesce a diventare cos grasso, ti chiedo? I preti sono sempre i peggiori parassiti della corte imperiale. Li vedi muoversi furtivamente nell'ombra e dimenare le dita, quando tutti sanno che preferirebbero metterle nella torta come chiunque altro. Dio, Giuliano starebbe proprio bene l in mezzo a loro!.
Amanda tir forte le redini per fermarsi. Era abituata al fatto che Luca provocasse e fosse dispettoso e irrispettoso. Era abituata persino a sentirlo canzonare il povero Arcadio, il compassionevole cappellano di famiglia che le aveva insegnato a leggere e a scrivere. Ma ora era diverso. Non poteva ascoltarlo prendere in giro Giuliano, che era diventato diacono nonostante le obiezioni di suo padre, e l'aveva ispirata profondamente con la sua disinteressata devozione. Giuliano era tutto ci che Luca non era. Pudico e umile, non pensava mai a se stesso. Amanda aveva ricevuto da lui una lettera in cui le diceva che il vescovo Gregorio di Londinium gli aveva finalmente concesso l'autorizzazione di recarsi al Vallo. Da allora, lei si era sempre ricordata di lui nelle sue preghiere quotidiane.
E ora le toccava sentire Luca parlare di lui in quel modo... Aveva sperato che, dopo aver studiato retorica per un anno alla famosa scuola di Treviri, suo fratello fosse maturato, ma era rimasta delusa quando invece, sei settimane prima, era tornato frivolo come sempre, incline a spendere le sue giornate a caccia, quando non si trovava a Corinium a bere e a giocare d'azzardo con i suoi amici. Sapeva quanto il suo comportamento irritasse il loro padre, anche per il modo in cui si era lasciato crescere quella disordinata zazzera castana, con l'affettazione di un poeta e sognatore. Il padre sarebbe tornato proprio quel pomeriggio, dopo il suo lungo viaggio d'affari a Londinium. La famiglia si sarebbe riunita per la prima volta in pi di un anno: lei, Luca e i loro genitori. Ci teneva tanto che quella riunione andasse liscia.
Quando Luca, asciugandosi le lacrime provocate dal troppo ridere, finalmente si accorse che Amanda era rimasta indietro, si ferm e si volt sulla sella. Amanda?. Il sorriso gli scomparve dal volto, sostituito da un'espressione corrucciata, che per appariva falsa anch'essa. Sei arrabbiata con me, vero? D'accordo, star zitto. Non dir un'altra parola, disse, portandosi le mani alle labbra come per cucirsele.
Sua sorella non rispose. Si trovavano ormai proprio sotto la villa. Dal lato del fiume, un sentiero conduceva su per il pendio della comba fino alla porta principale; proprio di fronte, la strada continuava per un centinaio di metri, prima di farsi inghiottire dal buio di una foresta. Amanda andava di rado a cavallo nel bosco; non c'era molto da vedere dal sentiero principale, e i dintorni erano infestati di cinghiali selvatici che avrebbero facilmente potuto spaventare un cavallo. Ma non voleva neppure prendere la stradina che saliva fino alla villa. Sapeva che sarebbe arrivata a casa d'umore cupo e irritabile per colpa di Luca. Sua madre se ne sarebbe accorta, avrebbe capito che dipendeva dal fratello e l'avrebbe detto al marito; questi, a sua volta, avrebbe discusso con Luca, rovinando il proprio ritorno a casa e l'atmosfera della villa.
Amanda aveva bisogno di tempo per far sbollire il malumore, e la foresta le offriva almeno un po' di sollievo dal sole. Super il fratello, ignorandone apposta i richiami. Che mi abbandoni pure nella foresta, pens. Oppure mi segua. Non me ne importa.
Poco dopo Luca smise di chiamarla, ma quando penetr l'ombra degli alberi e volt leggermente la testa, Amanda ud il clip-clop degli zoccoli poco dietro di lei. La stava seguendo, sapendo che l'avrebbe pagata cara se l'avesse lasciata cavalcare da sola nei boschi. Prov una certa soddisfazione. Non aveva intenzione di guardarsi alle spalle, perch non voleva vedere la faccia del fratello. Voleva continuare ad andare avanti finch il suo umore non si fosse calmato, e finch non avesse pensato di aver punito abbastanza Luca. Mancava all'incirca un altro miglio ai margini della foresta e al confine della loro propriet. Sarebbe bastato.
Dopo un quarto d'ora, essendosi rasserenata, decise di tornare al pesante calore della luce del sole. Al suo fianco, in lontananza, il fiume emerse dagli alberi e continu il suo corso serpeggiante attraverso i pascoli aperti.
Luca le apparve accanto. Pronta a tornare a casa?, borbott.
Amanda, per, aveva visto qualcosa. A qualche centinaio di metri di distanza, dietro un boschetto in corrispondenza di un'ansa del fiume, c'era la villa della vecchia Cecina, abbandonata alla sua morte, cinque anni prima. Ad Amanda parve di vedere delle persone confluire verso di essa lungo i viottoli. Luca, guarda l; tutta quella gente gi alla villa.
 strano, disse Luca, riparandosi gli occhi dal sole. Che star succedendo?.
Cecina era morta senza lasciare eredi n testamento, e le sue modeste terre erano state affidate al padre di Amanda fino al chiarimento della questione della propriet. Molti, nel Consiglio di Corinium, si erano agitati nel tentativo di stabilire chi avesse diritto a quelle terre, mentre anno dopo anno la vecchia casa veniva lasciata andare in malora. Povera Cecina, disse Amanda. Ricordo che venne a trovarci in occasione del mio sesto compleanno. Mi regal un medaglione di ambra nera, e dopo pap la prese in giro perch la sua scrittura sul biglietto augurale era atroce. Suppongo che all'epoca non potesse permettersi di tenere uno scriba.
Non so come fai a ricordarti cose del genere.
Dovremmo andare a vedere cosa sta succedendo. Nostro padre vorr saperlo.
Luca lanci un'occhiata esitante nel bosco. Non lo so, Amanda. Non penso che dovremmo farci coinvolgere senza Formoso. Lui  il caposquadra, e questo  affar suo pi che nostro. Tra l'altro, la vecchia strega  sempre morta, no?
Oh, andiamo!. Spinse in avanti la sua giumenta. E farai meglio a non chiamarla vecchia strega quando arriveremo l. Altrimenti il suo fantasma ti perseguiter.
Mentre si avvicinavano al punto di attraversamento del Colona, Amanda vide che la folla che si stava radunando era composta di fittavoli, forse un centinaio in tutto. Si stavano ammassando sotto la villa monopiano che si ergeva davanti a loro, tetra e piena di buchi perch la maggior parte delle assi era stata strappata via dalle piccole finestre, e con il giardino incolto e troppo rigoglioso perch trascurato da tanti anni. Quella folla stava chiaramente aspettando che qualcuno uscisse dalla villa. Mentre si avvicinava, Amanda vide che alcuni degli astanti portavano degli attrezzi agricoli: vanghe, picconi, forconi.
Aspetta qui, disse Luca quando ebbero attraversato il ponte.
Luca....
Dico sul serio, Amanda! Resta quaggi. Andr io a vedere che problemi ci sono. Affond gli speroni nei fianchi del suo cavallo e galopp con aria infastidita verso la folla di contadini, che lo vide avvicinarsi e gli fece largo per poi richiudersi dietro di lui. Amanda vide il fratello andare incontro a un uomo in prima fila, che sembrava il capo. Era troppo lontana per poter udire cosa si dicessero, ma il contadino era evidentemente arrabbiato e non sembrava disposto ad ascoltare. Luca alz la voce per rivolgersi all'intera folla, ma anche perch Amanda potesse udirlo. Tornate tutti a casa! Andatevene ora, altrimenti pagherete per la vostra disubbidienza!.
Gli uomini di fronte cominciarono a spingere verso di lui, facendo agitare il suo cavallo e costringendolo a ritirarsi all'interno del terreno cintato. Si levarono voci alterate. Amanda sent la folla prendere vita come un animale che lentamente si alzava in piedi scoprendo i denti. Lei era bloccata sul posto, separata da Luca a causa di quella bestia che si sollevava e ignorata da tutti.
A quel punto, le porte frontali della villa si aprirono e una mezza dozzina di uomini dai mantelli grigi corsero fuori brandendo delle mazze. Erano dei bucellarii, i servitori armati della casa di qualche potente signore, anche se Amanda non li riconobbe. Circondarono Luca come uno scudo protettivo mentre lui calmava il suo cavallo. Il capo dei bucellarii grid ai contadini di tenersi a distanza se non volevano finire sulla forca. La folla esit, ma solo per un istante. Poi continu a spingere Luca e la sua piccola banda di protettori all'indietro verso l'ingresso della villa, schiacciandoli a tal punto che il ragazzo smont e, con una pacca, mand il suo cavallo a galoppare in preda al panico intorno alla villa. I contadini lo lasciarono andare. Uno di loro chiese, urlando, che qualcuno portasse del fuoco.
Volevano costringere Luca e gli altri uomini a entrare nella villa e bruciarli vivi. L'irrealt della scena paralizz Amanda, che si sent impotente, privata persino della propria voce.
In quel momento un corno risuon dall'altra parte del fiume. Amanda si volt e vide un nuovo gruppo di cavalieri uscire al galoppo dalla foresta. Si sent inondare dal sollievo quando vide i mantelli verdi dei servitori armati della sua famiglia. Davanti a loro c'era suo padre, Agno, seguito dal segretario Alipio e da numerosi bucellarii della famiglia. Amanda riconobbe Pietro, il comandante, che suonava la tromba mentre i suoi uomini attraversavano il ponte per arrivare con gran fragore sul prato della villa. Agno si precipit subito dalla figlia, avvicinando il proprio cavallo per prenderle una mano. Stai bene?.
Lei annu, con la gola stretta, e guard verso il punto in cui Luca era assediato all'ingresso della villa.
Alipio aveva gi raggiunto le retrovie della folla, sostenuto da quattro bucellarii a cavallo. Amanda voleva bene a quel segretario greco, che era saggio e fedele e aveva sempre un sorriso per lei; ma i suoi occhi grandi e buoni potevano stringersi e diventare severi, come in quel momento, mentre la sua voce gentile poteva assumere una durezza impossibile da ignorare. Il prossimo di voi che alzer le mani contro un nobile pagher con la vita!. Alle sue parole, i sediziosi si zittirono e abbassarono le armi improvvisate. Il greco era riuscito a catturare tutta la loro attenzione. Fate largo al senatore Cironio!, intim.
Cironio Agno smont con una rapidit che smentiva i suoi cinquantasei anni. Era evidentemente appena arrivato a casa, e non si era ancora cambiato l'abito senatoriale che indossava sempre in viaggio: una tunica rosso scuro con sopra cuciti degli elaborati medaglioni porpora e gialli che indicavano il suo rango, nonch un'ampia cintura di pelle e ottone che attestava la sua carriera al servizio dell'imperatore. Ma la cosa che pi colpiva del suo abbigliamento era la clamide, un pesante mantello verde scuro legato alla spalla destra con una luccicante fibbia d'oro. I contadini si affrettarono a fargli largo mentre passava tra loro, col mantello che gli si gonfiava alle spalle. Amanda, che si trovava ancora dietro la folla, lo vide mettersi all'ingresso della villa per abbracciare con lo sguardo tutti quei contadini che lo attendevano in un silenzio carico di aspettativa e di paura. Spiegatemi il significato di questo raduno, chiese. Parl nella lingua britanna dei campagnoli, invece che in latino.
Uno dei capi, un uomo alto e barbuto d'et avanzata, si fece avanti e s'inginocchi con una certa rigidit. Il figlio di Agrio Leone  all'interno, mio signore, disse. Non volevamo mancare di rispetto n a te n a tuo figlio. Volevamo solo difendere la tua terra, visto che non c'eri.
Io ero un amministratore delle terre della vecchia Cecina, rispose Agno, non il loro proprietario. Sono appena tornato da Corinium, dove mi hanno detto della vendita e ho visto il contratto. L'uomo all'interno, il nobile che state assediando, ora  lui il vostro signore, non io. Agli occhi della legge, continu, alzando il tono della voce perch tutti potessero udirlo, questa  una rivolta contro il vostro legittimo padrone. Se ve ne andate subito, cercher di mitigare la sua furia e di farvi evitare una punizione!.
I rivoltosi, ormai pi tranquilli, apparivano incerti. Alcuni se ne stavano gi andando, scuotendo la testa. Ma il loro capo non si era ancora placato.  venuto con un agente delle tasse. Imposte fondiarie, imposte pro-capite, oltre all'affitto. Come facciamo a sfamare le nostre famiglie?
Questo non  pi un problema mio. Dovete essere fedeli al vostro legittimo proprietario e appellarvi a lui. In futuro, vi suggerisco di farlo con le parole, non con forconi e mazze. Ora ve lo dico per l'ultima volta: tornate alle vostre case.
Mentre i bucellarii sollecitavano la folla a disperdersi, Amanda spron il cavallo per raggiungere suo padre e Luca di fronte alla villa. Voleva chiedere chi fosse quell'Agrio Leone che aveva sentito nominare solo nelle invettive di suo padre. Era un membro ricco e potente dell'aristocrazia di Corinium, un uomo arrogante di origine gallica, prepotente, ambiguo e avido. Si diceva che imprigionasse e torturasse i fittavoli che non riuscivano a esaudire le sue spietate richieste di tasse imperiali, arrivando addirittura a ridurli in schiavit; poi, avendo amici altolocati al ministero delle finanze di Londinium, tratteneva per s parte degli introiti fiscali. Simili tattiche gli avevano procurato un'immensa ricchezza. Amanda non l'aveva mai incontrato, ma non voleva perdere l'occasione di vedere suo figlio in carne e ossa.
Suo padre, per, la pensava diversamente. Resta fuori, le ordin non appena lei si avvicin, prima di entrare nell'edificio con Luca e Alipio.
Sia pure con riluttanza, Amanda rimase fuori ad attendere con i bucellarii. Questi ultimi erano dei giovani selezionati da Pietro e da suo padre tra le famiglie della tenuta in base alla stazza e alla forza fisica. Anche se non potevano rivolgersi a lei senza un buon motivo, si era sempre sentita intimorita da loro, dall'aggressiva scioltezza dei loro arti, dalle loro voci profonde e dal modo in cui vagavano furtivi come un branco di lupi. Cerc di ignorarli, e si chiese con rabbia perch il loro nuovo proprietario, se davvero era rimasto in attesa all'interno, non fosse uscito ad affrontare la calca neanche quando suo fratello era stato minacciato. Si era comportato davvero come un codardo.
Non vedeva il motivo per cui avrebbe dovuto aspettare l fuori. Era stata la prima a notare la folla. Aveva il diritto di vedere il codardo coi propri occhi, anche a costo di disobbedire a suo padre.
Smont e segu gli altri all'interno dell'edificio. L'aria dietro le finestre chiuse con assi di legno era tetra e stantia. Foglie e sporcizia erano sparse lungo il pavimento. Seguendo le voci che sentiva, giunse in quella che un tempo era stata la sala da pranzo, ormai ridotta a poco pi di un freddo involucro, e sbirci all'interno. Suo padre, suo fratello e Alipio stavano in piedi. Di fronte a loro, seduti su sedie di vimini accanto a un tavolino, c'erano due uomini. Uno era giovane, non molto meno di Luca, con gli occhi nascosti dall'ombra di folte sopracciglia, i capelli scuri tutti spettinati, le labbra strette e la mascella quadrata bloccate in un'espressione di disprezzo. Stava scrutando Agno, Luca e Alipio, ma non si era alzato, come avrebbe dovuto fare in presenza di un senatore, e non not Amanda. Il secondo uomo era in piedi. Indossava la tunica e la cintura di un agente imperiale; l'ispettore fiscale, congettur Amanda.
Aspetta fuori finch non ti mando a chiamare, gli disse l'uomo seduto. Aveva un accento gallico, e la voce tagliente come un coltello da cucina. L'ispettore s'inchin e usc da un'altra porta.
Agrio Rufo, figlio dell'equestre Agrio Leone, disse Agno. Dio sia con te. Oserei dire che conosci gi mio figlio, Gaio Cironio Luca.
Rufo gli rivolse un brevissimo cenno con la testa.
Quel cenno fece infuriare Amanda. Rufo non aveva alcun diritto di starsene seduto l, in casa della vecchia Cecina, e mancare di rispetto ai Cironii. Molto coraggioso da parte tua, Agrio Rufo, disse lei all'improvviso dalla soglia, mantenendo un tono di acuto sarcasmo, startene seduto al sicuro all'interno mentre mio fratello cercava di proteggerti dalla folla infuriata.
Agno si volt e la not per la prima volta. Calma, figlia!, scatt.
La ragazza non disse altro, ma aveva ottenuto l'attenzione di Rufo, ormai impegnato a fissarla con un'intensit che lei non si sentiva di ricambiare. Lo sguardo le cadde piuttosto sulla mano dell'uomo, illuminata da una chiazza di luce proveniente da una finestra. Stringeva il bordo della sedia con dita potenti dalle nocche quasi bianche per la pressione.
Mi aspettavo di trovare qui tuo padre, non te, disse Agno.
Mi ha mandato avanti per prendermi cura della villa, rispose Rufo. E per incontrare la gente del posto.
E non ti  venuto in mente che, per il suo primo incontro con i nuovi fittavoli, un nuovo signore poteva scegliere una compagnia pi piacevole di quella di un agente delle tasse?
Istruzioni di mio padre, rispose freddamente Rufo. Queste terre non hanno pagato tasse per anni.
S, perch sono state sotto la mia amministrazione, e io non permetto che delle sanguisughe imperiali vessino la mia gente.
Le terre intestate appartengono di diritto all'imperatore. Come amministratore, avevi l'obbligo di raccogliere le tasse per suo conto.
Ho visto il contratto a Corinium, Agrio Rufo. Non metto in discussione l'acquisto della terra dall'imperatore da parte di tuo padre. Mi dispiace solo che la transazione sia stata fatta mentre io ero a Londinium. Il suo tono si stava indurendo. Amanda percepiva la rabbia che suo padre cercava di controllare. Quando questa terra  stata venduta, avevo il diritto di essere coinvolto negli accordi. Si potrebbe sospettare, in effetti, che io sia stato deliberatamente escluso. Dimmi, Agrio Rufo, in quanto rappresentante immediato di tuo padre: un simile sospetto sarebbe giustificato?.
Rufo lo fiss con qualcosa di simile al disprezzo. In quanto rappresentante di mio padre, disse lentamente, posso dirti che dovresti chiederlo a lui.
Per un lungo momento, nessuno si mosse n parl. Agno stette con i pugni serrati lungo i fianchi. Amanda attendeva davanti alla porta in un silenzio imbarazzato. Rufo rest seduto sulla sua sedia, arrogante persino nella sua immobilit.
All'improvviso, Agno si volt e se ne and. Luca, Alipio e Amanda lo seguirono, lasciando Rufo seduto da solo nell'ombra. Mi rifiuto di sprecare altro fiato con quel pagano gallico, borbott Agno mentre uscivano in cortile. Suo padre  un avvoltoio. Ha comprato la carica di governatore di Corinium per quell'idiota di suo cugino, e ora entrambi stanno provocando disastri. Met della terra di cui sono proprietari in questa provincia apparteneva un tempo a Britanni falsamente accusati di tradimento. Molti di loro sono miei buoni amici. Emise un lungo, lento sospiro mentre scrutava i pascoli, le file sinuose di alberi che segnavano il corso del Colona e le distese di campi di grano in lontananza. Torniamo a casa. Non c' pi nulla da fare qui.
Amanda cavalc fiancheggiata dal padre e dal fratello, con la loro scorta poco indietro. Nessuno parl finch non furono rientrati nei boschi per tornare alle loro terre. Cecina era orgogliosa di essere cristiana, disse finalmente Agno mentre cavalcavano lentamente lungo il sentiero. Quando sono diventato amministratore della sua terra, ho giurato sulla sua memoria che nessun pagano avrebbe messo piede su questa valle. Lui ha il nome di un leone, ma ha agito con l'astuzia di una volpe, prendendosi la terra mentre io non c'ero. Ho cercato di comprarla io stesso dal governo da quando la vecchia  morta, ma lui e i suoi compari me lo hanno impedito ogni volta. Ora suo cugino  governatore, e all'improvviso la terra viene venduta. Rise tra s con amarezza. Una cosa  certa: presso la tesoreria della corona certe tasche sono molto pi pesanti di qualche mese fa.
Quel fradicio brandello di terra non ci appartiene, padre, disse Luca. Non  mai stato nostro. Perch dovrebbe interessarci chi lo possiede?.
Amanda si tese di fronte alla leggerezza di quelle parole. Sapeva che rappresentavano una deliberata provocazione.
Luca, da quant' che sei tornato a casa?, chiese Agno.
Sei settimane, padre.
Sei settimane. E sei stato mai a Corinium?
S, padre.
E nel corso di quante di queste tue visite hai onorato le camere del Consiglio o gli uffici del governatore, o sei andato a trovare il vescovo?
Sai che non l'ho fatto, padre.
Hai ragione. Sono venuto a saperlo quando ho visitato io stesso le camere del Consiglio ieri mattina e mi hanno dato questa bella notizia. Ovviamente avrei desiderato che a casa ci fosse qualcuno in grado di tenere il naso a Corinium per poter fiutare complotti di questo tipo; poi mi sono ricordato che mio figlio si trovava proprio nella posizione di poterlo fare. Ma mi rendo conto che hai altri interessi. Dato che ti  sfuggito l'avvicinamento di questo leone feroce alla nostra soglia, forse potresti dirmi di altre cospirazioni che hai rilevato tra i segugi e le lepri con cui mi sembra tu preferisca trascorrere la maggior parte del tuo tempo?.
Amanda si morse il labbro. Di certo la sua famiglia aveva un nemico esterno comune in Agrio Leone; a che servivano i litigi interni?
Non mi hai lasciato detto di tenere d'occhio Corinium, rispose Luca.
Non sia mai che tu debba adempiere ai tuoi doveri nei confronti della famiglia senza istruzioni esplicite! Dovrei scriverti un biglietto ogni mattina per ricordarti di non incendiare la villa?
Le mie scuse, padre. In futuro tenter di prevedere i tuoi desideri inespressi.
Cavalcarono per alcuni minuti senza proferire parola. I suoni della foresta continuavano a imperversare sommessamente intorno a loro. La luce del sole filtrava tremolante attraverso i rami sopra le loro teste.
Poi finalmente Agno parl. Non dovresti lasciare tua sorella cavalcare sotto il sole di mezzogiorno.  rossa come una lavandaia. E poi, esporla senza protezione a quella calca... Questo  stato persino pi sciocco dei tuoi livelli abituali.
Amanda si chiuse in se stessa. Non voleva diventare una pedina nel conflitto tra padre e figlio. Padre, disse con una certa esitazione,  stata una mia idea quella di andar gi alla villa di Cecina quando abbiamo visto la folla. Luca non c'entra niente; anzi, lui suggeriva di tornare a casa.
Capisco, disse Agno. Cos l'unica cosa utile e coraggiosa che pensavo avesse fatto oggi, ossia cercare di affrontare la situazione a Villa Cecina, sia pure con una certa inettitudine, in realt va attribuita alla sua sorellina.
Luca tir forte le redini e gir per prendere un sentiero battuto nella foresta.
Ragazzo, torna qui!, rugg Agno. Te lo ordino!. Luca sembrava sordo alla voce di suo padre, e non si ferm n torn indietro. Tu mi provochi, Luca. Torna a fare il capetto con i tuoi amici a Treviri! Lascia che Agrio Leone spezzi la schiena di questa provincia! Aspetta di vedere come spezzerai anche il cuore di tua madre, rovinando il buon nome della tua famiglia. Corrompi tutto ci che tocchi, ragazzo!.
Con la gola stretta, Amanda osserv suo fratello ritirarsi tra gli alberi. Voleva raggiungerlo e sbattergli le mani sulle spalle per farlo ragionare e instillargli un po' di naturale senso di rispetto. Ma era troppo tardi. Ormai non si vedeva pi.
Cavalc fino a casa con suo padre, che intanto brontolava quasi tra s. Sapeva che non era il caso di fare osservazioni quando era di quell'umore; in occasioni del genere lui aveva semplicemente bisogno di qualcuno che lo ascoltasse con passiva condiscendenza, e poco importava se fosse sua moglie o sua figlia. Forse non si rendeva conto di quanto avesse insegnato ad Amanda da quando era diventata abbastanza grande per capire di cosa stesse parlando. Ormai riusciva a comprendere bene il mondo politico in cui suo padre aveva trascorso la vita. Considerava l'impero una brillante costellazione che si estendeva nel cielo notturno, con ogni citt paragonabile a una stella, e l'imperatore simile a un pianeta vagante, luminoso nel suo distante splendore. Ma la loro stella, l'ancestrale citt di Corinium, si stava spegnendo. Uomini come Agrio Leone volevano soffocarla e impossessarsi delle sue ricchezze. Amanda non comprendeva perch potessero mai voler fare una cosa del genere. Desiderava capire, per poter aiutare e consigliare suo padre quando Luca non ci riusciva. Tuttavia, non era quello il suo posto nella vita. Lei doveva sposarsi, procreare e ascoltare in composto silenzio, come stava facendo in quel momento, gli affari degli uomini.
Lasciarono la foresta e presero il sentiero che, su per la comba, portava fino alla villa, le cui alte mura bianche risplendevano al sole. Una piccola folla di clienti attendeva fuori dall'ingresso, come sempre quando Agno era a casa. Erano fittavoli e piccoli proprietari ansiosi di dichiarare la loro fedelt alla famiglia in cambio di protezione e sostegno legale. Quel giorno, per, Agno non si sentiva dell'umore giusto per ricevere petizioni, e quindi cavalc in silenzio in mezzo a loro. Non appena oltrepassato l'ingresso principale per entrare nel cortile inferiore con le sue stalle, le sue botteghe e le capanne dei braccianti, Agno salt gi da cavallo e grid che gli si preparassero le terme. Risal con andatura rigida e maestosa il sentiero alberato che portava al cortile superiore, con Alipio al suo fianco.
Pietro stava supervisionando i bucellarii che smontavano da cavallo, mettendoli in fila con rapidi movimenti del frustino. Erano ancora chiassosi, eccitati dalla rara opportunit che avevano avuto di brandire delle armi. Pietro era l'uomo pi grosso che Amanda conoscesse, e aveva anche l'aria pi feroce. Il sole luccicava sulla sua testa calva, e sulla cicatrice che correva dalla tempia fin quasi al mento. Tenendo le spalle ferme e la testa alta, la ragazza gli si avvicin. Capitano, manda due uomini a trovare mio fratello, per favore. 
Lui strinse la frusta nelle enormi mani e s'inchin. Con un messaggio, mia signora?
Digli che la madre lo aspetta per il pranzo.
Lasciando Pietro a scegliere tra i suoi uomini, Amanda sal anche lei verso il cortile superiore, la parte privata della villa, mentre suo padre si era gi ritirato nelle sue stanze. Attravers direttamente il pomario, dove il profumo delle rose e delle digitali aleggiava nell'aria e i pendii boscosi della comba salivano su tre lati, poi entr nel colonnato coperto di edera dell'ala posteriore della villa, e infine nella sua camera da letto. Arrivata l, chiuse la porta, cadde a faccia in gi sul letto e lasci sgorgare le lacrime. Avrebbe voluto soltanto una riunione pacifica di tutta la famiglia.
In quel momento, il gatto di sua madre prese a fare debolmente le fusa dietro di lei, dopo essersi insinuato nella sua stanza, spinto dalla curiosit. La madre di Amanda, Fausta, stava in piedi sulla porta. La ragazza si alz a sedere e si ricompose, passandosi il tessuto ruvido della manica sulle guance bagnate, mentre sua madre chiudeva piano la porta dietro di s e si accomodava su una sedia di vimini di fronte al letto. Fausta si abbass sulla sedia e rest seduta con la schiena dritta e le mani delicatamente giunte in grembo. Aveva il viso magro e pallido, essendosi appena rimessa dalla sua ultima febbre, e le rughe di un cipiglio comprensivo sulla fronte.
Il gatto salt in grembo ad Amanda e le strofin il muso sulla mano. Mi dispiace, madre, disse la ragazza, accarezzando il gatto e cercando di darsi un po' di contegno. Luca ha offeso pap, e lui  furioso per la tenuta di Cecina. Ci sono andata insieme a Luca, c'era una folla enorme, e poi pap ha accusato Luca di avermi portato l, quando invece  stata una mia idea. Non sapevo cosa sarebbe accaduto.... Non sapeva bene neppure cosa stesse dicendo.
Luca imparer. Tutti i giovani uomini si ribellano ai loro padri alla sua et. Fausta si alz dalla sedia e si sedette accanto a sua figlia, mettendole un braccio intorno alle spalle. Amanda le si appoggi chiudendo gli occhi. Lasciati a loro stessi, aggiunse Fausta, gli uomini farebbero a pezzi questo mondo. Conosci abbastanza la storia da saperlo. E molte delle peggiori guerre della storia si basano proprio su liti tra padre e figlio. Immagina se tuo padre e tuo fratello comandassero degli eserciti: che macello farebbero in questa valle!.
Amanda osserv l'oscurit dietro le proprie palpebre. Le fusa costanti del gatto sulle sue gambe la confortavano. E le parole di sua madre sembravano riempire il senso di vuoto che aveva provato, dandogli scopo e sostanza.
Pensa a Livia Drusilla, moglie di Cesare Augusto, disse Fausta, oppure a sua sorella Ottavia. Ricorda come Augusto, Antonio e Lepido stessero portando Roma alla rovina con le loro guerre e i loro intrighi, finch non si decise che Antonio sposasse Ottavia, sapendo che una donna cos dignitosa, intelligente e bella era esattamente ci di cui Roma aveva bisogno per salvarsi dalla distruzione totale. Non per niente era considerata un prodigio di femminilit, no? E pensa contro chi ha dovuto combattere! Quella superficiale megera di Cleopatra, che voleva rubarle il marito e far precipitare il mondo intero nel caos. Ringrazia che qui non ci sia una Cleopatra a peggiorare le cose! Riesci a immaginare cosa potrebbe fare a una povera anima impressionabile come tuo fratello?.
Amanda riusciva a immaginarselo bene. Quell'assurda fantasia le port un sorriso sulle labbra.
Fausta strinse forte la figlia, per poi lasciarla andare. Fortuna non  stata benevola con la nostra famiglia. Ricordi l'Inverno del Dolore? Certo che no, eri appena una bimba. Ma conosci le storie. Sai come hai perduto i tuoi zii e tuo nonno. Sai che, per sopravvivere, dobbiamo essere uniti; e non dubitare mai che una moglie e madre determinata, protetta dall'onore, possa avere la forza di un esercito. Questa preoccupazione per la tenuta di Cecina passer, quando tuo padre si sar rassegnato. Ma prima deve inveire e arrabbiarsi, e tuo fratello deve tenere il broncio. E quando saranno stanchi di litigare, noi saremo l a riconciliarli.
Capisco, disse Amanda.
Certo che capisci. Osservami quando, durante la cena, seminer la pace tra tuo padre e tuo fratello. Loro non se ne renderanno neanche conto, e questo  importante. Tieni sempre a mente i modelli pi edificanti della storia e della letteratura, usali come guida e sarai l'immagine della virt matronale; ammirata da tutti e custodita gelosamente da un unico marito molto fortunato.
Le parole di sua madre le procurarono una calma solo temporanea. Amanda ricordava che, purtroppo, Ottavia non era riuscita a salvare Marco Antonio dalle grinfie della regina egiziana. E aveva cercato di immaginare, senza riuscirci, come la nobile Ottavia avrebbe potuto ridare la pace alla sua famiglia tormentata, i cui problemi erano molto pi profondi di qualche occasionale, accesa litigata. Amanda non era pi una bambina; conosceva la verit delle parole di sua madre. Ma la famiglia non si sarebbe mai riunita finch il figlio perduto non fosse ritornato.
Paolo. Era sparito pi di quattro anni prima, nello stesso momento in cui Fausto, il pi grande dei fratelli, era stato ucciso. Amanda non aveva compreso appieno cosa fosse successo, e non aveva mai chiesto spiegazioni.
Sapeva solo che Paolo aveva discusso con i genitori ed era fuggito di casa; Fausto gli era andato dietro, ma da qualche parte nei boschi erano stati entrambi attaccati dai briganti, e Fausto era rimasto ucciso. Il corpo dell'altro fratello, invece, non era mai stato ritrovato.
Fausto era stato sepolto fuori Corinium con tutti gli onori dovuti all'erede dei Cironii. Ma il dolore per la perdita di Paolo era stato tale che Amanda non aveva mai sentito n sua madre n suo padre menzionarne di nuovo il nome. Era come se la terra l'avesse inghiottito tutto intero, o come se fosse svanito in uno sbuffo di polvere. Amanda non sapeva se gli avessero attribuito la responsabilit della morte di Fausto. Non sapeva se fosse scappato o caduto in schiavit; e pur avendo pregato per lui quasi tutti i giorni, non sapeva neppure se fosse ancora vivo.
Ricordava solo frammenti della notte in cui se n'era andato, quella notte in cui urla di voci maschili avevano tuonato sopra il tavolo da pranzo, in cui i venti spietati avevano sventrato la comba e strappato delle tegole dal tetto, scagliandole sulle fluttuanti cime nere degli alberi. Ad Amanda, che allora aveva solo undici anni, era stato ordinato di lasciare la stanza, dove aveva pregato a lungo e con forza perch la tempesta si placasse.
Dio, nella sua insondabile saggezza, aveva risposto in parte alle sue preghiere, calmando la tempesta, quando per Paolo e Fausto se n'erano gi andati di casa. Il pomeriggio successivo sua madre era arrivata nella sua stanza per dirle che Fausto era stato trovato morto e Paolo era disperso. Prega per i tuoi fratelli, Amanda, le aveva detto.
Quasi ogni mattina, da quel giorno, Amanda aveva pregato per il ritorno di Paolo. Ma lui non era ancora tornato. E se fosse apparso ai cancelli della villa solo tra tanti anni? Se n'era andato gi da cos tanto tempo; ormai avrebbe potuto addirittura trovarsi in Cina, all'estremit orientale del mondo, oppure vagare per i deserti dell'Africa o tra i ghiacci di Thule. Al suo ritorno, se mai fosse avvenuto, Amanda avrebbe potuto essere sposata e vivere al di l del mare.
Il pensiero sconfortante del matrimonio mitigava la fantasia infantile che Paolo potesse rientrare a Silvanicum in qualunque momento. Non avrebbe dovuto continuare ad aggrapparsi a quel sogno. Erano gi passati quattro anni ormai. Fausto e Paolo erano perduti, e Luca, per quanto Amanda gli volesse bene, non era adatto a guidare la famiglia. Tutto ci lasciava solo lei a difendere l'onore dei Cironii; e se il matrimonio era l'unico modo per farlo, allora si sarebbe sposata.
Prese uno specchietto che giaceva sul suo scrittoio ed esamin la propria immagine riflessa. Se si stava trasformando in una donna, di certo avrebbe dovuto accorgersene. E in effetti, mentre girava il mento prima da una parte e poi dall'altra, le parve di riuscirci; su quella superficie di rame lucidato, che le ammorbidiva il volto dandogli una calda sfumatura dorata, scorse una nuova definizione dei tratti delle guance e della mascella. Guard in profondit nei propri occhi, che apparivano nocciola sul rame, anche se sullo specchio di vetro di sua madre si rivelavano, in realt, di un grigio pi incerto.
Aveva il naso lungo e stretto - tipico dei Cironii, come diceva suo padre - la fronte alta, e i capelli castani di una pienezza cos naturale che di solito li lasciava com'erano, senza acconciature particolari. Quando prov un sorriso, rimase compiaciuta dal modo in cui le si sollevavano le sopracciglia, dando alla sua espressione un'apertura che immaginava capace di affascinare, mentre la lucentezza dei denti le confermava l'utilit della pulizia quotidiana con la polvere acida che usava a tale scopo.
Amanda pos lo specchietto sul tavolo. Si stava trasformando in una donna, e anche molto bella.
Quel pomeriggio, al tavolo da pranzo, avrebbe portato un umore leggero e un contegno piacevole, parlando poco e osservando pi da vicino il comportamento di sua madre. Non aveva bisogno del modello di Ottavia, morta da tanto tempo, come guida, avendo davanti a s quell'ideale modello vivente di femminilit.
Amanda and in sala da pranzo non appena venne una schiava a chiamarla. Suo padre aspettava l da solo, rilassandosi su una sedia imbottita. Indossava una tunica leggera e odorava di oli profumati. Aspetta, le disse, alzando una mano per non farla inginocchiare davanti a s. Resta l per un momento. La ragazza stette in piedi mentre il padre la esaminava, sorridendo. Proprio come pensavo, disse. Sei persino pi carina di quanto ricordassi. Molto bene!. Allung le braccia verso di lei, che le prese e si chin per consentirgli di baciarla. Ora, onorata figlia, temo che il tuo vecchio e sciocco padre non fosse dell'umore migliore prima, e per questo si scusa.
Non scusarti, Padre, disse Amanda con un sorriso.
No, no,  stato crudele da parte mia farmi prendere dagli affari in quel modo dopo un'assenza cos lunga. Se riuscirai a perdonarmi, mi considerer il padre pi fortunato e pi indegno.
Allora d'accordo, Padre, disse Amanda, rincuorata dal fatto di vederlo tornato al suo solito buonumore. Sei perdonato.
Bene. Ora siediti accanto a me. Aspettavo qualcuno per cominciare a mangiare. Il mio stomaco si sta agitando come un pollo stordito. Si chin verso la tavola bassa di fronte a loro, imbandita di piatti di carne fredda, formaggio, frutta, pane e insalata, e prese uno spicchio di pera. Dimmi come  stata tua madre, con sincerit. Lei non permette mai che io mi preoccupi. Il mese scorso, quando sono venuto a sapere della sua febbre, solo le rassicurazioni della lettera del suo medico mi hanno trattenuto dal correre a casa da Londinium quel giorno stesso.
Il medico aveva ragione, Padre. La febbre non era troppo alta, ed  rimasta a letto solo per un paio di giorni, dopodich si  alzata di nuovo come se nulla fosse accaduto.
Sono contento di sentirtelo dire. E dato che ci diciamo solo la verit, dimmi se e quanto tuo fratello  riuscito a rendersi utile da quando  tornato.
Amanda deglut, riflettendo sulla risposta da dare. Come avrebbe potuto edulcorare la verit senza soffocarla del tutto? Lanci un'occhiata verso la porta. Sper che sua madre apparisse presto. Dopo essere stato a Treviri, qui gli  sembrato molto tranquillo, credo, azzard. Per trascorre molto tempo fuori nella tenuta. Ogni giorno, in effetti. Non disse che si trattava solo di spedizioni di caccia, a causa dello scarso interesse di Luca per le questioni agricole. Di certo suo padre l'aveva gi saputo da Formoso, il responsabile della tenuta.
Agno grugn e prese una coscia di pollo. Strapp un pezzo di carne e se lo cacci in bocca, masticando mentre parlava. Tuo fratello  l'ultima speranza per questa famiglia, e ci condurr alla rovina definitiva.
Amanda non riusc a trovare una risposta adatta a quell'osservazione. In quanto figlia, poteva dire le cose solo fino a un certo punto. Fu sollevata quando ud dei passi risuonare nel corridoio e una sagoma apparire alla porta. Era Sulicena, la schiava di sua madre, ma aveva un'aria sconvolta.
Si rese subito conto che era accaduto qualcosa di terribile. Salt in piedi mentre suo padre chiedeva con urgenza quale fosse il problema; senza neanche fermarsi per infilarsi le pantofole, oltrepass di corsa Sulicena, raggiungendo il corridoio principale prima di accorgersi di non saper dove andare. Si mise a correre verso le stanze dei suoi genitori, ma sent dietro di s la voce della serva: Signora Amanda, non da quella parte!. La ragazza fece una brusca frenata sul pavimento lucidato, e si volt in tempo per vedere suo padre precipitarsi verso il pomario. Si affrett dietro di lui, seguendolo verso il punto in cui Sulicena li stava conducendo.
L, in un angolo tranquillo del giardino, mezzo nascosto tra l'erba ai piedi nodosi di un melo, giaceva immobile un corpo vestito di bianco. Era quello di Fausta. La donna stava sdraiata di fianco, rannicchiata come una neonata. Agno fu il primo a raggiungerla, inginocchiandosi e girandola sulla schiena. Le prese le guance tra le mani e avvicin il viso al suo, chiamandola ripetutamente. Le palpebre della donna guizzarono e si aprirono.
Amanda si lasci cadere sull'erba all'altro fianco della madre, stringendole forte una mano e premendosela sulle labbra. Sent il calore della sua carne, e le premette due dita sul polso sottile per sentirne le pulsazioni. Era viva; le era tornata la luce negli occhi; il buio, terribile vuoto era svanito.
Sulicena, disse Agno, porta qui Alipio. Digli di mandare subito a chiamare il medico. Vai, presto!. Sulicena annu e corse all'interno della villa, con le lacrime che le rigavano il viso. Agno guard sua moglie negli occhi. Riesci a sentirmi, Fausta? Dimmelo se ci riesci.
Fausta rivolse al marito uno sguardo instabile, poi guard Amanda, per lasciare infine ricadere la testa all'indietro, chiudendo gli occhi con un'espressione di grande stanchezza. Un gemito le sal dalla gola. Agno la prese in braccio e, cullandola dolcemente, la port dal pomario alle loro camere. Amanda stava al suo fianco, tenendole stretta la mano. Una schiava si trov pronta ad aprire la porta del bagno non appena si avvicinarono, mentre un'altra li attendeva con una bacinella di acqua fredda e un asciugamano di spugna sulla spalla. Agno pos la moglie sul letto, dove lei giacque flaccida, con gli occhi ancora chiusi e il petto che si sollevava e si abbassava piano. Lascia l'acqua sul tavolo qui, disse Agno alla giovane serva. Poi vattene, mia moglie ha bisogno di tranquillit.
Dalla porta provenne una voce tremante. Si  fatta male?. Era Luca.
Agno non sollev neppure lo sguardo. Non c' bisogno di te qui.
Luca si abbass per un istante a guardare sua madre, stringendo le labbra. Con un'ultima occhiata alla madre semicosciente e ad Amanda, e col dolore dell'ingiustizia che gli bruciava sul viso, lasci lentamente la stanza.
Prendendo l'asciugamano e immergendone un angolo nell'acqua, Amanda si appollai in cima al letto e prese a inumidire la fronte della madre, mentre Agno le passava un dito sulla guancia pallida.
Le labbra della donna si schiusero, e un'unica parola ne usc, appena udibile e pronunciata come in sogno. Paolo....

4.

Tu sei un'anima che porta un cadavere, come diceva Epitteto.
Marco Aurelio, Ricordi.

Eachna aveva sentito parlare degli uomini del sud e dell'impero di Roma, delle sue citt di pietra circondate da mura, ma la sua immaginazione non l'aveva preparata a Luguvalium. Dal molo sul fiume, sal con Ludone e i suoi fratelli lungo la strada che conduceva alle porte della citt. Tenne gli occhi verso terra, davanti a s, e cerc di non attirare l'attenzione. Le poche volte che os alzare lo sguardo intravide un panorama cos diverso da quello a cui era abituata da farglielo riabbassare in fretta. Non aveva mai visto un posto del genere, n nella terra in cui aveva trascorso la sua infanzia - riu, al di l del mare - n sulle colline settentrionali della Britannia dove aveva vissuto da schiava. Mentre attraversavano le porte, nell'aria fresca, Eachna si sent come una mosca che si avvicina lentamente alla tela di un grosso ragno, costruita nella pietra: strade diritte si dipartivano in ogni direzione, e da ogni parte sciamava una moltitudine di persone, a decine o forse a centinaia, che confluiva verso Ludone e si contendeva rumorosamente la sua attenzione. Vide mani dare brusche pacche e strattonargli la tunica, mentre un uomo s'inginocchiava e gli baciava i piedi nudi come fosse un re.
Eachna rimase al suo fianco, addentrandosi insieme a Ludone nella ragnatela ed evitando gli sguardi che sentiva su di s. Giunsero a un recinto con un alto steccato di legno, e la ragazza fu guidata all'interno da uno dei fratelli. Si ritrov in un piccolo cortile pavimentato con un pozzo e alcuni meli. Un lato era separato dalla strada dal recinto, mentre gli altri tre erano cinti da edifici di pietra. Si volt, cos da trovarsi di fronte il cancello doppio che un fratello stava sprangando, mentre le costruzioni incombevano dietro di lei e ai suoi lati. Il sole era calato dietro un tetto e la poca luce che ancora restava sfiorava i rami pi alti dei meli. Sembrava una sorta di caverna creata dall'uomo. Era convinta che in quel luogo avrebbe potuto sentirsi al sicuro.
Ludone la guid all'interno di uno degli edifici e le mostr la piccola stanza che sarebbe diventata sua. Le diede nuovi abiti, le fece portare un nuovo letto e una tinozza per lavarsi tutti i giorni, e le disse in poche parole di mangiare quando aveva fame, di lavarsi quando era sporca e di dormire quando era stanca. Sarebbe stata sua serva, ma servendo lui, serviva Cristo e, servendo Cristo, serviva se stessa.
Oltre a lavorare quotidianamente in cucina e occuparsi della casa e del cortile, Eachna aveva il dovere di alzarsi ogni mattina prima dell'alba e di sedersi con Ludone mentre pregava. Dopo la preghiera, un giovane diacono di nome Giuliano la accompagnava nell'alloggio del suo superiore e le insegnava il latino per met della mattinata, lasciandole il tempo di esercitarsi con ci che aveva imparato fino a mezzogiorno, ora in cui riprendeva le faccende domestiche, per poi ripassarlo con lei la sera alla luce della lampada a olio. Le mostr come il latino potesse essere scritto usando dei simboli e come le parole degli antichi fossero state riportate sulla pergamena utilizzandoli. Se avesse imparato bene la lingua, le disse, le avrebbe insegnato a scrivere.
Eachna e Ludone erano distanti cos come era giusto che fossero una schiava e il suo padrone, soprattutto se si trattava di un padrone con tale autorit, mentre in Giuliano la ragazza vedeva qualcosa di simile a un amico. Non era come gli altri uomini che aveva conosciuto. Aveva modi gentili, quasi femminei, ma nella sua moderazione poteva scorgere una profonda forza interiore, alimentata dall'amore per Cristo. Le piaceva il modo in cui non si curava della massa disordinata di capelli rossi che gli spuntava dalla testa stretta, e quello in cui i suoi occhi verdi spiccavano amichevoli e attenti tra l'acne che gli deturpava buona parte del viso. Quando lui parlava, lei lo ascoltava, e le sue lezioni divennero la parte migliore della sua nuova vita.
Una notte, mentre si trovava a letto, Eachna si svegli all'improvviso. Era circondata dal buio, con la stanza piena di ombre e silenzio che sembravano schiacciarla nella posizione in cui giaceva. Non poteva muoversi. Gli oggetti presero lentamente forma intorno a lei, emergendo dall'oscurit: il tavolo accanto alla finestra, il sostegno per la torcia sul muro. La porta era aperta. Sulla soglia c'era una figura acquattata, una sagoma scura contro la debole luce del corridoio.
Sapeva che si trattava del suo vecchio padrone. L'aveva trovata. Tent di alzarsi, ma le membra non le obbedivano e non riusc a gridare. La figura avanz zoppicando lentamente, attenta a non fare rumore, e tir fuori una mannaia da dietro la schiena.
Era sempre pi vicino. Si chin su di lei. Ne riconobbe il tanfo. Sent delle gocce cadere dal volto dell'intruso sul suo, e si accorse che si trattava del sangue che colava da una terribile ferita aperta, l dove un tempo era stato il suo occhio sinistro. L'uomo non disse nulla, ma allung la mano libera e le tir via la coperta. Le afferr la caviglia nuda. Sollev la mannaia e la cal con un colpo secco, tagliandole il piede come un qualsiasi pezzo di carne.
Eachna url, ma non emise alcun suono. Non riusciva a muoversi.
Lentamente, quasi con dolcezza, le prese l'altra caviglia. Sollev di nuovo la mannaia e la fece calare. La lama tagli carne e osso.
L'uomo le afferr quindi il polso destro e lo schiacci contro il materasso. Appoggi con cura il filo della lama sulla pelle. La ragazza avvert il metallo freddo e affilato, umido del suo stesso sangue. Prov a implorare piet. Chiam a raccolta ogni briciolo di volont per muovere la mano, ma la carne intorpidita non le rispondeva.
Il suo vecchio padrone la fiss con sguardo spento e sollev la mannaia.
La porta si spalanc e una nuova figura si precipit nella stanza. Nello stesso istante il vecchio padrone di Eachna scomparve, e lei si tir su barcollando, ancora avvolta nella coperta. Poteva udire il proprio respiro affannoso. Tremava ed era madida di sudore.
La figura si avvicin al fianco del letto. Era Giuliano. Riposa, sorella, le disse. Sei al sicuro. Ho sentito il tuo respiro da fuori.
Lui era qui.
Sei sola. Stavi sognando.
Poteva ancora avvertire quella presenza accanto a loro. Voglio della luce.
Giuliano si alz e and alla porta, dove si trovava una schiava. Le chiese di portare una lampada, quindi torn a sedersi sul bordo del letto. Chi hai visto?, chiese.
Il mio padrone.
 stato un sogno, Eachna.
No. Ero sveglia.
La schiava torn con una lampada accesa. Giuliano le disse di appoggiarla su uno sgabello accanto al letto e la conged. Eachna scese dal letto e prese la lampada. La sollev sopra la testa e la us per esaminare ogni angolo della piccola stanza. Non c'era nessun altro l, e non avrebbe potuto scappare in nessun modo. Alla fine poggi di nuovo la lampada sullo sgabello e torn a letto.
Tieni la lampada accanto al letto, le disse Giuliano. Io rester seduto e pregher per te stanotte.  stata un'illusione della mente, nient'altro.
La ragazza chiuse gli occhi, ma non os dormire ancora quella notte. Il suo vecchio padrone doveva aver trovato una strega che aveva accettato di trasformarlo in un fantasma. Ci aveva messo dei giorni per trovarla, ma ora sapeva dov'era e sarebbe tornato senz'altro.
Lo fece la notte seguente. Questa volta non venne interrotto, e la ragazza rest indifesa mentre le tagliava via i piedi e la mano che le restava. Si ritir silenziosamente dalla stanza, lasciandola distesa nell'oscurit, muta e paralizzata, con il sangue che colava dal polso e dalle caviglie sulla paglia del materasso, finch la luce dell'alba non si insinu attraverso la finestra.
Alla fine la vita torn a scorrere nelle sue membra. Aveva ancora i piedi e la mano. Il materasso era asciutto. Si gir su un fianco e si copr il viso con la coperta.
La notte successiva rest sveglia, nel letto, fino a che non si furono tutti ritirati, quindi lasci la sua stanza, percorse in silenzio il corridoio e apr con cautela la porta che dava sul cortile. Si mise seduta sul lastricato, con la schiena appoggiata al pozzo, una coperta avvolta attorno al corpo contro il freddo, e le mura del cortile come corazza contro il mondo esterno. Ascolt gli strani rumori notturni della citt, i richiami dei cani, le grida degli ubriachi e dei neonati portati dal vento che frusciava tra gli alberi di mele. Sopra la sua testa, i pipistrelli volteggiavano su un cielo stellato. Finch teneva i pensieri sotto controllo sapeva che il suo padrone non poteva trovare il modo di entrarvi.
Il giorno dopo, Ludone part con un gruppo numeroso per un viaggio lungo il Vallo allo scopo di predicare e officiare presso i cristiani che vivevano in quelle zone. Sarebbe stato via per due settimane, portando con s Giuliano, insieme ad altri diaconi, preti e credenti. Eachna doveva restare l, a sbrigare i lavori domestici quotidiani e a esercitarsi con il latino che aveva imparato.
And con gli altri schiavi a guardare la processione del vescovo che lasciava la citt. Era la festa di Beltane, il primo giorno di maggio, e la gente aveva decorato le gronde delle case con biancospino e sorbo rosso e acceso un paio di fal ai lati delle porte della citt per purificare tutti i viaggiatori che le attraversavano. Ludone aveva pubblicamente denunciato quelle superstizioni, ma neanche la sua congregazione lo aveva ascoltato. Quando condusse la processione attraverso le porte, si ferm tra i due fal e preg Cristo affinch conquistasse i loro cuori e vi accendesse il fuoco della fede. Le fiamme lo ignorarono, cos come la gente.
Eachna guard la processione avviarsi lungo la strada orientale, con i preti che sudavano nei loro pesanti abiti talari - mezzo nascosti dalle nubi di incenso che si avvolgevano in spirali intorno a loro, provenienti dai turiboli che facevano oscillare - seguiti dai diaconi, tra cui Giuliano, che cantavano salmi e portavano un vessillo di stoffa bianca ricamato con un Chi Rho nero, il simbolo di Cristo. Dietro di loro avanzavano i fedeli: uomini, donne, vecchi e giovani insieme con scarpe ai piedi, bastoni e simboli di devozione intorno al collo. Infine venivano i penitenti, che espiavano i loro peccati attraverso la pubblica sofferenza. Alcuni camminavano con le scarpe ma senza bastoni su cui far gravare il loro peso, altri senza scarpe e senza bastoni; le ultime a varcare le porte furono tre figure patetiche con vesti lorde e stracciate, i piedi gi anneriti dal sangue e dalla polvere, le membra emaciate e gli occhi incavati e cerchiati di rosso, i cui lamenti, mute preghiere per la liberazione dell'umanit, si levavano in cielo insieme al fumo dei fal.
Ludone era partito, e Giuliano con lui. Il cuore di Eachna sprofond. Se non erano riusciti a proteggerla quando erano l, cosa avrebbe potuto fare lei ora che erano partiti? Trascorse la giornata stanca e in solitudine, in ansia perch prima o poi avrebbe dovuto dormire e ricevere un'altra visita. Lavor per tutto il giorno in cucina e trascorse di nuovo la notte in segreto all'aria fredda del cortile. Quando torn nella sua stanza, si distese sul letto, esausta, e lott per tenere gli occhi aperti. Si lav la faccia con l'acqua della tinozza e si pizzic il braccio fino a farsi uscire le lacrime. Era chiaro che non poteva restare l. Non aveva altra scelta che scappare finch non fosse riuscita a sfuggirgli una volta per tutte.
Era ancora presto, le prime luci dell'alba spuntavano a oriente. Gli schiavi non si erano ancora alzati. Aveva visto dove il cuoco teneva una chiave di riserva del cancello anteriore del recinto. Strisciando fino alla cucina, camminando piano per evitare di farsi sentire, trov la chiave e si diresse verso il cancello principale. Armeggi con lo strumento poco familiare e infine riusc a inserirlo nella serratura che teneva bloccata la sbarra di legno del cancello. Rimosse il blocco, sollev delicatamente la barra e apr la porta.
Nel viottolo esterno, come un'apparizione, c'era Giuliano. Indossava un mantello con cappuccio, portava un bastone da viaggio nella mano destra e aveva un sacco gettato sulla spalla.
Sorella, esclam sorpreso.
Eachna non si mosse. L'avrebbe presa se avesse provato a correre? E se ci fosse riuscito, che punizione l'avrebbe attesa?
Soffri ancora di incubi di notte?, le chiese, mantenendo la distanza.
Non posso restare qui, rispose la ragazza.
So che non hai dormito. So che trascorri tutte le notti nel cortile. Ma scappare non servir. Qualunque problema tu abbia qui, ti seguir ovunque tu vada.
Non se scappo abbastanza lontano.
Resta, le disse, avvicinandosi al cancello. Combattiamo questa cosa insieme. Se si tratta di un incantesimo maligno, non c' posto migliore di questo per sconfiggerlo.
Mi ha gi trovata, disse con voce debole. Posso solo fuggire.
Lasciami provare, insistette Giuliano. Ti do la mia parola che, se fallisco, potrai andartene. Ti dar anche dei vestiti, del denaro e ti aiuter a partire, senza dirlo a nessuno. Ma non servir, Eachna. Ne ho parlato con il vescovo la scorsa notte. Ritiene che possa essere un demone che ti tortura perch sa che sei stata scelta dal Signore. Mi ha detto di tornare subito e di pregare con te ogni notte finch non sarai libera. Dopo potr raggiungerlo di nuovo. La fede, Eachna, la fede ti protegger. Pregheremo insieme stanotte e io veglier su di te. Ti giuro: nessun demone ti far del male.
Le parole di Giuliano e la stanchezza le fecero passare la voglia di fuggire. Non sapeva se avrebbe avuto la forza di fare anche un solo passo. Non si era mai sentita cos stanca.
Quella notte si distese sul letto mentre Giuliano si inginocchi al suo fianco e preg, chiedendo a Cristo di proteggere quella povera innocente, che soffriva a causa di un demone invocato dagli infedeli. In nome della Trinit, il giovane viet agli spiriti maligni di entrare nella stanza, nell'area recintata, nella citt. L'ombra della morte, oltre la quale nessun demone poteva mettere piede, era destinata a ritirarsi nell'oscurit dei territori del nord. Rafforz le preghiere spargendo acqua santa in ogni angolo della stanza, ma soprattutto sulla soglia. Infine, lasci appesa al muro una navicella in cui bruciava l'incenso, per bandire gli spiriti maligni dall'aria.
Una volta completata la cerimonia, Giuliano spense la lampada e si inginocchi di nuovo al fianco del letto. Al buio, mentre il dolce odore dell'incenso la avvolgeva, Eachna ascolt il sommesso mormorio delle sue preghiere.
Il suo padrone non torn quella notte, n le notti successive.

5.

L'uomo cerca di fuggire da se stesso. Ma incapace per lo pi di riuscirci, come si vede, resta attaccato suo malgrado a ci che detesta; si  ammalati e non si conosce la causa del proprio male.
Lucrezio, De rerum natura.

Paolo aveva sperato che lui e Vittore venissero rinchiusi nel posto di controllo meridionale del forte. Da l, avrebbero potuto cogliere tutti gli avvenimenti e i rumori del villaggio, sbirciare dalle finestre e seguire il viavai dei civili e dei soldati, le discussioni notturne tra ubriachi fuori dalla stazione di cambio, i mercanti, i viaggiatori e gli esattori delle tasse che si spostavano lungo la strada militare verso sud. Avrebbero potuto parlarsi dalle reciproche celle, forse persino intimare al mondo sottostante di tacere. Nei giorni soleggiati, il sole si sarebbe insinuato nelle loro piccole celle, garantendo calore e luce.
Invece avevano portato Vittore nel posto di controllo a sud, e Paolo in quello a nord. I muri erano umidi, l'aria mai riscaldata dal sole, stantia e fredda. Le finestre erano poco pi che feritoie difensive attraverso cui Paolo non poteva scorgere insediamenti, n segni di vita umana, eccetto un occasionale filo di fumo proveniente da un camino da qualche parte tra le colline, o un mercante o una pattuglia sulla strada verso nord. Gli unici suoni che sentiva erano le voci attutite dei soldati di guardia l sotto - che si rifiutavano di parlargli - il raspare dei parassiti e degli insetti tra la paglia e il vento che fischiava entrando dalle finestre. Anche quando il cielo era sereno, le finestre non smettevano mai di sussurrare; il loro sospiro delicato a volte si levava fino a divenire un sibilo, uno stridio, o addirittura un lamento, quando le nubi si ammassavano alte sul confine del mondo e avanzavano sul terreno incolto. Una volta vide un piccolo convoglio, due carri trainati da buoi seguiti da un drappello di soldati di fanteria e quattro uomini incatenati, diretto verso le colline. Gli uomini incatenati erano vagabondi, ladri e assassini condannati, a cui era stata offerta l'opportunit di combattere nella guerra al nord piuttosto che morire o finire schiavi nelle miniere di stagno. Nel corso degli ultimi due anni, Paolo aveva visto molti uomini trascinati a nord. Ogni volta quello spettacolo gli aveva ricordato quanto fosse fortunato a essere stato assegnato a Vercovicium.
Non riusciva a capire per quale motivo il tribuno li avesse condannati a quella pena invece che alla fustigazione. Se aveva voluto compiere un atto di clemenza, incredibile per Bauto, si era sbagliato, perch dal momento in cui la porta della cella si era chiusa dietro di lui, Paolo non era riuscito a pensare ad altri che a Rosa, e sapeva che la ragazza sarebbe stata al centro dei suoi pensieri per tutto il mese.
Paolo non era mai stato incatenato al palo della gogna nel campo di Marte, n era stato mai frustato, ma aveva visto altri subire quelle punizioni. Aveva visto quegli uomini gridare e cadere in ginocchio con la schiena squarciata dai colpi, implorare piet, perdere i sensi; sapeva quanto fosse doloroso. Ma li aveva anche visti riprendersi. Una fustigazione non era mortale. Anche con la carne che gli penzolava dalla schiena, lui e Vittore sarebbero stati in grado di proteggere Rosa. Imprigionati, invece, non potevano fare niente. Non riusciva a dimenticare il modo in cui Brasso aveva ammiccato. Con Orso ormai morto, finch Paolo e Vittore fossero stati in prigione nessuno avrebbe potuto impedirgli di fare quel che voleva.
Ogni giorno le guardie portavano a Paolo una scodella di porridge, un pezzo di pane, e a volte anche un frutto. Gli davano anche un secchio pieno d'acqua, che lui usava per urinare e defecare dopo averlo svuotato. I suoi escrementi divennero il banchetto quotidiano degli scarafaggi, mentre il suo corpo era il loro parco giochi. Dimenticava Rosa solo quando era troppo affamato persino per pensare, e si riempiva la bocca con le misere razioni come un animale. Di notte guardava le stelle attraverso le piccole feritoie che aveva come finestre. Pasti e stelle divennero i punti fermi della sua esistenza. Per il resto, il tempo divenne una massa grigia e arbitraria che si dilatava o si ripiegava su se stessa al di l della sua comprensione: le ore passavano come se fossero minuti e pochi attimi sembravano durare un'eternit.
A ogni modo, i giorni passarono. Nell'ultima settimana della sua condanna, Paolo ricevette in cella la visita di una persona che non vedeva da pi di quattro anni, e che non si aspettava di rivedere.
Era mattino inoltrato, ma il locale non era molto pi luminoso del solito. Eppure persino in quell'oscurit not che il nuovo venuto indossava il lungo, grezzo abito di un chierico cristiano. Paolo rest dove si trovava, seduto in un angolo della cella, sotto una delle finestre, senza dire niente. Sapeva che i religiosi che operavano con il vescovo a Luguvalium a volte passavano da Vercovicium, e spesso mostravano la loro devozione facendo visita agli afflitti prigionieri. Lui, per, non aveva alcuna voglia di ricevere la loro carit.
La porta si chiuse alle spalle del chierico, il quale rimase l a coprirsi la bocca e il naso con la manica per difendersi dal tanfo e cominci a cercare nell'oscurit. Alla fine individu il prigioniero, abbass la manica e avanz al centro della cella. Si accovacci. Come ti chiami, fratello?, chiese. La voce suon pi giovane di quanto Paolo si aspettasse. Aveva ancora i toni incerti dell'adolescenza. Il mio nome  Giuliano. Sono stato mandato dal vescovo Ludone. Sei un cristiano?.
Paolo lo guard. Mentre seguiva con lo sguardo i tratti del viso del chierico, si sent all'improvviso al centro di un grosso vortice: le pareti della cella calarono e si allontanarono, facendolo sprofondare in una voragine, al centro della quale, immobile come una roccia, c'era un paio di familiari occhi verdi.
Il chierico slacci dalla cintola una zucca, usata come recipiente. Tieni, disse. Prendi del vino.
Paolo afferr meccanicamente la zucca e se la port alle labbra. Solo grazie alla dolcezza del vino, alla lenta sensazione provocata da quel sapore strano e vivido, si convinse che non si trattava di un sogno. Studi la massa disordinata di capelli rossi che copriva la fronte del chierico, le sue guance scavate. Anni prima quello era il volto di un tranquillo scolaro, stranamente devoto, e ora non lo sorprendeva vederlo coperto dal cappuccio di una tonaca.
Il primo impulso di Paolo fu quello di abbassare lo sguardo e coprirsi il viso come meglio poteva; ma era troppo tardi. Si accorse che il chierico lo fissava con attenzione. E quando lo riconobbe, inspir bruscamente e deglut.
Paolo?, gli chiese.
Con una certa riluttanza, il soldato incroci il suo sguardo. Giuliano.
Giuliano si alz in piedi e and alla finestra pi lontana, come in cerca d'aria. Chiuse gli occhi e la grigia luce del mattino gli rischiar il viso. Paolo not le sue labbra muoversi rapide in una preghiera silenziosa. Alla fine il chierico apr gli occhi e studi l'uomo che aveva di fronte. Inizi a parlare, ma si zitt all'improvviso, soffocando le lacrime. Dopo un respiro profondo disse: In nome di Dio, non ho mai smesso di pregare per te, Paolo, in questi quattro anni. Sapevo nel mio cuore che eri ancora vivo. Temevo che ti avessero fatto prigioniero per ottenere un riscatto, e persino che ti avessero ridotto in schiavit. Ma vederti buttato in una prigione come questa.... Si ferm di nuovo cercando le parole. Riattravers la cella a grandi passi e si chin di fronte al cugino; poi parl in fretta, con tono sommesso: Sapevo che doveva esserci un motivo, sapevo che qualcosa mi attirava a nord. Se fossi puro di cuore, potrei accompagnarti fuori da questo posto: le guardie cadrebbero di fronte a noi e serrature e porte si aprirebbero da sole, come quando il Signore liber san Pietro dalla prigione di Erode! So di non essere degno di un tale miracolo, ma Dio ti liberer tramite me, Paolo, tramite il miracolo delle parole e il potere del cuore degli uomini. Con calma, per, dobbiamo fare tutto con calma. Torner a Luguvalium e dir al mio vescovo che ti ho trovato. Poi scriver ai vescovi Gregorio e Martino e a tuo padre, e ti libereremo da chiunque sia stato a metterti qui. Ti riporteremo a casa!.
Paolo non riusc ad ascoltare altro. Suo cugino aveva adottato non soltanto l'abito di un uomo di Chiesa, ma anche l'atteggiamento: emotivo, ansioso, sempre pronto a versare lacrime e a celebrare lodi al cielo. Sembrava convinto che lui avesse trascorso gli ultimi quattro anni in quella cella. E stava attribuendo quell'incontro fortuito alla divina provvidenza! Paolo non aveva bisogno del suo aiuto. Non voleva tornare a casa. Si alz in piedi controvoglia, mentre Giuliano si alzava con lui. Risparmia le tue preghiere, gli disse. Fra tre giorni mi faranno uscire.
Giuliano rest perplesso. Si guard intorno nella cella fetida. Fra tre giorni? E allora perch....
Sono un soldato, cugino. Sono qui perch ho picchiato un superiore. Questo forte  la mia casa, adesso. Torna dal tuo vescovo. Non  stato Dio a mandarti qui. Dimentica di avermi trovato, per favore. Vai via.
Giuliano rest immobile, la fronte incurvata in un profondo cipiglio. Ma... non capisco. E la tua famiglia?
La mia famiglia  qui.
La tua vera famiglia, Paolo. Tuo padre e tua madre. Amanda e Luca. Li hai gi dimenticati?
Stanno meglio senza di me. Che genere di figlio sarei, se tornassi ora?
Un figlio perduto e poi ritrovato. Uno che  stato pianto e di cui coloro che lo amavano, e in particolare Amanda, hanno sentito la mancanza. Lei ancora prega per te. Ma non sa se pregare per la tua vita o per la tua anima. Come puoi volere che soffra cos?.
Paolo non aveva risposte. Di tutto ci che si era lasciato alle spalle, era la sorella a mancargli di pi. Aveva solo undici anni all'epoca. Ricordava molto bene la sua innocenza, il suo sorriso intelligente, il modo in cui erano soliti tormentare i loro fratelli e farsi le boccacce in chiesa. Era doloroso ricordare tutte quelle cose, pensare a quanto profondamente doveva averla ferita, e perci aveva imparato a non ricordare pi. Con il tempo gli era riuscito semplice non pensare a certe cose. Ma ora, con Giuliano in piedi davanti a lui, trovava impossibile allontanare dalla mente il pensiero di Amanda.
Fu travolto da un mare di altri ricordi a lungo sopiti: immagini del mondo raffinato delle citt del sud, dei ricchi che erano soliti recarsi alla villa di Silvanicum o alle loro residenze di Corinium e Londinium, che facevano dondolare i frustini lungo il fianco ed evitavano le pozzanghere con le loro raffinate scarpe nere. Ricordava i suoi precettori di un tempo, statue dai musi lunghi che parlavano di rado senza utilizzare le parole degli antichi; ricordava di aver scambiato la bacchetta dell'insegnante di grammatica con la verga di betulla di un istruttore militare, e il cuscino di piume di casa sua con uno di paglia.
E che ne  del tuo dovere come erede?, domand Giuliano.
Paolo boccheggi per la sorpresa, che gli provoc anche un attacco di tosse. Si pieg in due, aspettando che gli spasmi che gli contraevano il petto si placassero. Il mio dovere come erede?, chiese. Ascolta, cugino. Pensi che dovrei essere io l'erede, dopo ci che  accaduto?.
Giuliano lo guard con sincera partecipazione. Ci che  accaduto a Fausto.... Scosse la testa. Posso capire che ti senti colpevole per la sua morte, Paolo. Ma non devi. Tuo padre non te ne darebbe mai la colpa. Sarebbe felice di riaverti a casa.
Ecco un'altra illusione della fede di Giuliano, pens Paolo. Suo padre non sarebbe stato felice di vederlo tornare. Avrebbe maledetto il suo nome e lo avrebbe buttato fuori dalla villa. E lui non si sarebbe meritato niente di meglio, in effetti.
Dio sa che le tue mani non sono sporche del sangue di Fausto, insistette Giuliano. I suoi assassini portano il peso del loro peccato. Non devi portarlo tu per loro.  questo che ti ha tenuto lontano da casa per tutti questi anni? Non devi biasimare te stesso solo perch sei sopravvissuto.
Perch sono sopravvissuto..., mormor Paolo. Non capiva. Gli assassini di mio fratello?
I briganti, rispose Giuliano. Tuo padre mand degli uomini a inseguirli, ma non furono mai catturati. Trovarono solo il corpo di Fausto al vecchio tumulo. Tutti pensarono che tu fossi stato fatto prigioniero per chiedere un riscatto. Nessuno ha mai immaginato che ne fossi uscito sano e salvo. Devi tornare a casa, cugino, capisci?.
Paolo comprese l'amara verit. Giuliano si sbagliava. Non c'era stato alcun brigante al vecchio tumulo, solo i due fratelli. Nessun altro aveva visto quello che era accaduto quella mattina. In seguito, lui era fuggito verso nord, senza fermarsi per giorni.
Si allontan da Giuliano e and verso la finestra pi vicina, poggiando le palme delle mani ai lati della feritoia. Chiuse gli occhi per pensare.
Aveva sempre supposto che la verit sul suo crimine fosse nota a tutti a casa sua. Non aveva tentato di nascondere il corpo, e non aveva neanche mai avuto intenzione di negare alcunch, se fosse stato catturato. Eppure, ripensandoci, si ricord che a quel tempo un gruppo di banditi provenienti dalle montagne occidentali aveva razziato alcune fattorie nelle vicinanze. Sarebbe stato naturale per le persone supporre che fossero responsabili anche dell'uccisione di Fausto.
Puoi tornare a casa, una voce disse a Paolo. Non  necessario che qualcuno venga a saperlo.
Per un attimo fu allettato dall'idea di non dover subire n condanne n pubblico disonore. Sarebbe potuto tornare a casa e reclamare il suo diritto di nascita. Subito dopo, per, il suo stomaco si contrasse al punto da farlo quasi vomitare, facendogli comprendere che non sarebbe mai stato capace di convivere con una tale menzogna.
Apr gli occhi. In quattro anni non aveva visto n sentito nominare nessuno della sua vita precedente, e a poco a poco aveva desiderato che tutti svanissero dalla sua memoria come fantasmi, insieme al resto. La presenza di Giuliano, invece, li aveva riportati in vita. Torn a guardare il cugino e, accanto a lui, gli parve quasi di vedere anche i suoi genitori, con Amanda e Luca al loro fianco, e in compagnia di Alipio, Formoso e del corpulento Arcadio. Dietro di loro, infine, un'ombra cupa prese forma nell'oscurit: era quella dell'ultimo componente della famiglia che aveva visto.
Non poteva andare a casa e vivere una vita d'inganno, ma anche la sua vita nell'esercito era basata sulla menzogna. C'era sempre stato un solo sentiero verso la verit, e lui aveva tentato di ignorarlo per quattro anni.
Era arrivato il momento di mantenere la promessa fatta a Vittore, affrontando il giudizio per l'assassinio di suo fratello.
Si volt verso Giuliano, che attendeva in paziente silenzio. Torner a casa, afferm.
In quell'istante la guardia all'esterno batt alla porta. Un grido smorzato attravers le spesse tavole di quercia: Tempo scaduto!.
Devo andare, disse Giuliano. Allung le mani e afferr le spalle di Paolo, attirandolo in uno stretto abbraccio. Dio ti protegga, cugino. Parleremo di nuovo. Mandami un messaggio a Luguvalium e organizzeremo le cose. Devo scrivere a tuo padre?
Non ancora, rispose Paolo. Prima di proseguire, era necessario che Giuliano sapesse la verit, ma ormai non c'era pi tempo. Ti far sapere e cercher di ottenere un permesso per venire a Luguvalium il pi presto possibile. Cos potremo parlare ancora. Per il momento, cugino, mantieni il segreto. Puoi farlo?
Certo.
La porta si spalanc. Giuliano, guardando il cugino un'ultima volta, si volt e usc. La guardia sprang la porta e Paolo rimase di nuovo solo. Appoggi la schiena contro il muro e scivol a terra.
Era fatta. Aveva giurato di tornare a casa. In qualche modo Giuliano gli aveva dato il coraggio che gli era mancato nei quattro anni trascorsi. Si era creduto coraggioso e forte perch serviva sotto un vessillo militare, perch aveva giurato di combattere e morire per un imperatore che non aveva mai visto. Ma tutto ci non contava: in realt, era rimasto l per paura. Non aveva fatto altro che fuggire da se stesso.
Non sarebbe stato facile ottenere il congedo dall'esercito, ma una richiesta da parte di suo padre al duca e alcuni regali ben scelti a chi di dovere avrebbero funzionato. Si sarebbe dovuto far congedare anche per Vittore, e questo avrebbe complicato ulteriormente le cose. Insomma, per sistemare tutto potevano volerci vari mesi e centinaia di solidi.
In ogni caso, ormai era fatta. Si era impegnato a confessare il suo crimine. Poteva anche essere condannato all'esilio, respinto dal padre, disprezzato dai suoi pari, ma avrebbe affrontato qualunque conseguenza senza lamentarsi, e con tutto l'onore che un uomo come lui poteva ancora rivendicare.
Tre giorni dopo, Paolo fu rilasciato. Marco, un altro soldato della sua squadra, lo attendeva fuori dalla cella. Solo quando inizi a scendere la scala verso il piano terra del posto di controllo, il giovane si rese conto di quanto si fosse indebolito nell'ultimo mese, perch sarebbe addirittura caduto se non ci fosse stato il braccio del suo commilitone. Insieme a lui attravers il forte, oltrepass il granaio e l'ospedale, fino a raggiungere gli alloggiamenti. Quando arriv nel dormitorio, sent che gli era tornata un po' di forza nelle gambe.
Vittore era gi stato rilasciato e si trovava in camerata, appoggiato a uno dei letti, a parlare con l'ex comandante in seconda di Orso, Mozio. Sembrava sfinito, debole, e aveva una folta barba. Sorrise quando vide Paolo, ma i suoi occhi iniettati di sangue emanavano solo una scintilla del vecchio buonumore.
Bene, disse Mozio, squadrando Paolo da capo a piedi con aria critica. Tutti e due, alle terme. Mi sono procurato un paio di lasciapassare e delle tuniche pulite. Datevi una bella ripulita. Porse ai due ragazzi una tunica piegata e un pezzetto di legno ciascuno.
Grazie, semissalis, disse Paolo.
Biarchus ora, lo corresse Mozio, indicando i tondi galloni da poco attaccati sulle spalle della sua tunica. Non so se te l'hanno detto, ma abbiamo anche un nuovo tribuno.
Che ne  stato di Bauto?
Arrestato per corruzione. Il nuovo tribuno  Paolino Massimo. Ricordi la ribellione della Ventesima legione a Deva, lo scorso anno? Ebbene, Paolino era l'uomo che il duca Fullofaude aveva inviato per punire i capi. La maggior parte di loro  finita nell'arena. Vi consiglio di tenervi fuori dai guai, come stiamo cercando di fare tutti quanti.
Senza dire una parola, Paolo e Vittore si misero al passo, attraversando il forte in direzione della porta orientale, oltre la quale, in fondo a un sentiero ai piedi della scogliera, si trovava il complesso delle terme. Le sue caldaie bruciavano tutto il giorno, alimentate dalla legna da ardere accatastata contro le pareti in cumuli ad altezza d'uomo. Neanche il pensiero di un bagno caldo e di una rasatura distolsero Paolo dalle sue preoccupazioni. Voleva chiedere a Vittore cosa sapesse di Rosa e Brasso.
Erano a met del pendio quando Vittore mormor, quasi come se non volesse farsi sentire dal suo amico: Gli taglier la gola.
Paolo non sapeva cosa dire. Le parole e il tono del compagno gli avevano rivelato tutto ci che voleva sapere: Brasso aveva preso Rosa e l'aveva disonorata, e nessuno aveva cercato di fermarlo. Vittore non aveva mai espresso la sua rabbia con tanta chiarezza come in quel momento, con un silenzio innaturale.
Paolo sent la rabbia montare dentro di s. Maledisse Brasso, ma anche se stesso, per la bravata da ubriachi che aveva fatto finire in prigione lui e Vittore, lasciando senza protezione una ragazza innocente. Maledisse il villaggio e il resto della guarnigione per aver guardato dall'altra parte, senza nemmeno tentare di salvaguardare l'onore di Rosa o la memoria del padre. Che genere di comunit poteva lasciare accadere una cosa del genere?
Raggiunsero le terme, mostrarono i lasciapassare al custode e si svestirono negli spogliatoi. Fu doloroso staccarsi di dosso gli abiti, che ormai aderivano alla carne in uno spesso viluppo di peli e sudore. Presero olio e strigili e indossarono sandali di legno. Nel tepidarium distesero i muscoli indolenziti e fecero un po' di esercizio in silenzio; i loro visi scarni e con lunghe barbe erano oggetto di fugace interesse da parte degli altri soldati che usavano le terme. Il caldarium era avvolto da un vapore denso. Sedettero vicini su una panca di legno e si spalmarono l'olio sulle membra e sul tronco, poi a vicenda se lo applicarono sulla schiena e sulle spalle, mentre con gli strigili si sfregavano via il sudore e la sporcizia.
Quando, per poco tempo, ebbero il locale tutto per loro, Vittore parl. L'ha costretta a sposarlo, disse. Non le ha lasciato altra scelta. Sono riuscito a sentirlo dalla mia cella.
Non pensavo avesse avuto il divorzio dalla moglie.
Non l'ha avuto, infatti. Lui sostiene di s, ma non  vero. Gli altri biarchi hanno paura di lui, e agli ufficiali non importa nulla. Ha persino venduto il suo vecchio alloggio e si  preso quello di Orso. Cosa poteva fare Rosa? Niente. Non  colpa sua.
A quel punto entrarono altri due soldati e Vittore non disse pi nulla. Quando furono puliti, lui e Paolo si infilarono nel bagno caldo. La pelle sulle mani di quest'ultimo si era spaccata e aveva sanguinato diverse volte a causa del freddo della cella; per questo le palme gli bruciarono come se stessero andando a fuoco quando s'immerse nell'acqua fumante.
Dopo essersi fatti la barba e rivestiti, tornarono alla porta orientale. Fratello, esord Paolo, non dobbiamo fare nulla di avventato.
Tagliarli la gola non  avventato.  un atto di giustizia.
Ascolta. Mentre ero in prigione  venuto qualcuno da me, un cristiano.
Anche da te? Io ho detto al mio di andare a farsi fottere.
Questo mi conosceva. Era mio cugino. Ricordi la mia promessa, fratello, che un giorno avrei lasciato l'esercito per tornare a casa e ti avrei portato con me?
Me la ricordo.
Ora sono pronto a mantenerla. Sto per partire, e tu puoi venire con me.
Vittore si ferm di colpo. Erano in mezzo ai recinti degli animali, fuori dal muro orientale del forte. Inclin la testa di lato e guard il suo compagno, ovviamente credendo solo in parte alle sue parole e pensando ancora a Rosa.
Paolo aveva sempre partecipato alla felicit del suo amico e non voleva che se ne privasse proprio in quel momento. Rosa pu venire con noi.
Per la prima volta quel giorno, il viso di Vittore si apr al consueto sorriso. Puoi organizzare la cosa?
Mio padre  abbastanza influente da riuscire a procurare a entrambi un congedo onorevole. Brasso non sar che un insetto per lui. Inoltre, se  colpevole di bigamia, il matrimonio non  valido. Dal punto di vista legale, non ha alcun potere su Rosa.
Vittore rise e afferr le spalle di Paolo. Che gli di in cui non credi ti benedicano, fratello!.
Quella sera Paolo fu assegnato all'ospedale. C'era stata un'altra imboscata a nord, nel corso della quale un soldato era stato ferito, e a lui era stato ordinato di sfregare il pavimento di pietra per ripulirlo dopo l'intervento. Il resto della stanza era deserto, l'edificio dell'ospedale era silenzioso. Il ragazzo era esausto, attendeva con ansia la fine dell'ora e la possibilit di un brodo caldo e di una partita a dadi nel dormitorio, prima di poter finalmente scrivere la sua lettera a Giuliano. Sarebbe stato attento a cosa dire, nel caso il vescovo avesse letto la lettera. Di certo non avrebbe scritto nulla del suo crimine. La confessione poteva attendere un nuovo incontro di persona.
Quell'incontro non sarebbe avvenuto molto presto, per. Paolo avvertiva che la vita nella guarnigione era cambiata dalla morte di Orso. Mozio, per quanto fosse un buon soldato, non aveva mai avuto il coraggio di far stare Brasso al suo posto. Persino il centenarius, il comandante della loro centuria, lo temeva. Brasso era ormai il biarchus anziano, pi prepotente e arrogante che mai. Gli altri soldati dicevano che beveva di pi e dispensava punizioni ancora pi severe, e sembravano confidare nel fatto che adesso la sua attenzione si sarebbe rivolta a Paolo e Vittore. Il tribuno non l'avrebbe notato, n gli sarebbe importato. Un nuovo comandante non si sarebbe mai interessato al modo in cui si manteneva la disciplina, purch la si mantenesse.
Come se i suoi pensieri fossero stati premonitori, Paolo sent l'uscio del portico dell'ospedale aprirsi e richiudersi, e poco dopo vide Vittore entrare nella stanza operatoria. Era senza fiato, con gli occhi spalancati per la disperazione. Mi sta inseguendo, ansim.
Che  successo?
Mi dispiace, fratello, ma ho incontrato Rosa nella piazza del mercato. Aveva un taglio sul labbro e un livido grosso quanto una mano sulla clavicola. Cercava di coprirli con i capelli, ma io li ho visti. Mi ha fatto venir voglia di andare a cercarlo per strangolarlo.
Le hai detto niente?
Le ho solo promesso che le cose sarebbero migliorate, niente di pi. Mi guardava come se fossi un codardo! Cos l'ho lasciata, ma Brasso ci ha visti. Ha detto che mi avrebbe picchiato a morte per il solo fatto di averle parlato.
L'uscio sul portico si spalanc. Paolo inizi a muoversi, ma troppo tardi: quando lui e Vittore raggiunsero la soglia della stanza operatoria, la trovarono bloccata.
Era stato Brasso, da solo. Non c'era altro modo di uscire dalla stanza. Indietreggiarono mentre lui avanzava verso di loro, un passo pesante alla volta, con un sorriso sghembo sulla bocca. Rideva tra s, emettendo una serie di sbuffi dal naso che gli dilatavano le narici, interrotti da grugniti animaleschi. In mano aveva una frusta, consistente in un corto manico di legno da cui pendeva un fascio di code di pelle annodate e scorticate alle estremit. Si avvolse le code intorno al pugno, tirandole, mentre posava lo sguardo su Vittore. Sei appena uscito di prigione e ti trovo a parlare con mia moglie: ti squarter come un maiale!.
Biarchus, disse Paolo, pur sapendo che era inutile, non ne hai il diritto. Faremo un reclamo ufficiale al centenarius....
Brasso sollev di colpo la frusta e Paolo istintivamente si accucci.
La cosa divert il biarchus, che accenn un altro paio di movimenti minacciosi con il braccio, come se fosse sul punto di calare la frusta sulla testa di Paolo, e scoppi a ridere vedendolo scappare intorno al tavolo operatorio, fuori dalla sua portata. Si volt quindi verso Vittore, che era indietreggiato verso il muro. Brasso sollev la frusta e, con un ringhio, la cal sul soldato, che aveva sollevato l'avambraccio nudo per difendersi; le punte schioccarono con violenza sulla sua pelle, facendolo urlare di dolore. Vittore si chin, allontanandosi dalla frusta. Si raggomitol per proteggersi e nascose il volto tra le braccia, ma Brasso lo colp di nuovo.
Paolo si guard intorno, disperato, in cerca di qualcosa da usare, e vide una scopa appoggiata contro il muro. L'afferr, brandendola come un bastone, e fece il giro del tavolo per raggiungere il biarchus alle spalle. Lascialo andare!.
Brasso gir la testa e guard verso Paolo. Aveva smesso di ridere. Fece ruotare la frusta con un rapido colpo laterale, ma prese male le misure e colp il manico della scopa. Quindi si volt con rabbia per affrontare l'avversario, sollevando la frusta. Questa volta Paolo non si accovacci n arretr, ma rimase fermo dove si trovava. Non voglio combattere con te, disse. Voglio solo che ci lasci in pace.
L'odio infiamm il volto di Brasso. Dopo quello che mi avete fatto?, rugg. Aggredirmi nel vicolo come una coppia di ratti! Niente prigione per voi! Vi scorticher vivi! Vi strapper ogni fottuto brandello di carne dalle ossa!.
Brasso fece schioccare di nuovo la frusta; ancora una volta Paolo devi il colpo con la scopa. Il biarchus url e fece un passo in avanti. Era folle di rabbia, malfermo sulle gambe, quasi delirante. Rote la frusta un'ultima volta, mettendo tutta la forza nella sferzata, e colp la parte superiore del braccio di Paolo. Questi sent il dolore bruciargli la carne e inondargli la mente. Ma la rabbia e la forza del movimento rotatorio del braccio avevano fatto perdere l'equilibrio a Brasso. I suoi stivali non trovarono appoggio sul pavimento bagnato e l'uomo croll all'indietro, agitando scompostamente le braccia e rompendosi la testa contro le lastre di pietra del pavimento.
Paolo e Vittore si alzarono e guardarono il biarchus. Giaceva sulla schiena, con la frusta ancora stretta nella mano destra. Aveva gli occhi spalancati, ma non c'era pi vita nel suo sguardo. Dalla testa una pozza di sangue inizi ad allargarsi sul pavimento.
Poi udirono un rumore di passi, e Paolo vide sulla porta due degli altri addetti al servizio dell'ospedale. Qualche istante dopo comparve un giovane ufficiale, insieme a una coppia di sentinelle armate.
L'ufficiale guard prima il biarchus morto, poi Paolo e Vittore. Portateli dal tribuno, disse.
Il nuovo tribuno, un ufficiale di carriera gallico, non era incline alla clemenza. Non volle ascoltare le testimonianze di Paolo e Vittore. Sapeva solo che aveva perso un biarchus esperto in una rissa che aveva coinvolto due soldati appena usciti di prigione, e che una simile violazione della disciplina richiedeva la pi dura delle punizioni. Se di norma ci avrebbe significato la morte, per Paolo e Vittore signific l'esilio. Dio era stato benevolo con loro, annunci il tribuno al momento della sentenza. Il duca Fullofaude, comandante in capo delle forze romane in Britannia, aveva bisogno di soldati a nord e non gl'importava da dove venissero.
Li tennero in una cella per due giorni, finch non giunse il nuovo gruppo diretto a nord. Quindi diedero loro cappelli e mantelli con cappuccio e li portarono gi alla porta sul retro del forte, con le mani e il collo legati da una corda. Ad attenderli trovarono una dozzina di reclute guidate da un biarchus dallo sguardo spento, un veterano del nord. I suoi uomini erano giovani e sembravano spaventati; ovviamente si trattava di contadini tutt'altro che volontari, che non erano riusciti a sfuggire alla coscrizione imposta ai loro proprietari terrieri. Brandivano delle lance, ma non avevano armature, spade o scudi, e ai piedi indossavano le economiche scarpe di pelle dei contadini. Quando videro Paolo e Vittore, fissarono con invidia i loro robusti stivali militari, gli unici pezzi di equipaggiamento decenti che avessero consentito loro di tenere.
Quando il convoglio stava per varcare la porta sul retro e immettersi sulla strada verso nord, Mozio arriv con passo veloce lungo il sentiero proveniente dal forte, portando uno zaino. Mise la cinghia sulla spalla di Vittore. Delle razioni per voi, spieg. Un po' di maiale sotto sale che ho rimediato. Li fiss con sguardo risoluto. Ascoltate, ragazzi. Tutti sanno che Brasso ha avuto quel che si meritava, nessuno pensa che sia stata colpa vostra. Io e gli altri abbiamo intenzione di presentare una petizione al centenarius; faremo cambiare idea al tribuno, vi riporteremo a casa. Ci prenderemo cura anche della figlia di Orso. Ma voi dovete tenere duro. Tenete alto l'onore dei Tungri. Avete capito?.
Annuirono.
La pioggia inizi a cadere non appena varcarono la porta sul retro. Grosse nuvole si sollevavano dalla regione montagnosa dei Pitti, e avanzavano strisciando lungo un orizzonte che si estendeva contorto come la spina dorsale di un mostro addormentato. Ben presto un acquazzone invest la disordinata colonna che si trascinava lungo la strada per il nord, la cui superficie discontinua ed erbosa luccicava quasi nera sotto la pioggia. Paolo, in fondo alla colonna, poteva avvertire il pessimo umore di chi gli stava intorno. Di tanto in tanto provava a sollevare lo sguardo dagli stivali, ma la pioggia lo accecava, spingendolo ad abbassare la testa e a concentrarsi sulla strada irregolare sotto i suoi piedi, per cercare di non scivolare a ogni passo. Il suo mantello era bagnato fradicio e pesante, ogni centimetro del suo corpo era inzuppato; l'acqua gli colava anche da un piccolo taglio nel cappuccio, scorrendogli lungo il volto in un rivolo continuo e irritante.
Al termine del primo giorno raggiunsero il primo dei vecchi forti abbandonati, posto su un crinale non lontano dalla strada. Le merlature in rovina si delineavano nella luce sempre pi fioca. Una strada rialzata guid i soldati attraverso quella che un tempo era stata la porta meridionale: era rimasto solo un enorme buco al posto delle due grosse ante di legno originarie. I grossi cardini che le avevano sostenute erano ancora l, conficcati in profondit nella pietra. Un corvo solitario, appollaiato all'ingresso, li osserv passare con sguardo furtivo.
Tutto era bagnato, freddo e buio; persino l'aria pareva immobile, come addormentata, soggiogata dalla pioggia martellante. Seguirono il biarchus nell'edificio pi vicino, che aveva ancora un tetto coperto di tegole. All'interno c'era un arredamento essenziale, con del fieno che stava marcendo. In silenzio, tristemente, i soldati mangiarono le loro umide razioni di fronte a un fuoco e si prepararono per la notte.
Il biarchus tagli le corde che li tenevano legati. Paolo croll sul fieno, esausto. Quella notte sogn di essere di nuovo alla stazione di cambio di Vercovicium. Con lui c'era Giuliano, circondato da soldati ubriachi. Paolo stava cercando di dirgli la verit su Fausto. Gridava con tutto il fiato che aveva per sovrastare la confusione, ma il cugino non riusciva a sentirlo.
Si svegli in un mattino freddo e squallido, con il pallido sole nascente seminascosto dalla nebbia. La loro destinazione distava ancora un paio di giorni. Paolo ricord che Mozio, al momento della partenza, aveva promesso di appellarsi contro la loro condanna. Quel progetto gli faceva onore, ma era destinato a fallire. Non importava. Una volta arrivato a Trimontium, Paolo avrebbe trovato il modo di inviare una lettera a Giuliano a Luguvalium per spiegargli quanto era accaduto. Di certo l'influenza di suo padre sarebbe arrivata fino a lui e a Vittore anche in quella barbara regione selvaggia. Sperava solo che entrambi potessero sopravvivere abbastanza a lungo.

6.

La bellezza, quando  disadorna,  ancora pi bella.
San Girolamo.

Amanda passeggiava lungo il colonnato rivolto verso il cortile superiore di Silvanicum. L'aria fresca del primo mattino di agosto la spinse a tirarsi su lo scialle che le era scivolato dalle spalle. La casa era in agitazione per i preparativi della sua festa di compleanno, che si sarebbe tenuta proprio quel giorno: sentiva il ribollire dello stufato in cucina e lo sbattere dei piatti e degli utensili durante i preparativi del banchetto. I servi erano occupati a preparare le decorazioni nel pomario, mentre dal retro della villa giungeva il rumore della legna scaricata per l'ipocausto delle terme. Tutt'intorno, la comba era battuta da un vento che spirava da occidente, foriero di pioggia.
Ancor prima di raggiungere la stanza, Amanda sent l'odore nauseante di una nube di senape e papavero, traccia persistente degli inutili tentativi di salvare sua madre, e quello ancor pi vago ma ormai familiare di assenzio e miele diluito, che faceva pensare a un medico confuso e scoraggiato. Entr nella stanza in silenzio, aprendo con cautela la porta, e vide che la madre era assopita. Erano trascorsi tre mesi dal collasso di Fausta. Il suo malessere era sempre pi forte di primo mattino, quando raramente era in grado di parlare o di tenere del cibo nello stomaco, ma aveva sempre difficolt ad articolare le parole e i suoi movimenti si erano fatti letargici. Il dottore che Alipio aveva portato dal villaggio era tornato a visitarla di rado. Un blocco della flemma nel cervello era stata la sua diagnosi, pronunciata con mestizia scuotendo la testa. Era arrivato e se n'era andato proprio il giorno prima, probabilmente per l'ultima volta.
Amanda si sedette su una sedia di vimini accanto al letto della madre e preg a lungo e con forza che Dio mostrasse un po' di misericordia per una donna che meritava la vita pi di chiunque altro. Lo preg anche di compatire una figlia che si sarebbe sentita persa senza l'esempio della madre, e di non lasciar andare in rovina una famiglia che aveva lottato tanto duramente per condurre una vita di fede cristiana.
Era il suo compleanno, e non si era mai sentita meno pronta a sorridere o ad accettare gli auguri degli amici.
La ragazza lasci il capezzale della madre e torn nella sua camera da letto, dove la sua ancella, Pinta, la attendeva per aiutarla a prepararsi per la festa.
Tua madre sta bene, padrona?, chiese Pinta quando la vide entrare.
Credo che oggi sia un po' pi in forze, rispose Amanda, sebbene non lo pensasse. Pinta era al suo servizio da cinque anni e aveva la sua stessa et, essendo nata nel medesimo giorno. Era una ragazza dolce, tranquilla ed eloquente, e Amanda le era molto affezionata. Non le sembrava giusto turbare la giornata di Pinta con le sue preoccupazioni. Puoi andare per ora, le disse Amanda. Posso prepararmi da sola.  anche il tuo compleanno, dopotutto.
Sicura, padrona?
Certo. Avr bisogno di te per andare alle terme, ma fino ad allora potrai fare ci che vuoi.
Dopo che Pinta si fu allontanata, Amanda si guard allo specchio. Quel giorno non voleva un'acconciatura elegante, n una forcina di osso che le trattenesse la massa di riccioli che potevano sciogliersi con un rapido movimento della testa. Avrebbe semplicemente raccolto i suoi scuri capelli in un nodo sulla nuca, lasciando che gli ospiti che la guardavano con gli occhi volgari della citt pensassero pure ci che volevano. Un tocco di fondotinta, una collana a maglie d'oro e pietre scure appartenuta alla nonna, un paio di orecchini di ambra nera, un unico bracciale sul polso sinistro e una spilla d'oro per appuntare il vestito sulla spalla: non avrebbe tollerato altri ornamenti.
I primi ospiti iniziarono ad arrivare verso mezzogiorno, quando il cielo si era ormai rasserenato e il sole aveva asciugato l'erba del pomario. Amanda fu distolta dalla composizione della sua poesia di ringraziamento da un richiamo all'attenzione proveniente dal cortile superiore, accompagnato da una gioviale richiesta di vedere il padrone di casa. Arriv nel pomario in tempo per osservare il padre che, ridendo e allargando le braccia, si avvicinava ai nuovi arrivati. Si trattava della famiglia di Censorino, che viveva un po' pi avanti nella valle.
Buon compleanno, mia cara!, esclam Censorino quando vide la festeggiata, stringendola in un forte abbraccio. Vedi, te l'avevo detto, continu facendo largo alla moglie. Diventa pi radiosa a ogni stagione che passa. Pass quindi a lodare le decorazioni del giardino, soprattutto le ghirlande di alloro e rose bianche appese tra gli alberi del pomario e i colonnati e i sostegni avvolti nell'edera, su cui erano montate navicelle di rame per l'incenso ardente. Ci volle un po' prima che Agno riuscisse a coinvolgerlo in un dibattito sulla superiorit dei levrieri dei Siluri su quelli dei Cornovi.
Iniziarono ad arrivare gli altri ospiti. La zia Fuscina, che aveva viaggiato per due giorni da Aquae Sulis, indossava una veste scura da lutto e un velo, come sempre. Era stata la moglie dello zio di Amanda, Vivenziolo, finch questi non era stato arrestato e condannato a morte durante l'Inverno del Dolore. La donna onor la nipote con uno dei suoi rari sorrisi. Quasi tutti gli altri ospiti erano proprietari terrieri provenienti dalla vallata, o almeno da quel lato di Corinium, e ben presto il pomario si riemp di gente. Gli uomini stavano in piedi sotto gli alberi, mentre i genitori e le mogli sedevano sui triclini sistemati all'ombra e i bambini giocavano sul prato sotto gli occhi attenti delle bambinaie. Amanda parl con tutti, ricevette calorosi auguri e lodi, e sorrise e rise fino a farsi dolere la mascella.
Devi venire a trovarci prima che l'estate finisca, le stava dicendo Flidaia, la figlia adolescente di Censorino, o altrimenti prima che l'autunno diventi troppo freddo. Abbiamo notato che laggi quella parte della strada era scivolosa, subito dopo la curva alla fine della propriet di tuo padre... Oh guarda, ecco di nuovo Alipio! Ma ancora non c' traccia di Luca... Dicevo, ci siamo accorti che si scivolava verso il fiume, cos mio padre ha detto che avrebbe mandato degli uomini a rimettere a posto la strada prima della stagione delle piogge. Pensa se dovesse sprofondare durante l'autunno! Resteremmo bloccati lass almeno fino a primavera. Chiss come faremmo a scendere per andare a Glevum o da qualche altra parte. D'altronde, la strada che viene gi dall'altro lato della collina non  in condizioni migliori....
A quel punto, la ragazza fu interrotta dall'annuncio dell'arrivo di nuovi ospiti. Amanda si alz dal triclinio, cercando di dissimulare la stanchezza dietro un'espressione accogliente.
Anche Flidaia si alz.  tua cugina Patrizia, esclam, mettendosi una mano sulla bocca.
Tutte le conversazioni nel pomario si erano interrotte. Patrizia si trovava in piedi tra i genitori all'entrata del cortile, e aveva gi attirato l'attenzione di tutti i presenti nel giardino.
La meravigliosa Patrizia, che con la sua figura snella aveva sempre fatto sentire Amanda bassa e sgraziata, era stata in Gallia con Luca l'anno precedente. Amanda non l'aveva vista da quando era tornata, e neppure ne aveva avuto voglia. Il tempo trascorso nella capitale imperiale aveva solo accresciuto la sua bellezza. Indossava una lunga, leggera tunica color porpora, dal taglio pi raffinato che Amanda avesse mai visto, con l'orlo lasciato a mo' di strascico dietro e raccolto sul davanti, in modo da lasciar scorgere un paio di pantofole rosse decorate con volute argentee. Le spalle e la testa erano coperte da un velo di seta traslucido ricamato con filo d'oro, fissato in qualche modo a onde di capelli rossi acconciati con squisita precisione. I bracciali che indossava sulle nude ed esili braccia brillarono al sole pomeridiano, e lampi di luce giocarono con la sua collana e i suoi orecchini quando s'inchin per salutare il suo ospite.
Agno prese Patrizia per mano e la guid verso Amanda, che si trovava ancora accanto a un'ammutolita Flidaia. Patrizia sembrava scivolare senza produrre alcun rumore lungo il sentiero di ghiaia ed erba, muovendo il corpo esile con tutta la grazia della regina Didone. Teneva la mano sollevata delicatamente in quella dello zio, con il lungo collo inclinato in avanti per mostrare un perfetto grado di modestia. Tutto ci contribuiva a rendere perfetta la naturale bellezza degli zigomi alti che scendevano a formare un mento delicato, del sorriso che imprimeva due fossette sulle guance e degli occhi cos espressivi da incantare con un solo sguardo. Seguirono saluti amichevoli, ma pur accettando gli omaggi di Patrizia e dei suoi genitori, Amanda sent che tutta l'attenzione era sulla cugina e non su di lei.
Quando l'arrivo dei servitori con i rinfreschi offr una pausa alla conversazione, Amanda si scus e torn nelle sue stanze. Si rinfresc il viso e il collo accaldati con un panno umido e si mise di fronte allo specchio. Era arrossata dal sole e aveva il naso un po' scottato. Perch non poteva avere la carnagione di Patrizia, liscia come il marmo pi levigato, mai toccata dal sole se non per conferirle un delicato rossore sulle guance? In quel momento, la semplicit e il gusto dei preparativi della mattina le apparvero ben poca cosa: si accorse di avere una collana pesante e appariscente, degli orecchini di ambra nera troppo comuni, e un'acconciatura scialba e inelegante. Non aveva tenuto conto di dover competere con il massimo dell'eleganza gallica.
Non era giusto che venisse messa in ombra il giorno del suo compleanno. Patrizia avrebbe dovuto avere pi buon senso. Cugina o no, proveniva da una semplice famiglia equestre. Il padre di Amanda, invece, aveva prestato servizio per un anno come console-governatore della Belgica Secunda, un avamposto che gli aveva garantito il rango di vir clarissimus, il primo grado senatoriale. Era raro che i Britanni raggiungessero un grado cos alto nel servizio imperiale, e pochi, in effetti, avevano ottenuto un simile onore. Ci significava che i Cironii, gi resi nobili tra i Dobunni dal loro antico sangue di principi, potevano stare con orgoglio al fianco degli aristocratici dell'impero, colti e meritevoli quanto ognuno di loro. Se entrambe fossero andate a Treviri, Amanda avrebbe avuto il posto migliore al teatro e la precedenza in ogni incontro mondano, non Patrizia.
Non era quindi tutta colpa di suo padre? Aveva sempre tenuto Amanda lontana dalla societ cittadina, tranne che per gli inverni obbligatori a Corinium, e le aveva insegnato che la vera eleganza risiedeva nella modestia e nella semplicit. Proprio lui, per, aveva preso le dita delicate di Patrizia per guidarla attraverso il prato; evidentemente tutto quel tempo trascorso a Treviri non aveva compromesso il decoro n la modestia della cugina. All'improvviso, Amanda avvert con rabbia le attrattive della citt. Guard intensamente il proprio riflesso e, per la prima volta, si vide come doveva apparire agli altri. Una ragazza di campagna, dalla pelle scura e poco elegante, adorna dei fronzoli della nonna e, nonostante il sangue aristocratico, non abbastanza colta persino per farsi acconciare opportunamente i capelli il giorno del proprio compleanno.
Non era migliore di Flidaia, n di qualsiasi altra ragazza di famiglia semidecaduta.
Apr la scatola dei cosmetici, determinata a migliorare il proprio aspetto prima di mostrarlo di nuovo fuori da quella stanza, ma non appena sollev la matita verso le sopracciglia, la gett a terra. L'orgoglio le impediva di truccarsi di nuovo. Le persone se ne sarebbero accorte, e avrebbero detto che stava tentando di competere con Patrizia, ritenendola vanitosa e meschina. Avrebbe dovuto restare dov'era, all'ombra della radiosit dell'altra, e sopportare l'umiliazione.
Poco dopo Ecdicio, l'amministratore domestico, annunci che le terme erano pronte. Gli uomini avrebbero fatto il bagno nell'ala nord, le donne nell'ala ovest, mentre i bambini sarebbero rimasti fuori sotto la supervisione dei servitori. Le dimensioni ridotte delle terme dell'ala ovest comportavano la necessit di suddividere le donne in tre gruppi e, dopo un'iniziale confusione, si decise di far entrare per prime Amanda e le sue due giovani compagne.
Amanda si spogli in silenzio insieme a Patrizia e Flidaia, con l'assistenza delle ancelle che le seguivano a piedi nudi nel vicino tepidarium per applicare loro uno spesso strato di oli profumati sulla pelle. Fece seguito il bagno nella piscina calda, mentre le ancelle attendevano nel frigidarium. E fu in quella nuova intimit, dissimulata dal rumore della fornace esterna e dalle volute di vapore tutt'intorno, che Patrizia inizi a parlare. La tua linea  migliorata moltissimo dall'ultima volta che ti ho vista, Amanda, disse sorridendo mentre si immergeva nell'acqua fino al mento. Hai acquisito le forme di una vera donna. Mi vengono in mente almeno dodici dozzine di uomini di Treviri che sbaverebbero nei loro calici ingioiellati al tuo passaggio.
Amanda rispose con un mezzo sorriso e chiuse gli occhi. Non voleva guardare il viso di Patrizia che, acceso d'inesplicabile grazia, restava il ritratto della perfezione, mentre il suo e quello di Flidaia erano infuocati e madidi di sudore.
Ero ansiosa di vedervi, soprattutto perch ho sentito dell'ultimo scandalo della valle: a quanto pare quel criminale di Corinium, l'infame Leone, ha acquistato una tenuta accanto alla vostra e ci ha insediato il figlio. Dimmi,  vero?
S, le rispose Amanda con un tono che sperava rendesse chiaro il suo poco interesse per l'argomento.
E questo figlio, Rufo, lo hai mai incontrato?
Per un attimo.  stato scortese e seccante.
Oh,  una canaglia, come suo padre! Lo scorso anno  stato a Treviri per un po', e ci siamo incontrati una o due volte. Quello s che  uno stallone che avrebbe potuto scegliere una qualsiasi delle mogli annoiate che frequentano la corte, se solo si fosse degnato di guardarle. Sempre con quella faccia seria e imbronciata! Non lo pensi anche tu, Amanda?. Rise tra s e distese le lunghe gambe nell'acqua con un sospiro di piacere. Mi ha fatto sempre pensare a Orfeo, tornato dagli Inferi con il cuore infranto, che non riesce a pensare alle donne per tre anni. E sai cos'altro dicono di Orfeo:
Molte donne, brucianti di desiderio,
Si unirono al bardo,
E molte si lamentarono di esser state respinte;
Fu lui a insegnare agli uomini di Tracia
A rivolgere il loro amore ai teneri ragazzi,
A cogliere gli effimeri boccioli della giovent.
Patrizia rise di nuovo tra s, mentre Flidaia, di cui spuntavano solo gli occhi sopra la superficie dell'acqua, la osservava con prudenza. Amanda finse di non aver sentito. Era meglio ignorare una tale indecenza; era certa che Patrizia non avesse il diritto di parlare in modo cos volgare di una persona che conosceva appena, per quanto fosse un nemico della sua famiglia; era offensivo per lei e per tutte le persone pudiche, e ad Amanda dava fastidio soprattutto che Flidaia fosse stata costretta ad ascoltarla.
Patrizia ruppe ancora il silenzio. Mi spiace di averlo detto.  stato perfido da parte mia. Temo di essermi abituata troppo alle conversazioni cittadine; a Treviri difficilmente si d peso a commenti del genere.
Le ragazze non parlarono pi finch non uscirono dal bagno caldo, ma restarono in silenzio anche nella stanza adiacente, abbandonandosi solo a sospiri sommessi al momento d'immergersi nella piscina di acqua fredda. Quando furono di nuovo vestite, tutte e tre si recarono nella stanza di Amanda per prepararsi per la cena. La festeggiata rifiut con cortesia e fermezza i consigli di Patrizia, nonch la sua proposta di mettere un tocco di fondotinta attico, dando istruzioni a Pinta di applicarle, invece, solo il trucco necessario, e lasciando i capelli lisci e sciolti come prima.
Quando Flidaia si allontan per andare a cercare la madre, lasciandole da sole, Amanda si volt verso Patrizia, che si stava ancora applicando la matita sugli occhi con la concentrazione di un'artista. Non avresti dovuto parlare in quel modo davanti a Flidaia, disse Amanda.
Che cosa intendi?, chiese Patrizia freddamente, finendo di truccarsi un occhio e passando all'altro.
Quello che hai detto di Agrio Rufo e Orfeo.  stato sconveniente da parte tua, cugina. Sai che tua madre non avrebbe approvato.
Amanda, sei cresciuta! Inoltre, mi sono scusata, no?
Fai attenzione a quello che dici, disse Amanda. E, non riuscendo a nascondere un pizzico di amarezza, aggiunse: Non sei a Treviri adesso.
Patrizia appoggi il trucco sulla toeletta e si volt verso Amanda. A un tratto scoppi a ridere.  invidia la tua, cara cugina? Percepisco forse un difetto nel tuo nobile comportamento senatoriale? Forse, se avessi il tuo lignaggio, anche a me sarebbe permessa una manchevolezza di tanto in tanto?.
Amanda non rispose. Finalmente una schiava giunse a chiamarle per recarsi nell'ampia, nuova sala da pranzo all'estremit opposta dell'ala nord, dove gli altri avevano gi preso posto. La sala veniva utilizzata solo nelle occasioni speciali, e per quella cena particolare era stata arredata con estrema magnificenza. La luce del sole pomeridiano, calda e con tenui sfumature verdi, entrava dalle alte finestre, risplendendo sulle pareti dipinte di porpora e sui graticci coperti di edera sistemati intorno alla stanza. Le lampade sospese su candelieri di bronzo a spirale illuminavano i raffinati mosaici e i braccioli rosso cupo dei triclini; un profumo soave si levava dai petali di rosa sparsi sul pavimento, dai mazzi di rosmarino appesi al soffitto e dall'incensiere acceso accanto alla porta.
Tutte le famiglie presenti erano state disposte in base alle convenzioni legate alla gerarchia, e Amanda, tra applausi e auguri, venne guidata al posto d'onore accanto al padre e a Luca sul triclinio pi alto, su un palco sollevato in fondo alla sala. Agno si alz e salut ogni ospite con nome e titolo, sollevando un bicchiere di vino per brindare e augurare ad Amanda un compleanno felice e prospero, con il pronto consenso di tutti. Il suo cappellano, Arcadio, un uomo barbuto e corpulento, recit una preghiera di ringraziamento a Dio. Poi fu il momento dei regali, portati dai servitori e offerti dai capi di ciascuna famiglia. Censorino e sua moglie le regalarono un set di tre cucchiai d'argento, uno con inciso il nome di Amanda e gli altri con i loro nomi. Da Patrizia ricevette un paio di bracciali intarsiati di pietre preziose. Altri ospiti avevano portato profumi di Capua, una scatola per forcine in avorio, uno scialle di seta e altri regali ancora, che Amanda ricevette con riconoscenza. Dopo che ebbero fatto il giro della sala, affinch tutti i presenti potessero ammirarli, i doni furono sistemati su un tavolo in fondo alla stanza. Infine venne portato il cibo, accompagnato dalla musica, mentre raggi di luce splendevano sui bordi rossicci delle ciotole di rame straripanti di ostriche e mitili bolliti, sullo scintillante splendore argenteo delle lumache ingrassate nei vassoi di peltro e sul vetro verde pallido delle brocche piene di vino ispanico.
Nonostante la magnificenza e il buonumore che la circondavano, nonch l'irritazione nei confronti della cugina che ancora la faceva fremere, Amanda torn a rivolgere i propri pensieri alla madre, che in quel momento giaceva nel suo letto, dalla parte opposta dell'ala, udendo senza dubbio i lontani rumori dei festeggiamenti. Desider di aver insistito per farla distendere su uno dei triclini posti sul palco, senza curarsi di ci che la gente avrebbe potuto pensare. Coloro che l'amavano avrebbero capito che era stata colpita da un capriccio del destino, e non dalla mano di Dio.
Quando giunse l'ora che gli ospiti riprendessero la strada di casa per approfittare delle poche ore di luce rimaste, si recarono tutti nel pomario per gli ultimi saluti. Dopodich Amanda accompagn Patrizia e i suoi genitori nella camera degli ospiti, poich le quindici miglia di strada attraverso la brughiera che li separavano dalla loro casa richiedevano che si trattenessero fino all'indomani.
Alla fine and dalla madre e si sedette al suo fianco. Fausta riusc a sorridere e a tirar fuori alcune sillabe che ad Amanda sembrarono degli auguri di buon compleanno. La ragazza afferr saldamente la mano della donna e le raccont gli eventi del giorno, le notizie sui parenti, i regali che aveva ricevuto e quanto lei le fosse mancata per tutto il tempo. Infine le augur un sereno riposo e si avvi lungo il corridoio, verso le proprie stanze.
Il padre spunt dalla biblioteca proprio mentre lei si avvicinava. Amanda, la chiam sorridendo. Come sta tua madre?
 sveglia, rispose la ragazza.
Ti ha parlato?
Un po'. Non molto, per. Poche parole. Io le ho raccontato la giornata.
Agno la prese delicatamente per le spalle. Tu sei un tesoro per questa famiglia. Mi spiace, ma alcuni affari urgenti mi costringono a partire per Corinium alle prime luci dell'alba. Non torner prima di una settimana. Alipio e Arcadio verranno con me, come al solito. Durante la mia assenza, veglia su tua madre e su tuo fratello per me. Lo farai?
Certo, Padre.
Nonostante le buone intenzioni, il giorno seguente Amanda si alz troppo tardi per veder partire il padre. Per intrattenne Patrizia e i suoi genitori, che si preparavano a partire dopo la colazione. Luca, come al solito, era uscito per la tenuta con il soprintendente Formoso, ma Amanda sapeva che dopo poco si sarebbe allontanato da solo nei boschi o per i prati, con i cani da caccia trotterellanti al seguito. Con una punta di acidit, si disse che era tipico di suo fratello sparire in quel modo, senza salutare gli ospiti.
Poco prima di partire, Patrizia le chiese di fare una passeggiata nel pomario. Questa volta aveva i capelli tirati indietro e acconciati in uno chignon con una finezza che doveva aver richiesto almeno un'ora di lavoro, essendo senz'altro ben oltre le limitate capacit di Pinta. Con una certa irritazione, Amanda pens che un simile sforzo per il proprio aspetto esteriore, e per di pi di mattina presto mentre si accingeva a partire da una villa deserta per raggiungere un'altra villa deserta in un carro coperto insieme alla propria famiglia, fosse il massimo della vanit.
Manca una settimana alle Idi, non  cos?, esord Patrizia con finta aria annoiata. Mi dispiace di dover partire cos presto. Mio padre non sopporta di trovarsi lontano dalla tenuta in questo periodo dell'anno, tra il raccolto e le tasse. Questo  il lato negativo dei compleanni in agosto, immagino.
In ogni caso, penso che un po' di tranquillit sia la cosa migliore per mia madre.
Certo.  probabilmente il periodo pi noioso dell'anno.
Passeggiarono in silenzio tra i meli carichi di frutti per un minuto o due, prima che Patrizia continuasse, con tono pi calmo e circospetto del solito. Cugina, mi spiace davvero per ci che ho detto alle terme ieri. Su Agrio Rufo, intendo. Sar meglio che tu non pensi proprio a lui.
Non lo faccio, in effetti, rispose Amanda con sincerit. Aveva pensato a malapena a Rufo da quando lo aveva visto per la prima volta tre mesi prima.
Sono certa che sia cos; ma credo sia mio dovere metterti in guardia su di lui, in caso cerchi di approfittarsi della situazione. Quel che ho detto di lui, ossia che cerca in tutti i modi di evitare le donne, non  del tutto vero. C'era una donna a Treviri, una vedova molto ricca, che si era innamorata di lui, e giravano voci - non posso assicurare che siano altro - sul fatto che l'avesse sedotta e convinta a separarsi da una grossa somma di denaro. Sono solo indiscrezioni, sai, e te lo sto riferendo perch... ecco, vive a sole due miglia da qui, dopotutto.
Grazie per l'interessamento, Patrizia, ma non ho niente a che fare con lui. Probabilmente  venuto qui per organizzare la tenuta all'inizio dell'estate, oppure  rimasto per soprintendere al raccolto, ma per quanto ne so sar pi utile al padre da qualche altra parte.
Be', suppongo che non sia utile a molto in questi giorni, dopo la sua caduta.
Quale caduta?
Non l'ho detto ieri? S,  caduto da cavallo lo scorso inverno e si  rotto una gamba, un'anca, o qualcosa del genere; in ogni caso, da quel momento non pu pi camminare. Ho sentito dire che si fa portare in giro con una portantina. Non  pi il prestante ufficiale di cavalleria di un tempo.
Amanda si rese conto che doveva essere quello il motivo per cui non si era alzato dalla sedia quando l'aveva visto alla villa. Ma probabilmente era la punizione che meritava, se il pettegolezzo di Patrizia era vero. Non voglio pi parlare di lui, Patrizia. Non devi preoccuparti per me. Anche se si trova alla villa, non passer pi per quella tenuta. Tra l'altro, mio padre preferirebbe invitare a cena un cannibale pitta piuttosto che Rufo.
Bene, rispose Patrizia con un sospiro di sollievo. Prese le mani di Amanda tra le sue. Sei sempre stata la ragazza pi saggia che conosco, Amanda. Mi dispiace per il nostro piccolo battibecco di ieri; era il tuo compleanno, dopotutto, e io mi sono comportata come una bambina dispettosa. Vorrei che prendessi questo. Lasci le mani di Amanda per slacciarsi un ciondolo d'argento che aveva al collo. L'ho comprato un giorno al teatro di Treviri, e vorrei donartelo in segno del nostro legame di sorelle. Nessuna delle due ha una vera sorella, dopotutto, no? Ecco, lascia che te lo metta.
Amanda accett il dono con riluttanza, chinando la testa e raccogliendo i capelli alla base del collo. Riusciva a tollerare Patrizia come cugina perch voleva molto bene a Giuliano, ma accettarla come una sorella, con tutta la confidenza e l'amore che un legame del genere implicava, le sembrava molto di pi di quanto desiderasse sopportare. La sua unica consolazione era che, con ogni probabilit, quel gesto non era pi sincero della maggior parte delle manifestazioni di affetto di Patrizia, la quale presto se lo sarebbe dimenticato.
Poco dopo accompagn la cugina e i suoi genitori al carro, augurando loro buon viaggio. Patrizia fu l'ultima a salire a bordo. Mentre baciava Amanda sulla guancia, si ferm per sussurrarle all'orecchio: Ricorda, cugina: quell'uomo  pericoloso.

7.

Il leone  balzato dalla sua boscaglia, il distruttore di nazioni si  messo in marcia,  uscito dalla sua dimora per ridurre la tua terra a una desolazione; le tue citt saranno distrutte, non vi rimarranno abitanti. Per questo vestitevi di sacco, lamentatevi e alzate grida, perch non si  allontanata da noi l'ira ardente del Signore.
Geremia 4:7-8.

Il clima caldo di agosto venne finalmente interrotto, da sud, da una forte tempesta che sferz di pioggia la terra riarsa, mentre venti feroci battevano le strade e ululavano lungo i bastioni di Luguvalium. Il giorno seguente, il cielo era carico di spesse nubi, simili a un tetto basso e pesante che opprimeva l'aria e oscurava il sole, avvolgendo la citt in una quiete che a Eachna pareva simile alla mezza morte del mondo delle ombre. Dapprincipio la ragazza interpret con paura quel cambiamento di tempo, pensando che forse i vecchi di avevano mandato un avvertimento. Ma poi si disse che la tempesta era venuta da sud e non da ovest, e quindi non poteva trattarsi della furia del Dagda o di qualunque altro dio a lei noto, a parte Cristo. Ludone e Giuliano avevano lasciato la citt per un'altra visita pastorale, stavolta lungo le coste occidentali, e lei avrebbe dovuto attendere il loro ritorno per interpretare quel messaggio dal cielo.
Per gran parte di quella notte, Eachna fu tenuta sveglia dalle urla di una donna che stava partorendo in un'abitazione vicina. Poco prima dell'alba le urla raggiunsero la massima intensit al momento del parto, seguite dalle strilla di un neonato, e poi da quelle del gruppo di donne e bambine presenti a quella nascita. Erano urla non di dolore, ma di orrore. Le voci traboccarono dalla casa, facendo accorrere per strada una folla frenetica. Eachna ud il suono di piedi che passavano di corsa di fronte alla sua stanza e di voci nel cortile. Si alz, indoss il suo mantello e segu con cautela gli altri schiavi all'esterno, oltre i cancelli dell'area cintata.
Era quasi l'alba, e le strade erano piene di sagome che correvano mezze illuminate. Altra gente le oltrepassava di corsa per raggiungere la fonte di tutto quel clamore. Eachna raggiunse il crocevia pi vicino, sbirci oltre l'angolo e vide una massa scura di sagome fuori da una casa. Alcune tenevano torce accese sopra la testa. La grande massa cominci a muoversi, come un'unica creatura, allontanandosi dalla casa e avvicinandosi a Eachna. Nelle prime file la ragazza vide una donna che teneva in alto un neonato luccicante di sangue e placenta alla luce delle torce. Il piccolo perforava l'aria con le sue urla. Quando gli si avvicin, Eachna si accorse che era orribilmente malformato, con gli arti contorti al punto da risultare quasi irriconoscibili e il viso e le mani simili ad ammassi informi di carne. Si ritrasse subito, premendosi contro il muro di un edificio mentre la folla la oltrepassava per dirigersi lungo la strada principale verso la porta della citt.
L le guardie, prese dal panico davanti a quella folla isterica in avvicinamento, tolsero i paletti alla porta e la sollevarono per aprirla, anche se era proibito farlo prima dell'alba. Eachna segu lungo il fiume la folla, che per non si ferm l, ma arriv pi a valle, oltre il punto in cui qualcuno faceva il bagno e stavano ormeggiate delle barche da pesca, fin dove folti cespugli e canne rendevano impossibile superare l'argine. L, con urla smodate che riempivano l'aria, tutta quella gente lanci in acqua la creatura che piangeva forte.
Era raro che le comunit cristiane e quelle pagane di Luguvalium concordassero su qualcosa, ma in quell'occasione tutti parvero riconoscere che il neonato deforme era stato mandato come presagio, il cui significato, per, non era altrettanto chiaro. Il popolo di Eachna avrebbe considerato una nascita cos terribile la conseguenza di una maledizione ai danni della madre. Le maledizioni, se non contrastate, potevano provocare malattie dei raccolti e del bestiame, ma solo la peggiore di esse, invocata da una potente strega, poteva colpire un bambino nel grembo. Eppure la madre di quel bambino era la moglie cristiana di un maniscalco, silenziosa, inoffensiva e benvoluta anche dalla popolazione pagana della citt. Eachna non riusciva a capire perch mai qualcuno potesse avercela cos con lei. Riflett molto sulla questione, senza trovarvi risposta, e alla fine decise di aspettare per sentire cosa ne pensasse Ludone. C'erano molte cose che non capiva in quella sua nuova vita, e la sua guida l'avrebbe senz'altro aiutata a fare chiarezza.
Il vescovo e gli altri arrivarono nel tardo pomeriggio di qualche giorno dopo. Fu celebrata subito una messa di ringraziamento per il loro ritorno sani e salvi. Come al solito, Eachna rimase in piedi nell'affollato portico della cappella con gli altri catecumeni, per poi andarsene prima che la messa arrivasse ai sacri misteri cui lei non aveva il diritto di assistere. Torn nella sua stanza e studi alcune semplici righe del Vangelo, impaziente di apprendere da Ludone il significato di quella nascita maledetta.
Ud la sua voce prima ancora di vederlo. Era fuori per strada e, quando percep la rabbia nel modo in cui parlava, la ragazza si alz subito per raggiungerlo. Molti altri nelle vicinanze si erano gi radunati di fronte a lui, appena fuori dai cancelli dell'area cintata, e altri ancora venivano attratti dal volume e dalla furia delle sue parole.
Eachna riusciva a malapena a credere che si trattasse della stessa persona. Aveva il volto arrossato dall'ira. Non lo vedeva in quel modo da quando, in occasione del loro primo incontro nella foresta, aveva rimproverato il suo compagno. Ora aveva le vene del collo gonfie e gridava sopra le teste degli astanti, mentre le mani si muovevano rapide per accompagnare la furia delle sue parole.
Non era arrabbiato con la donna che aveva partorito il bambino, perch lei non aveva avuto nulla a che fare con la sua uccisione. E nemmeno con i pagani, che avevano guidato la folla e che, dichiarando il bambino frutto di una maledizione, lo avevano ucciso nel fiume, perch erano ignoranti e il loro rifiuto del messaggio di Cristo li aveva gi condannati agli occhi di Dio. La sua rabbia, acuta e implacabile, era rivolta contro i cristiani che non avevano fatto nulla per impedire l'uccisione di un figlio di Dio, e che anzi l'avevano accettata, seguendo quella diabolica parata con urla insensate. Cristo aveva ordinato che i bambini venissero portati da lui, perch ogni bambino nato da una donna, indipendentemente dalla forma del suo corpo, ospitava un'anima sacra a Dio. Cristo apriva le braccia ai bambini, e la gente malvagia di Luguvalium ne mandava uno a morte; Cristo chiedeva che i bambini venissero introdotti nel regno di suo padre attraverso il battesimo, mentre loro ne lanciavano uno nel fiume per farlo annegare. Con quell'atto avevano provocato l'ira divina. Ascoltate ora, stolti!, rugg. Non sentite le trombe di guerra? Il re Keocher dei Pitti, distruttore di nazioni, assale le coste, massacrando uomini e donne a mucchi, costringendo in schiavit i loro figli. Suo figlio Talorg brucia i pascoli dei Votadini. Il Signore porta contro di noi questa furia, questo male proveniente dal nord! S, le nere vele stracciate dei Verturiani sono state avvistate nell'oceano occidentale!.
Tra la folla serpeggi una certa inquietudine. A Eachna era stato detto che i Verturiani, la pi feroce trib dei Pitti, avevano attaccato la citt sei anni prima. I cittadini erano stati traditi, i barbari avevano attaccato mentre la maggior parte dei soldati era lontana, e la gente che viveva nelle case fuori citt era stata massacrata o presa in schiavit.
Nella tempesta che si sta avvicinando, i fuochi dei vostri di pagani verranno spenti come candele, mentre gli idoli saranno soffiati via come polvere. Voi soldati credete che Mitra risorger dalla sua caverna per voi? Lui o i vecchi spiriti di Luguvalium si sono sollevati quando i selvaggi sono venuti qui per l'ultima volta? Io vi assicuro, invece, che i figli di Britannia si sparpaglieranno per tutto il paese, perduti e condannati!. Ludone si stava sforzando di far udire la propria voce sopra il rumore della folla. Perci ascoltate! La luce divina ha favorito Roma sin dai tempi dei vostri nonni. Dio vuole che diffondiamo il suo messaggio in ogni angolo della terra, persino nelle valli oscure dei barbari. Sono stato tra i Novanti e i Selgovi. Tra loro ci sono persone che hanno ascoltato la Parola e hanno visto la luce. Se i barbari sono degni agli occhi di Dio, quanto ancora pi degni siete voi cittadini di Roma? Con quanto pi slancio dovreste affidarvi alla sua piet e accettare la sua protezione? Vi sprono a mettere da parte qualunque superstizione e ad abbracciare la luce di Cristo!.
A quel punto, il vescovo si allontan dalla folla, lasciandola in preda all'agitazione.
Eachna aveva desiderato la guida di Ludone, e ora gli era arrivata. Dopo tre mesi di insegnamento cristiano, come aveva potuto essere cos sciocca da assistere all'uccisione di un figlio di Dio senza pensare che potesse essere sbagliata? Come aveva potuto essere cos vigliacca da non opporsi alla folla? Avrebbe potuto parlare, o almeno provarci... Anche il solo tentativo sarebbe stato un atto di fede e d'amore. Gli insegnamenti di Ludone erano davvero caduti su un terreno cos sterile?
Il vescovo ordin che tutti i cristiani in citt facessero penitenza, digiunando a pane e acqua per dieci giorni e pregando Dio sette volte al giorno; tutti, compresi lui, i suoi compagni di strada e coloro che dicevano di non saper nulla dell'uccisione. Erano una famiglia, e insieme dovevano implorare la piet di Dio per se stessi e per i loro fratelli e sorelle, altrimenti avrebbero dovuto affrontare il terrore del suo giudizio.
Dopo quell'evento, Eachna non riusc pi a guardare Ludone nello stesso modo. Non si trattava solo della sua rabbia, che lei non riusciva a capire bene, ma anche dell'intensit e della repentinit con cui essa si era liberata.
Laddove prima aveva visto l'amore di Cristo nei suoi sorrisi e nella sua felicit quando lei faceva qualcosa di buono, ora vedeva la disperazione di un servitore cos timoroso che si compisse la volont del suo padrone da essere pronto a giustificare qualunque cosa gli desse sollievo. Divenne nervosa in sua presenza, timorosa di commettere altri errori man mano che le lezioni diventavano pi difficili. E temeva che un giorno, se avesse commesso un errore che lui non poteva perdonare, il suo timore di Dio l'avrebbe portato alla rabbia, non alla pazienza. Not anche che stava diventando meno gentile con la sua congregazione. Man mano che le nubi di guerra si addensavano, non tollerava pi piccoli malintesi o compromessi come aveva fatto in passato.
Una sera Ludone segu la lezione di latino di Eachna con Giuliano standosene seduto in silenzio a guardarla. La ragazza recit dei salmi a memoria, con tranquillit e attenzione, facendo delle pause dopo qualche riga per consentire a Giuliano di correggerla o di approvare la sua pronuncia, e cercando di non dare a vedere quanto la presenza del vescovo la mettesse in agitazione.
Verso la fine della lezione, quando si alz all'improvviso per andarsene, il vescovo annunci: Secondo alcuni, la saggezza sta nella moderazione. Sostengono che il messaggio del Signore debba avanzare un po' per volta, talora facendo anche un passo indietro, per conquistare la montagna della natura diabolica e dell'ignoranza. Anch'io la pensavo cos. Ma ora mi rendo conto della follia di un simile punto di vista. Se una vite  malata alla radice, Giuliano, non si pu potarla fino a farla star bene, ma bisogna strapparla dal terreno. Lo stesso vale per questa gente. Ignoranza, superstizione, malvagit... Questi difetti ce l'hanno nel sangue.
Eachna fiss il pavimento. Si sentiva controllata in ogni sua mossa.
Quando Ludone se ne fu andato, Giuliano disse piano: Parlando di sangue corrotto non si riferiva a te, sorella. Qualche volta, con la sua passione, il nostro vescovo dice cose del genere.  molto fiero di te. Credo che tu gli dia speranza laddove altrimenti dispererebbe.
Eachna poggi lo stilo sullo scrittoio. Temo che i suoi dubbi stiano aumentando, disse.
Non riguardo a te. Si stenta a credere che fino a qualche mese fa tu non avessi mai visto uno stilo. Ho conosciuto ragazzi delle pi nobili famiglie di lingua latina a cui, per imparare l'alfabeto, ci  voluto il doppio del tempo che a te, e che si lamentavano e mettevano il broncio a ogni lettera. Giuliano sorrise con gentilezza. Il nostro vescovo ti ha detto che il vescovo Gregorio di Londinium verr a farci visita dopo l'estate?
No.
Be', allora non c' niente di male a dirtelo. Gregorio  il maestro del nostro vescovo, e ha osservato il suo lavoro con grande interesse. Il vescovo Ludone sta cercando di convincerlo a mandare pi uomini di Dio tra i barbari dell'Ibernia e della Caledonia, nella convinzione che la parola di Cristo possa pacificarli come trecento anni di spada non sono riusciti a fare. Un anno fa Gregorio avrebbe potuto ascoltarlo. Ora, con quel che sta accadendo a nord.... Giuliano scosse la testa. Gregorio non metterebbe mai a repentaglio i suoi sacerdoti se pensasse che rischiano di venire uccisi insieme ai loro conversi.
Il nostro vescovo ha parlato del Signore che manda il male dal nord. Ci sar guerra?.
Giuliano riordin le tavolette e gli stili. Credo di s.

8.

Che pazzia  mai quella di chiamare a s con la guerra la nera morte quando la morte ci sta sopra e segretamente arriva con passo silenzioso? Non campo coltivato v' nel mondo sotterraneo, non vigna, ma lo spaventoso Cerbero e il turpe nocchiero delle acque dello Stige; ivi una pallida turba con le gote dilaniate e i capelli arsi erra presso le nere paludi.
Albio Tibullo, Elegie.

Da lontano sembrava come qualunque altra fattoria in quelle valli del nord: due casupole rotonde di pietra con tetti di paglia, un granaio, un piccolo recinto con un cane grasso pigramente adagiato sulla polvere, il tutto circondato da una bassa palizzata. Fuori dai cancelli, una vecchia sollev lo sguardo, vide i soldati e si affrett a far entrare due bambini nel recinto.
Paolo e Vittore stavano con il resto della squadra sul pendio opposto della valle. Il loro biarchus, Caratoc, osservava ogni movimento all'interno dell'area cintata. Non si vedevano uomini; c'erano solo i bambini e la vecchia, che ora chiudeva i cancelli in attesa che i soldati si avvicinassero.
I familiari maschi saranno nella valle vicina con il bestiame, disse Caratoc, afferrando l'elsa della spada. I soldati della sua squadra, tutti tranne Paolo e Vittore, si muovevano e sogghignavano nell'attesa. Senza uomini tra i piedi avrebbero conquistato un bottino facile. Paolo pregava che tutto andasse bene, che la donna e i bambini selgovi non cercassero di fare resistenza, evitando atti troppo violenti.
Il cielo era carico di nubi che sembravano risucchiare via tutto il colore dal mare di erica e boscaglia. A Paolo l'aria umida faceva formicolare la pelle. Con un breve grugnito interpretato come un ordine, Caratoc cominci a guidare la squadra lungo la valle verso la fattoria. Paolo pens che i suoi compagni non sembravano affatto soldati romani. Per met indossavano dei semplici sandali di stoffa invece degli stivali, dei copricapi al posto degli elmi di metallo e delle tuniche stracciate e rattoppate; due di loro non avevano neppure le ampie cinture di cuoio regolamentari, e nessuno aveva un solo pezzo di armatura sul corpo. Caratoc era l'unico a brandire una spada, mentre gli altri portavano delle lance. Sui loro ampi scudi ovali non era raffigurato alcun emblema. La guarnigione di Trimontium non ne aveva. Sembravano proprio una banda di briganti.
La vecchia attendeva con aria di sfida dietro la porta di rami intrecciati, con le ampie spalle ben piantate. Fiss i soldati che si avvicinavano con i suoi taglienti occhi neri. I due bambini, un maschio e una femmina di non pi di dieci anni, si nascosero dietro di lei. Due cani avevano cominciato ad abbaiare con ferocia, premendo il muso tra gli stretti spazi della palizzata.
Caratoc ordin alla squadra di fermarsi di fronte all'area cintata. Sua Eccellenza, il divino Valentiniano Augusto, esige il suo tributo, url sopra il frastuono dei cani.
E allora venga a prenderselo di persona!, rispose la donna in tono di scherno.
Sua Eccellenza esige il tuo maiale! Portacelo fuori!.
Il nostro unico signore  il re Keocher. Andate a discutere con i miei figli, se avete il coraggio di affrontare degli uomini!.
Ormai Paolo e Vittore avevano assistito a quella scena almeno una mezza dozzina di volte. Facevano parte, loro malgrado, di quella che i soldati a Trimontium chiamavano una pattuglia di raccolta. Visitavano remote fattorie nel bel mezzo del paese dei Selgovi, sapendo che gli uomini erano lontani sugli alti pascoli estivi, e chiedevano tributi in nome dell'imperatore, anche se il paese, cos lontano dal Vallo, non era tributario di Roma. Quelli erano pastori e mandriani, e possedevano ben poco che valesse la pena prendere; maiali e capre, un po' di grano e qualche occasionale bell'oggetto metallico. Si trattava di vere e proprie estorsioni. Ma negli ultimi tempi i Selgovi avevano fatto resistenza, e il comandante di Trimontium aveva ordinato alle pattuglie di cominciare a incendiare le fattorie ribelli. Paolo la considerava una follia. I Selgovi non erano mai stati amici di Roma, ma almeno erano rimasti tranquilli. In quel modo, invece, i soldati di Trimontium li avrebbero spinti tra le braccia del re pitta Keocher, di suo figlio Talorg e della loro sempre pi forte alleanza di barbari del nord.
Al biarchus Caratoc non importava nulla di cose del genere. Era interessato soltanto al maiale. Sarebbe stato un bel trofeo da riportare all'accampamento, per il quale il prefetto lo avrebbe ricompensato, forse consentendogli persino di partecipare al banchetto quando l'avrebbero arrostito. Si volt per fronteggiare la sua squadra. Voi due, disse indicando la coppia di soldati pi vicina, buttate gi il cancello e fate la guardia fuori. Voialtri tre occupatevi della megera e dei ragazzini. Se non stanno buoni, stendeteli. Niente spargimenti di sangue, a meno che non se la cerchino. E voi, disse infine, guardando Paolo e Vittore, perquisite le capanne.
Il semissalis, il secondo di Caratoc, arriv fino al cancello e lo abbatt. Tre soldati entrarono di corsa. Il primo aveva appena oltrepassato la soglia quando la vecchia si gett su di lui, strappandogli via il copricapo e mordendogli un orecchio. Lui url di dolore, sbattendo la donna contro un palo dello steccato. I suoi compagni cercarono di tirarla via mentre si scrollavano di dosso i due bambini. Caratoc oltrepass a fatica l'ingresso, ma si avvicin troppo a uno dei cani impastoiati, che con un balzo gli addent il braccio della spada. Il biarchus grid e colp la testa dell'animale col bordo dello scudo, mentre il semissalis accorreva in suo aiuto.
Paolo osserv quella farsa con disgusto, poi fece un cenno a Vittore e si fece coraggio. Caratoc aveva assegnato loro il compito pi pericoloso, come sempre; era meglio assolverlo al pi presto, facendo quel che dovevano fare per poi andarsene. Si diressero verso la casa pi vicina, fermandosi a sbirciare nell'oscurit, senza per riuscire a vedere nulla. Toccava a Paolo entrare per primo. Quelle capanne non avevano finestre, quindi ci si entrava sempre alla cieca. Tenne alto lo scudo e fece un passo in avanti. Se c'erano degli uomini in quel complesso, si sarebbero nascosti proprio l, in attesa che lui entrasse per poterlo assalire al buio.
Paolo fece quattro lenti passi all'interno, col cuore che gli batteva forte. Non accadde nulla. Si guard intorno mentre i suoi occhi si adeguavano all'oscurit. Tra le assi del tetto conico, l'aria era densa di fumo, ombre e odori umani, ma la capanna era vuota. Via libera, annunci.
Vittore entr, e insieme cominciarono una rapida perquisizione della capanna, mentre all'esterno continuava la confusione di urla e latrati. In una pila di indumenti, Paolo scorse il luccichio di una spilla d'argento. Era un ottetto raro e prezioso, senza dubbio caro a qualche componente della famiglia. Lo fece scivolare nella sacca legata alla cintura. 
L'aria fu lacerata all'improvviso da un acuto strillo. Era intenso, disumano, gorgogliante, e fece uscire di corsa Paolo e Vittore dalla capanna.
La vecchia e il ragazzino si erano ritirati dietro i cani che, ancora legati al loro palo, cercavano di azzannare i soldati che stavano appena fuori dalla loro portata con gli scudi alzati. Un altro soldato si era accovacciato davanti al cancello, premendosi l'orlo inzuppato di sangue del mantello su quel che restava del suo orecchio. Paolo non riusc a vedere n Caratoc n la bambina. Poi vennero fuori da dietro la seconda capanna rotonda: il primo a uscire fu Caratoc che, imprecando con l'avambraccio ferito e sanguinante, si trascinava dietro la bambina.
Questa stronzetta ha distrutto la propriet dell'imperatore, ringhi Caratoc, con voce tremante di dolore e di rabbia. Ha tagliato la gola del porco. Ci fa di lei una ladra. Lanci la bambina al semissalis, che l'afferr, bloccandole le braccia dietro la schiena. Caratoc sput, poi si pass il braccio pulito sulla bocca. Dalla sua cintura tir fuori un coltello da macellaio insanguinato, quello che la ragazza doveva aver usato per uccidere il maiale. Lo gett per terra di fronte a Paolo. Tu, disse, tagliale la gola.
Il soldato fiss la ragazzina. Era calma, non si dimenava n emetteva alcun suono. Si limitava a fissarlo con gli occhi chiari e umidi che brillavano attraverso una cortina di capelli biondi arruffati.
Non startene l come un maledetto muto. Ti ho dato un ordine. Caratoc fece tre passi in avanti e raccolse il coltello. Ne premette il manico sul petto di Paolo, respirando pesantemente. Tagliale la gola. Il fiato gli puzzava in modo intollerabile.
L'odio fece torcere le budella di Paolo. Il giorno in cui lui e Vittore erano arrivati a Trimontium ed erano stati assegnati alla squadra di Caratoc, il nuovo biarchus aveva rubato loro una borsa di maiale salato, l'unico genere di conforto che si erano portati dietro. E quando avevano obiettato, Caratoc aveva lussato la mascella di Vittore e se n'era andato senza una parola, con la borsa a tracolla. Il suo non era l'occasionale sadismo di Brasso; era qualcosa di pi tagliente, pi astuto, quasi spassionato.
Paolo guard il coltello e sent la pressione del manico sul petto. Mi rifiuto, disse.
D'accordo, disse Caratoc. Cammin con calma verso la bambina e la prese per i capelli, tirandole indietro la testa per scoprirle la gola. Affond la lama del coltello sotto una delle orecchie e, con un colpo rapido e netto, la sgozz. Si ud un gorgoglio convulso, e la ragazzina sbatt le palpebre. Il semissalis le liber le membra frementi, lasciandola crollare al suolo.
La vecchia lanci un tormentato lamento al cielo. Il ragazzino la abbracci e pianse.
Caratoc pul il coltello sui vestiti della bambina e lo ripose nella cintura. Incendia le capanne, disse al semissalis. Poi disse ai soldati che facevano la guardia alla donna e al bambino: Sbarazzatevi di loro. E anche dei cani.
Mentre i suoi uomini eseguivano gli ordini, il biarchus guard finalmente Paolo. A questi parve di essere fissato da un lupo. In quegli occhi vide un vuoto grigio che gli gel il sangue. 
Era il crepuscolo quando si avvicinarono al forte di Trimontium. Per prima cosa videro le colline a cui era stato intitolato: tre montagne che si stagliavano accovacciate insieme come bestie, gettando un'ombra solenne sul fiume sottostante. Si diceva che un tempo quelle colline fossero una dimora degli di. I Selgovi le chiamavano ancora Colline Sacre, visto che i loro capi vi si erano radunati sin dai tempi antichi per le grandi feste estive. La cosa era cambiata un paio d'anni prima, quando i Romani avevano rioccupato il vecchio forte.
Trimontium se ne stava acquattato sotto le colline, vicino alla riva del fiume. Da quella distanza sembrava simile a qualunque altro forte romano, con merlature regolari che racchiudevano un'accozzaglia di edifici, e con gruppi di abitazioni civili fuori dai cancelli.
Avvicinandosi, per, la verit si rivelava. Prima che il duca Fullofaude mandasse la sua disorganizzata coorte di reietti e criminali a nord per rioccuparlo, il luogo era rimasto abbandonato per un centinaio d'anni. Le recinzioni che una volta contenevano villaggi pieni di attivit erano state lasciate da tempo al vento e alle erbacce, con le fondamenta di pietra che giacevano spezzate e sparse tra le sterpaglie. Oltre quel vasto cimitero civile, le merlature del forte si riconoscevano a malapena; in alcuni punti si erano sbriciolate ed erano state rattoppate con malta e calcinacci. Le torri, poi, erano perlopi ridotte a pile di muratura dissestata.
Una sentinella dall'aria annoiata fece loro cenno di passare. All'interno non c'erano file ordinate di blocchi di alloggiamenti, bens i resti frastagliati di mura rattoppate con assi di legno legate con pezzi di tela. Fosse aperte piene di letame e fuochi senza fiamma riempivano di puzzo l'aria spessa come cenere che soffiava sugli abiti consunti, stesi ad asciugare su delle corde. Pile di macerie muschiose erano state spinte da parte per creare chiazze di terreno aperto in cui uomini dall'aria miserabile cuocevano il porridge sui bracieri, lanciavano i dadi e bevevano birra. In stalle deformi, capre e buoi denutriti osservavano Paolo e gli altri con sguardi fissi e un po' persi. Oltre gli alloggiamenti e i recinti, al centro del forte, si ergeva un grande edificio di pietra, una vecchia basilica di cavalleria il cui tetto di tegole, danneggiato, era stato sostituito con della paglia.
Paolo not un gruppo di soldati che, fuori dalla porta principale, scaricavano un grosso carro trainato da buoi. Bene, pens. L'arcano sar ancora qui.
Ci rivediamo negli alloggiamenti, disse a Vittore.
Non metterci troppo, fratello.
Mentre Caratoc guidava la sua squadra verso le caserme lungo una via laterale, Paolo sgattaiol via in silenzio e continu lungo la strada principale fino alla basilica. Prese posizione a una decina di metri dal carro per osservare il primicerius del forte. Era un sassone enorme, e supervisionava un gruppo di soldati che portava le merci scaricate oltre il cancello aperto. C'erano diverse botticelle e anfore, sacchi di granaglie, vari mucchi di mantelli, stivali e oggetti di pelle. Per ultime arrivarono le casse inchiodate con cura, ognuna delle quali doveva essere trasportata da due uomini. Paolo vide delle lettere bianche stampate sulla prima cassa: RM G LEG VI EBOR. Conteneva spade prodotte nella fabbrica imperiale di Remis e destinate alla Sesta legione a Eboracum. Seguiva un'altra cassa di maglie di ferro provenienti da Augustodunum.
Da quando era arrivato a Trimontium, Paolo era venuto a sapere che, in origine, al duca Fullofaude era stato ordinato di rioccupare il forte e di ricostruirlo con un distaccamento della Sesta. Il duca aveva rifiutato di inviare i suoi uomini esperti cos in profondit nella foresta senza un buon motivo. Aveva invece arruolato quella feccia, indesiderata e a buon mercato, per mandarla l a farsi comandare da un prefetto caduto in disgrazia. Ma qualche collaboratore del duca, colluso con il prefetto di Trimontium, aveva trovato un modo per sviare verso nord le occasionali spedizioni di armamenti imperiali nuovi e di buona qualit. Veniva registrata come una cosa regolare, dato che la guarnigione di Trimontium faceva ufficialmente parte della Sesta. Ma una volta giunte al forte, le casse sigillate venivano portate all'interno della basilica, e i comuni soldati non ne vedevano mai il contenuto. Tutti sapevano che il prefetto le vendeva ai Pitti in cambio di argento e schiavi.
I soldati di Trimontium odiavano il prefetto, e lo incontravano di rado. Non sopportavano di vedere carri carichi di armamenti imperiali di buona qualit passare nelle mani dei barbari mentre le loro spade si arrugginivano, gli scudi marcivano e gli stivali cadevano a pezzi. Odiavano ricevere le razioni pi misere mentre lui se ne stava seduto nella sua sala piena di cuscini a scegliersi tra le donne e le ragazzine fatte prigioniere quelle che pi gli piacevano. L'aria era avvelenata da voci di omicidio e di ammutinamento. Ma la paura e la sfiducia erano cos profonde tra i ranghi che alla fine nessuno osava andare al di l delle chiacchiere.
Ma non era per quello che Paolo stava osservando il carro. Una volta tornato a casa, forse avrebbe avuto l'opportunit di denunciare il prefetto e di vederlo finalmente punito. L'idea gli dava senz'altro un po' di soddisfazione. Prima, per, doveva riuscire a tornare a casa, e ci significava trovare l'arcano, che arrivava sempre insieme al mezzo di trasporto, tirandosi dietro un mulo carico di canestri pieni di terraglie di qualit. Mascherato da mercante, l'arcano si spingeva a nord fino al territorio dei Pitti, per tornare un paio di settimane dopo e unirsi al carro delle scorte da Trimontium al Vallo. Se lo pagavano abbastanza, riusciva a procurarsi qualcosa per i soldati: un paio di scarpe decenti, una nuova coperta, candele o pacchi di sale.
Paolo era stato il primo soldato ad avvicinarsi all'arcano per chiedergli di portare una lettera. Era lo stesso arcano che Vittore aveva mandato a strisciare per strada alla ricerca del suo solido fuori della stazione di cambio, e aveva riconosciuto subito il giovane soldato. Questo non l'aveva aiutato, e neppure il fatto che l'arcano si fosse accorto della sua disperazione.
A Trimontium quasi tutto si poteva scambiare, giocare d'azzardo o rubare. Paolo aveva gi dato i suoi stivali di cuoio al segretario del prefetto in cambio di stilo, inchiostro e tavolette, e per questo aveva avuto i piedi infetti e insanguinati per due settimane. L'unica cosa che interessava all'arcano era il metallo prezioso. Paolo aveva raccolto - o meglio, rubato - due spille di bronzo e un piccolo lingotto d'argento dalle fattorie dei Selgovi, e alla fine l'arcano li aveva accettati in cambio dell'impegno di portare la sua lettera a Luguvalium. Al suo successivo passaggio a Trimontium, aveva assicurato a Paolo di aver consegnato la lettera. Quanto al riportargli la risposta, be', quella era tutta un'altra questione. Luguvalium era scomodo, aveva detto, lontano dal suo percorso abituale, e perci avrebbe preteso un compenso superiore.
Paolo infil un dito nella sua borsa per controllare che ci fosse ancora la spilla d'argento. Se neanche quella avesse ottenuto finalmente dei risultati, forse allora sarebbe dovuto ricorrere a una forma di persuasione meno gentile.
I soldati avevano finito di scaricare il carro quando Paolo vide l'arcano uscire dalla basilica. Non sapeva che tipo di affari facesse con il prefetto, e non voleva neanche saperlo. Gli interessava soltanto una cosa.
Percorse con noncuranza il viottolo verso di lui. L'arcano lo vide e sorrise, allargando le braccia in segno di benvenuto. Sono contento di vederti, amico! Lascia che ti risparmi la fatica di chiedermelo, dicendoti che ancora non sono riuscito ad andare a ovest lungo il Vallo. Non  il mio solito percorso.  scomodo. Tutte queste voci di guerra non sono una buona cosa per uomini come me.  tutta aria fritta, ma danneggia gli affari. Se solo avessi un motivo per....
Paolo sapeva abbastanza bene che quell'arcano viaggiava spesso a ovest fino a Luguvalium, e non aveva voglia di ascoltare le sue bugie. Mise una mano nella sua borsa e ne tir fuori la spilla d'argento. 
Quando vide la spilla, l'arcano smise di parlare. Si sporse in avanti per esaminarla. Molto carina, mormor. Non vale pi di qualche nummo, comunque.
Non posso darti di pi, disse Paolo. Portami una risposta da Luguvalium e la spilla sar tua.
L'arcano ridacchi. Spese, amico! Per non parlare dell'assicurazione. E se io andassi a Luguvalium e, una volta tornato qui, ti trovassi morto, che gli di non vogliano?.
Paolo rimise la spilla nella borsa. Afferr il mantello dell'arcano con entrambe le mani e lo tir a s. L'avrai quando io ricever la mia risposta, disse con tranquillit. Altrimenti ti dar qualcosa di molto peggio.
Certo, amico! Per devi darmi tempo. Almeno un altro mese. Domani andr verso nord, poi di nuovo a sud, poi la strada per l'ovest sar lunga. Dammi un mese e avrai la tua risposta, se ci sar.
Paolo lasci l'arcano, non avendo pi nulla da dirgli, e and a trovare Vittore. Il loro baraccamento, come qualunque altra cosa a Trimontium, era in rovina, ma almeno non era affollato. L'intera guarnigione era composta da meno di trecento soldati, in un forte costruito per ospitarne in numero cinque volte superiore. Per la maggior parte, le squadre erano raggruppate negli alloggiamenti intorno alla vecchia basilica. Paolo arriv alla stanza che condivideva con Vittore, fatta per ospitare un'intera squadra. Mancava la parete che dava sul viottolo, oltre al tetto, ma erano riusciti a legare un pezzo di tela sopra le tre pareti superstiti per ottenere un po' di riparo dalla pioggia e dal sole. Era il loro rifugio dagli altri compagni, con cui cercavano di avere a che fare il meno possibile. La squadra dall'altra parte del viottolo era la peggiore. Era composta di Sassoni reclutati da una delle trib clienti di Roma in Germania. La loro capacit di bere e di commettere violenze faceva inorridire Paolo, nonostante i quattro anni gi trascorsi nell'esercito. Erano rare le notti in cui non si vedevano due biondi Sassoni scendere in strada per azzuffarsi all'improvviso, ubriachi. E quando non si azzuffavano, gridavano l'uno contro l'altro nella loro lingua barbara e gutturale.
Quando Paolo entr nella baracca, Vittore era impegnato a mescolare del porridge in una pentola posta su un braciere, ma sollev lo sguardo verso di lui. L'hai trovato?.
Paolo si sedette sul mucchio di paglia che gli faceva da letto. S. Un altro mese.
E poi?
Vedremo.
Ah, rise Vittore. Poi aggiunse: C' sempre quell'altro modo.
Intendeva la diserzione. Entrambi l'avevano presa in considerazione poco dopo essere arrivati al forte e averne constatato le condizioni di vita. Per un po' avevano pensato di poter affrontare con coraggio i pericoli dell'attraversamento di un paese sconosciuto infestato di trib ostili, ritenendolo senz'altro possibile.
Per fortuna, un altro soldato ci aveva provato prima di loro. Non appena la sua diserzione era stata scoperta, il primicerius aveva guidato un gruppo di soldati a cavallo e di cani da caccia per riportarlo indietro.
Paolo e Vittore si aspettavano di vederli tornare con il disertore in catene, non legato su un palo come un trofeo di caccia, nudo e sanguinante, prima di essere gettato ai maiali.
Da allora, della diserzione avevano discusso di rado. Ma ogni volta che parlava con l'arcano, Paolo si fidava di meno di lui. Non aveva alcuna garanzia che Giuliano avesse ricevuto la lettera. La diserzione poteva davvero rivelarsi la loro ultima via di fuga.
Un fracasso seguito da risate sfrenate proruppe dai quartieri della squadra sassone al di l del viottolo. Vittore sussult e sollev lo sguardo verso Paolo. Sai perch litigano sempre cos tanto? Perch non riescono a capire una parola di quel che si dicono. Allora preferiscono parlare con i pugni.
Posso crederci. Paolo ripens a Vercovicium, dove avevano conosciuto un gruppo di veterani sassoni che viveva nel villaggio e trascorreva la maggior parte del tempo a giocare d'azzardo con i soldati alla stazione di cambio. Aveva cercato d'imparare la loro lingua, soprattutto per aumentare le proprie probabilit di batterli, senza per riuscire mai ad arrivare lontano.
Fidati, disse Vittore. Li sto studiando da settimane.  ora di alzarsi si dice con un calcio in faccia. Buonanotte, invece,  un pugno sul naso.
E per dire Sei un figlio di puttana?.
Vittore ci pens per un istante. Penso che sia quando spingi la faccia di un uomo nel fango finch non muore soffocato. Potrei sbagliarmi, per.  una lingua sottile. Piena di poesia.
Paolo rise. Le battute di Vittore erano tra le poche cose che ancora gli ricordassero la loro vecchia casa. Quella a Trimontium non era la vita militare che aveva conosciuto. Le esercitazioni erano rare, le ispezioni ancora di pi, e gli unici doveri pareva consistessero nel fare la guardia, pulire le latrine e scavare di nuovo le vecchie trincee difensive. Nessuno di essi, per, veniva imposto con molta convinzione dai biarchi. La maggior parte del tempo si trascorreva bevendo, giocando e brontolando, oppure dormendo. Il giorno del loro arrivo, un soldato aveva detto loro: Pi tempo dormi e meno ne trascorri qui prima di morire.
E i soldati morivano, in effetti. La dissenteria dilagava, e Paolo e Vittore se l'erano presa entrambi durante la loro infernale prima settimana. Troppo malati per mangiare o per andare lontano, privi di cure, ignorati dai loro compagni, avevano patito la fame in quei giorni. Poi per si erano ripresi, a differenza di un altro nuovo arrivato, e fino a quel momento erano sopravvissuti. Ormai avevano una certa familiarit con la letargia che aleggiava sul forte come una nuvola bassa, con lo sguardo truce delle tre montagne a deprimerli ancora di pi. Paolo si aggrappava alla speranza che la sua lettera arrivasse a Giuliano, ma non riusciva ad andare oltre. Non si consentiva di pensare al suo eventuale ritorno a casa e a cosa potesse attenderlo laggi.
Il gelo della notte si stava insinuando nella loro baracca quando Caratoc apparve nel viottolo esterno. Tu, disse, indicando Paolo. Vieni con me.
Il ragazzo aspettava da tempo quel momento. Aveva disobbedito a un biarchus di fronte ai suoi uomini, e la punizione sarebbe stata una fustigazione pubblica con una verga di betulla. Non aveva senso fare resistenza. Si alz torvo dal suo letto di paglia, facendo segno a Vittore di restare dov'era, e usc sul viottolo.
Caratoc, per, non intendeva punirlo sul viottolo. Vieni con me, disse, conducendo Paolo verso il proprio alloggio, un semplice capanno alla fine del baraccamento. All'interno era buio; l'unica luce proveniva da una candela posta su una botte. Due grossi uomini erano in attesa su entrambi i lati della porta e, non appena il ragazzo entr, si spostarono dietro di lui per chiuderla, bloccando l'unica possibile via di fuga. Erano il semissalis di Caratoc e il primicerius, il braccio destro del prefetto.
Vicino alla candela c'era una tavoletta da scrittura ripiegata. Caratoc la prese. Questa  tua?.
Paolo prov un profondo scoramento. Non avrebbe mai dovuto fidarsi dell'arcano.
Caratoc spezz in due la tavoletta e la gett da parte. Tentata diserzione, disse.
Il semissalis afferr il braccio di Paolo da dietro. Prima che il ragazzo potesse opporre resistenza, Caratoc gli rifil un forte pugno nello stomaco, facendolo piegare in due per il dolore.
Vuoi ancora andartene, grugn Caratoc. Ecco perch sei debole.
Paolo si raddrizz con difficolt, tossendo. Biarchus..., cominci a dire.
Ma non pot aggiungere altro. Vide il pugno di Caratoc volargli verso gli occhi, e perse i sensi per la prima volta.

9.

Di' a te stesso: il corpo  l'involucro dell'anima. Mantienilo candido, allora, perch  innocente.
Sesto.

Nei giorni successivi al compleanno di Amanda, con il capofamiglia lontano in citt, a Silvanicum torn la tranquillit. La ragazza si era appena riadattata alla solita routine, fatta di gestione domestica, compagnia e assistenza a sua madre, preghiere quotidiane e cene silenziose, quando Pinta le port un tardivo regalo di compleanno. Non  arrivato con un biglietto, le disse, porgendo ad Amanda un portagioie finemente intagliato. Un uomo lo ha portato a cavallo, ma non mi ha detto da chi proveniva.
Amanda conged Pinta e si sedette davanti al suo scrittoio, mettendosi lo scrigno di fronte. Era ben fatto, anche se non nuovo; il genere di dono che si poteva trovare rovistando in un vecchio armadio. Sollev il coperchio. All'interno c'era un biglietto: una piccola tavoletta ripiegata, legata con uno spago e sigillata con un anonimo grumo di cera. Con attenzione, spezz il sigillo e apr la lettera. Non riconobbe la calligrafia, tutt'altro che elegante ma curata.
Quando lesse il nome del mittente, le venne quasi da ridere.
A Cironia Amanda, figlia di Gaio Cironio Agno, Flavio Agrio Rufo manda i propri saluti...
Abbass la lettera e guard dalla finestra. Era divertente constatare come i timori di Patrizia potessero rivelarsi fondati con tanta rapidit, come se gi avesse saputo dell'imminente arrivo di quel dono. Ciononostante, ricord la ragazza a se stessa, uno scrigno non equivaleva a una cospirazione, e un regalo del genere poteva rappresentare una giusta dimostrazione di rispetto nei confronti di una vicina, sia pure in ritardo di diversi giorni, da parte di qualcuno che molto di recente aveva anche offeso suo padre. Forse Agrio Rufo era capace di sentirsi in colpa, dopotutto.
Continu a leggere la lettera.
Ti scrivo solo dopo averci pensato a lungo. In primo luogo, desidero assicurarti che n mio padre n nessun altro sa che lo sto facendo. Ho scritto questa nota di mio pugno, e il bucellarius che te l'ha consegnata ha giurato di mantenere il segreto.
Ho notizie riguardanti tuo fratello Paolo.  vivo. Devo parlarti con urgenza.
Vicino all'incrocio all'estremit settentrionale della terra di tuo padre c' un frassino. Mi troverai l alla terza ora dopo l'alba ogni giorno per i prossimi cinque. Incontrarsi l non attirer sospetti e tu sarai al sicuro. La gente penser a un semplice scambio di cortesie.  importante che non parli di questo a nessuno, neanche a tuo padre.
Ti chiedo perdono per lo stile rozzo di questa lettera.
Addio.
Ad Amanda venne voglia di gettare via quella lettera. Anche senza l'avvertimento di Patrizia, un tentativo cos sfacciato di intrappolarla sarebbe fallito. Suo padre partiva per Corinium e, qualche giorno dopo, appariva quell'invito: il figlio di Agrio Leone, ammettendo che dietro quella lettera non ci fosse lo stesso Agrio Leone, pensava davvero che Amanda non avrebbe notato quella strana coincidenza? Immaginava che, se non ci fosse stato il padre a trattenerla, lei sarebbe corsa a incontrare il primo straniero che avesse menzionato il nome di Paolo? Era assurdo, offensivo. E la sua scrittura maldestra e goffa dimostrava quanto quell'uomo fosse uno zoticone ignorante.
Mise da parte la lettera e si accinse a spazzolarsi i capelli. Al suo ritorno, suo padre avrebbe saputo cosa fare al riguardo.
Tuttavia, era pi facile nascondere la lettera agli occhi che alla mente. Nei giorni successivi, riusc di rado a non pensarci. Il riferimento a Paolo le aveva bloccato il cuore per un istante quando l'aveva letto per la prima volta, e lei sentiva la stessa stretta disperata ogni volta che quelle parole le risuonavano ostinatamente nella testa. Ho notizie di tuo fratello Paolo...  vivo... E se fosse stato vero? Lei sapeva che non ci si poteva fidare di quella lettera n del suo autore, ma se Rufo, come tutti i bravi cospiratori, avesse mescolato una verit in un brodo di menzogne? Lei non avrebbe forse potuto stare al gioco e cogliere quell'opportunit per scoprire quanto lui sapesse, sfruttando la fiducia di Rufo quanto lui aveva sperato di poter sfruttare la sua?
Era un'idea allettante, eccitante, su cui Amanda riflett molto, senza riuscire a decidersi. Man mano che i giorni passavano, giunse pian piano ad accettare l'idea che incontrare Rufo sarebbe stato troppo pericoloso. Sarebbe stato meglio aspettare il ritorno di suo padre.
Il quarto giorno dopo aver ricevuto la lettera, Amanda fece portare sua madre nel pomario con la sedia imbottita. La ragazza le fece compagnia leggendole delle poesie e stando attenta a cogliere eventuali guizzi nei suoi occhi assopiti, ma non riusciva a togliersi dalla testa quelle parole. Allora fiss Fausta e pens a come avesse salvato la sua famiglia durante l'Inverno del Dolore. Se non avesse avuto quel momento di coraggio, cosa sarebbe stato dei Cironii? Amanda era una bambina all'epoca, troppo giovane per ricordare, ma conosceva la storia e poteva immaginarsela perfettamente.
Era stato tredici anni prima, durante un periodo di persecuzioni. Il ribelle britanno Magnenzio era stato appena sconfitto e, per snidare i suoi sostenitori, l'imperatore aveva inviato una speciale inquisizione, guidata da un notabile sadico conosciuto col nome di Paolo Catena. Paranoia e slealt avvelenavano l'aria. In tutta l'isola fioccavano le accuse, man mano che degli uomini coglievano l'opportunit per saldare vecchi conti e liberarsi dei loro rivali. Alcune delle accuse, per quanto false, avevano colpito i Cironii. Il nonno di Amanda, Cironio Bono, insieme ai suoi tre figli adulti, era stato accusato di aver dato delle propriet all'usurpatore. Lui e i suoi due figli pi grandi erano stati arrestati a Corinium. L'ultimo figlio, il padre di Amanda, si trovava proprio in quella stessa villa quando i soldati erano venuti a prenderlo.
Erano stati accolti ai cancelli non da una squadra dei suoi bucellarii, bens da sua moglie. Nobile e intrepida, Fausta aveva bloccato da sola il loro ingresso. Amanda aveva udito una mezza dozzina di resoconti diversi di ci che era accaduto in seguito, ma nella versione che preferiva sua madre aveva detto:
Sono la signora Bodena Fausta, figlia maggiore di Marco Bodeno Fausto. Due anni fa, quando quest'isola veniva lacerata dai traditori, mio padre parl chiaramente contro l'usurpatore e questo gli cost la vita. Con la sua morte, consacr la sua famiglia nel nome dell'imperatore. Ora osate accusare mio marito di tradimento. Se lo prenderete, o se farete del male ai miei figli, sappiate che prima dovrete sguainare le spade e uccidermi qui sul posto.
Fausta era stata sprezzante. I soldati, come tutti, sapevano che suo padre era stato effettivamente ucciso dall'usurpatore. Perci avevano esitato, non essendo disposti a violare la dignit di quella nobile donna. Quindi si erano ritirati, risparmiando Agno.
Ma Fausta non era riuscita a salvare il padre e i fratelli del marito. Tutti e tre - Bono, il nonno gentile, lo zio Massimo e lo zio Vivenziolo - erano stati trascinati a Londinium in catene, torturati da agenti imperiali e giustiziati. Anche soltanto pensare al loro destino le procurava lacrime amare. Suo padre era stato l'unico sopravvissuto, e aveva potuto continuare la principesca discendenza dei Cironii.
Naturalmente, sua madre non aveva mai parlato di ci che aveva fatto. Amanda era venuto a saperlo una volta dal padre, e aveva sentito anche versioni diverse da Sulicena e dagli altri schiavi della famiglia, che pure le avevano detto ben poco: era stata un'epoca crudele, su ci concordavano tutti, ed era meglio ricordarla in silenzio che parlarne. Ma Amanda aveva visto l'affetto e la meraviglia negli occhi di suo padre quando parlava del coraggio della moglie.
Se non fosse stato per tua madre, le aveva detto, io sarei morto, e voi non sareste nulla. Non dimenticartelo mai.
E ora, con sua madre colpita da un destino funesto, suo padre lontano ed entrambi i fratelli in esilio, chi era rimasto a difendere la famiglia? Rufo non era un agente segreto imperiale. Era soltanto un giovane storpio e ozioso. Non stava assediando la villa con uomini armati. Non c'era alcun rischio di tortura n di morte. Si sarebbe trattato di un unico incontro ai confini della tenuta, con testimoni in abbondanza. Se Amanda aveva in s almeno un'oncia del sangue di sua madre, perch mai stava esitando?
Era la sua ultima opportunit di agire. Sapeva cosa fare, e poco dopo diede istruzioni al responsabile delle stalle affinch le sellasse il cavallo da corsa per la mattina seguente.
Il giorno dopo era fresco, con un primo accenno di autunno nella brezza da ponente. Pallidi e inconsistenti ciuffi di nuvole scivolavano nel cielo. Amanda era contenta del bel tempo, perch rendeva pi plausibile che dicesse di voler fare una galoppata fino in cima alla tenuta. Pinta espresse persino la sua approvazione per quell'idea. Una bella cavalcata di primo mattino ti sollever molto lo spirito, padrona, disse allegramente mentre tirava fuori gli stivali da cavallo e il cappello da sole di Amanda.
Raggiunsero l'incrocio verso la fine della terza ora, come Amanda aveva previsto. La ragazza quasi sperava che Rufo avesse desistito e se ne fosse tornato a casa, dimostrando la propria insincerit. E invece, vide la sua lettiga appoggiata sul prato vicino alla strada, con i portantini e i bucellarii sdraiati nelle vicinanze. Rufo si trovava gi all'incrocio. Se ne stava l in piedi da solo, pesantemente appoggiato a un bastone da passeggio e intento a fissare sopra di s la testa in parte marcita di un ladro di pecore impalato a un alto bastone. Anche Pinta lo aveva avvistato, perch disse con urgenza: Padrona, l davanti c' il figlio di Agrio Leone. Preferiresti tornare a casa?
No, rispose Amanda con un tono di noncuranza che sperava risultasse convincente. Le terre di mio padre arrivano fino all'incrocio, no? Ho diritto come lui a star qui.
In quel momento, Rufo si volt e la vide. Abbandon la strada e attravers zoppicando l'erba verso il frassino. Ci arriv prima che Amanda raggiungesse l'incrocio, aspettandosi chiaramente che andasse da lui; aveva scelto un punto abbastanza lontano dall'incrocio e dai propri schiavi da rendere impossibile che udissero un dialogo a bassa voce, ma non tanto da far apparire clandestino quell'incontro. Il cuore di Amanda aveva preso a battere all'impazzata. Si disse che non era ancora troppo tardi per tornare a casa e dimenticare l'intera faccenda. Sarebbe stata la cosa appropriata da fare, e nessuno avrebbe chiacchierato, se non per dire quanto la figlia di Gaio Cironio Agno si fosse comportata in modo appropriato, snobbando apertamente l'intruso pagano a quell'incrocio.
Era vero, ammise. Ma sarebbe stata indegna di sua madre. Andr a parlarci, disse a Pinta, con la bocca improvvisamente secca.
Padrona, non credo che tuo padre approverebbe.
Non mi piace il modo in cui se ne sta l come un bandito. Aspettami qui; non ci metter molto.
Cavalc lentamente verso Rufo, che aveva uno sguardo scuro e pesante negli occhi e la bocca imbronciata. Avvicinandosi, not che la tunica e il mantello di lui, che da lontano le erano sembrati belli e costosi, erano in realt un po' consunti, e che i suoi capelli neri erano del tipo spesso e ondulato che non si sottometteva al pettine con facilit. Aveva la pelle pallida e un aspetto malato. Quell'aria scarmigliata, che poco si addiceva al rampollo di una famiglia potente, fece sentire Amanda pi sicura di s mentre lui s'inchinava davanti a lei lentamente e con rispetto.
Dimmi quel che hai da dire, lo esort la ragazza.
Sono contento che tu abbia finalmente deciso d'incontrarmi.
Non rester a lungo, disse Amanda con impazienza. Oggi avrei dovuto comunque ispezionare questo angolo della tenuta, quindi non presumere che io abbia fatto uno sforzo particolare per te. Se hai notizie su mio fratello, come hai sostenuto con arroganza e mancanza di rispetto, insisto perch tu m'informi subito, di modo che io possa riferirlo a mio padre, il senatore, quando torner. Cosa che peraltro il tuo onore avrebbe dovuto spingerti a fare tu stesso.
Questo baster, pens Amanda, gratificata dall'effetto che le sue parole stavano avendo su Rufo, il quale aveva abbassato gli occhi in un'espressione che avrebbe potuto essere di vergogna. L'uomo fece un passo avanti ma si blocc subito, sussultando ed emettendo un acuto rantolo di dolore. Quando il dolore si plac, guard Amanda e le disse: Ho visto tuo fratello.
Dove?
Vicino a Viriconium, aggiunse con una certa riluttanza.  stato quattro anni fa.
Quattro anni fa!, esclam Amanda. Era tutto ci che aveva da dirle? 
Era stato catturato da una squadra di coscrizione su una tenuta imperiale e fingeva di essere un cittadino comune. L per l non l'ho neppure riconosciuto, ma in seguito ho visto un anello che gli  stato confiscato, col sigillo della tua famiglia. In quel momento mi sono reso conto di chi fosse.
E non hai detto nulla. 
Rufo abbass di nuovo lo sguardo ed emise un lungo e lento respiro, carico di rimpianto e di senso di colpa.
Non ti credo, continu Amanda. Hai almeno il suo anello come prova?
L'ho dato a mio padre, rispose lui. Lui ha amici nell'esercito. Ha fatto in modo che Paolo venisse mandato a nord, in un posto tranquillo e sicuro sul Vallo chiamato Vercovicium.
Be',  stato gentile da parte sua. Naturalmente, un gesto ancor pi gentile sarebbe stato quello di dire a mio padre che Paolo era ancora vivo e vegeto.
In quel momento Rufo guard fisso negli occhi la ragazza e disse: Lo ha fatto.
Per un momento Amanda non riusc a proferire parola. Le sembrava impossibile che suo padre sapesse che Paolo era vivo. Non capisco, disse con voce tremante. Quando Rufo non rispose, lei si riprese e ribad con voce pi forte: Non capisco come tu possa dire una cosa cos assurda e aspettarti che io ti creda. Sopra la spalla, Amanda vide Pinta che l'attendeva, obbediente ma un po' nervosa, all'incrocio.
 la verit.
Dai, fammi il piacere! Sono stata avvisata dei tuoi intrighi. So tutto di quella povera vedova a Treviri, di quel che le hai fatto.
Chi te l'ha detto?, chiese lui con una nota di rabbia nella voce.
Pensavi che la figlia di Cironio Agno fosse una sempliciotta? Hai detto quel che avevi da dire, dimostrando di essere un bugiardo; mio padre sapr tutto di come hai tentato di farmi cadere in trappola, e sono certo che questo non piacer ai decurioni di Corinium ancora dotati di un senso dell'onore. Addio, Flavio Agrio Rufo.
Amanda tir forte le redini e il suo cavallo si gir per andarsene. Rufo fece un rapido movimento in avanti e si aggrapp a una briglia. Da Pinta arriv un grido d'allarme, ma Amanda le url di stare calma e si rivolse di nuovo all'uomo. Lasciami andare prima che ti frusti fino a farti cadere, sibil.
Rufo moll la briglia. Ascoltami. Paolo  sparito da Vercovicium. Mio padre mi ha detto di mandare degli uomini a rintracciarlo. Io intendo farlo, mia signora, ma solo per riportarlo sano e salvo da te.
Amanda non si ferm abbastanza per ascoltare. Spron il suo cavallo a un rapido e dignitoso trotto per tornare all'incrocio, dove Pinta l'attendeva con ansia. Ti ha fatto male, padrona?
Ma certo che no, scatt Amanda.  solo un piccolo rospo maleducato. Avevi ragione, non avrei dovuto sprecare il mio tempo con lui.
Non volendo far sembrare quell'incontro all'incrocio l'unico scopo dell'escursione, Amanda condusse Pinta lungo una strada tortuosa intorno alla met pi a nord della tenuta. Tornarono alla villa solo poco prima di mezzogiorno, entrambe assetate e indolenzite per la lunga permanenza in sella, e Amanda era ancora di umore burrascoso.
Era riuscita a screditare la lettera di Rufo come un cumulo di bugie contenente forse un'unica, semplice verit; ma ora, dopo averlo incontrato, non sapeva dove finisse l'inganno e dove cominciasse la verit. Credeva, o voleva credere, che Paolo, sfuggito ai banditi, fosse ancora vivo, ed era disposta ad accettare che Rufo l'avesse visto quattro anni prima. Ma era vero che aveva dato l'anello di famiglia ad Agrio Leone, il quale aveva fatto mandare suo fratello al Vallo? Anche quello era plausibile. Perch mai l'avrebbe fatto, per? Se, per qualche motivo, stava agendo nell'interesse di Paolo, perch non lo aveva denunciato, facendolo congedare dall'esercito e tornare alla sua famiglia? Oppure perch non l'aveva fatto semplicemente uccidere? E cosa sperava di ottenere Rufo dicendole tutte quelle cose?
Era quello il punto in cui tutta l'invenzione di Rufo si sfaldava, prima ancora di arrivare a sostenere che suo padre sapesse dove si trovava Paolo. Perch quella era l'unica bugia che proprio non si sarebbe mai bevuta. Luca, l'ultimo figlio rimasto, sembrava contento di poter sperperare le fortune e il buon nome della famiglia. In simili circostanze, era impensabile che suo padre non avesse fatto di tutto per riportare Paolo a casa. E in ogni caso, al figlio di un senatore non era permesso prestare servizio come un comune soldato, quindi se loro padre sapeva che Paolo era nell'esercito, sarebbe stato obbligato per legge a riferirlo e a farlo congedare. Suo fratello poteva perdere parte dell'eredit in multe per aver cercato di sottrarsi al suo rango senatoriale, ma persino quello sarebbe stato preferibile al mandare in rovina l'intera tenuta nelle mani di Luca.
L'unico momento del loro incontro che ancora strappava un segreto sorriso dalle labbra di Amanda era quando Rufo aveva afferrato la briglia e lei aveva minacciato di colpirlo con il frustino. Sua madre sarebbe stata fiera di vederglielo fare. Ci confer un po' di freschezza e di energia al suo passo mentre si dirigeva dalle stalle al cortile superiore. L ud una voce sommessa in mezzo al fruscio delle foglie, e trov sua madre e Sulicena in un angolo del giardino. Fausta stava sonnecchiando su una sedia di vimini all'ombra di un melo, mentre Sulicena le recitava delle poesie tratte da un piccolo manoscritto. Appesa a un ramo c'era una gabbia con dentro un usignolo.
Amanda conged Pinta e Sulicena e, una volta rimasta sola con lei, pass delicatamente il dorso della mano sulla fronte di sua madre. Si compiacque di sentirle la pelle fresca e asciutta. Si sedette al suo fianco, prese il manoscritto e, quando si accorse che conteneva una delle sue favole preferite, decise di leggerla a voce alta dall'inizio.
Diana, dea della caccia, stava facendo il bagno in un laghetto nella foresta, assistita dalle sue ninfe, quando il mortale Atteone, che voleva rinfrescarsi dopo una giornata di caccia, la vide per caso. Le ninfe si affannarono a coprire il corpo nudo della casta dea; Diana, offesa, maled Atteone, facendogli spuntare delle corna ramificate sulla testa, allungandogli il collo, trasformandogli mani e piedi in zoccoli e facendogli crescere il pelo su tutto il corpo. Atteone, terrorizzato, scapp in mezzo agli alberi, saltando su ceppi e ruscelli sotto forma di cervo, finch non fu raggiunto dalla propria muta di segugi e dilaniato sotto gli occhi dei suoi compagni di caccia, che ridevano e chiamavano il loro compagno perduto nelle profondit della foresta. E dicono che l'ira della cacciatrice Diana non si plac finch la sua vita non ebbe fine a causa di innumerevoli ferite...
Amanda si ritrov a ridere a quelle ultime righe, con il battito cardiaco accelerato dall'inseguimento nella foresta e dalla terribile morte di Atteone. Un istante dopo, si rese conto di aver inconsapevolmente attribuito ad Atteone il volto di Agrio Rufo, e il suo a Diana, mentre la scena si era svolta tra il laghetto alimentato dalla sorgente sul retro della villa e la foresta gi al fiume. Aveva persino immaginato che la muta da caccia di Atteone fosse quella di suo padre. Il fatto di rendersene conto la eccit e la turb al tempo stesso, e le manc il respiro quando quelle immagini tornarono ad attraversarle la mente con nuovi dettagli: gli occhi di Rufo che si allargavano vedendo il corpo pallido e luccicante di Amanda nella radura appartata; lo stridore della maledizione della dea; i fianchi disperatamente tesi di lui trafitti dalle mascelle del primo segugio; la sua caduta e il suo graduale sventramento mentre slanciava la testa da una parte all'altra urlando il proprio nome nel lamento impotente di un cervo caduto...
Un grugnito di sua madre fece tornare in s Amanda, che chiuse il manoscritto con un'improvvisa vampata di senso di colpa. Quelli non erano pensieri adatti a una ragazza cristiana. Fece un respiro profondo per resistere al loro ritorno. Forse era quello il pericolo della letteratura pagana a cui suo padre talvolta alludeva, ma che lei non aveva mai compreso appieno: non erano soltanto delle vecchie storie divertenti, ma rappresentavano anche un grave pericolo per una mente non protetta come la sua. Guard la madre addormentata accanto a s, e le immagini persistenti le procurarono una vergogna cos profonda da spingerla a chiamare Pinta per farsi portare il libro di salmi. E dopo averli letti per mezz'ora, si sent di nuovo quasi degna di essere chiamata figlia dei suoi genitori.
Che maledetta arroganza!.
Amanda rabbrivid di fronte a quell'accesso d'ira di suo padre, intento in un furioso andirivieni tra lo scrittoio e gli scaffali della libreria. Dopo aver ripreso a respirare normalmente, si ferm davanti allo scrittoio, prese la lettera di Rufo, la lesse per la terza volta e la sbatt gi di nuovo, appoggiandoci sopra i pugni serrati. Per Cristo, grugn, la prossima volta che li vedr in citt, lui o suo padre, avranno bisogno di tutti gli amici che possono comprarsi per trattenermi dallo strozzarli entrambi.
So che ho sbagliato, padre, disse Amanda.
Oh, Amanda, replic lui, col viso sconvolto, facendole segno di avvicinarsi. La prese tra le braccia. Amanda,  colpa mia; tu hai lo stesso spirito di tua madre. Sapevo che avrei dovuto proibirti di parlare con quel farabutto, ma non volevo neanche nominarlo. Ho fatto di tutto per tenerti fuori dal mondo marcio della politica! Ma con quest'ultima offesa siamo andati troppo oltre. Figlia mia, figlia mia!.
Amanda gli aveva gi detto diverse volte che non era mai stata davvero in pericolo, che aveva incontrato Rufo per brevissimo tempo in un posto pubblico dove lui non poteva farle alcun male e dove non ci sarebbe stato spazio per uno scandalo, ma lui non si era rassicurato per niente. Per Agno contava solo il fatto che il figlio di Agrio Leone avesse tentato di ingannare, e persino di sedurre, sua figlia appena lui aveva lasciato la tenuta, e Amanda non riusciva a capire se di questo incolpasse pi Rufo o se stesso.
Nel nome di Dio, Amanda, io darei il mio braccio destro per riavere Paolo a casa, lo sai. Se sapessi dove si trova farei tutto il possibile per riportarlo qui. Ma non lo so, Amanda. Semplicemente non lo so. Aveva la voce cos rotta dall'emozione da soffocare altre parole. Prese la testa della figlia con entrambe le mani e la baci sulla fronte, bagnandole i capelli con calde lacrime.
Allora, padre, disse la ragazza, cercando di parlare con calma, se le parole di Rufo contenevano un filo di verit come esca per attirarmi, forse Paolo  davvero sfuggito ai banditi per finire nell'esercito. Perch non scrivi una lettera a qualcuno che potrebbe aiutarti a scoprirlo? Forse qualcuno a Londinium? Oppure la chiesa, padre... Giuliano  proprio al Vallo! Gi gli scrivo spesso; potrei chiedergli se sapeva qualcosa. Potrebbe andare perfino al forte menzionato da Agrio Rufo. Non ci sarebbe niente di male a provarci.
Questo  vero, disse Agno. Allent l'abbraccio per guardare sua figlia negli occhi. Se solo i tuoi fratelli avessero una minima parte del tuo buon senso.
Sentendo quelle parole, Amanda non riusc a evitare una risata malinconica. Allora scriver a Giuliano, disse. Potrebbe riuscire a chiedere al vescovo di aiutarlo. Sono certa che insieme riuscirebbero a scoprire abbastanza facilmente se Paolo si trova in un forte specifico. E anche se  stato mandato a nord del Vallo, tu puoi scrivere per farlo tornare.
Scrivi la tua lettera, Amanda. Ma fai capire bene a Giuliano che la questione deve restare assolutamente confidenziale, anche, mi dispiace dirlo, rispetto ai suoi genitori, a sua sorella e, se possibile, al suo vescovo. Deve restare soltanto tra te e lui.
Certo, padre. Sar il nostro piccolo intrigo.
Agno sorrise e la trasse pi vicina a s. Non cominciare ancora a prendere gusto alla politica, figlia, disse.  un brutto mondo, certo non adatto a una brava ragazza cristiana.
Te lo prometto, padre.
Nel frattempo, mi sembra che sarebbe meglio se tu andassi via di qui per un po'. Io devo tornare a Londinium, dove porter con me Luca. Non voglio che tu resti da sola.
E dove potrei andare, padre? La famiglia non si trasferir a Corinium prima di un mese.
Agno esamin pensieroso le facce di ottone delle sue clessidre. La stanza era silenziosa, a parte il gocciolio costante di quegli strumenti. Potrebbe essere meglio, disse infine, se tu andassi a stare alla Casa della Gallina Bianca fino all'inverno.
Nella Casa della Gallina Bianca risiedeva la famiglia di Giuliano e Patrizia. Il primo pensiero tetro di Amanda fu che l avrebbe dovuto sopportare la compagnia di Patrizia per tante, troppe settimane. Ma fu un pensiero soffocato in fretta, e con un certo senso di colpa, dalla consapevolezza di dover lasciare sua madre.
Agno anticip la pi nobile delle preoccupazioni della figlia. Tua madre pu venire con te, disse. Non potremmo lasciarla da sola qui. Prenderai gli schiavi di cui avrete bisogno, e il viaggio non sar troppo pesante per lei. Io sar impegnato a Londinium e altrove, ma cercher di venire a trovarvi. Sono almeno due anni che non hai occasione di stare con lo zio Pertinace e la zia Terzia. E naturalmente ci sar tua cugina Patrizia a tenerti compagnia. Le settimane fino all'inverno voleranno. E chiss, forse il cambiamento d'aria far bene anche a tua madre.
Cos fu deciso, e Amanda non oppose resistenza. Non desiderava pi restare a Silvanicum, ora che Agrio Rufo vi aveva proiettato sopra la sua pericolosa ombra, e l'idea che il nuovo ambiente e la nuova compagnia potessero stimolare sua madre rese il piano ancor pi attraente. Quanto a Patrizia, Amanda cerc d'immaginare che, col tempo, avrebbero potuto migliorare il loro rapporto, anche se le sembrava una speranza un po' estrema. Neanche i genitori avevano mai provato molto affetto per Patrizia, nonostante il legame di sangue.
Tre giorni dopo era tutto sistemato. Avevano radunato il piccolo gruppo di schiavi, nonch lucidato e tirato fuori dal capanno il carro, con l'interno imbottito di cuscini per la comodit di Fausta. Quest'ultima, infine, era stata trasportata con attenzione fino al cortile inferiore su una portantina. Quando anche lei fu sistemata all'interno del carro, Agno abbracci forte sua figlia e le chiese, con voce dolce, di salutargli affettuosamente i parenti. Amanda promise di farlo.
Proprio al momento della partenza, il pensiero di allontanarsi da Silvanicum prima della fine dell'estate le provoc fitte di dolore. Le sarebbero mancati suo padre, gli schiavi, il mormorio della comba, i prati scoscesi e il ruscello sottostante. Le sarebbe mancato persino Luca, che si era svegliato particolarmente di buon'ora per vederla partire. Tuttavia si risolse a salire sul carro che l'attendeva insieme a Pinta, la sua ancella con in braccio un gatto riluttante.
Amanda si disse che si sarebbe trattato solo di alcune settimane, e si sforz di sorridere mentre salutava suo padre con la mano. Scricchiolando, il carro attravers con la sua scorta l'ingresso della villa, prima di imboccare il sentiero al lato del fiume, che pareva di un marrone opaco sotto il cielo grigio. Aveva gi scritto a Giuliano, e sperava che la sua risposta arrivasse prima dell'inverno. Fino a quel momento, poteva soltanto pregare che Paolo fosse al sicuro. Con la fede e la devozione, tutto sarebbe finito bene.
Ma un ultimo rimpianto le crebbe dentro, improvviso e inatteso: non avrebbe rivisto Agrio Rufo. 

10.

Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato  entrato nel mondo, e con il peccato la morte; cos anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perch tutti hanno peccato.
Lettera ai Romani, 5,12.

***Magari posso venire con te, disse Eachna.
No, rispose Giuliano, senza sollevare gli occhi dalla lettera che stava scrivendo.
Eachna pieg il collo e termin di incidere il Padre Nostro sulla sua tavoletta. Ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo... Scrisse un preciso Amen alla fine della tavoletta prima di esaminare il proprio lavoro. La calligrafia stava migliorando, anche se sospettava che alla sua mente distratta fossero sfuggiti un paio di errori di ortografia.
Mi  gi capitato di stare via, continu Giuliano, piegando la lettera che aveva completato. C'era un accenno di irritazione nella sua voce. Stavolta non sar diverso.
Ma il vescovo Gregorio sar qui tra due settimane. Che succeder se non sarai ancora tornato?
Se il vescovo avesse dei dubbi sul fatto che Dio ti abbia portato qui, spariranno non appena constater la tua padronanza del latino.
Era una rassicurazione che Giuliano le dava spesso, ma non leniva molto le preoccupazioni di Eachna. La ragazza non aveva idea di quanto tempo ci volesse di solito per apprendere un'altra lingua. Lei aveva imparato a decifrare i grugniti pitti del suo vecchio padrone nelle prime settimane di schiavit, e aveva padroneggiato con altrettanta rapidit il dialetto britanno di Luguvalium. Dio l'aveva aiutata anche con quelle lingue pagane? Oppure lei era una somara perch sbagliava spesso la forma delle lettere latine, con la penna stretta in modo goffo tra le dita?
Nel corso dell'ultima settimana Giuliano era stato ancor pi distratto e brusco con lei. Ogni volta che gli aveva chiesto spiegazioni su qualcosa, o non le aveva risposto o le aveva detto che non poteva parlarne. Lei sapeva soltanto che tutto era cominciato quando il suo insegnante aveva ricevuto una lettera da sud. Lo aveva visto aprirla, e aveva colto subito la preoccupazione nei suoi occhi mentre la leggeva, per poi alzarsi all'improvviso e uscire dalla stanza.
Da allora, le diceva solo che sarebbe andato lungo il Vallo, da solo. Le dispiaceva che non potesse pi confidarsi con lei. E non aveva aiutato il fatto che le voci di presagi e di giudizio celeste erano aumentate da quando, un mese prima, era nato il bambino mostruoso. Solo la settimana prima dei mercanti avevano portato la notizia del sangue caduto su Londinium. Ludone si era rifiutato di credergli, finch non aveva ricevuto una lettera che raccontava la stessa storia proprio dal vescovo Gregorio, testimone del terribile evento insieme a tutta la sua congregazione.
Eachna desiderava poter andare con Giuliano, sia per essergli di conforto e d'aiuto sia per evitare il terribile giudizio del vescovo di Londinium, ma sapeva che era impossibile. Allora si limit a salutarlo quando part, per poi attendere con trepidazione l'arrivo di Gregorio.
Ludone le spieg con cura lo scopo della visita di quest'ultimo. Era il pi anziano dei vescovi di Britannia, oltre che il suo maestro diretto, e ogni anno faceva un giro dei vescovati a lui subalterni per verificare lo stato di salute spirituale delle comunit cristiane. Era una sorta di sommo sacerdote, concluse Eachna, persino pi importante di Ludone, e l'idea d'incontrare una figura cos elevata senza essere ancora stata battezzata era la cosa che la preoccupava di pi. Non vedeva l'ora che le versassero addosso l'acqua santa di Cristo, per purificare il suo spirito pagano e la sua carne immonda, ma Ludone insisteva che quel rito si poteva compiere sugli adulti solo a Pasqua, e perci lei doveva attendere fino all'anno successivo come tutti gli altri catecumeni.
Aveva la mente affollata dal meticoloso protocollo che Ludone le aveva ordinato di imparare per l'udienza con il vescovo Gregorio. Vedendolo circondato dai suoi sacerdoti e diaconi, avrebbe dovuto salutare solo lui inginocchiandosi; l'alto prelato le avrebbe porto il dito con l'anello, ma lei avrebbe dovuto limitarsi ad abbassare la testa, senza baciarlo, perch non ne era ancora degna; avrebbe dovuto parlare per prima e dirgli O reverendissime domine Gregorie, episcope Londiniensis, indignissima serva Eachna sum - reverendissimo signore Gregorio, vescovo di Londinium, sono la tua umilissima serva Eachna - come si ripeteva centinaia di volte.
Trascorsero due settimane, venne il giorno dell'arrivo di Gregorio e Giuliano non era ancora tornato. Eachna aveva trascorso la mattinata nella sua stanza a provare movimenti e parole del suo intervento, cercando di distrarsi dalla preoccupazione per il suo tutore. Si era gi lavata e indossava una grezza tunica marrone che simboleggiava l'oscurit della sua anima non ancora salvata, con le maniche cucite all'altezza del gomito per rendere evidente che era anche una storpia meritevole di piet. Una volta battezzata, Ludone le aveva promesso una bella tunica di lino bianco con le maniche lunghe.
Eachna rest in attesa nella sua stanza, ascoltando le acclamazioni e i salmi della folla che, all'esterno, dava il benvenuto al vescovo Gregorio. Quando finalmente arriv un diacono per chiederle di seguirlo alla presenza del vescovo, Eachna temette che il cuore le saltasse fuori dal petto. Segu l'uomo dall'area cintata fino alla zona in cui si trovava la chiesa, ma esit quando cap di dover entrare nella basilica. Non aveva mai oltrepassato il porticato, di cui poteva toccare con i piedi impuri le lastre di pietra senza profanarle. Lo spazio sacro della navata era tutt'altra cosa, ma il diacono la stava conducendo proprio l, e lei si contrasse per la paura mentre attraversavano le pesanti tende cariche di fumo che la separavano dal porticato.
L, all'estremit opposta della navata, proprio di fronte all'altare, sedeva il vescovo Gregorio. Eachna si consent solo un brevissimo sguardo prima di abbassare gli occhi. Dietro e ai lati del prelato c'era una folla di persone con indosso le lunghe vesti tipiche degli ecclesiastici. Ludone stava sulla sinistra di Gregorio.
La ragazza esit, non sapendo bene se avvicinarsi o no. Il diacono le prese un braccio e la tir delicatamente in avanti. Lei lo segu con passo leggero, come se il peso della sua anima pagana potesse spaccare il pavimento e farla precipitare negli inferi. Si ferm a un paio di metri da Gregorio, che aveva sollevato la mano inanellata. Eachna fece un profondo inchino e pronunci il proprio saluto; se avesse commesso un errore, non se ne sarebbe neanche accorta, per quanto tumultuosi erano i pensieri che le turbinavano in testa.
Attese una risposta. Leva lo sguardo verso di noi, figliola, disse il vescovo in latino.
Lei lo fece solo per un momento. Non aveva mai visto un uomo cos vecchio. Lui le sorrise con benevolenza, poi guard Ludone. Vediamo che ci capisce, disse con voce sibilante e stridula. Ludone annu, ma rest in silenzio. Brava figliola, continu lentamente Gregorio, il tuo padrone, il reverendissimo vescovo Ludone, ci dice che vieni dall'Ibernia. Abbiamo una domanda a cui speriamo tu possa rispondere. Gli antichi autori asseriscono che i pascoli nel tuo paese sono cos verdi che, se non controllate, le mucche se ne cibano fino a scoppiare.  davvero cos?
Non l'ho mai visto accadere, mio signore.
Allora forse  un mito, dopotutto. E cosa puoi dirci di quanto sostengono curiosamente alcuni marinai, secondo i quali parti della tua isola sono infestate da lupi mannari, e alcuni di quegli animali sono persino divenuti re?
Abbiamo dei lupi mannari, mio signore, rispose lei, ma io non ne ho mai visto uno. E non ho mai sentito dire di un licantropo re.
Dunque il bestiame non esplode e non ci sono re licantropi. Possiamo concludere che questo ci insegna a non credere ai vaneggiamenti dei vecchi lupi di mare?.
Ci fu un mormorio divertito tra gli ecclesiastici. Eachna os incontrare lo sguardo di Gregorio. Nel mio paese, azzard, diciamo che i marinai trascorrono cos tanto tempo ad ascoltare i sussurri dell'oceano da cominciare anche loro a parlare nello stesso modo; e si sa che l'oceano  un terribile ingannatore. La ragazza pens che la sua traduzione di quel detto poetico fosse piuttosto goffa, e non era sicura che Gregorio ne avesse compreso il significato.
Lui, invece, batt le mani ed esclam: Perbacco! Un vero proverbio ibernico. Dobbiamo ricordarcelo! E poi cos ben tradotto. Il tuo signore ci aveva accennato alla tua abilit con il latino, ma ora riteniamo che la stesse minimizzando.
Gregorio non misurava pi il modo di parlare, scivolando addirittura nel suo naturale dialetto latino. Eachna si chiese se la stesse mettendo alla prova. Ho un ottimo insegnante, mio signore, disse.
Lo vedo. E da quand' che ti trovi nel nostro paese, figliola?
Da aprile, mio signore.
E quanti del tuo popolo parlano latino?
Io non l'avevo mai sentito prima che il vescovo Ludone mi portasse qui, mio signore.
Il prelato parve incredulo. E cos hai imparato a parlare la nostra lingua in questo modo in... cosa, neppure sei mesi?
Per ho molti problemi a metterla per iscritto, mio signore.
Gregorio corrug la fronte e guard Ludone. Sta imparando anche a leggere e a scrivere?
Con notevole abilit e con una rapidit straordinaria, mio signore, disse Ludone, inchinandosi rispettosamente.
Sbalorditivo, borbott Gregorio, accarezzandosi i sottili ciuffi di barba sul mento. Forse  come dici. Dio non solo le ha sussurrato di venire da te, ma la sta anche ammaestrando bene.
Quelle parole fecero arrossire Eachna. Era sicura di non aver sentito male. Il vescovo la stava paragonando a un cane?
Sembra che qui ci sia all'opera la volont di Dio, mio signore, disse Ludone.
Forse. Speriamo che diriga anche le sue mani - anzi, dovrei dire la sua mano - a fare delle opere buone. Ti concedo che la sua abilit con il latino  impressionante, ma vedremo se riuscirai ad addestrarla non solo a parlare, ma anche a pensare come una cristiana.
Eachna si sent formicolare la pelle per l'umiliazione. Sembrava che il vescovo Gregorio la considerasse un animale capace di comportarsi solo in base all'addestramento e all'istinto. Malgrado l'imponente sacralit del suo uditorio, non poteva restare in silenzio. Mio signore, azzard, di certo un animale che dev'essere addestrato per seguire Cristo non pu essere considerato buono per questo.
Ludone ridacchi un po' troppo forte e cominci a dire qualcosa, ma Gregorio lo zitt, sollevando una mano. Continua, figlia dell'Ibernia, disse.
Eachna non si era preparata un discorso in testa, e ancor meno aveva pensato a come esprimerlo in una lingua straniera, per cui non aveva idea di cosa dire. Ma il vescovo la fissava, come pure gli ecclesiastici che gli stavano intorno e Ludone, e l'intensit della loro attenzione le tir fuori delle parole dalla bocca. Avete detto, mio signore, che Cristo mi ha chiamato con un fischio come potrebbe fare un uomo con un cane. Io credo che l'abbia fatto, anche se mi ci  voluto molto tempo per comprendere la sua chiamata. Ma quando l'ho compresa, ho scelto di seguirlo. Un cane non pensa. Obbedisce al suo padrone senza pensare. Io ricordo il momento in cui ho compiuto la mia scelta. Volevo dire solo questo.
Non definiresti buono un cane obbediente?
S, mio signore, rispose la ragazza. Ma quello  un cane.
E tu sei una barbara e una schiava, disse Gregorio. Senza la grazia di Dio nessun uomo, neppure il pi saggio, pu compiere opere buone. La tua gente, bloccata sulla sua isoletta bagnata, manca della ragione naturale delle razze civilizzate. Che speranze avrete di raggiungere il paradiso senza essere addestrati a farlo come gli schiavi e i cani, come finora  stato? In quale altro modo pensate di poter purificare le vostre anime corrotte dal peccato di Adamo?
Conosco la storia di Adamo, ribatt lei, incerta su dove l'avrebbe portata quel discorso, e mi dispiace per il peccato che ha commesso, perch ha fatto arrabbiare Dio ed  stato espulso dal paradiso. Ma perch mai Dio farebbe accadere una cosa del genere per farci nascere tutti maledetti? Non  possibile che Adamo abbia disobbedito a Dio per darci un esempio, un cattivo esempio, che Cristo sia venuto in Giudea e abbia predicato la pace e sia morto sulla croce per essere un buon esempio, e che a ognuno di noi venga data la ragione per scegliere l'esempio che vuole?
Vuoi dire, figlia dell'Ibernia, che il battesimo  inutile?
No, mio signore, si affrett a dire Eachna. Il battesimo  una rinascita in Cristo. Permette a Dio di operare la sua grazia su di noi con pi facilit, per aiutarci lungo il cammino giusto, dove anche i sacerdoti e i vescovi possono aiutarci.
Gregorio sbuff. Dunque non intendi negare l'autorit della Chiesa. Be',  gi qualcosa. Mi chiedo, per, perch i barbari, se la loro ragione  fertile quanto i prati verdeggianti dell'Ibernia, come tu sembri sostenere, non abbiano capito tutto questo costruendo un loro impero e una loro chiesa.
La mia gente non conosce Cristo, mio signore, solo perch vive ai margini del mondo e ha paura del potere dei druidi. Ma non siamo un'isola di stupidi n di cani. Io non sono nata schiava, e sono storpia proprio perch ho rifiutato di agire da schiava. Stese in avanti il braccio privo della mano. Mio signore, questo  il segno della mia ragione e della mia libera volont.
Ci fu un lungo silenzio immobile, durante il quale Gregorio guard la ragazza e il suo moncherino con un'espressione stupefatta. Poi si disse a bassa voce: Neanche sei mesi....
Dopodich l'udienza termin bruscamente. Eachna venne riportata in camera sua dal diacono. Cerc disperatamente di ripensare a cosa aveva detto con esattezza, ma si ricordava ben poco. Aveva espresso il suo pensiero, quello lo sapeva, ma non riusciva a farsi tornare in mente la sequenza di domande e risposte, n come Gregorio avesse reagito a queste ultime. Ma la cosa pi preoccupante era non sapere cosa avrebbe pensato adesso di lei Ludone. Forse sarebbe dovuta rimanere in silenzio; non aveva alcun diritto di mettersi a discutere con un vescovo sulla natura di una religione che le pareva ancora cos strana. Ma come avrebbe potuto non dire nulla quando lui l'aveva paragonata a una stupida bestia?
In ogni caso, ormai era fatta. Poteva soltanto attendere gli eventi. Le mancava tanto Giuliano. Era sicura che lui avrebbe concordato su tutto ci che lei aveva detto. E avrebbe saputo come rassicurarla in quel momento.
Il vescovo se ne and con il suo seguito tre giorni dopo, e ancora non si era saputo nulla di Giuliano. Eachna cominci a preoccuparsi. Ma a darle un motivo d'infelicit pi immediato ci pens Ludone, convocandola nelle sue stanze il giorno successivo alla partenza di Gregorio. Lei ci and con una certa agitazione, temendo che fossero arrivate brutte notizie su Giuliano. Era la fine di settembre, e lui era partito da quasi tre settimane. Se non ci fossero stati problemi, ormai avrebbe dovuto inviare almeno un messaggio.
Ma Ludone non intendeva parlare di Giuliano. Non appena Eachna entr nella sua stanza, le disse: Sua riverenza ha deciso di interrompere le tue lezioni.
Eachna, che pensava ancora al suo insegnante, era troppo confusa per rispondere, e si limit a fissare Ludone in silenzio.
Mi dispiace, figlia mia. Ma non posso disobbedire al suo ordine.
L'ho fatto arrabbiare?.
Ludone si strofin una mano sulla testa calva. Rabbia no, certo che no. Il suo giudizio su questioni del genere  guidato dalla volont di Dio, Eachna; tu dovresti saperlo e accettarlo.
Ma voglio sapere perch.
Il perch non  importante per te. Dovrai anche trasferirti subito nel dormitorio degli schiavi.
Il fatto che le venissero negate le lezioni era gi pesante, ma mandarla a dormire con gli altri schiavi significava solo che la stavano punendo. Aveva la gola dolorosamente stretta quando chiese: Cosa ho fatto?.
Ludone fece un sospiro profondo. Aveva il volto esanime e stanco, come se desiderasse soltanto poter dormire un po'. Il reverendo... semplicemente, la situazione al nord  troppo incerta per una missione in questo momento, e lui mi ha raccomandato una maggiore cautela.
Una cosa del genere era impensabile. Come avrebbe fatto a tollerarla? Anche se il suo stato giuridico non sarebbe cambiato, piuttosto che alla pesantezza e all'anonimit della schiavit domestica avrebbe preferito tornare sulle colline dei Pitti. L ogni giorno aveva agognato la libert e lottato per ottenerla; aveva sofferto ma alla fine ce l'aveva fatta. E qui aveva accettato la sfida di una nuova vita e un nuovo linguaggio, in cui ogni errore che commetteva con la penna o con la lingua era come inciampare sulle radici delle foreste del nord; si era rialzata, si era armata di una sempre maggiore determinazione e aveva continuato, prima inseguendo la luce della libert, poi la luce di Cristo, e ora... senza le sue lezioni non avrebbe avuto pi nulla per cui combattere. Quella perdita di uno scopo la terrorizzava pi di qualunque altra cosa. Uno scopo era il suo alimento, senza il quale si sarebbe ridotta a nulla. Ti prego, mio signore, disse, lasciami avere almeno una penna e una tavoletta per scrivere.
Il vescovo Gregorio  stato chiaro, rispose Ludone. E poi aggiunse, stavolta in britanno. Vattene, sorella, e porta le tue cose nell'alloggio degli schiavi.

11.

Pochi, trepidanti perch non conoscono i luoghi, tesi a scrutare il cielo, il mare, le selve, loro ignoti, dagli di ci sono stati messi nelle mani, come in trappola e gi prigionieri.
Tacito, La vita di Agricola.

Si era verso la fine di settembre, e Paolo era stato picchiato quasi ogni giorno per un mese. Dopo la terza o quarta volta, Caratoc aveva cominciato a farsi accompagnare da altri due biarchi, come gli accadeva sempre la sera quando era ubriaco fradicio. Il ragazzo non sapeva perch lo odiassero tanto. Spesso ridevano mentre lo prendevano a calci sul pavimento, ma le loro risate erano cos rotte e lacrimose che a volte non riusciva a distinguerle dal pianto. In altre occasioni lo aggredivano con una dedizione quasi sobria, dicendogli che dovevano temprarlo per il suo bene, perch altrimenti sarebbe stato spinto alla follia o al suicidio man mano che i tre picchi gli succhiavano via l'anima. Sarebbe stato meglio farsela uscire a botte l'anima, diventare freddi e duri come le rocce del nord. Meglio quello che morire.
Alla fine, Paolo dimentic cosa si provasse senza il continuo dolore lancinante della carne ferita e delle ossa rotte. Smise di parlare persino con Vittore, all'inizio perch era doloroso farlo con le gengive gonfie, e alla fine perch non aveva pi nulla da dire.
Durante un pestaggio particolarmente prolungato, Paolo perse la cognizione del tempo finch non si fece troppo tardi perch Caratoc e gli altri potessero vedere cosa stavano facendo: neanche la luce della luna che filtrava attraverso le fessure del tetto in rovina bastava pi ai loro occhi e alle loro mani malferme. Alla fine, quando i tentativi di punire la sagoma indistinta del ragazzo cominciarono a irritarli pi che divertirli, si stancarono e lo gettarono fuori sul viottolo dietro i baraccamenti.
Poich qualsiasi movimento gli procurava dolore, Paolo se ne stette immobile. Quando cominci a piovere, rimase sdraiato al buio e lasci che la pioggia gli lavasse via il sangue dal naso e dai denti rotti.
Il dolore lo avvolgeva tutto. Il destino aveva voluto ricondurlo non a Silvanicum, alla verit e alla vita, ma alla morte: la sua morte, e quella di altri.
L'oscurit si anim con un movimento che Paolo riusc a sentire pi che vedere. Una sagoma venne verso di lui, per poi metterglisi sopra e guardarlo dall'alto in basso. Si pieg in avanti e la luna le illumin il viso. Era la ragazzina della fattoria, quella a cui Caratoc aveva tagliato la gola. Guardava il soldato con curiosit, con gli occhi luccicanti d'argento e i capelli disordinati legati da uno straccio grondante sangue. Non era la prima volta che Paolo vedeva la sua ombra, quella parte di lei che l'aveva seguito a Trimontium e si era unita alle altre ombre del forte, scivolando in quella crepa tra mondi diversi. Quanti altri se n'erano andati allo stesso modo? Lentamente, anche se il collo gli era diventato rigido come il ferro, il ragazzo si guard intorno e sent altre presenze emergere dal buio e affollarglisi intorno. Erano centinaia di anime che dimoravano invisibili tra le rovine. Si avvicinarono, ammucchiandosi fino a premersi contro il suo tronco e i suoi arti dolenti e a soffocarne la sofferenza. Il giovane soldato non riusciva pi a sentire il proprio corpo, e accoglieva volentieri quel senso di vuoto.
Stava per entrare lui stesso nel buio quando percep una nuova voce, chiara e leggera sopra il brusio degli spiriti. Paolo?.
Si sforz di individuarne la provenienza, cercando di spingere via i corpi che lo sommergevano e trapassandoli con le mani come se fossero fatti di vapore. Intravide una forma esile a qualche metro di distanza. Era una ragazzina, non pi grande di quella della fattoria, che indossava un lungo abito bianco risplendente attraverso il muro di pioggia, con i capelli neri ordinatamente legati dietro la testa.
Amanda, gracchi Paolo, allungando inutilmente le mani. Voleva gridarle di andarsene da quel posto, di scappar via dal forte, oltre le colline a nord, attraversando il muro e la provincia fino a Silvanicum, senza fermarsi prima di arrivare sana e salva a casa.
Lei lo guardava con affetto. Ti attende un lungo esilio, Paolo, e un vasto mare da attraversare. Fece una pausa e sorrise. Ma raggiungerai le terre dell'ovest, dove il Colona scorre tra prati pieni di frutti e una placida folla di uomini.
A casa?
A casa. Il viso della ragazzina si sbiad. La preoccupazione le riemp gli occhi. Non andare sulle colline, Paolo. Non devi andare sulle colline.
Poi il giovane sent una scossa improvvisa: le spalle si alzarono dal terreno, mentre le gambe vacillavano nel tentativo di sostenere il peso del corpo. Era Vittore che, mettendogli un braccio intorno al collo, lo sollevava dal fango. Ti porto in un posto asciutto, compagno, disse.
Paolo si guard intorno, nel disperato tentativo di trovare Amanda, che per era svanita insieme agli altri fantasmi. Il viottolo era deserto, a parte lui, Vittore e la pioggia. Url disperatamente il nome di sua sorella.
Ti hanno incasinato davvero per bene stavolta, borbott Vittore mentre aiutava il suo amico a tornare nella loro stanza.
Paolo fu svegliato da un calcio nello stomaco. Caratoc stava passando tra i baraccamenti per svegliare i soldati che dovevano andare di pattuglia quel giorno. Dall'altra parte del viottolo, il biarchus della squadra vicina stava svegliando i propri uomini. Doveva essere una grossa pattuglia: la squadra di Caratoc e quella sassone avrebbero dovuto marciare per tre giorni, visitando un gruppo di fattorie poco collaborative con l'unico obiettivo di seminare il terrore.
Paolo apr gli occhi restando disteso sulla schiena. L'aria era chiara e luminosa, gi colma dei suoni della guarnigione al risveglio. Ricord la visione di Amanda della notte precedente, la ruga di preoccupazione sulla sua fronte, l'amore che le riscaldava lo sguardo. Gli era parso che avesse la stessa et di quando se la ricordava lui, e che indossasse persino gli stessi vestiti. Gli aveva comunicato una profezia di esilio e ritorno.
Se fosse andato sulle colline quel giorno, sarebbe morto. La paura che s'impadron di lui era diversa da qualunque sensazione avesse mai provato fino a quel momento. Era come una morsa che lo stringeva forte, sopraffacendo ogni atomo del suo essere.
L'ombra di Caratoc incombeva su di lui. Alzati, soldato.
Paolo rimase sdraiato con le mani che gli tremavano.
Il biarchus della squadra sassone apparve accanto a Caratoc. Guard gi verso il soldato prostrato e rise. Sembra che tu lo abbia davvero spezzato.
Caratoc grugn e se ne and. Il primo pensiero di Paolo fu: Grazie a Dio. Giaceva nell'ombra, circondato dal tramestio delle due squadre che correvano a prepararsi.
Caratoc stava chiamando i suoi uomini a raccolta davanti alla porta settentrionale quando Paolo si sent scuotere da una mano. Riposati e riprendi le forze, fratello, disse Vittore. Quando torner, troveremo un modo di andarcene da qui. Da lontano Caratoc lanci un ultimo, furioso richiamo all'adunata.
Paolo cerc di sorridere, ma non ci riusc. Vittore salt in piedi, prese lo scudo e usc di corsa.
Arriv la quarta mattina, e le due squadre non erano ancora tornate.
La loro sparizione poteva significare soltanto un'imboscata, e l'intera guarnigione era in tumulto. Un gruppo di biarchi aveva gi chiesto ai superiori di poter incendiare da un capo all'altro la terra dei Selgovi, ma il prefetto si rifiutava di agire.
Paolo non aveva dormito la notte precedente, e non riusciva neppure a mangiare senza vomitare. Era come se met del suo essere fosse perduto l fuori sulle colline. Si detestava per la vigliaccheria che pochi giorni prima l'aveva fatto restare raggomitolato sul suo letto di paglia.
Verso mezzogiorno, essendo l'unico componente rimasto della sua squadra, not che gli altri soldati della centuria si stavano radunando davanti alla residenza del prefetto, e si alz per unirsi a loro. Fuori dall'alloggio c'era il carro scorte arrivato quella mattina da sud. Facendosi largo fino alle prime file della folla, vide che il carro conteneva casse di posta, elmi, scudi, lance. I quattro carrettieri stavano di fronte al loro veicolo, con le spade sguainate, mentre i soldati infuriati li circondavano.
Il centenarius Corfidio stava affrontando i carrettieri. Era un veterano scuro di pelle del Nordafrica, il comandante della centuria di Paolo. Era anche uno dei pochi soldati del forte che conservava ancora qualche traccia di onore militare. Lascerete i vostri fratelli romani morire laggi sulle colline?, stava gridando. Aprite le casse!.
I carrettieri erano fedeli al prefetto, che li ricompensava bene per la loro parte nella sua proditoria attivit, e non avevano intenzione di cedere. In quel momento il prefetto in persona emerse dal palazzo, seguito dal primicerius e dal campidoctor, i suoi due sottoposti pi anziani. Ormai non sembrava neanche pi un ufficiale, e neppure un romano. Indossava ancora gli stivali e la cintura della vecchia uniforme, ma la tunica chiara era di cotone pregiato, ancorch sporco, e sulle spalle gli pendeva un pesante mantello di pelle d'orso. Era grasso, sgraziato nei movimenti, con una folta barba. Stava tra il carro e Corfidio, a pochi metri da Paolo. Tornate ai vostri alloggi!.
Corfidio gli tenne testa. Prefetto, due delle mie squadre sono disperse. Prendiamo queste armi per andare a cercarle!.
Queste armi non sono tue! Copritele, copritele!. Il prefetto rivolgeva gesti frenetici ai carrettieri, che cominciarono a rimettere le coperture di tela sul loro carico. Questo  un ammutinamento! Chiunque si rifiuti di tornare subito ai propri doveri verr frustato!.
L'imponente primicerius avanz, brandendo il suo bastone di betulla e lanciando occhiate dure alla folla di soldati. Obbedite al vostro comandante, cani, grugn.
Corfidio esit e distolse lo sguardo, imprecando sottovoce. Paolo sent la volont dei soldati cedere. L'imboscata aveva risvegliato in loro un vecchio senso di cameratismo, ma avevano il morale troppo a terra per mantenerlo di fronte al prefetto, che comandava sulle loro anime come sui loro corpi. Era lui a fermarli, e a impedirgli di andare a cercare Vittore.
Non ebbe bisogno di pensarci su. Facendo scivolare con discrezione la mano verso la cintura, afferr il manico del suo lungo pugnale. Con pochi, rapidi passi raggiunse il prefetto e sfoder la lama; un istante dopo, gli afferr il mantello di pelliccia e gli infil la lama tra le costole fino a raggiungere la morbida consistenza del cuore.
Nessuno ebbe il tempo di reagire. Tutti si limitarono a osservare Paolo che estraeva il pugnale, lasciando crollare a terra il corpo del loro comandante in preda alle convulsioni.
Ma anche dopo quella scena nessuno si mosse. Sembrava che il prefetto giacesse gi da un'eternit quando Corfidio disse: Biarchi, equipaggiate i vostri uomini, raccogliete le razioni. Voglio sei squadre pronte a pattugliare entro un'ora. Il primicerius e i carrettieri si fecero da parte. I soldati si arrampicarono sul carro e cominciarono ad aprire le casse con la forza.
Nessuno ringrazi Paolo per la sua azione n si congratul con lui. Anzi, gli altri soldati lo guardavano con diffidenza mentre scaricavano le armature e le armi per distribuirle alle squadre. Lui chiese a Corfidio se poteva unirsi alla pattuglia, e il centenarius accett.
Cinquanta soldati, tutti gli uomini abili rimasti della centuria di Corfidio, lasciarono Trimontium quel pomeriggio. La colonna si diresse lungo la valle e oltre la fattoria che Paolo aveva visitato in precedenza. Come molti degli insediamenti lungo la vallata, era ormai ridotta a un mucchio di rovine incenerite. Si accamparono su un tratto di terreno aperto accanto al fiume, e il giorno successivo si addentrarono pi in profondit nel territorio barbaro, seguendo il presunto percorso della prima pattuglia. Ma non videro nessuno. Era come se i contadini di quelle valli fossero diventati degli spettri. Penetrarono in una foresta facendosi strada attentamente lungo il sentiero coperto di vegetazione, mentre l'aria diventava fredda e immobile. Il cielo autunnale s'infiltrava con chiazze di luce intensa, e quando i suoi occhi si abituarono all'oscurit, Paolo vide che le ombre degli alberi avevano una profondit quasi innaturale. Disponendosi su un'unica fila, lui e i suoi compagni continuarono a marciare in un silenzio interrotto soltanto dal brusco ordine di un biarchus o dall'imprecazione di un uomo che scivolava o rimaneva con un piede impigliato tra i rovi.
Raggiunsero finalmente una radura accanto a un fiume. L i suoni sommessi della foresta venivano affogati dall'acqua ribollente e dal furioso gracchiare dei corvi che, sopra le loro teste, svolazzavano e nidificavano sulle cime degli alberi. Paolo sentiva nelle narici l'odore pungente del frassino e quello persistente di carne bruciata. La colonna si era fermata in modo disorganizzato. Alcuni uomini si stavano radunando intorno a una grande quercia sul lato opposto della radura. Essendo uno degli ultimi, Paolo aggir il gruppo fino a ottenere una visuale migliore.
Alla base della quercia c'era un grosso cumulo di cenere che copriva una fossa piena di resti di ossa e schegge di legno carbonizzati e sbiancati. Ciuffi di fumo si levavano dalla pila. In quel guazzabuglio, Paolo riusc a distinguere gabbie toraciche e ossa lunghe, rendendosi conto che appartenevano a esseri umani. Non riusciva a vedere dei teschi, per. E quando, seguendo gli sguardi di tutti gli altri, sollev gli occhi tra i rami dell'albero, cap perch.
Appese in alto sui rami, c'erano una dozzina di teste, fissate a lunghi pezzi di stoffa inchiodati ai teschi. Avevano le bocche aperte, alcune con la lingua di fuori e con le orbite contornate d'osso nei punti in cui la carne era stata beccata via. Tutte quelle teste ondeggiavano avanti e indietro con la brezza, coperte di pelle pallida, lacera e insanguinata.
Tra di esse, Paolo riconobbe il volto distrutto di Vittore.
Demoni, borbott un soldato. Gli uomini cominciarono a sussurrarsi qualcosa l'un l'altro, e i sussurri si tramutarono in un mormorio di voci arrabbiate, disperate, impaurite, che si levavano sopra il gracidio dei corvi e lo scroscio del fiume. Paolo distingueva ogni parola, sentiva ogni mutevole intonazione umana. La folla di soldati vivi intorno a lui, il luccichio del sole sulle cinghie di cuoio e gli elmi ammaccati, una goccia di sudore che scendeva con straordinaria lentezza lungo la parte posteriore del collo di uno degli uomini: ogni dettaglio colpiva con improvvisa chiarezza il giovane soldato, che osservava la scena intorno a s in uno stato di calma totale.
Corfidio urlava con rabbia per ottenere il silenzio, ma alcuni degli uomini lo ignoravano, o non lo sentivano proprio. Raggruppate le vostre squadre!, gridava, e i biarchi cominciarono a dare spintoni e a urlare ai loro uomini per disporli in modo pi ordinato. Biarchus Minicio, di' ai tuoi uomini di tirar gi quelle teste!.
Centenarius, c' un altro uomo ancora vivo!.
Due soldati avevano trovato un sopravvissuto della pattuglia, nudo, con la pelle d'un bianco cadaverico. Aveva le braccia alzate e legate a un albero vicino e le gambe penzoloni. Quando tagliarono la corda, croll ai piedi dell'albero come un burattino senza fili. Era uno dei Sassoni degli alloggiamenti di fronte a quello di Paolo e Vittore. Era stato scorticato vivo, e Paolo scorse le strisce sottili di un flagello che gli incidevano la pelle bianca, pallida e tesa come un sudario di lino.
Fategli spazio!, disse Corfidio avvicinandosi. Come ti chiami, soldato?. Quello mosse la testa, dondolandola debolmente da un lato all'altro, e sollev con sforzo gli occhi iniettati di sangue. La bocca inaridita si apr, e ne usc un unico suono stridulo: Lc....
Non capisco. Chi  in grado di parlare con quest'uomo?
Dynne, Dynne!, grid un altro soldato, facendosi avanti di corsa. Paolo riconobbe Duddo, un sassone di un'altra squadra. Raggiunse il sopravvissuto e gli s'inginocchi di fronte. Prese il suo recipiente di zucca e diede all'uomo un sorso di birra. Dynne, hyrest thu mec?.
Dynne lasci cadere la testa, per poi scuoterla lentamente. Tha lc, disse quasi senza fiato. Deade mannas....
Cosa sta dicendo?, chiese Corfidio.
Non so, disse Duddo. Sta dicendo cose senza senso... Qualcosa sui morti ma....
Cerca di scoprire cos' successo.
Duddo avvicin il viso a quello di Dynne. Diverse squadre erano gi state incaricate di controllare gli alberi circostanti, ma gli uomini rimasti si ammassavano pi che potevano. Con quel poco di sassone che conosceva, Paolo cerc di cogliere il senso delle parole del soldato.
Dynne, hwt belamp thec?. Ma Dynne rest in silenzio, e cos immobile che per un istante Paolo pens che fosse morto. Duddo gli mise una mano sotto il mento per sollevarlo delicatamente, finch i due volti non furono vicini. Hit is Duddo, thin brothor. Miht thu nu sprecan?.
Gli occhi guizzanti di Dynne si fissarono brevemente su Duddo e si strinsero. Ic geseah hund deadra manna, ac hie onsteppon....
Dynne!. Ora Duddo teneva le palme delle mani sul viso di suo fratello, fissandolo. Dynne, hwa dyde this?.
Le labbra spaccate di Dynne si aprirono in un sorriso stentato, simile a quello di un febbricitante. Duddo, min brothor, disse, come se l'avesse riconosciuto solo in quel momento. Duddo gli lasci le mani, e la testa di Dynne si volt malferma verso gli alberi, oltre i resti carbonizzati e fumanti di Vittore e degli altri. Hie cwomon fram beamas, disse con grande sforzo. Ma il suo viso si contorse, in preda a un terribile ricordo, e le lacrime sprizzarono dai suoi occhi angosciati. Hie eodon Talorg thelinge to... we ne mihton us sylf aweardian, brothor, gracchi, sforzandosi di mantenere ferma la voce. We ne mihton....
Suo fratello l'abbracci e gli tenne la testa premuta contro il petto. Ne, ne, gli disse piano. Thu wrest thonne cene. Poi guard Corfidio. Non dovremmo restare qui.
Che cosa ha detto?
 stato Talorg, il figlio del re Keocher. Deve essere arrivato da sud con il suo drappello pitta. Faremmo meglio ad andarcene.
I soldati lanciarono occhiate nervose alla foresta circostante. Paolo non vide nulla nell'oscurit tra gli alberi.
Portategli dei vestiti, disse Corfidio. Lo riporteremo con noi. Indic le teste che pendevano silenziose dalla quercia. Non ce ne andiamo ancora da nessuna parte. Quelli sono i nostri ragazzi, e io non intendo lasciarli lass per i corvi. Vi ho ordinato di tirarli gi! Ripulite questo posto. Adesso, forza!.
Una squadra prese a svolgere il difficile compito di arrampicarsi sulla quercia per recuperare le teste, mentre il resto degli uomini ispezionava la radura in cerca di resti. C'erano indumenti sparsi ovunque: scarpe, mantelli, tuniche, culatte, coperte. Li raccolsero tutti per gettarli sulla pira fumante sotto la quercia. I sacchi della pattuglia massacrata erano stati strappati, e ci che contenevano si trovava sparso sull'erba. Ma elmi, cinture, scudi, e armi non c'erano pi. Dynne stava seduto ai piedi del cumulo fumante, fissandolo con sguardo vuoto.
Paolo si guard intorno, evitando solo il viso di Vittore. Sembrava che, nella confusione generale, si fossero dimenticati di lui. Trovandosi di fronte al cumulo di cenere, si ricord di un fal dietro la legnaia a Silvanicum, di come l'odore acre gli avesse solleticato le narici. C'era Fausto a guardarlo mentre infilava un bastone nel fuoco. Paolo voleva dimostrargli fino a che punto riusciva ad avvicinare la mano prima che il dolore lo sopraffacesse. All'improvviso la brezza mut direzione e il fumo del presente gli arriv in faccia, dissolvendo quel ricordo.
Doveva esserci voluta mezz'ora per tirar gi tutte le teste, ma Paolo quasi non si rendeva conto del tempo che passava. Ud il comando di riformare la colonna e di prepararsi per una rapida marcia di ritorno, e il suo corpo prese meccanicamente posizione vicino alla retroguardia. Quando cominciarono la marcia, si guard alle spalle verso il ramo nudo della quercia, ancora toccato dal fumo della pira.
La chiarezza percettiva che aveva provato quand'erano entrati per la prima volta nel boschetto si stava ormai dissolvendo in una nebbia quasi onirica. Si fece strada tra le trappole sparse per terra fino a uscire sotto il sole del pomeriggio. La superficie accidentata gli faceva vibrare l'elmo sulla testa, ma lui gi presentiva la silenziosa disperazione in cui sarebbe sprofondato prima di lasciarsi cadere nel nulla. Gli danzavano in testa le parole del poeta Virgilio. Anni prima avevano avuto un significato per lui, ma in quel momento gli suonavano vuote e beffarde:
Ricorda, o romano, di dominare le genti; queste saranno le tue arti: stabilire norme alla pace, risparmiare i sottomessi e debellare i superbi.
Quel mantra in perfetta metrica latina, misurato dal passo della marcia e dal ritmo costante del suo respiro, gli scav ripetutamente la testa finch non gli parve che soltanto le sue sillabe tenessero insieme il suo corpo privo di vita.
Era morto. Non aveva mai creduto davvero che la morte potesse colpire direttamente l'anima.
Raggiunsero Trimontium quella sera, e Paolo and dritto agli alloggiamenti, abbandonando il suo equipaggiamento militare nel fango e crollando su un mucchio di paglia. Il tempo pass; da qualche parte in lontananza ud il richiamo all'adunata. Delle voci pronunciarono il suo nome, ma lui non le ascolt.
Poi sent qualcuno entrare nella sua baracca. Delle mani forti lo afferrarono per trascinarlo fuori. Gli urlarono qualcosa, lo buttarono a terra, lo scalciarono e lo presero a pugni. Alz le mani per coprirsi il volto, ma gliele tirarono via, tempestandolo di pugni. Quando finirono, si ritrov con la faccia immersa lateralmente in una pozzanghera di fango e sangue. Tutto il suo corpo pulsava come un gigantesco cuore.

12.

Nella vera amicizia, nulla  finto, nulla  simulato, tutto  vero e spontaneo.
Cicerone, Sull'amicizia.

Amanda era seduta su una panca di pietra in cima ai giardini della Casa della Gallina Bianca. Stava arrivando il tramonto, e i giardini erano gi caduti nell'ombra. Chiuse il piccolo manoscritto e se lo pos in grembo. Guard le terrazze di aiuole e laghetti che, tra la nebbia creata dal fumo delle cucine, digradavano con ordine sopra la villa dalle tegole rosse. A un miglio di distanza, oltre gli ispidi campi della valle, si levava la scarpata occidentale delle brughiere, su cui si riversavano gli ultimi raggi di sole. Le foglie si stavano ingiallendo, e molti alberi avevano cominciato a perdere il loro manto estivo. Il tintinnio delle botteghe veniva trasportato sopra il tetto della villa, seguito dalle urla del bestiame, provenienti dalla cima del pendio retrostante.
Era il momento della giornata che Amanda preferiva. Da quando era arrivata l con sua madre il mese precedente, aveva preso l'abitudine di sedersi sulla terrazza pi alta del giardino nel tardo pomeriggio, con Fausta su una sedia di vimini accanto a lei. Amanda leggeva a voce alta, ricamava, o talvolta parlava soltanto, sempre attenta a cogliere eventuali reazioni. Dagli occasionali sorrisi di sua madre capiva che le piaceva ascoltare, anche se chiudeva spesso gli occhi stanchi e difficilmente riusciva a pronunciare una parola di risposta.
Presto quel momento tranquillo sarebbe finito. Era quasi arrivata l'ora del ritorno dello zio Pertinace. Questi possedeva la maggior parte della terra che Amanda poteva vedere, un'ampia tenuta situata ai piedi delle brughiere. Era un soldato in pensione e, per quanto sua nipote riusciva a ricordare, aveva sempre trasferito l'energia e la disciplina militari nel ruolo del proprietario terriero; lavorava sulla sua propriet dall'alba al crepuscolo, e faceva su e gi a cavallo dal prato al boschetto, e dal laghetto coi pesci al granaio, brandendo un frustino per terrorizzare i suoi fittavoli, mentre sua moglie Terzia restava a casa a ricevere ospiti e postulanti e a gestire le finanze della tenuta. Il ritorno a casa dello zio metteva sempre fine, in qualche modo, alla tranquillit del pomeriggio.
Lo sguardo di Amanda fu attratto da una figura solitaria a cavallo che si avvicinava lungo la strada verso la vallata. Non poteva essere lo zio Pertinace, perch non c'erano i suoi fattori e la sua muta di cani ad accompagnarlo. Amanda strizz gli occhi per vedere meglio e, mentre il cavaliere si avvicinava, lo riconobbe come uno dei bucellarii di suo padre che portava messaggi da Silvanicum. Questo le sollev lo spirito.
Aveva scritto a Giuliano dopo il suo incontro con Agrio Rufo. Pur sapendo che per una risposta ci sarebbero volute almeno due settimane, aveva sopportato con difficolt anche quel tempo minimo di attesa. Ormai, tra l'altro, di settimane ne erano passate sei. Guard il cavaliere raggiungere i cancelli frontali della villa e sparire alla vista. Non sarebbe scesa fino al cortile per accoglierlo; se ci fosse stata una lettera per lei, Pinta gliel'avrebbe portata su. Ciononostante, sussurr una preghiera.
Qualche minuto dopo, Pinta apparve ai piedi del giardino. Risal le terrazze con passi rapidi e, per non inciampare, si sollevava l'abito con una mano, tenendo la lettera con l'altra. La porse ad Amanda con un rapido inchino.
Amanda guard il mittente sul retro della lettera. Era Giuliano da Luguvalium. Assicurati che il cavaliere possa alloggiare qui per la notte, disse a Pinta, e dagli una moneta d'argento per il suo disturbo. Non appena Pinta se ne fu andata, Amanda ruppe in fretta il sigillo di cera, slegando la corda che teneva insieme le tavolette di legno ripiegate.
A Cironia Amanda, Lollio Giuliano, indegno servitore di Cristo, manda i propri saluti in Cristo.
Quando ho ricevuto la tua lettera, carissima cugina, il mio cuore ha sobbalzato perch ti sei ricordata di tuo cugino che si trova nelle terre dei barbari a nord.
Il figlio di Agrio Leone ti ha detto la verit: tuo fratello  vivo. Prima dell'estate io stesso l'ho incontrato a Vercovicium. Perdonami, cugina, per non avertelo detto, ma ho pensato fosse meglio mantenere il segreto finch non avessimo organizzato il suo congedo. L'ho visto una volta sola, per poco tempo. Gli ho scritto delle lettere che non hanno ricevuto risposta, dopodich ho scoperto che non si trovava pi a Vercovicium. Ho sentito dire che  stato mandato pi a nord. Se ci  vero, temo per lui. Si parla incessantemente di guerra. I barbari oltre il Vallo sono inquieti, e la gente sostiene che il duca Fullofaude si stia preparando a marciare in primavera.
Non posso venire a sapere nient'altro da Luguvalium. Pertanto, sto per andare a Vercovicium per scoprire cosa ne sia stato di Paolo. Nel frattempo ti esorto a obbedire a tuo padre e a evitare ulteriori contatti con Agrio Rufo. Qualunque interesse gli Agrii possano avere per tuo fratello non pu essere per il suo bene.
Prego che la mia prossima lettera sia pi lieta di questa. Addio, cara cugina e sorella in Cristo.
Amanda richiuse la lettera, stringendone la corda in un nodo serrato, e la mise sulla panca accanto a s. Le pareva di essere la protagonista di una tragedia greca; era come se gli di la stessero prendendo di mira con scherzi crudeli, rivelandole qualcosa del fratello perduto da tempo in una scena, per poi farlo scomparire di nuovo in battaglia nella scena successiva. Niente di ci che aveva appreso lasciava presagire qualcosa di buono. Suo fratello non era stato trovato, e ora si era perso di nuovo: era stato mandato a nord, dove si stava preparando una guerra; il coraggioso Giuliano stava rischiando la vita per cercarlo. E se avesse perduto anche Giuliano? E poi non capiva ancora perch Agrio Leone avesse mandato Paolo al Vallo, o perch Rufo volesse riportarlo a casa.
Essendole stato proibito di parlare della questione con chicchessia, persino con Luca e con sua madre, e trovandosi intrappolata in una strana villa con parenti con cui non poteva confidarsi, Amanda si sent pi sola che mai.
I suoi pensieri tormentati furono interrotti dallo squillo di un corno proveniente dalla valle, che annunciava il ritorno di suo zio. Era il segnale che avvertiva gli schiavi in cucina di cominciare a preparare il pasto serale e di accendere le caldaie per le terme. Scorse suo zio avvicinarsi sulla strada lontana, con altri tre cavalieri dietro e i cani su entrambi i lati. Si udivano urla provenienti dalla casa sottostante, mentre gli schiavi si affrettavano a ricevere il loro padrone.
Di solito Amanda preferiva attendere in giardino che suo zio si ritirasse nelle terme. Poi faceva portare sua madre nella sua stanza e attendeva insieme a lei la chiamata per la cena. Il pasto serale alla Casa della Gallina Bianca era sempre freddo e imbarazzante, una cosa da sopportare pi che da godere.
Amanda vide Patrizia emergere dal retro della villa e cominciare a risalire il giardino. Le due cugine non si erano avvicinate molto nelle ultime due settimane. C'erano dei giorni in cui andavano a cavallo insieme, o si dedicavano a un gioco da tavolo, ma non avevano molto in comune. Amanda si alzava presto, poich amava la luminosit del mattino, mentre Patrizia dormiva fino a tardi e raramente si degnava di fare colazione. Inoltre, aveva poca pazienza per qualunque compito le richiedesse di star seduta in un posto troppo a lungo, come il ricamo o la lettura, e coglieva ogni minima opportunit per mettersi a parlare di Treviri. Amanda aveva sentito molte cose che non avrebbe mai voluto sapere della vita nella capitale imperiale.
Patrizia si degn di salire solo fino a met verso il giardino. Mio padre vuole parlarti, le grid. Nella sua voce risuonava una chiara nota di irritazione. Non ha detto perch, ma io non servo a nulla, evidentemente.
Amanda non aveva idea del perch lo zio Pertinace volesse vederla. Di solito si mostrava pi interessato a sua figlia, e ancora di pi ai suoi cani da caccia. Amanda lanci un'occhiata a sua madre, che sembrava stesse dormendo. Non voleva lasciarla l seduta da sola. Daresti un'occhiata a mia madre?, chiese Amanda, alzandosi dalla panca.
Ma certo, scatt Patrizia, continuando a risalire il giardino. Tanto vale che mi renda utile a qualcuno, dopotutto.
Amanda trov suo zio ancora all'interno del cortile di fronte alla villa, intento a discutere con un postulante. Il suo amministratore e altri tre dei suoi uomini aspettavano da un lato mentre i due cani vagavano lenti per il cortile, scodinzolando. Vattene!, grid Pertinace al suo interlocutore, indicandogli il cancello con un cenno. Smettila di farmi perdere tempo!.
Mentre il postulante correva via, si volt e vide la nipote. Indossava il mantello grezzo da lavoratore comune e aveva gli stivali incrostati di fango, il viso bruciato dal vento e i capelli spettinati. Rise. Che spettacolo! Perdona il mio aspetto, nipote; mia moglie  abituata a vedermi come un maiale surriscaldato a quest'ora del giorno, e ha imparato a starmi lontana. Vieni, puoi aiutare un vecchio soldato a sembrare pronto a stare in compagnia di gente civile.
Le pass accanto sfiorandola e le fece cenno di seguirlo. Lei lo segu per il cortile, intimidita dal suo passo forte e sicuro e dall'autorit con cui dominava tutto e tutti intorno a s. Pertinace url ai suoi servitori personali di preparargli i vestiti e un bagno, con la voce che tradiva un'incolta sgarberia. Era un uomo che aveva lottato per farsi una posizione. Amanda sapeva che molti anni prima, durante una guerra, aveva salvato la vita a un generale ed era stato riccamente ricompensato con quella propriet e quella villa. Le sue umili origini non lo avevano preparato al meglio a una simile ricchezza, che lui era in grado di mantenere solo con la paura e con la forza. Anche Amanda aveva paura di lui, del suo carattere turbolento e del potere che secondo lei, proprio per mancanza di educazione, non poteva esercitare con compassione e ragionevolezza.
Si arrampicarono sulla scala di legno fino al corridoio principale di fronte alla villa e attraversarono un paio di porte doppie a destra, per entrare nella stanza che Pertinace usava come sala d'udienza. Oltrepassarono un'altra porta fino a raggiungere le sue camere, lasciando una traccia di fango sul pavimento mosaicato. Nella stanza da letto l'uomo si tir via il mantello per affidarlo a un servitore in attesa, il quale lo pieg in fretta prima di depositarlo su un tavolino. Si accomod su una sedia mentre lo schiavo gli slacciava gli stivali. Il mio segretario dice di essere malato, o quantomeno si rifiuta di alzarsi dal letto. Allora puoi scrivere tu una lettera per me. Oserei dire che sei pi istruita di mia figlia, e pi brava di mia moglie a tenere la bocca chiusa. Troverai delle tavolette qui sullo scrittoio.
Amanda si sedette davanti allo scrittoio ordinato, dove trov uno stilo e una tavoletta di cera. Riusc a contenere la propria indignazione per il fatto di essere trattata in quel modo da un uomo dagli umili natali che non sapeva scriversi una lettera da solo. Ma si ricord che era pur sempre suo zio, e che solo per quel motivo meritava rispetto.
Scrivi questo, cominci lui. Il perfettissimo Lollio Pertinace, con i magistrati e i decurioni di Glevum, al duca Fullofaude. Cos' adesso, stimatissimo duca? Eminentissimo duca? Ai miei tempi, gli imperatori non trasformavano dei barbari in senatori. A ogni modo: Chiediamo umilmente alla tua splendida munificenza di ascoltare la nostra supplica, eccetera. Scrivi qualcosa di carino qui. I generali amano essere adulati. Si schiar la voce. Noi cittadini della colonia di Glevum abbiamo sempre avuto fede nell'impero, anche se stiamo ai margini del mondo. Ma ora i tamburi di Marte battono forte fuori dai nostri cancelli. Ci sei?
Un momento, disse Amanda, grattando in fretta sulla cera. Il fatto di scrivere una lettera al dux Britanniarum in persona l'agitava un po'. Non ne conosceva con esattezza il rango senatoriale, ma avrebbe potuto informarsi pi tardi. Pronta.
Quel pezzo sui tamburi di Marte. Poi scrivi: La tua splendida munificenza sa senz'altro delle incursioni degli Ibernici lungo le coste occidentali. I cittadini di Glevum temono molto che i barbari possano colpire persino il cuore della provincia. I nostri bastioni sono solidi, ma i nostri difensori sono troppo pochi. Preghiamo umilmente la tua splendida munificenza di non privarci delle valorose truppe della Seconda legione, o altrimenti di mandarci dei sostituti. Ti rivolgiamo quest'umile supplica confidando nella tua saggezza, nella tua forza militare e nella tua fedelt al divino imperatore Valentiniano. Blah, blah. Aggiungi qualche abbellimento alla fine. Hai scritto?.
Amanda termin di prendere appunti. S, zio.
Brava, ragazza. Si alz dalla sedia. Amanda abbass lo sguardo quando il servo gli tir via la tunica dalle spalle e gli abbass gli indumenti intimi. L'odore di sudore sul corpo nudo stava diventando opprimente. Dannate sciocchezze fiorite, borbott. Io preferirei scrivere cos: Al duca: Grazie per averci tolto la nostra guarnigione proprio mentre i barbari stanno bussando alle nostre porte. Se dessimo loro le nostre camicie e prostituissimo le nostre mogli e le nostre figlie presso qualche sovrano ibernico, forse noi, leali Britanni, guadagneremmo abbastanza tempo da riuscire a tornare a nuoto fino a Treviri con tutti i tuoi amici galli. Sollev le braccia mentre un servitore gli avvolgeva intorno un lungo asciugamano. Puoi andare, nipote. Prendi la tavoletta e lavoraci su. Poi passala al Consiglio per l'approvazione.
Amanda cominci ad attraversare la porta, ma poi si ferm. Le parole dello zio l'avevano preoccupata. Le voci di guerra oltre il Vallo erano una cosa; l'ultima guerra pittica di sei anni prima non l'aveva colpita affatto, anzi se ne era accorta a malapena. Ma il pensiero dei barbari che risalivano a remi il Sabrina, fin quasi ad arrivare sulla soglia di quella villa, era agghiacciante. Zio, se posso chiederti: stanno arrivando davvero gli ibernici?
Stanno arrivando da anni, le rispose lui. Ogni estate compiono incursioni pi in su lungo la costa. Naturalmente, finch si limitano a bruciare capanne e a uccidere contadini, perch dovrebbe importare all'impero? Aspetta che comincino a bruciare ville e a uccidere decurioni, e allora s che il nostro glorioso duca potrebbe prestare attenzione. Ed  proprio quel che succeder - ricordati queste mie parole, signorina - se toglier le guarnigioni della citt per la sua campagna.
Mentre risaliva in cima al giardino, riflettendo sulle parole di suo zio, Amanda si fece ancor pi ansiosa. Prima era preoccupata per Paolo e Giuliano. Ora un'ombra stava scendendo su tutte le altre cose che amava. Poteva quasi sentirla nel cielo scuro, nel drappo quasi funebre che si era ormai posato sulle brughiere, nel gelo dell'aria serale. Cerc di rassicurarsi pensando che lo zio poteva sbagliarsi. Tuttavia, essendo un ex soldato, sapeva di cosa stava parlando. Non era tipo da addolcire un'amara verit davanti a una sedicenne, come avrebbe potuto fare invece suo padre.
Trov la madre e la cugina sulla terrazza pi in alto. Patrizia sedeva su una panca di pietra, e sorrise con raro calore vedendo Amanda avvicinarsi. Sembri di cattivo umore, cugina. Va tutto bene, spero?
Ma certo, disse seccamente Amanda. Si sent subito in colpa per non aver risposto con pi garbo all'insolita amichevolezza di Patrizia, ma cos'altro avrebbe dovuto dirle? I nostri fratelli sono entrambi perduti oltre il Vallo, forse morti. Nel giro di un anno le nostre case potrebbero venire incendiate, e potremmo ritrovarci entrambe profughe, o peggio. Prese una campanella d'ottone dalla panca e la suon per chiamare Pinta. Come sta mia madre?
Penso che stia dormendo.
Amanda si chin per baciarla sulla fronte. Fausta si scosse, aprendo gli occhi, e sorrise debolmente.
Dopo che gli schiavi ebbero portato sua madre sulla sua sedia fino alla villa per metterla a letto, Amanda raggiunse la propria camera per deporre il libro e la lettera di Giuliano. Su una credenza teneva un piccolo scrigno contenente i suoi oggetti pi preziosi: monete d'argento, alcuni gioielli preferiti, lettere personali. Si ferm prima di aprirlo. Avrebbe riletto la lettera prima di cena, nel caso le fosse sfuggito qualcosa. Forse stava reagendo in modo eccessivo, e Paolo e Giuliano non erano in pericolo quanto lei pensava.
Non appena poggi le dita sulla cordicella che avvolgeva la lettera, si rese conto che qualcosa non andava. Faceva sempre lo stesso nodo per chiudere le sue missive, ed era sicura di aver stretto quello in modo particolare. Ora, invece, la corda le pareva troppo lenta, e legata con un nodo diverso. Qualcuno l'aveva aperta.
Patrizia.
Amanda prov un moto di rabbia. Come osava aprire le sue lettere? Poi le prese un po' di paura: sua cugina aveva letto qualcosa che nessun altro doveva leggere.
Aveva saputo di Paolo e poteva dirlo a tutti. Amanda si maled per aver lasciato la lettera in quel modo sulla panca di pietra. Avrebbe fatto meglio a imparare a memoria le parole di Giuliano per poi bruciarla.
Prima, per, doveva affrontare sua cugina.
Afferrando la lettera, fumante di rabbia, si diresse lungo il corridoio verso la camera di Patrizia. Ne apr la porta di colpo, senza bussare. Seduta alla toeletta, Patrizia osserv con sorpresa quell'impetuoso ingresso.
Amanda brand la lettera, e vide subito il senso di colpa velare lo sguardo della cugina. Sforzandosi di mantenere fermo il tono della voce, le disse: Come osi leggere la mia corrispondenza privata?.
Patrizia rimase a bocca aperta, offesa. Di cosa stai parlando, Amanda? Io non farei mai....
So che sei stata tu, Patrizia. Mi sono accorta che la lettera  stata aperta. Non mentirmi.
Perch stai dando la colpa a me?, protest lei.
Tu mi hai mandato a parlare con tuo padre, e quando sono tornata la lettera era stata aperta.
Avrebbe potuto essere stata tua madre, no?
Hai dato almeno un'occhiata a mia madre nell'ultimo mese? Riesce a malapena a portarsi un cucchiaio alla bocca!.
Allora una delle schiave....
So che sei stata tu, Patrizia! C'eri solo tu con mia madre.
Patrizia arross. Non sono stata sempre con tua madre, disse. Sono tornata a casa per un po', e poi sono uscita di nuovo. Qualcun altro deve averla letta mentre io non c'ero. Guard Amanda con occhi imploranti. Mi dispiace, cugina. So che mi avevi chiesto di stare con lei. Ma me ne sono andata solo per poco tempo, lo giuro.
Amanda non sapeva se crederle o no. O aveva letto la lettera o aveva lasciato Fausta da sola in giardino, e lei non sapeva quale delle due cose la facesse arrabbiare di pi. Non aveva nient'altro da dire. Avendo bisogno di riflettere un po' da sola, se ne torn nella sua stanza.
Quando Pinta arriv a chiamarla per la cena, Amanda disse che non aveva fame e che quindi non si sarebbe unita ai suoi parenti. Che si offendano pure, pens. Non sarebbe riuscita a starsene seduta per un'ora ad ascoltare il tedioso racconto della giornata di lavoro di suo zio, trascorsa a scavare fossi. Non sarebbe riuscita a sopportare la presenza della zia Terzia, devota e distante, che se ne stava l seduta a fissare suo marito e sua figlia con aria di eterna disapprovazione. E meno di qualunque altra cosa Amanda desiderava trascorrere la cena in presenza di quell'egoista di sua cugina, che magari le avrebbe pure tenuto il broncio.
Chiese invece una scodella di brodo di maiale, che avrebbe condiviso con sua madre. Suo padre le mancava pi che mai. Se solo fosse stato l, invece che a Londinium... Ma si rendeva conto che il suo lavoro laggi era importante. Stava disperatamente cercando di formare una delegazione per chiedere all'imperatore uno sgravio fiscale a beneficio di Corinium. Agno le aveva spiegato che avrebbe dovuto conquistarsi prima il sostegno del vicario di Britannia, che dirigeva i governatori delle Quattro Province, poi quello del prefetto del Pretorio della Gallia, e infine del magister officiorum presso la corte imperiale. Tutto ci richiedeva tante lettere, tanti soldi e tanto tempo lontano dalla famiglia. Amanda lo accettava. Ma pi tempo suo padre trascorreva lontano da casa e pi gli riusciva difficile proteggere la sua famiglia. Desider essere pi vecchia, in modo da poterlo aiutare in qualche modo, magari assumendosi alcune delle responsabilit trascurate da Luca. Desider che Paolo fosse tornato a casa.
Quella sera, quando Amanda, dopo aver terminato le proprie preghiere e augurato la buonanotte a sua madre, si sedette di fronte allo specchio a prepararsi per la notte, Patrizia entr nella sua stanza. Apr e richiuse la porta cos piano che la cugina non la sent entrare. Si sedette sul bordo del letto, con indosso gli indumenti notturni e uno scialle. Aveva i capelli sciolti alla rinfusa sulle spalle, simili a una massa di fuoco che risplendeva sotto la luce fioca delle lampade a olio. Quando la vide, Amanda si accorse che aveva pianto, ma non le importava.
Cosa vuoi, Patrizia?
Ho letto la lettera di Giuliano, le rispose lei in fretta, per poi mettersi una mano sulle labbra. Sembrava pronta a scoppiare di nuovo in lacrime. 
Amanda si sorprese non tanto della colpevolezza della cugina, quanto piuttosto della sua confessione. Sent la rabbia sbollire, forse perch era stanca, o perch Patrizia le sembrava cos pateticamente scarmigliata l seduta sul letto, con gli occhi rossi e umidi e lo scialle legato alla meglio. Ti ringrazio per avermi detto la verit, le disse infine.
Mi dispiace tanto per Paolo. Non ne avevo idea. Ti giuro che non dir nulla a nessuno. Ti prego di credermi.
Le sue parole sembravano sincere. Amanda non sapeva, per, se in seguito avrebbe saputo mantenere la promessa. Perch l'hai fatto?.
Patrizia distolse lo sguardo e chiuse gli occhi. Quando li riapr, se li asciug con un angolo dello scialle. Fece qualche lenta inspirazione. Sembrava si stesse concentrando come per saltare un grosso ostacolo. Stavo cercando qualcosa da fare, disse alla fine.  stato un gesto infantile; mi sono odiata nel momento stesso in cui ho aperto la lettera. Ricordi cosa ti ho detto di Rufo?
S. Sentendo menzionare quel nome, Amanda prov un tuffo al cuore.
In realt lo conosco meglio di quanto ti ho lasciato credere. Ci siamo incontrati per la prima volta nel giugno dell'anno scorso, in occasione di una festa a Treviri. C'erano perlopi burocrati, una cosa molto noiosa. Ma c'erano anche degli ufficiali di cavalleria, tra cui Rufo. Finimmo per metterci a parlare. A ogni modo, ci vedemmo altre due volte quel mese, e lui fu molto cortese. Poi per, a luglio, mi venne la febbre e rimasi a letto per due settimane. All'epoca stavo alla villa della zia Verica. Non ricordo quasi nulla, a parte il fatto di essermi risvegliata nella mia stanza, un giorno, e di aver visto Rufo seduto su un divano accanto al mio letto a guardarmi. Mi disse che era felice di vedere che stavo meglio. Parlammo un po', poi lui se ne and via. La schiava mi disse che mentre stavo male era venuto a trovarmi quasi ogni giorno, al ritorno dai suoi viaggi in citt. Mi portava sempre un po' di uva che aveva raccolto lui stesso sui pendii della Mosella. Era l'unico che fosse venuto a trovarmi. A nessun altro importava molto di me l. Treviri pullula di ragazze pi carine e pi ricche di me. Lui per sembrava cos gentile.
Quando mi ripresi, cominciammo a vederci molto spesso in citt. In un modo o nell'altro, finivamo alle stesse cene o alle stesse feste, oppure ci ritrovavamo sempre seduti vicini al teatro, e credo che a un certo punto la gente abbia cominciato ad abituarsi a vederci insieme. Lui era sempre pi gentile con me. Era solito dire che odiava le feste, e che ci andava solo quando sapeva che ci sarei andata anch'io. Cercava di moderare quel suo buffo accento gallico, per sembrare uno della provincia, e anch'io mi sentivo pi a mio agio, suppongo. Mi disse di essersi innamorato di me, o almeno me lo fece credere. Ad agosto la zia Verica diede una festa, e ci fu un temporale, cos alcuni degli ospiti dovettero fermarsi per la notte. Rufo fu uno di loro. Nel bel mezzo della notte, entr nella mia stanza. Balbett un poco, e il dolore che aveva negli occhi disse ad Amanda tutto ci che aveva bisogno di sapere.
Mi rendevo conto che mi stavo comportando da stupida, continu Patrizia. Lo sapevo, ma non sembrava importante. Ti senti risucchiata in quel mondo, capisci, come in un vortice, con la corte al centro e tutti gli altri che corrono in cerchio intorno a essa. Ti aggrappi a qualunque cosa.
Poi l'unit di Rufo fu mandata a combattere contro i barbari, e lui lasci Treviri insieme agli altri. Io allora andai a stare dalla cugina Iberia a Lugdunum.
Luca me l'ha detto. E mi ha detto anche che ti sei ammalata di nuovo per mesi.
Quella era solo una storia. Il vero motivo era portarmi via da Rufo, da Treviri e da tutti i pettegolezzi.  stata l'ultima volta che l'ho visto o che ho avuto sue notizie. Devo aver scritto una dozzina di lettere, ma lui non mi ha mai risposto. Era come se non fossi mai esistita. Non puoi immaginare cosa si provi, Amanda, ad essere dimenticata in quel modo. Ad andare a braccetto con qualcuno a una festa dopo l'altra, finch tutti pensavano ormai che fossimo praticamente sposati, e a trascorrere la notte insieme, per poi essere accantonata come un vecchio strofinaccio.
Per la prima volta, Amanda compat sua cugina e prov il desiderio di dire qualcosa che potesse aiutarla. Si  approfittato di te.
 stato allora che sono venuta a sapere di quella sua giovane vedova, prima di lasciare Treviri. Proveniva da una vecchia famiglia gallica. L'aveva corteggiata proprio come me nello stesso periodo. Sembrava che chiunque altro lo sapesse. E io avevo fatto la figura della stupida ragazza di provincia. Una nullit, uno zimbello....
Ricordo che mi avevi menzionato la vedova, dicendo che lui le aveva rubato dei soldi.
Oh, la gente diceva cos. Ma non m'importa pi di ci che ha fatto. Alla fine ha avuto quel che si meritava, cadendo da cavallo ancor prima di poter combattere, cos che adesso non pu far altro che andarsene in giro zoppicando. Scosse la testa e fece una rapida risatina amara. Vorrei che si fosse spezzato il collo.
Mi dispiace tanto, Patrizia.
Mia madre  venuta a sapere tutto dalla zia Verica, naturalmente. E mio padre si  infuriato. Suppongo che lo sappia anche Luca, come tutti a Treviri.
Non ne ha mai parlato.
Adesso mia madre mi sta punendo per questo. I miei genitori hanno speso una fortuna per farmi attraversare il mare, e io avrei potuto almeno trovarmi un marito ricco. E invece ho diciassette anni e non sono ancora stata promessa in matrimonio! Per di pi, ho anche disonorato il mio nome. Mi sono sentita intrappolata qui. Per tutta l'estate sono stata rinchiusa dentro casa. Il tuo compleanno  stato praticamente l'unica volta che mi hanno lasciato uscire, lo sapevi? In questi giorni mia madre mi consente a malapena di andare a Glevum, e Corinum potrebbe anche essere la luna. Tu sembri sempre cos felice, Amanda. Riesci a startene l seduta tutta contenta con un libro per ore. Vorrei riuscirci anch'io, ma non ce la faccio. Mi sento soffocare. Le si spezz la voce e cominci a piangere, con le spalle che sobbalzavano a ogni singhiozzo.
Amanda si alz dalla sedia per sedersi accanto a Patrizia sul letto e abbracciarla. Oh, cugina! Non credo proprio che vorresti essere come me! Sono io che vorrei avere la met della tua bellezza e del tuo fascino.
Patrizia riusc a controllare un po' le lacrime. Non  che queste cose che dici mi siano servite a molto.
 quasi inverno, e presto sarai a Glevum, dove sono certa che riceverai visitatori quasi ogni giorno.
Vecchi brontoloni dell'esercito, burberi contadini, vecchie matrone ringhiose. A Glevum non va mai nessuno d'importante. Non  Corinium. E di certo non  Treviri.
Ad Amanda venne un'idea che la sua met peggiore scart subito. La met migliore, invece, incoraggiata da un cuore improvvisamente generoso e solidale, la riprese. Be', cominci a dire, non posso prometterti Treviri, ma potrei chiedere a mio padre di lasciarti trascorrere l'inverno con noi a Corinium.
Oh, Amanda. Patrizia le prese la mano e gliela baci. So di poter essere lamentosa e seccante. Mi sento cos in colpa per aver letto la lettera e per averti mentito.
Commettiamo tutti degli errori. Non pensare che io non mi arrabbi mai o non sia mai invidiosa, o che non faccia mai cose di cui poi mi pento.
Per vedi, io voglio migliorare. Vorrei essere per mia madre una brava figlia come tu sei per la tua, e una sorella altrettanto brava per mio fratello. Quando ho letto la lettera di Giuliano... mi sono resa conto di quanto ami la tua famiglia. Io invece sono cos egoista.  terribile quanto riesco a essere crudele certe volte. Voglio che tu mi aiuti, Amanda. Ho bisogno di dimenticare Rufo e Treviri, altrimenti impazzir.
Ti aiuter in tutti i modi possibili, Patrizia. Ti perdono per aver letto la lettera. Quel che Rufo ti ha fatto non  colpa tua.
Sai, disse Patrizia. Sei la prima persona che me lo dice.
Parlarono un altro po' prima di augurarsi la buonanotte, dato che si stava facendo molto tardi, e di accomiatarsi come due sorelle. Amanda spense le lampade a olio e trov a tentoni la strada verso il letto, strisciando sotto le pesanti coperte di lana.
Le ci volle molto tempo, per, prima di riuscire ad addormentarsi. Ripens alle parole di Patrizia, raffigurandosi, nel buio sopra la sua testa, le scene da lei descritte. Sarebbe riuscita a resistere al richiamo dell'eccitazione e del lusso che la corte di Treviri prometteva, e che aveva gi irretito cos completamente Patrizia e Luca? Ora capiva la cautela di suo padre. Una citt straniera non era il posto adatto per una rispettabile ragazza cristiana.
Tuttavia, il suo sollievo era macchiato da un po' d'invidia e di rimpianto. Quando pensava a Rufo, non lo faceva soltanto con disprezzo. Si sentiva allarmata dal riemergere di quella sensazione che aveva provato dopo averlo visto l'ultima volta: un fuoco alieno che sembrava prendere vita nel petto, negli arti e nello stomaco, minacciando di consumarla. Era quella la tentazione. Non l'aveva mai provata davvero prima di allora, e non aveva mai immaginato che potesse invaderla con tanta forza. All'improvviso il suo cuore pomp con furia il sangue in ogni parte del corpo. Dal collo e dal viso le sal un forte calore. Dovrei pregare, si disse. Dovrei inginocchiarmi sul pavimento freddo e pregare per sconfiggere questa sensazione. Ma non riusc a trovare la volont per farlo, e lasci piuttosto che quello strano peso la spingesse verso un sonno inquieto.

13.

Bene fu definito da un tale il suo amico la met dell'anima sua. Io sentii che la mia anima e la sua erano state un'anima sola in due corpi e perci la vita mi faceva orrore, poich non volevo vivere a mezzo.
Agostino d'Ippona, Confessioni.

Si svegli con il sordo tamburellare della pioggia sulla tenda. Dopo il rumore percep la luce. Socchiuse gli occhi e fu assalito dal dolore.
Ogni centimetro del suo corpo era straziato. Toss e avvert una stilettata nei polmoni.
Bevi un po' d'acqua, gli disse una voce. Avvert il tocco fresco di una brocca sulle labbra e il liquido gli col in bocca. Adagio, continu la voce. Ti hanno riempito di botte e hai avuto la febbre. Ma presto sarai di nuovo in piedi.
Paolo lasci che la consapevolezza affiorasse a poco a poco e attese che i pensieri si riorganizzassero. Aveva la testa bendata, e muovere il collo gli provocava un'intensa sofferenza. Ud colpi di tosse e mormorii provenire da entrambi i lati. Fuori dalla tenda sentiva i rumori di un campo in piena attivit.
Con un certo sforzo, domand: Dove mi trovo?
Ancora a Trimontium. Non sei andato da nessuna parte.
Per quanto ho dormito?
Quattro giorni. Mi sorprende che tu abbia ripreso conoscenza cos presto.
L'attendente non sembrava appartenere alla guarnigione di Trimontium. Paolo cerc di ricostruire cosa gli fosse accaduto, e lo sforzo gli richiam alla mente una serie di immagini, facce prive di colore, suoni attutiti dall'incessante brusio della pioggia. Aveva la testa affollata di sogni, impossibili da distinguere dai ricordi. Chi sei?, chiese.
Sono un medico della cavalleria della Pannonia, vengo dal Vallo. Un diacono ti ha trovato in uno degli alloggiamenti. Si  fatto dare un passaggio fin qui da noi, si chiama Felice. Sta dando una mano con i feriti, e non solo con le preghiere, per fortuna. Vi sta portando tutti qui. Ha persino liberato alcuni di quegli schiavi quando gli ufficiali se la sono data a gambe. Un ragazzo coraggioso, o forse un futuro martire.
Paolo tent di sollevarsi sui gomiti, ma una dolorosa fitta lo ferm.
Sta' fermo, gli disse il medico. Devo andare dagli altri. Se hai bisogno di qualcosa, chiama.
Poco dopo, Giuliano sollev il lembo della tenda. Un sorriso gli illumin il volto stanco quando si accorse che il cugino era sveglio, ma lo dissimul in fretta quando vide il medico che si occupava di un altro ferito dalla parte opposta della tenda. Dio sia lodato, cugino!, sussurr, affrettandosi a inginocchiarsi di fianco a Paolo. Come ti senti?
Vivo, fu tutto quello che riusc a rispondere. Non era ancora sicuro che Giuliano non fosse un fantasma, nonostante la barba sporca e disordinata e gli occhi arrossati.
Grazie a Dio, disse il diacono.
E a un tuo amico, un piccolo eroe di nome Felice, a quanto mi hanno detto.
Giuliano fece una smorfia colpevole e gett un rapido sguardo al medico, che ancora volgeva loro le spalle. Sono io Felice, confess a bassa voce. Dio mi perdoni per aver mentito, ma non so di chi posso fidarmi. Chiudi gli occhi, fingi che io stia pregando per te. Paolo obbed e ascolt il cugino continuare a parlare in tono sommesso. All'inizio ti ho cercato a Vercovicium e ho saputo che eri stato condannato e inviato a nord. Grazie a Dio questi cavalieri erano di passaggio diretti quass e il loro centenarius mi ha permesso di aggregarmi a loro.
Non avresti dovuto correre questo rischio.
Non potevo permettermi di aspettare. Avevo ricevuto una lettera di tua sorella e appreso di non essere l'unico a sapere della tua presenza a Vercovicium. Ricordi il giorno in cui sei stato arruolato? Hai visto qualcuno che conoscevi?.
Paolo cerc di fermare i pensieri, mentre il mondo cominciava a svanire. Si sforz di ripensare a quel giorno. Era come cercare di evocare ricordi di un'altra vita. Ricord di essere uscito dal boschetto, passando a fatica tra i fitti rami inondati di sole, e di aver visto il cerchio di uomini a cavallo in attesa. C'era qualcuno con lui. Riusc quasi a vederne il viso. Con sforzo, lo mise a fuoco: una testa priva di occhi, annerita dalla cenere, che dondolava lentamente all'estremit di una corda sopra una pira improvvisata...
Vittore era morto. Paolo ebbe la sensazione di sprofondare in un oceano ed emise un rantolo improvviso.
Giuliano gli strinse la spalla. Stai bene, cugino?.
Inspir a fondo. Chiuse gli occhi, cerc di calmarsi ed emerse dall'oceano per respirare di nuovo l'aria immobile. S, rispose. C'era anche qualcun altro fuori dal boschetto, non un amico, una figura distante, imponente e sprezzante. Un ufficiale. Agrio Rufo, disse. Il figlio di Agrio Leone. Era l. Ha visto quando mi hanno preso. Pensavo che non mi avesse riconosciuto.
E invece l'ha fatto, a quanto pare. Ad agosto ha incontrato tua sorella a Silvanicum e le ha detto tutto. Le ha detto che non sei finito a Vercovicium per caso; suo padre ha fatto in modo che tu fossi mandato l.
Per quale motivo suo padre mi voleva a Vercovicium?
Questa  la parte che non ho compreso. E che ancora non comprendo. Ma quando ho ricevuto la lettera di tua sorella, ho capito che dovevo andare a Vercovicium per scoprire cosa ti fosse accaduto. Quindi ho chiesto il permesso al mio vescovo e sono venuto al Vallo. All'inizio l'unica cosa che hanno potuto dirmi quelli del villaggio  che eri stato mandato a nord dal nuovo tribuno per aver ucciso un biarchus.
 stato un incidente.
Sapevo che doveva essere cos. Alla fine ho parlato con un cristiano di mia conoscenza, che lavorava con il vecchio tribuno, e lui mi ha mostrato questo. Giuliano infil la mano nella borsa. Ne trasse un mucchietto di tavolette cerate, concedendo a Paolo giusto il tempo di dare un rapido sguardo prima di riporle di nuovo. Il tuo vecchio tribuno aveva un fascicolo speciale su di te. Ci sono moltissime lettere.
La cosa non aveva senso. Paolo era un soldato semplice, un pedes. Per quale motivo il tribuno avrebbe dovuto avere un fascicolo su di lui?
La lettera pi vecchia  di Agrio Leone al tribuno Bauto e porta la data di quattro anni fa, continu Giuliano. Corrisponde a quanto detto da Rufo. Agrio Leone ha fatto in modo che ti mandassero a Vercovicium dopo l'addestramento. Il tribuno Bauto era un suo cliente. Agrio Leone gli ha detto di tenerti d'occhio, di inviare rapporti regolari e di fare in modo che fossi al sicuro... finch non avessi rivelato la tua vera identit o non avessi cercato di andartene.
Paolo sent l'improvvisa necessit di alzarsi. Doveva muoversi. Sollevandosi sui gomiti, stavolta resistette all'intensa fitta di dolore che avvert al torace, probabilmente a causa di una costola fratturata. Fece ruotare la parte inferiore del corpo e gett le gambe da un lato, costringendosi a mettersi seduto. Gli gir la testa e non appena si ferm, chiese: Cosa c' scritto nelle altre lettere?
Sembrano delle ricevute: Agrio Leone pagava Bauto profumatamente per proteggerti. Sei sicuro di poter camminare?
Dammi un attimo e te lo dico. Si alz in piedi con movimenti rigidi e si trascin verso l'entrata della tenda, con Giuliano che lo sosteneva e una mano premuta contro il torace per alleviare il dolore inflitto dalla respirazione. Cerc di ripensare agli anni trascorsi a Vercovicium. Aveva sempre creduto che solo Vittore conoscesse la sua vera identit. Non aveva mai nemmeno parlato con Bauto fino alla seduta del tribunale in cui lui e Vittore erano stati condannati alla prigione per aver assalito Brasso. All'improvviso quella punizione acquist un senso.  vero, disse. Ero in prigione l'ultima volta che mi hai visto, ma per quello che avevo fatto avrei dovuto essere fustigato. Bauto sapeva che era illegale frustare un nobile. Se mi avesse condannato alla fustigazione, avrebbe rischiato una condanna a morte. Quindi mi ha fatto mettere in prigione per proteggere se stesso, nel caso prima o poi avessi lasciato l'esercito.
Si chinarono per superare l'ingresso della tenda e uscire all'aria aperta. I resti dell'ultimo temporale formavano qua e l pozzanghere fangose su cui si rispecchiavano nugoli di mosche che giravano senza meta. Si trovavano all'estremit settentrionale del forte, un'area fino a quel momento lasciata in rovina. Il distaccamento di cavalleria leggera vi aveva eretto il proprio campo. I due uomini iniziarono a vagabondare in mezzo alle file di tende piantate tra le mura delle antiche scuderie. Era strano vedere di nuovo dei soldati con l'uniforme di ordinanza e ben rasati.
Giuliano continu a parlare con calma mentre camminavano: Quando sei uscito di prigione, c'era un nuovo tribuno che non aveva idea di chi fossi, per cui ti ha mandato a Trimontium senza pensarci due volte. Ecco perch  qui la cavalleria. Il tribuno Bauto non  stato trasferito,  stato arrestato per corruzione.  venuto fuori che era coinvolto in un traffico di armi dirette a nord, insieme al prefetto di qua. Quando Bauto ha confessato, il duca Fullofaude ha inviato questa unit della cavalleria ad arrestare anche il prefetto. E abbiamo trovato questo disordine tremendo. Si guard attorno, facendo delle smorfie alla vista delle mura in rovina e delle baracche che dovevano passare per alloggiamenti. Nessuno si aspettava questo. Nessun registro serio, nessuno che abbia la bench minima idea di quanti uomini arruolati dovessero esserci. Muli, armi e razioni non registrati, schiavi e bottino di guerra buttati qua e l senza che nessuno se ne curi, perch la met della guarnigione  scappata quando siamo arrivati. Tutto fa pensare che ci sar una nuova guerra. Il vescovo Ludone lo dice da mesi, e la cosa  chiara come la luce del giorno a chiunque abbia trascorso un po' di tempo a nord.
Paolo non poteva dissentire. Il re dei Pitti, Keocher, era divenuto ancora pi potente nel corso dell'estate. Suo figlio, il principe Talorg, aveva guidato l'imboscata in cui era morto Vittore. Anzi, non solo morto: torturato, mutilato, sacrificato agli di della guerra del Nord, amanti della morte. Vittore e quasi due intere squadre erano stati massacrati. Per sei anni i Pitti non avevano osato provocare Roma in quel modo. Stiamo abbandonando il nord?
Niente affatto. I granai di Luguvalium, in cui sono immagazzinate le scorte destinate alla flotta, sono sul punto di scoppiare. Non ho mai visto tante navi in un posto solo.
Paolo annu. Tutto quel grano spedito a nord poteva significare soltanto una cosa. Con l'arrivo della primavera, Roma avrebbe sferrato l'attacco. Chi c' al comando?
Il duca Fullofaude, dicono.
Il duca? Non pu essere vero.  al comando soltanto delle guarnigioni delle province, non ha abbastanza uomini per guidare una campagna. Anche se svuotasse le citt e buona parte del Vallo, non ne avrebbe a sufficienza per contrastare l'alleanza di Keocher. No, di certo un generale star arrivando via mare con l'esercito da campagna.
Forse. Non lo so. Questo  ci che si dice. Se Dio ascolta le nostre preghiere, magari non accadr nulla.
Paolo scoppi in una macabra risata. Avevano raggiunto la strada centrale del forte e da l potevano vedere con chiarezza la vecchia basilica, dove il prefetto aveva condotto la sua vita depravata fino a quando Paolo lo aveva pugnalato al cuore. Ricordava con chiarezza quel momento, e non provava alcun rammarico. Lo avrebbe fatto di nuovo se avesse potuto, pur sapendo che non era servito a salvare Vittore. Pens a quel che il prefetto aveva fatto l per due anni, senza che il duca, suo diretto superiore, ne avesse la minima idea. Chiunque confidasse in Fullofaude era uno sciocco.
In ogni caso, Paolo aveva chiuso con l'esercito. Non aveva pi senso aspettare il congedo, e se fosse tornato a Vercovicium avrebbe ancora rischiato di essere condannato a morte per l'uccisione di Brasso. Inoltre, se quello che Giuliano aveva detto era vero, gli uomini di Agrio Leone potevano essere sulle sue tracce dopo averlo perso di vista per la prima volta in quattro anni, e Vercovicium sarebbe stato il primo posto in cui l'avrebbero cercato. Per quanto ne sapeva, uno di quei componenti della cavalleria poteva essere al soldo di Agrio Leone.
Non avrebbe voluto che qualcun altro decidesse del suo destino. Se doveva tornare a casa e rispondere della morte di Fausto, voleva farlo alle sue condizioni. Almeno sarebbe stato libero finch non si fosse rimesso al giudizio del padre. Torner dalla mia famiglia, disse.
Appena possibile, s. Devi solo riprenderti un po'.
No. Oggi.
Sei ancora troppo debole, cugino.
Se tu mi hai trovato, asser Paolo, gli uomini di Agrio Leone possono fare altrettanto. Partir oggi stesso... da solo.
Da solo? Dove speri di andare?
A sud-ovest, al di l delle colline. Non posso andare a Vercovicium. Avr una possibilit maggiore di attraversare il Vallo sul lato occidentale.
E poi?
Prender un'imbarcazione per scendere lungo la costa.
E come la pagherai?
Non lo so ancora. Se arriver fin l, mi far venire in mente qualcosa.
Giuliano scosse il capo. Non ce la farai nel tuo stato, soprattutto senza del denaro e una guida. Le colline sono piene di disertori e di barbari. Non sei in grado di combattere, Paolo, n di correre.
Paolo sapeva cosa volesse dire suo cugino - ossia che aveva intenzione di tornare a sud con lui per riportare a casa il ritrovato figliol prodigo - e non intendeva ascoltarlo. Ebbe piet di lui per la sua fede cieca. Non avrebbe portato a casa il figliol prodigo, ma Caino, il primo assassino, che aveva ucciso suo fratello Abele ed era stato giustamente condannato all'esilio eterno. C'era una condanna ad attenderlo, e lui era pronto ad affrontarla. Prese a scendere lungo la strada principale del forte verso i vecchi alloggiamenti.
Ascoltami, insistette Giuliano restandogli vicino. Io posso portarti a Luguvalium. Il vescovo Ludone potr proteggerti, almeno finch non ti avremo messo su un'imbarcazione diretta a sud. Io dovr restare a Luguvalium, ma il vescovo ti dar un lasciapassare vescovile, nel caso in cui qualcuno veda il tuo tatuaggio dell'esercito. Sarebbe folle tentare di affrontare il viaggio da solo. Vuoi ascoltarmi?.
Paolo si ferm. Non disse nulla, sapendo che suo cugino aveva ragione. Forse avrebbe potuto raggiungere il sud senza aiuti, ma nelle sue condizioni, senza denaro, con l'inverno alle porte e il marchio di soldato sul polso, che lo avrebbe qualificato come disertore, non sarebbe stato facile. Inoltre, doveva gi molto a Giuliano, pur non meritando il suo aiuto. Suo cugino non avrebbe mai dovuto correre tutti quei rischi per trovarlo. Non aveva idea di che tipo di uomo stesse cercando di aiutare.
Tuttavia sarebbe stato meglio arrivare a casa grazie a lui che non arrivarci affatto. Giunti a Luguvalium, prima di separarsi, avrebbe potuto dirgli la verit.
Va bene, cedette. Se vuoi venire con me, non posso fermarti.
Grazie, cugino, rispose Giuliano. Lasciare il forte all'imbrunire non sar difficile. Le guardie si fidano di me; posso dir loro che stiamo cercando un posto tranquillo in cui pregare, a patto che riusciamo a trafugare del cibo, e magari anche una spada. Ho visto una riserva di armi da cui potrei prendere qualcosa. Saresti in grado di combattere, se ne avessi una?
S. Anche se dubito che riuscirei ad avere la meglio.
Paolo si sorprese sentendo ridere Giuliano. Devo tornare in infermeria, disse quest'ultimo. Incontriamoci qui verso il tramonto. Fino ad allora, faremo meglio a evitarci.
Il diacono aveva iniziato ad allontanarsi, quando il cugino lo richiam. Giuliano... aspetta. Hai detto di aver ricevuto una lettera di mia sorella?
S,  cos. Mi scrive spesso.
Sta bene? Voglio dire, non  malata?
No, almeno non me l'ha detto nella sua ultima lettera. Ma c'.... Esit, sembrando incerto su cosa dire.
Cosa?
Tua madre. La signora Fausta. Amanda ha detto che  gravemente malata. Si  sentita male, e da quel giorno  costretta a letto da una malattia debilitante. Ma tuo padre ha chiamato i migliori medici per farla visitare e tua sorella sembrava speranzosa. Prego per lei ogni giorno.
Poteva esserci qualche speranza nelle parole di Giuliano, ma Paolo ne vide ben poca nei suoi occhi. Distolse lo sguardo, portandolo oltre le mura in rovina e i bastioni meridionali, verso le cime delle colline battute dal vento. Come sempre, queste ricambiarono il suo sguardo, silenziose e crudeli. Grazie, cugino.
Giuliano torn a prendersi cura dei feriti, mentre Paolo s'incammin per il forte in direzione del suo vecchio alloggiamento, ormai vuoto. Era l'unico della sua squadra ancora vivo, e tutto ci che aveva posseduto di valore era sparito. Girando sul retro si accorse che la porta della baracca di Caratoc era spalancata. Vi entr. Il letto era stato rovesciato e la cassapanca era aperta; brandelli di abiti erano ammassati in mucchi disordinati. Tutto il resto era stato arraffato dai disertori fuggiti in preda al panico.
Non sapeva dire quante volte fosse stato picchiato dentro quelle quattro mura. Aveva smesso di contarle, come aveva fatto con i giorni. Ora il tempo aveva ricominciato a scorrere, all'inizio con la lentezza di un ruscello dopo una palude, e in quei momenti Paolo provava una sensazione d'impaziente risolutezza. Non era ansioso di tornare a casa, ma sapeva di doverlo fare. Doveva andarsene da quel posto.
Fuori dalla capanna, si ferm dove Caratoc lo aveva gettato per l'ultima volta. Quello era il posto in cui i fantasmi di Trimontium avevano cercato di trasformarlo in uno di loro, dove Amanda, o forse un angelo che aveva assunto le sue sembianze, gli era apparsa per richiamarlo a casa. Ricordava le sue parole con agghiacciante chiarezza. L'angelo sapeva cosa sarebbe successo a quella pattuglia e lo aveva salvato. Ma Vittore era morto...
Non aveva senso. L'aria intorno a lui ora era limpida. Non c'erano spiriti, n angeli. Aveva visto solo le fantasie di una mente febbricitante, un fantasma che aveva pronunciato qualche parola sconnessa. Non si era alzato per andare con la pattuglia solo perch era un codardo; Vittore era morto e lui non aveva cercato di impedirlo.
Le ore scivolarono lente. Al tramonto Paolo incontr Giuliano, com'era stato deciso, e accett un lungo mantello con il cappuccio, lacero ma utilizzabile, e una spada. Estrasse lentamente la spada dal fodero, controllando la lama alla ricerca di eventuali imperfezioni. Era forgiata in serie, non bella da guardare ma abbastanza resistente. Si leg la cintura intorno alla vita e nascose l'arma con cura sotto il mantello.
Alla porta meridionale le sentinelle li lasciarono passare senza impedimenti. Si allontanarono a distanza di sicurezza lungo la strada principale del villaggio in rovina, prima di infilarsi nella macchia circostante e di scomparire alla vista. Erano ancora nascosti dalla mole scura delle tre montagne, dietro le quali il cielo ardeva d'un rosso violento; ma presto sarebbero usciti dall'ombra e avrebbero iniziato a procedere con cautela in aperta campagna, verso sud.

14.

Che devo fare? La morte mi incalza, la vita fugge. Insegnami come affrontare questa situazione; fa' che io non fugga la morte, che la vita non fugga me.
Seneca.

Avremmo dovuto portare un braciere, disse Patrizia, scossa da un forte brivido.
Via, cugina, sogghign Luca. Una boccata d'aria non pu farti che bene. Non serve a nulla trascorrere l'autunno rinchiusa in una villa piena di fumo. Inoltre, negli ultimi tre giorni non hai fatto altro che lamentarti dicendo quanto desiderassi uscire di casa.
S, ma per andare a Glevum o da qualche altra parte, non certo in un campo bagnato in mezzo al nulla.
Luca rise e torn a rivolgere la propria attenzione al fiume, guardandone le acque grigie. Presto sar qui, vedrete.
Patrizia gemette e trem di nuovo. Guard Amanda con aria triste. I tre si trovavano in un prato sull'argine del fiume Sabrina, ben coperti per sfuggire al freddo di quella mattina di ottobre. I cavalli erano legati poco lontano, sorvegliati da un gruppo di schiavi. Amanda prov compassione per la cugina; non era piacevole restare in piedi tanto a lungo nell'erba umida in una mattina cos fredda, soprattutto dopo aver cavalcato per due ore per arrivare fin l.
Non sar contenta finch non mi trover di nuovo a casa, al caldo, e con la pancia piena, rispose Patrizia. Mi sembrava avessi detto che questi sacerdoti erano dei maestri delle profezie.
Abbi pazienza, le disse Luca. I segnali ci sono tutti.
Rivolsero lo sguardo alle acque calme che scorrevano seguendo la corrente e rimasero in ascolto.
Nonostante il freddo, Amanda era eccitata di trovarsi l fuori, esposta agli elementi, pi vicina al barbaro occidente di quanto fosse mai stata. Non riusciva a credere che quelle acque calme potessero portare una flotta di selvaggi nel cuore della provincia, ma lo zio Pertinace continuava a sostenere che i barbari sarebbero arrivati con la primavera. Il Consiglio cittadino di Glevum aveva approvato la sua lettera al duca Fullofaude con la richiesta di non svuotare la loro guarnigione. Non voleva pensare a cosa sarebbe accaduto se il duca l'avesse ignorata.
Era stato un sollievo per Amanda quando, qualche giorno prima, Luca era arrivato alla Casa della Gallina Bianca e aveva proposto quell'escursione. Nessuna delle due ragazze aveva mai visto il leggendario cocchio di Nodens, una grossa onda pi alta di un uomo, che risaliva a precipizio dalla foce del fiume Sabrina per tutta la sua lunghezza, invertendo il corso naturale delle acque. Luca gli aveva raccontato, in tono sommesso, che coloro che erano benedetti dagli di riuscivano a vedere dietro l'onda lo stesso Nodens alla guida degli stalloni; ma persino gli occhi di un comune mortale potevano vedere l'onda con sufficiente chiarezza. Nessuno pu predire con precisione quando si alzer la grande onda, aveva detto Luca, eccetto i leggendari sacerdoti di Nodens, il cui tempio si trova in alto, sopra la foce del fiume. Solo grazie ai loro sacrifici e a misteriosi rituali possono percepire le intenzioni del dio.
Anche Patrizia era eccitata all'inizio, ma il suo entusiasmo si era affievolito via via che la rugiada del mattino era filtrata tra le cuciture delle sue scarpe. Amanda, invece, pi che dal freddo e dall'umidit era infastidita dalla prospettiva di vedere per la prima volta un dio pagano. Sapeva che, se si fosse trovato alla Casa della Gallina Bianca, suo padre avrebbe impedito quell'escursione.
Sono stato al tempio all'inizio di quest'estate, disse Luca, facendo un cenno con un dito verso sud.  l che ho sentito della profezia. Lo stanno ricostruendo tutto, e ora  davvero imponente. Sono andato con un mio amico della citt che voleva farsi curare per un problema all'occhio sinistro: era cos rosso da sembrare una prugna.
Patrizia storse la bocca. E lo hanno aiutato?
S. Dopo pochi giorni era in perfetta forma. E da allora non ha pi avuto problemi. Suo padre ci va abbastanza spesso per il dolore alle ossa quando non pu recarsi ad Aquae Sulis, e ha cieca fiducia in loro.
Nessuno parl per un po'. L'aria era calma e tranquilla, disturbata solo dal canto degli uccelli e dallo scorrere dell'acqua. I pensieri di Amanda, invece, erano tutt'altro che calmi. Trovava allarmante che Luca si fosse recato al famigerato tempio di Nodens, per la cui ristrutturazione Agrio Leone stava pagando una fortuna. Loro padre aveva protestato con forza per quel progetto, tacciandolo di essere un volgare espediente di Agrio Leone per conquistare il sostegno dei molti pagani influenti nella provincia, quei nobili che non si erano convertiti al cristianesimo e restavano ancorati alla tradizione. Aristocratici e cittadini comuni si stavano gi affollando dall'altra parte del fiume per rendere il loro omaggio all'antica divinit nel suo nuovo tempio. Amanda era a conoscenza dell'esistenza dei sacerdoti pagani che adoravano Nodens, il dio dalle molteplici sembianze - cacciatore, pescatore, guaritore - e dei mistici che interpretavano i sogni in cambio di monete. Aveva sentito parlare dei sacri levrieri dell'ovest che facevano la guardia alle porte e si aggiravano per il cortile del tempio. Ma non aveva mai immaginato che suo fratello potesse visitare un posto del genere, rischiando di attirare lo scandalo sul padre.
Poi Luca disse: Stavo pensando di portare la mamma al tempio.
I suoi occhi incontrarono quelli di Amanda. Voleva vedere come avrebbe reagito. Ma prima che uno dei due potesse parlare, Patrizia grid: La sento!.
Rimasero tutti in ascolto del vento. A valle, all'inizio in modo appena percettibile, Amanda ud un suono simile a un tuono, che crebbe fino a trasformarsi in un rombo cupo e tumultuoso.
Eccola che arriva!, esclam Luca. Preparatevi!.
Il cuore di Amanda batteva sempre pi forte man mano che il rombo si avvicinava. Non si aspettava che potesse essere cos forte. Rimase inchiodata sul posto. Voleva correre, ma i suoi piedi si rifiutavano di muoversi. Teneva gli occhi fissi sull'ansa del fiume, verso valle. Perch aveva accettato di andare fin laggi? Avrebbe dovuto trovarsi al sicuro, alla villa con la madre, ad attendere coscienziosamente l'arrivo del padre. Lui si sarebbe arrabbiato senz'altro con lei...
Ormai il boato riempiva l'aria intorno a loro. Eccola!, grid Luca. Amanda la vide: un moto ondoso si estendeva per tutta la larghezza del fiume e scorreva verso di loro controcorrente. Dove incontrava l'argine, la cresta dell'onda ribollente s'infrangeva in modo caotico in mezzo ai rami degli alberi a strapiombo e contro l'erba della sponda. Era come un'enorme bocca spalancata che correva a tutta velocit verso di loro con un ruggito assordante. Amanda sent un brivido correrle lungo la schiena e il petto palpitare per la paura. Spinse un piede all'indietro e lo piant saldamente a terra. Poi si costrinse a far arretrare anche l'altro piede. Le sembrava che la terra tremasse.
Luca la vide indietreggiare e si affrett a mettersi dietro di lei, afferrandole le spalle. Non lo farai, sorellina!, esclam ridendo. Patrizia aveva la bocca spalancata per il terrore e il divertimento. Amanda tent di divincolarsi per liberarsi, ma Luca era troppo forte. L'onda li aveva quasi raggiunti, e all'improvviso arriv: l'argine davanti ad Amanda eruppe con una violenta esplosione di bianco che le bagn il viso e la testa; chiuse gli occhi ed url, ma il suo grido fu soffocato dall'acqua.
Quando apr gli occhi, il tuono si stava allontanando a monte, con la grande onda che procedeva a tutta velocit verso le montagne e il fiume che si gonfiava dietro di essa. Non vide alcun demone cavalcarne la cresta. Aveva il volto umido e le mani tremanti. Quando si accorse che, oltre a battere i denti, stava trattenendo il fiato, lo lasci andare all'improvviso, esplodendo in una risata carica di eccitazione. Le sue membra, finalmente libere, tremavano, percorse da una scarica di energia.
Luca gridava come un pazzo al cielo: Sia lode a Nodens! Sia lode ai vecchi di!.
Patrizia sorrise e si rimise a posto l'acconciatura. Guard la cugina con occhi spalancati. Bene, disse con calma forzata. Poi la bocca le si atteggi di scatto a un sorriso e non le vennero altre parole. Persino Amanda non riusc a trattenersi e scoppiarono entrambe a ridere.
Quando arriv alla Casa della Gallina Bianca nel tardo pomeriggio, Agno fu contento di trovare sua figlia tanto di buonumore. Amanda non fece parola dell'escursione compiuta al mattino per vedere il cocchio di Nodens sul fiume Sabrina, e gli lasci credere che quello stato d'animo fosse interamente dovuto al suo arrivo. D'altronde era davvero molto felice di rivederlo, pens, mentre s'inginocchiava per baciargli la mano. Ma lui l'aveva mandata l per due mesi a sopportare un fardello che non poteva condividere con nessun altro, e ora lei si rifiutava di sentirsi in colpa per quell'unico istante in cui era riuscita a ridere senza freni, provando un prezioso momento di euforia in cui aveva scordato tutte le sue preoccupazioni.
Dato che Luca non aveva pi accennato all'idea di portare la madre al tempio di Nodens, Amanda aveva deciso che non aveva parlato sul serio. Si era semplicemente preso gioco di lei con leggerezza. Poteva perdonarlo per questo. Tra l'altro, si sentiva abbastanza in colpa per non avergli detto di Paolo, pur sapendo che suo padre aveva ragione a tenerlo all'oscuro. Per quanto volesse bene a Luca, che si considerava l'erede del patrimonio di famiglia, si rendeva conto, sia pure con rammarico, che non era possibile fare affidamento su di lui.
Amanda e il padre restarono per un po' seduti con Fausta, ai lati del letto. Agno stringeva la mano di sua moglie, che stava l con gli occhi socchiusi; sembrava le costasse un grande sforzo aprirli anche solo per un momento. Ma quando guard il marito, emise un debole sospiro di saluto e l'ombra di un sorriso le sfior le labbra. Ormai parlare era troppo difficile per lei. Il suo respiro era lento e pesante, e sembrava provocarle molta sofferenza. Suo padre la guardava con dolore, rendendosi conto di quanto si fosse aggravata dall'ultima volta che l'aveva vista. Questa volta, lui e Amanda sapevano di non poter sperare che si riprendesse.
La presenza di suo padre nella stanza rese all'improvviso tutto pi reale. Amanda si sent come se, fino a quel momento, la sua permanenza alla Casa della Gallina Bianca fosse stata solo uno strano sogno. Un cambiamento temporaneo, una semplice deviazione dalla normalit prima di tornare a Silvanicum o a Corinium, prima che la madre si riprendesse e arrivasse la primavera. Ecco mia madre, pens con estrema lucidit, ed ecco mio padre. E presto uno di loro se ne andr per sempre.
C' stata un bel po' di tensione a casa nelle ultime due settimane, disse il padre. Per un momento la ragazza non cap se si stesse rivolgendo a lei o a Fausta, finch lui non la guard in attesa di una risposta.
Come mai?, chiese allora Amanda.
Alcune famiglie provenienti dalle terre di Cecina hanno attraversato il fiume. Una mattina si sono presentate alla nostra porta, quasi completamente in miseria. Hanno detto che Agrio Leone stava spezzando le loro schiene. Sai che questo non  stato il migliore dei raccolti. I suoi agenti hanno preteso talmente tanto grano che loro temevano di morire di fame l'anno prossimo in questo periodo. Perci sono venuti da me.
Ti vedono come il loro signore.
Annu. Vorrei che la legge la pensasse come loro.
E cosa hai fatto?
Cos'altro potevo fare? Li ho accolti. Li ho sistemati a monte, vicino a quei campi a maggese a sud del crocevia. Ho detto a Formoso di dargli abbastanza grano da seminare prima dell'inverno, ho promesso loro un anno per rifornire le scorte e legname per costruire delle case. Brico prester loro i buoi per arare. Guard di nuovo la moglie distesa sul letto, che scivolava sempre pi lontano a ogni respiro, e mormor ancora tra s e s: Cos'altro potevo fare?
Non ho pi avuto notizie da Giuliano, disse la ragazza, desiderando avere novit migliori da comunicargli per non dovergli dare un'ulteriore preoccupazione. Gli aveva scritto per raccontargli della lettera di Giuliano, di come Paolo fosse scomparso e il cugino stesse tentando di ritrovarlo. Ma da allora non aveva avuto pi notizie e aveva vissuto in condizioni di straziante ignoranza, un giorno sognando il ritorno del fratello e il successivo temendo che si fosse perduto per sempre nel selvaggio nord.
Dobbiamo avere fede nella misericordia di Dio, disse il padre con gli occhi ancora fissi sulla moglie. Paolo e Giuliano sono nelle Sue mani, come tutti noi.
Patrizia ha letto la lettera di Giuliano, padre. Sa di Paolo.
Il padre alz brevemente lo sguardo.  una brava ragazza, disse. Hai bisogno di qualcuno con cui condividere il tuo fardello. Per il momento per, spero di tenerlo nascosto a tua zia e a tuo zio.
Non preoccuparti, padre. Patrizia non glielo dir.
Quella sera, mentre Fausta dormiva, entrambe le famiglie si riunirono per la cena. L'umore era leggero, perch Pertinace e Agno, nonostante la differenza di rango e di cultura, avevano sempre condiviso un profondo interesse per l'agricoltura. Luca si stava comportando con rara deferenza nei confronti del padre, e l'invidia di Amanda per Patrizia nelle ultime settimane aveva lasciato il posto a una sincera amicizia. Amanda trov piacevole essere finalmente circondata da un umore lieto e leggero, ed era grata che il suo soggiorno in quella casa potesse concludersi in quel modo. La conversazione passava tranquillamente dalla gestione della tenuta al tempo, dalle vecchie storie di famiglia ai progetti per l'inverno. Amanda aveva gi chiesto al padre se la cugina poteva unirsi a loro a Corinium e lui aveva acconsentito con piacere. Era pi che giusto, aveva detto, che avesse perso una figlia per una stagione e ne avesse guadagnata un'altra per la successiva.
Quando, dopo l'ultima portata di carne, i tavoli furono sparecchiati e ci fu una pausa nella conversazione, Luca annunci: Siamo andati a fare una piccola gita questa mattina, padre, per vedere il cocchio di Nodens.
Amanda si tese nel sentire quelle parole. Guard il padre e tent di sfoderare un sorriso innocente.
Davvero?, comment Agno.
 stato davvero sensazionale, zio, intervenne Patrizia. Tutto  iniziato con un terribile boato, simile a un tuono e, prima che potessimo rendercene conto, l'onda ci aveva superato pi in fretta di una muta di cavalli. Sai a cosa mi ha fatto pensare, Amanda? Mi  venuta in mente un'immagine della Britannia: un grande organismo vivente, con le montagne occidentali come gigantesco torace e l'onda che risaliva impetuosa il fiume Sabrina come flusso sanguigno. Non sei d'accordo?.
Amanda annu.  stato uno spettacolo davvero singolare.
Bene, disse Agno con tono noncurante, a patto che non vi confondiate con tutte quelle sciocchezze su Nodens che cavalca fino alle montagne.  un fenomeno del tutto naturale, misterioso quanto le maree o le fasi lunari.
Patrizia rise. Oh, Luca ci ha parlato dei sacerdoti di Nodens e di come possono predire le onde pi alte e pi veloci.
Ah,  cos?, disse Agno, mantenendo un tono distaccato.
E quello che abbiamo visto stamattina ha dimostrato che avevano ragione, rispose Luca.
Segu un silenzio pesante tra padre e figlio che avvolse l'intera stanza. Nessuno tranne Amanda lo riconobbe. Sperava che Luca non si spingesse, ma si rese conto che non si era trattenuto per rispetto nei confronti del padre. Aveva solo atteso il momento opportuno.
Vorrei portare la mamma al tempio, aggiunse infatti. Sono sicuro che i guaritori potrebbero aiutarla.
Amanda era certa, dal tono di Luca, che non fosse la prima volta che avanzava quel suggerimento. La reazione del padre fu smorzata. Chin la testa e si schiar la voce con un breve colpo di tosse.
Pertinace domand: Un po' di tempo fa, non ci era andato qualcuno della tua zona, Agno? Censorino, giusto? Per un problema di gotta o qualcosa del genere.
Censorino non metterebbe mai piede in quel posto, rispose Agno.
Allora avr sbagliato persona. In ogni caso, tutto quel lavoro di ricostruzione  stato un bene per Glevum. Per non parlare dei mosaici.
Agno lo ignor.  fuori questione, Luca. Tua madre non acconsentirebbe mai a essere portata in un posto del genere.
Non  in grado di acconsentire a nulla in questo momento, padre. Luca alz la voce e apr le braccia in un gesto sconcertato. Come possiamo sapere cosa vuole?.
Amanda cerc disperatamente di pensare a qualcosa da dire per calmare Luca e riportare la pace, almeno per il resto della cena. Ma la sua mente si rifiut di funzionare. Riusc soltanto a star l a guardare padre e figlio che trasformavano la sala da pranzo in un'arena.
Se ti fossi fermato a considerare i sentimenti di tua madre, rispose Agno con calma, non ci sarebbe alcun bisogno di questa conversazione. Soprattutto di fronte ai nostri ospiti, che si preoccupano per tua madre tanto quanto te o me. Luca si lasci cadere all'indietro sul triclinio. Suo padre continu: La sua devozione dovrebbe essere un esempio per te, come lo  per tua sorella.
Io non vedo la sua devozione, padre. Vedo solo la sua sofferenza.
Sono la stessa cosa. La sofferenza del corpo consente all'anima di splendere ancora pi luminosa. Se la affidi alle mani di Nodens, la sua anima verr annientata.
Ma lei vivrebbe, padre!.
Questo non  affatto certo.  la mano di Dio che l'ha colpita. Noi possiamo combattere per salvarla finch restiamo fedeli ai suoi insegnamenti, mentre mandarla al tempio di Nodens, lasciando che venga circondata da quegli idioti dei druidi e dalle loro chiacchiere superstiziose, non significherebbe combattere, ma arrendersi.
Druidi! Sai benissimo che l ci sono i migliori medici, padre. Tutti lo sanno. Prendiamo una chiatta che scenda a valle da Glevum. Potremmo farla curare dai medici e riprenderla dopo l'inverno, quando si sar ristabilita.
A quel punto Agno parl con evidente frustrazione. Quante volte devo spiegartelo? Non  una questione di medici, ma di fede! Se dovesse arrendersi a quegli adoratori dei demoni, ammesso che sopravvivesse al viaggio, quale sarebbe il prezzo per la sua anima? Voltare le spalle a Cristo proprio nella sua ultima ora... vorresti che tua madre facesse una cosa del genere? Il tuo cuore  corrotto fino a questo punto?.
Luca si alz, gettando a terra la salvietta. Dimmi, padre:  del demone Nodens che hai paura, o di Agrio Leone, di Silvio Frontone e di tutti gli altri? Hai davvero paura di quello che accadrebbe all'anima della mamma, o piuttosto del sarcasmo dei pagani della citt, se venissero a sapere che hai mandato tua moglie al loro tempio perch la guariscano?
Siediti, Luca.
L'orgoglio  un peccato, padre! Non  cos? Sono convinto che sia l'orgoglio a fermarti, non la devozione. Dimmi che non  cos! Potresti mandare la mamma l, dove verrebbe curata, ma tu non puoi tollerare l'umiliazione: protestare per la costruzione di un tempio solo per mandare tua moglie in un altro!.
Agno sembr non reagire. Fissava nel vuoto, con la mascella immobile, mentre Luca lo guardava. Finalmente si volt verso Pertinace e Terzia. Mi scuso per il comportamento di mio figlio. Credo che abbia bevuto troppo vino.
Terzia accett le scuse con un cenno della testa. Pertinace scosse il capo in segno di disapprovazione. Luca gett un ultimo sguardo sprezzante ai presenti e usc dalla sala.
Amanda lo guard andar via col cuore in subbuglio: provava rabbia nei confronti di Luca e di suo padre, dispiacere per sua madre, piet per se stessa. Vide Terzia sporgersi in avanti come se niente fosse successo, con la schiena perfettamente diritta, per prendere un pezzo di pane da un piatto con un gesto delicato, e tutt'a un tratto comprese di non poter sopportare l'atmosfera di quella stanza un minuto di pi. Salt su e corse dietro a Luca, ignorando il richiamo sorpreso del padre.
Cerc per quasi tutta la villa prima di scorgere il fratello da una finestra. Si trovava sulla terrazza del giardino superiore: una forma scura che si stagliava contro le stelle. Chiese a Pinta di portarle un mantello caldo per s e un altro per suo fratello e lo raggiunse.
Il sole era tramontato da un pezzo e le costellazioni brillavano nel cielo senza luna. Un vento spirava da ovest, portando con s un massa scura di nubi temporalesche. Luca vide Amanda avvicinarsi attraversando il prato. Accett il mantello e se lo tir sulle spalle tremanti. Rimasero fianco a fianco, circondati dalle ombre, a fissare il cielo.
So che probabilmente sei d'accordo con nostro padre, disse Luca.
Amanda non sapeva cosa pensare. Desiderava solo un po' di pace per la sua famiglia, e che sua madre stesse meglio. Voleva che Paolo tornasse a casa. Desiderava che tutto tornasse com'era sempre stato. Quei desideri affollavano a tal punto i suoi pensieri che le restava ben poco spazio per la teologia.
Mi dispiace, Amanda. Dev'essere dura per te, con la mamma cos malata.  dura anche per me. E so che lo  anche per nostro padre.  per questo che sono tornato qualche giorno prima; ne avevamo gi discusso a casa, sai. Non cambier idea. Ho fatto tutto quello che potevo.
Luca,  vero che i medici del tempio potrebbero guarirla?
Forse, se fosse andata da loro due mesi fa, non appena  arrivata qui. Ma ora... chiss cos'hanno in programma gli di per ognuno di noi?. Le sorrise con tristezza. Non ti stupire, sorella, se ti dico che mi sono allontanato da Cristo molto tempo fa. Che bene ha mai fatto a questa famiglia?.
Luca aveva pronunciato la parola bene con una breve risata amara che diceva tutto. Entrambi i loro nonni si erano convertiti al cristianesimo e cosa ne era stato di loro? Bodeno Fausto era stato avvelenato per aver sfidato un usurpatore; Cironio Bono era stato ingiustamente ucciso da traditore. Uno zio era stato assassinato di notte, altri due erano stati giustiziati. Fausto era stato trucidato dai banditi. La loro stessa madre stava morendo e nessuno poteva aiutarla.
Ma Amanda sapeva che suo fratello si stava riferendo soprattutto a Paolo. Luca doveva aver sofferto per la sua assenza molto pi di lei. In un solo giorno aveva perduto due fratelli e si era improvvisamente ritrovato a essere il figlio maggiore, con tutte le pressioni e gli obblighi che accompagnavano quel ruolo. Eppure Paolo non era stato dichiarato morto, e quindi Luca non era ancora l'erede legale. Si trovava in una sorta di limbo, costretto a recitare un ruolo che non era il suo e che avrebbe potuto non esserlo mai. Amanda desider potergli dire di Paolo, delle lettere tra lei e Giuliano, per rassicurarlo che la speranza non era ancora perduta, che la mano di Dio poteva ancora guidare la sua famiglia verso tempi migliori. Ma, trattenuta dalla promessa fatta al padre, non disse nulla.
Alla fine il freddo ebbe la meglio, le nuvole cariche di pioggia si avvicinarono, e Amanda lasci il fratello da solo in giardino. All'interno della villa trov Patrizia che la cercava. Eccoti!, esclam la cugina, correndo ad abbracciarla. Non preoccuparti per quel che  successo a cena, sono sicura che si metter tutto a posto. Tuo padre  tornato del suo solito umore. Ma tu stai gelando, sei stata fuori? Andiamo, vieni a riscaldarti davanti al fuoco.
Grazie, Patrizia, ma sono solo stanca. Penso che andr un po' da mia madre e poi a letto.
Patrizia la guard con aria comprensiva. Bene, se sei sicura... Ma ricorda, se hai bisogno sai dove trovarmi.
Amanda percorse rapidamente e con passo leggero il corridoio, per poi salire le scale fino alla stanza della madre. Si sedette su una sedia accanto al letto e si nascose la testa tra le mani. Poco dopo, le sue dita erano umide di lacrime.
Pianse per tutto ci che aveva sentito. Suo padre aveva sempre schernito il tempio di Nodens come un circo per i superstiziosi e gli ignoranti, ma il dolore che lei provava all'idea che forse davvero in quel posto sua madre avrebbe potuto essere guarita era insopportabile. Dio era misericordioso, no? Allora forse non era troppo tardi per tentare. Li avrebbe perdonati se, in un momento di disperazione, fossero ricorsi a metodi antichi ancora efficaci, mantenendo la fede in Cristo per tutto il resto. Non appena formul quel pensiero, Amanda avvert un seducente barlume di speranza; subito dopo, per, nell'improvvisa sensazione di amarezza per il cuore insensibile del padre, riconobbe il timbro del diavolo. No, si disse, suo padre aveva ragione. Pi era forte la tentazione di arrendersi alla superstizione pagana, pi tenacemente si doveva resistere, a qualunque costo. Alz gli occhi sulla madre e vide quale fosse il costo, e ancora una volta la sua mente oscill tra certezza e disperazione.
I barbari attendevano al di l del mare, a ovest, preparandosi ad attaccare. Agrio Leone stava costringendo le famiglie ad abbandonare le loro terre. Non si poteva sperare in Luca, e ancor meno in Paolo, mentre sua madre stava scivolando nell'oblio. Persino il potere della preghiera la abbandon in quel momento, e non pot far altro che stare seduta e sopportare quella sofferenza. Lasci che i singhiozzi le lacerassero la gola; si afferr i capelli con tale forza da staccarne delle ciocche, e sent il respiro uscirle a forza dai denti serrati mentre pregava, con voce da bambina: Aiutami, cara madre!.
Una mano le tocc la testa dolcemente e Amanda guard in su. Fausta era sveglia, e stava allungando una mano per accarezzare i capelli della figlia. La ragazza le prese la mano, la baci e se la port alla fronte. Era un gesto di sottomissione, una richiesta di grazia, e sua madre sembr capire, perch prese lentamente la mano destra di Amanda e la baci a sua volta.
Rimasero insieme in silenzio, una incapace di parlare, l'altra senza averne voglia, traendo conforto dal tenersi per mano mentre fuori il vento soffiava sempre pi violento tra i rami degli alberi, e le prime gocce di pioggia scurivano il tetto color ruggine della villa.
Fausta mor durante il temporale. Amanda si era addormentata sulla sedia accanto a lei. Si svegli con la luce dorata del mattino che inondava la stanza. Il silenzio era turbato solo dal canto di un merlo. All'inizio ebbe la sensazione di toccare un pezzo di marmo, finch non abbass lo sguardo e si accorse che si trattava di una mano. Il volto di sua madre era immobile, con gli occhi chiusi e la pelle bianca.
La consapevolezza si fece strada lentamente nei suoi pensieri. Guard la donna da vicino, si ferm un attimo a riflettere, inspir spaventata, il cuore acceler il battito, poi emise un lungo, calmo sospiro. Si sent come se avesse finalmente attraversato un ponte che si era avvicinato sempre pi, settimana dopo settimana.
Appoggi la mano della madre lungo il fianco. Si alz, chiuse gli occhi e inspir una o due volte finch non fu sicura di riuscire a restare calma, quindi lasci la stanza. Nel corridoio trov una delle schiave. Di' alla tua padrona che la moglie di Cironio  morta, le disse.
Quindi si rec negli alloggi del padre. Si era appena alzato e sorrise al vederla. Ma il suo sorriso svan quando lei non lo ricambi. Cosa c' che non va, figliola?.
Cerc di parlare, ma la voce le si spezz in gola. Non poteva farlo. Non ne aveva la forza.
Le ore di quella giornata furono le pi lunghe che Amanda avesse mai vissuto. Lasci il padre da solo al capezzale della madre e and nella stanza di Patrizia. Le due ragazze si sedettero sul letto, abbracciate, e piansero e parlarono finch non furono esauste.
Pi tardi, quella mattina, Luca buss ed entr nella stanza. Aveva gli occhi arrossati e bagnati di lacrime. Sto partendo, disse. Sto andando a Treviri. Non ha senso restare qui. Ho bisogno di andare via.
Ma non puoi!, Amanda esclam con passione.  quasi inverno!.
Se parto subito posso trovare un'imbarcazione proveniente da Rutupiae. La mamma capirebbe. Ti scriver, Amanda.
La ragazza fece per protestare, ma lui si era gi girato per andarsene.

15.

Se anche ignorassi l'origine delle cose, tuttavia dalle stesse vicende del cielo ardirei affermare e dagli altri fenomeni concludere che non per volere divino ci  stata data la natura del mondo, segnata da pecche cos gravi.
Lucrezio, De rerum natura.

Paolo sogn la madre. Era a casa, nel pomario del cortile superiore e seguiva una voce che lo chiamava. Sapeva cosa lo aspettava, sapeva, con la vana paura di chi sta sognando, di non poter evitare di entrare nella stanza buia in cui giaceva la madre, uno scheletro palpitante dalla cui gola secca continuava a uscire ripetutamente lo stesso nome. Poi si ritrov in piedi, davanti a lei, cercando di distogliere gli occhi, ma ovunque li volgesse appariva il suo viso. La sua voce cambi: tra le ripetizioni del suo nome comparvero delle parole, all'inizio troppo fievoli per essere udite, poi sempre pi forti. Io ti perdono, Paolo.
Sollev il braccio verso di lui e sorrise, con le labbra che si tiravano a mostrare la dentatura di un teschio. Cadde in ginocchio su un pavimento sporco, duro come l'acciaio, e si copr il viso con le braccia in modo da non poter vedere nulla. Ma la voce divenne sempre pi forte, rimbombandogli nella testa. Sent di essere sul punto di svenire, ma non poteva accettarlo. La voce divenne un urlo e lui strinse le braccia fin quasi a schiacciarsi la testa.
Abbandon il sogno e il sonno nello stesso momento, spalancando gli occhi.
Era disteso a terra, nella foresta, in una cavit naturale di un cespuglio di biancospino. I rami lo circondavano e si ergevano sopra di lui da ogni lato. Giuliano era inginocchiato l vicino, dondolando piano avanti e indietro, con le spine che gli premevano sulla testa ogni volta che si piegava. Aveva gli occhi chiusi e muoveva le labbra rapidamente e in silenzio.
Avevano marciato per tre giorni attraverso un territorio sconosciuto, tenendosi sulle alture dove pochi passavano in quel periodo dell'anno. La campagna sembrava non finire mai; ogni collina si levava e ridiscendeva solo per essere seguita da un'altra altrettanto ostile al piede umano. Il bosco spuntava dalla terra e si profilava davanti a loro. La pioggia cadeva con acquazzoni rapidi e leggeri, presentandosi senza avvertire dalle grigie profondit del cielo e scomparendo con altrettanta rapidit. Il torace di Paolo doleva crudelmente, mentre il suo stomaco si contorceva per la fame. Quando era sveglio non faceva altro che tremare. Era certo che ormai sarebbero dovuti essere arrivati al Vallo. Quante volte avevano sbagliato strada e si erano addentrati nel territorio selvaggio sotto quel tetto di nuvole? Ancora un altro giorno e non avrebbero avuto pi cibo. A quel punto, Paolo non sapeva se avrebbe avuto la forza di andare avanti.
Eppure continuarono a camminare, senza incontrare anima viva. Giuliano non smetteva un attimo di pregare, mormorando tra s e s. Accettava i colpi della natura con quello che a Paolo sembrava un piacere perverso, mantenendo la voce salda quando scivolava, quasi ridendo quando quei muri di pioggia schiaffeggiavano i loro visi abbassati.
La quarta sera, mentre l'ultima traccia di luce stava svanendo dal cielo, giunsero ai resti di una fattoria, accanto al limitare della foresta. C'erano due capanne bruciate e quello che una volta era stato un piccolo granaio. Vagarono stancamente tra le rovine, prendendo a calci mucchi di detriti resi scivolosi e scuri dalla pioggia, alla ricerca di cibo che non trovarono. Non c'erano neanche dei corpi.
Potrebbero essersene andati prima dell'incendio, oppure essere stati fatti prigionieri, disse Paolo. Un paio di giorni fa al massimo.
Chi potrebbe essere stato?.
Paolo scroll le spalle. Pitti, banditi selgovi, disertori. A te la scelta. Tir un calcio a una trave di legno carbonizzata con la poca energia che riusc a trovare, spezzandola in due. La cenere, che fino a quel momento era rimasta al coperto dalla pioggia, eruppe in una nube bianca e nera che danz nel vento per alcuni secondi, prima di poggiarsi lentamente sul mucchio di resti della casa.
Pensi che siano ancora nelle vicinanze?.
Mentre Giuliano gli poneva la domanda, Paolo not del movimento sul crinale di una collina lontana. Uomini a cavallo comparvero all'orizzonte: mezza dozzina di sagome scure contro il grigio del cielo. Ecco la tua risposta, disse. Si guard intorno, disperato. Il riparo tra gli alberi pi vicino era comunque troppo lontano; allora corse da Giuliano, lo afferr e lo tir gi, dietro il muro in rovina di una capanna, alto pi o meno fino al torace. Non muoverti. Sono almeno sei uomini a cavallo.
Romani?
No. Pitti probabilmente. Potrebbero essere quelli che hanno dato fuoco a questa fattoria. Restando accovacciato, Paolo sbirci oltre i detriti. Gli uomini a cavallo sembravano aspettare qualcosa. Impugn l'elsa della spada, ma sapeva che non avrebbe avuto la forza di combattere a lungo. Che ci uccidiate o no, pens, facciamola finita.
Giuliano aveva iniziato a pregare, naturalmente, con gli occhi chiusi e le labbra che si muovevano in silenzio. Paolo cerc di scorgere l'espressione del suo viso. Cerc il primo segno di paura, come indizio che la fede di suo cugino non era illimitata, ma non riusc a scorgerlo. Da studenti a Londinium, Giuliano aveva sempre cercato di tenersi lontano dai guai e dai giochi pi duri simulando un malanno o nascondendosi da qualche parte con un libro. Gli altri studenti lo avevano spesso preso in giro perch si comportava come un codardo effeminato. Era difficile da credere che questo Giuliano, che lo aveva seguito fino all'estremo nord, fosse la stessa persona. Eppure aveva lo stesso viso placido, quasi impassibile, la stessa voce che talvolta diventava incredibilmente dolce, la stessa frenetica goffaggine delle dita che si torcevano e tremavano come se fossero l'unica valvola di sfogo dell'energia fisica concessa al suo corpo.
Controllando ancora al di l del muro, Paolo vide che gli uomini a cavallo avevano lasciato il crinale e stavano lentamente scendendo verso di loro. Era giunto il momento. Era l che il suo destino aveva scelto di condurlo, dopotutto.
Giuliano termin la sua preghiera. Apr gli occhi, calmo e tranquillo, e guard il cugino come se, insieme, fossero una coppia di santi pronti al supplizio.
Mi dispiace, sussurr Paolo.
Di cosa, cugino?
Di averti portato qui.
Dio ci ha portati qui.  lui che decide quando richiamarci a casa.
Paolo era sinceramente dispiaciuto. Lasci l'impugnatura della spada. Giuliano non aveva mai fatto del male a nessuno. Meritava di conoscere la verit. Ho ucciso Fausto, disse. Fu sorpreso dal sentire le parole uscirgli con tanta rapidit e facilit, come se in tutti quegli anni non avessero fatto altro che lottare per venir fuori.
Giuliano si accigli. Paolo....
Non  stato un incidente... non come quello di Brasso, il biarchus. Mio fratello l'ho ucciso... assassinato. Sedeva con la schiena poggiata contro il muro, e provava uno strano senso di pace. Gli uomini a cavallo li avrebbero presto raggiunti, ma non gl'interessava. Dire tutta la verit a Giuliano era la sola cosa che avesse importanza per lui in quel momento. Era il giorno successivo al mio battesimo, continu in fretta. Avevo sedici anni. Discussi con i miei genitori a cena. In seguito andai da loro e gli dissi che rinunciavo ai miei voti, perch non credevo. Ma mio padre insistette. Sosteneva che tutto dipendeva da quello: la mia educazione, la mia carriera, il futuro della famiglia. E cos tirai fuori tutto. Dissi loro che l'unica cosa che avevo imparato dalla scuola di Londinium era che il potere attrae i deboli. Quindi non volevo avere niente a che fare con la politica o la legge. Sarei andato a oriente invece, ad Atene e Alessandria, a studiare filosofia. Lui rifiut, minacci di rinnegarmi, cos me ne andai. Non avevo idea di dove sarei andato. Trascorsi la notte al vecchio tumulo, nella brughiera.
La mattina dopo, mio padre mand Fausto a cercarmi, e lui mi trov ancora l. Ero molto stanco, mi ero addormentato dopo l'alba. Mio fratello maggiore mi svegli e mi ordin di tornare a casa. Era arrabbiatissimo con me. Lui era sempre il figlio migliore, e ne era consapevole. Io non sapevo neanche cosa stavo facendo l fuori, ma pi lui mi gridava di tornare indietro, meno volevo farlo. Non lo avevo mai visto cos arrabbiato. Estrassi il mio pugnale e gli intimai di lasciarmi andare. Mi rispose che ero un codardo, perch non mettevo la famiglia davanti a tutto. Poi, non so bene neanche come, iniziammo a lottare. Fausto cerc di togliermi il pugnale. Non ricordo cosa accadde, ma all'improvviso mi ritrovai in piedi, mentre lui era a terra con il mio pugnale nel cuore.
Paolo si ferm. Sopra il suono del suo respiro, delicata all'inizio ma via via sempre pi rabbiosa, era tornata la pioggia. Picchiettava con insistenza sui rami secchi e sulle pietre annerite, sul suolo impregnato, evaporando dove il terreno ancora tratteneva il calore del sole morente. Nella foschia della pioggia, Paolo richiam alla mente l'immagine del fratello, come se lo vedesse da una grande distanza, disteso sull'erba accanto al vecchio tumulo, con la luce del sole che scintillava sull'elsa smaltata del suo pugnale.
Alla fine Giuliano parl. Una volta ho scritto un'orazione per te. Ricordi quella volta che Luca e gli altri volevano che combattessi con loro? Nel vicolo dietro il foro di Londinium.
S.
Tu sei arrivato e li hai fatti smettere.
Me lo ricordo.
Scrissi un'orazione per te, dopo quell'episodio. Si intitolava Laus Cironii. Un panegirico.
Non me lo ricordo.
Non te l'ho mai mostrato perch sapevo che non ti sarebbe piaciuto.
Rimasero seduti in silenzio. Paolo lasci che la pioggia gli cadesse abbondante sulla testa scoperta, inzuppandogli i capelli e gli abiti e scorrendogli in rivoli lungo il viso e il collo. A poco a poco smise di sentire freddo. Ecco perch voglio andare a casa, disse. Per dire la verit.
Per redimerti?.
Paolo scosse il capo.
La pioggia allent. Giuliano si alz con cautela e guard oltre il muro. Se ne sono andati, afferm. Si alz e sfil il cappuccio dalla testa. Fece un cenno con il capo a suo cugino, che comprese: dovevano trovare un riparo e riposare. L'indomani avrebbero proseguito.
Tre giorni dopo, Paolo e Giuliano attraversarono il Vallo e arrivarono in prossimit di Luguvalium. Non appena raggiunto il fiume sotto la citt compresero per quale motivo la campagna fosse apparsa cos vuota. Una gran quantit di persone stava cercando di attraversare il ponte: contadini, cacciatori, mogli e bambini, famiglie abbienti con i loro beni su carri trainati da buoi; per la maggior parte portavano ci che potevano sulla schiena, mentre alcuni conducevano muli o pecore e bestiame. Lo spazio tra il fiume e le mura della citt era diventato un oceano di accampamenti provvisori alimentati da un flusso continuo di rifugiati provenienti da nord. Paolo rimase vicino a Giuliano mentre sgomitavano per farsi strada verso le porte. Alcuni ufficiali stavano cercando di fare del loro meglio per organizzare le cose, esortando i nuovi arrivati ad accamparsi nei pascoli vicino al fiume, ma pochi sembravano volersi allontanare dalle mura.
All'interno la citt era altrettanto affollata. Giuliano grid a Paolo sopra la confusione che dovevano dirigersi verso l'area recintata riservata al vescovo. Passarono accanto a un chierico steso a terra con il naso sanguinante, accudito dai suoi fratelli, mentre la folla intorno a lui si faceva largo a spintoni e un altro uomo veniva trascinato via dai soldati, lanciando maledizioni. Un gruppo di ragazzi, guidati da un diacono, li super rapidamente, portando cesti di pane e pesce e secchi d'acqua. Dei soldati a cavallo cercavano di mantenere l'ordine disperdendo combriccole di rifugiati e conducendoli per la citt.
Finalmente i due raggiunsero il cancello del recinto e Giuliano buss alla porta. Sentirono sollevare i paletti, videro la porta socchiudersi e un paio di occhi sbirciare all'esterno. Dopodich la porta si spalanc, rivelando un prete attempato e un piccolo cortile pavimentato.
Cristo sia lodato, figliolo, grid il prete quando entrarono, affrettandosi a chiudere e serrare la porta dietro di loro. Temevamo il peggio dopo tutte queste settimane!.
Sono stanco, padre Potito, ma sto bene. Dov' il vescovo?
Sta discutendo con il procuratore dell'esercito per cercare di convincerlo ad aprire i granai per i rifugiati.
Da quanto va avanti questa situazione?
Da una settimana circa, ma negli ultimi due giorni il numero  aumentato a dismisura, che Dio ci protegga. Sembra quasi che tutta la Caledonia stia cercando di entrare dentro le mura.
Dobbiamo vedere il vescovo, padre. Questo  mio cugino, Paolo; ha trascorso i mesi passati a nord.
Potito studi Paolo, dalle scarpe lacere al cappuccio sudicio, fino al viso, scarno e non rasato. Il giovane si irrigid nel vedere la piet nei suoi occhi. Sembrate due cadaveri che camminano. Fate un bagno e riposate, vi far portare del cibo e degli abiti. Sua grazia sar felice di vederti tutto intero, Giuliano, ma non prima di stasera.
All'inizio il diacono obiett, esortando Potito a portarli subito dal vescovo, ma gli mancava la forza per discutere e alla fine si arrese. Il prete guid Paolo in una delle stanze per gli ospiti attigue alla chiesa, e chiam uno schiavo affinch portasse acqua calda, una tinozza, degli oli e un paio di forbici.
La tinozza era abbastanza larga e profonda da potercisi sedere dentro e Paolo, finalmente solo, distese i muscoli doloranti nell'acqua e si sfreg l'olio sulla pelle incrostata di fango. Ogni fibra del suo corpo fu grata per quel primo bagno caldo in tre mesi. Rilass i muscoli e si appoggi all'indietro sul bordo di legno, chiudendo gli occhi e sentendo i pori della pelle aprirsi con un rinvigorente prurito. Calore e sollievo lo avvolsero come una nube.
Sarebbe potuto restare in quel posto per un paio di giorni e recuperare un po' di forze, ma era gi ansioso di proseguire. L'ombra di Trimontium lo inseguiva, avvicinandosi sempre di pi, un'oscurit determinata a consumarlo. Doveva riprendere il cammino. Aveva detto al cugino di non inviare a casa un'altra lettera, per timore che venisse intercettata; e poich non sarebbe stato saggio usare il servizio di posta imperiale, avrebbe raggiunto lui stesso il sud con la stessa rapidit di un messaggero. Giuliano gli aveva assicurato che il vescovo gli avrebbe dato del denaro, oltre a un permesso ufficiale per viaggiare, affinch nessuno, vedendo il suo tatuaggio militare, potesse farlo arrestare come disertore. Da l fino a Deva sarebbe stato meglio usare un'imbarcazione e procedere lungo la costa; dopo avrebbe potuto prendere le strade militari verso sud fino a Silvanicum. Se fosse riuscito a trovare in fretta un'imbarcazione e le condizioni meteorologiche fossero state dalla sua parte, era convinto che gli ci sarebbero volute meno di tre settimane di viaggio. Dunque avrebbe potuto farcela prima dell'arrivo dell'inverno.
Casa sua era cos vicina. L'immagine della comba si form davanti ai suoi occhi, con il lungo prato che saliva dal fiume fino alle porte, e i frassini nel cortile inferiore. Uno di quegli alberi sembrava sul punto di cadere quando era partito. Si chiese se fosse ancora l.
Si risciacqu con un secchio di acqua fredda, si asciug e indoss gli abiti puliti che erano stati portati per lui. Esamin la sua immagine allo specchio. Anche dopo il piacevole bagno, che aveva donato un po' di colore al suo viso, sembrava invecchiato di diversi anni da quella primavera. Aveva gli occhi stanchi e senza vita, le guance scavate. Le percosse di Caratoc gli erano costate un paio di denti inferiori, e il naso era storto nel punto in cui si era rotto. Prese le forbici e tent di spuntarsi la barba. Avrebbe potuto farsi sbarbare per bene a Silvanicum.
Dopo un'ora circa, Paolo e Giuliano furono convocati dal vescovo Ludone. Li stava aspettando nel suo ufficio, dall'altra parte del cortile, seduto a una scrivania di fronte a un codice aperto. Quando entrarono, si alz con un ampio sorriso, baci Giuliano su entrambe le guance e lo abbracci. Giuliano, ragazzo mio, sei tornato dai territori selvaggi, finalmente! Di rado sono stato cos felice di vedere esaudite le mie preghiere. E questo  tuo cugino Paolo?
S, tua grazia.
Paolo si accorse che il vescovo stava giudicando il suo aspetto. Cerc di apparire umile, non perch cercasse il perdono della Chiesa, ma perch aveva bisogno dell'aiuto del vescovo per tornare a casa. Non era mai andato d'accordo con i vescovi. Era meglio che parlasse Giuliano.
Paolo, dal nome del grande vagabondo e soldato di Cristo, disse Ludone.  particolarmente appropriato che tu sia sfuggito agli artigli della morte per arrivare alla mia porta! Venite, sedetevi, ho fatto portare del vino caldo per voi. Li accompagn verso un triclinio accanto a un braciere e porse a ciascuno di loro un boccale caldo. Sedette su una sedia di vimini e si rivolse a Giuliano: Raccontami delle tue tribolazioni, figliolo.
Il giovane chierico inizi a raccontare al vescovo le sue avventure: la scoperta che Paolo si trovava a Vercovicium, la sua scomparsa un mese dopo, il viaggio con la cavalleria diretta a nord, il modo in cui aveva trovato il cugino a Trimontium e la loro fuga verso sud. Tutto ci che disse era vero, pur senza precisare perch il ragazzo, di nobile famiglia, fosse stato mandato a Vercovicium, n che ci era stato mandato da Agrio Leone. Paolo sentiva gli occhi di Ludone spostarsi su di lui di tanto in tanto, ogni volta con una silenziosa domanda.
Quando Giuliano ebbe finito, il prelato disse: Avete superato una prova notevole, figlioli, e vi fa onore averla sopportata.  fonte di grande ispirazione vedere ragazzi cos giovani subire tali privazioni l'uno per il bene dell'altro. Dovete entrambi mangiare e riposarvi, ma prima, Giuliano, vorrei restare un momento da solo con tuo cugino.
Certo, tua grazia, rispose Giuliano. Si alz, baci la mano del vescovo e lasci Paolo e Ludone da soli.
Subito il vescovo raggiunse un tavolino e prese una lettera. Due settimane fa un cavaliere mi ha portato questo messaggio da un certo Flavio Agrio Rufo. C' scritto che un criminale dei Dobunni, di nome Paolo, con cui hai una certa somiglianza, ha disertato dal servizio militare mentre era di pattuglia al nord. Agrio Rufo, per ragioni non dichiarate,  ansioso di catturarlo. Chiede che, nel caso si faccia vivo a Luguvalium, questo Paolo venga trattenuto e lui ne sia informato. Se lo facessi, verrei riccamente ricompensato. Ripose la lettera sul tavolo. Sono certo che i magistrati anziani e i comandanti dell'esercito lungo il Vallo hanno ricevuto messaggi simili. Ludone fece una pausa. Si alz e rimase accanto al braciere, scaldandosi le mani al calore dei carboni ardenti. E da come sembrano stare le cose, non ho ragione di mettere in dubbio la parola di questo pagano Rufo.
Lui e suo padre sono nemici della mia famiglia, disse Paolo. Non mi sorprende che stia cercando di catturarmi.
E gli sei scivolato tra le dita.
Paolo guard Ludone con attenzione. Pi o meno.
Giuliano mi ha detto che non sei credente.
Sono un cristiano battezzato.
Non  proprio la stessa cosa.
Io credo in ci che pu essere dimostrato.
Come Tommaso, finch il Signore non apparve e gli mostr le ferite della crocifissione. Beati coloro che credono senza aver visto le prove.
Non nego che qualcuno possa trovare gioia nell'illusione.
Il commento faceto gli usc senza pensarci, ma si pent nel momento stesso di pronunciare quelle parole. Era una vecchia abitudine, risalente ai tempi della scuola a Londinium, durante il breve regno dell'imperatore pagano Giuliano, quando in ogni classe fervevano le discussioni sulla natura degli di. Il mondo era cambiato da allora. Giuliano era morto, la marcia dei cristiani continuava, ed era sciocco insultare il vescovo, della cui protezione aveva bisogno.
Ma Ludone stava sorridendo. Infastidivi i tuoi precettori allo stesso modo?
Sempre.
Il nostro precedente imperatore apostata, che possa bruciare all'inferno, deve rendere conto di molte cose. Il vescovo prese la lettera dal tavolo e la pos sul braciere. I carboni ardenti iniziarono subito a bruciarne gli angoli; dopo qualche istante fu consumata dalle fiamme.
Paolo disse: Mi dispiace averti offeso.
Va', raggiungi tuo cugino e riposati. Dir al mio segretario di preparare un permesso vescovile per te e ti dar dell'argento; non molto, ma abbastanza da permetterti di raggiungere casa tua senza rischi. Se ti sentirai abbastanza in forze potrai partire tra due giorni, prendendo la nostra imbarcazione che scender lungo la costa verso Deva.
Il giovane si alz. Avrai la mia eterna gratitudine, eminenza. Giuro sulla vita di mia madre che restituir questo dono in misura dieci volte maggiore alla chiesa di Corinium.
Mentre Paolo si stava accingendo a uscire, Ludone lo richiam: Potrai restituire il dono centuplicato, figliolo: con la tua anima.
In seguito alla sua udienza con il vescovo Gregorio, un mese prima, Eachna era stata assegnata ai lavori della cucina, dall'alba al tramonto. Odiava quel lavoro, lo scherno degli altri schiavi quando armeggiava con un cesto o un secchio di acqua, la lunga assenza di Giuliano. Un giorno l'amministratrice delle cucine, una donna grassa e meschina, le aveva ordinato di svuotare e pulire le latrine. Eachna si era rifiutata, e aveva voluto farlo in latino. Si era sorpresa lei stessa della propria disobbedienza, dell'essersi rifiutata di compiere il genere di lavoro che aveva fatto tante volte negli anni di schiavit; ma qualcosa era cambiato in lei, e aveva giurato che non si sarebbe mai pi fatta trattare in quel modo. La donna aveva chiamato Ludone, e il vescovo aveva ordinato di frustarla sulla mano con la canna se si fosse rifiutata di fare quello che le era stato detto.
Eachna non si curava del dolore, ne aveva sopportato di peggiori. Quando non era in cucina pregava di continuo, e nelle sue preghiere trovava dignit, la conferma di aver fatto la cosa giusta. Non si sarebbe pi piegata di fronte alla verga, ma avrebbe alzato la testa e fissato colui che la puniva negli occhi, come Cristo non si era piegato di fronte alle frustate dei suoi nemici. Pregava perch lui gli concedesse un briciolo del suo coraggio. Ma soprattutto affinch vegliasse su Giuliano.
Almeno quella preghiera era stata ascoltata. Era seduta da sola nel dormitorio degli schiavi quella sera, a pulire la ciotola con l'ultimo pezzo di pane, quando Giuliano entr dalla parte opposta della stanza. C'era un uomo con lui, pi o meno della stessa et; sembrava debole ed emaciato, come un delinquente affamato o uno schiavo maltrattato. Si guardava intorno con sguardo distaccato, osservando i telai dei rozzi letti, i muri intonacati, i pochi abiti e averi sparsi per la stanza. I suoi occhi si posarono su Eachna come sugli altri mobili.
Cara sorella, disse Giuliano avvicinandosi, giungendo le mani e sorridendo.
Eachna mise da parte la ciotola e si alz, felice. Ho pregato per te ogni giorno da quando sei partito, fratello Giuliano.
E Cristo ti ha ascoltata. Ascolta sempre le preghiere dei buoni di cuore, Eachna, proprio come ti ho detto. Ho saputo che il vescovo Gregorio ha ordinato di interrompere le tue lezioni.
S. Ma non so il perch.
Sono certo che il vescovo avesse le sue ragioni. Non possiamo sfidare in buona fede i suoi ordini, anche se non li comprendiamo. Ma ho parlato con il vescovo Ludone, e lui ti ha concesso un'alternativa. Fece un passo avanti e le pose una mano sulla spalla, con sufficiente calma da consentirle di non ritrarsi. Gli ho proposto che mio cugino Paolo, qui presente, ti compri dalla Chiesa. Lui ha accettato di portarti a sud con il prossimo gruppo di chierici che partir; ti trover un posto nella sua casa finch io non torner, in primavera, e ti porter dalla mia famiglia. L potrai continuare le tue lezioni.
Eachna guard lo sconosciuto, che si trovava ancora presso la porta, abbastanza lontano da non sentire la loro conversazione, strascicando i piedi con impazienza. Per un attimo ricambi il suo sguardo, senza sorridere. Aveva l'espressione vacua di chi  abituato a trattare con gli schiavi come con degli oggetti o dei cavalli da lavoro. Quando?, chiese.
Dopodomani. Paolo non ha tempo da perdere. E prima ti sapr al sicuro al sud, pi sar felice. Pensaci un momento, voglio che sia una tua scelta.
Giuliano si allontan in direzione di Paolo, dall'altra parte della stanza, lasciando spazio a Eachna. Prima che riuscisse a radunare i propri pensieri, la ragazza sent il cugino di Giuliano dire in latino e a voce alta, chiaramente convinto che lei non potesse capirlo: Non mi avevi detto che era invalida.
Giuliano lanci uno sguardo a Eachna, sorridendo in segno di scusa, e con il braccio invit il cugino a un colloquio pi privato.
Eachna non sent cos'altro si dissero, ma comprese dal tono urgente dei loro mormorii che il cugino di Giuliano non era pi contento del loro accordo. Per lui la ragazza non era nient'altro che una propriet che aveva a malincuore accettato di comprare come favore, per poi scoprire che era danneggiata. Posso lavorare, afferm, pronunciando con chiarezza il latino. Entrambi si voltarono verso di lei. Paolo aveva gli occhi sgranati per la sorpresa. Non devi preoccuparti, continu. Avrai ci per cui pagherai.
Giuliano alz le mani come per difendersi. Eachna, non  questo che intendevamo.
Non mi avevi detto neanche che parlava cos bene il latino, disse Paolo.
Per la prima volta sorrise. Nonostante tutto, la sua espressione ricord a Eachna il divertimento altezzoso del vescovo Gregorio. Se tutto ci che tuo cugino vuole  una barbara monca con cui divertire i suoi amici alle feste, disse additando con rabbia Paolo, sar ben contenta di restare qui.
Eachna, ascolta, la implor Giuliano. Paolo ha accondisceso a comprarti per conto mio, cos da poterti portare a sud come tuo legittimo padrone.  la cosa migliore. Si prender cura di te finch non torner a sud anch'io; allora mio padre ti comprer e ti garantir l'affrancamento. Sarai libera. Avrai un documento che lo dimostrer. Potrai vivere a casa mia e lavorare per la mia famiglia da donna libera; ti battezzeremo la prossima Pasqua e potrai leggere quanto ti pare e piace. Mi serve solo il tuo consenso per chiedere a sua grazia di far redigere il contratto di vendita. Le tue tribolazioni sono finite.
La ragazza assimil le sue parole lentamente. Giuliano le stava lasciando intravedere un altro cammino. Libert, dignit, pace. Una nuova vita. Non era proprio quello che, tanti mesi prima, l'aveva spinta a colpire il suo vecchio padrone, a scavalcare il cespuglio di rovi e a correre verso la libert? Era sicura di essere stata scelta e chiamata da Cristo sin da allora. Era stata messa alla prova in ogni momento, nelle foreste del nord come dentro le porte della citt. Aveva pregato per la salvezza di Giuliano, e ora lui era l a offrirle quell'opportunit. Allora Cristo non l'aveva abbandonata.
Ci andr, disse.
Due giorni dopo, Paolo ed Eachna si prepararono a lasciare Luguvalium con alcuni chierici del gruppo del vescovo diretti a sud lungo la costa verso Deva. Paolo si sentiva meglio all'idea di rimettersi in marcia, anche se non sarebbe arrivato a casa prima di qualche settimana. Radun i suoi pochi averi - i nuovi abiti datigli dal vescovo Ludone, una lettera di patronato vescovile, il contratto di acquisto della schiava, una borsa con delle monete d'argento, la spada che aveva portato da Trimontium - e si diresse in cortile, dove il resto del gruppo si stava preparando per la partenza.
Abbi cura di Eachna per me, cugino, gli disse Giuliano mentre il gruppo si radunava nel cortile.
Lo far, lo rassicur Paolo. La ragazza stava da sola vicino alla porta della cucina, con indosso un caldo mantello con il cappuccio, degli stivali nuovi e una borsa a tracolla con qualche abito di ricambio e del cibo. Teneva il viso basso, sollevando di tanto in tanto gli occhi per guardare i chierici che si muovevano davanti a lei, quasi timorosa di farsi notare. Anche tutta coperta in vista del viaggio, sembrava una creaturina magra e nervosa, pens Paolo. Stentava a credere a ci che il cugino gli aveva raccontato di lei, ovvero che fosse sopravvissuta agli anni di schiavit tra i Pitti e avesse attraversato le foreste del nord da sola.
Giuliano gli porse un piccolo fagotto rettangolare avvolto in un panno. Questo  il fascicolo del tuo tribuno su di te. Include la lettera che dimostra che Agrio Leone ha fatto in modo che ti mandassero al Vallo. Che Dio ti protegga, Paolo.
Il gruppo si avvi dalle porte della citt verso il molo sul fiume, mentre i chierici cantavano salmi invocando la protezione di Cristo durante il viaggio. Oltre a Paolo e a Eachna, sulla barca scoperta ci sarebbero stati sei membri del gruppo del vescovo e quattro marinai. Il capitano annunci che i venti sembravano favorevoli a un viaggio verso sud e che il cielo sembrava voler restare sereno, sollevando il morale dell'equipaggio e dei passeggeri.
Tutti erano felici di lasciare Luguvalium. Dall'altra parte del fiume, sotto i bastioni di un grande forte della cavalleria, erano ormeggiate dozzine di navi da guerra militari e da trasporto. Truppe, cavalli da battaglia e rifornimenti venivano scaricati sulla riva opposta. Paolo scorse i vessilli della Sesta e della Ventesima legione, le cui truppe erano di norma stanziate nelle citt delle Quattro Province. Era una spiacevole conferma di quanto Giuliano aveva detto a Trimontium: il duca Fullofaude si stava preparando alla campagna per l'inizio della primavera. Sembrava che avesse chiamato a raccolta la met della flotta occidentale per trasportare truppe e rifornimenti dal sud, in quantit tale che Paolo si chiese se fosse rimasto qualcuno a difesa delle citt.
Quella  la Furor, disse un marinaio, guardando di traverso oltre l'estuario la pi grande delle triremi. La nave ammiraglia del conte Nettarido.
Fullofaude  pazzo, disse uno dei suoi compagni, se pensa di poter marciare a nord e affrontare Keocher con quella. Dopo appena una settimana al di l del Vallo, senza bagni caldi, imploreranno di poter tornare a casa.
L'equipaggio rise. Paolo no, ma temeva che avessero ragione. Persino con tutte le truppe a sua disposizione, fino all'ultimo soldato di frontiera, Fullofaude non sarebbe stato in grado di sconfiggere il re Keocher in un'offensiva. I Pitti non avrebbero fatto altro che ritirarsi sulle montagne per infierire su di loro con imboscate e incursioni. Paolo sapeva per esperienza che le guarnigioni di provincia non erano addestrate per una campagna del genere; quello era un lavoro per i soldati dell'esercito da campagna, meglio equipaggiati e di maggiore esperienza, che per erano tutti impegnati al di l del mare, a difendere la frontiera del Reno. Era sicuro che in primavera Fullofaude avrebbe marciato verso nord e sarebbe tornato umiliato. Sperava soltanto che non ci rimettessero la vita troppi soldati.
In ogni caso, era contento di lasciare il nord, finalmente libero dall'esercito. Sal a bordo dell'imbarcazione e un marinaio lo indirizz a una delle panche. Mollarono gli ormeggi, mentre tutti erano ai remi tranne Eachna e il comandante, e partirono seguendo la corrente verso il mare.

16.

Possiamo piangere, ma non dobbiamo gemere.
Seneca.

Amanda aveva trascorso la giornata in piedi all'ingresso della chiesa di Corinium insieme a suo padre, salutando tutti coloro che entravano, accettandone le condoglianze e ringraziandoli per le preghiere. A mezzogiorno le gambe avevano cominciato a dolerle per il tempo trascorso in piedi, con le mani e i piedi diventati blu a causa della corrente d'aria fredda proveniente dalla porta, mentre gli occhi le bruciavano per l'incenso. Padre Arcadio, il cappellano di famiglia, era nel portico al suo fianco. Notando la stanchezza della ragazza, si avvicin e le sugger di ritirarsi per un po', ma lei insistette per rimanere. Dall'interno della chiesa udiva provenire la litania di salmi che avrebbe dovuto facilitare il passaggio dell'anima di Fausta alla vita successiva, e ne traeva forza.
Non ricordava l'ultima volta in cui si erano riuniti cos tanti parenti. La zia Terzia, con il volto solenne, entr insieme allo zio Pertinace e a Patrizia, in lacrime. La zia Fuscina, la vedova dello zio Vivenziolo, era arrivata da Aquae Sulis con sua figlia Bona, una ragazza timida che aveva circa la stessa et di Amanda. Persino Senaro, il cugino di Fausta, che la sorella Terzia odiava e che lei stessa aveva tollerato a malapena, era giunto da Calleva per rendere l'ultimo omaggio alla cugina, insieme alla seconda moglie e ai tre figli piccoli. Quasi tutti i visitatori erano proprietari terrieri e dignitari; Amanda ne conosceva alcuni, ma non la maggior parte. La sorprese vedere l'alta figura di Silvio Frontone, l'uomo che, fino all'annullamento del fidanzamento, sarebbe dovuto diventare suo suocero. Frontone entr nel portico e fece un cenno col capo a suo padre, che gli rispose con un altro cenno laconico, ma i due non si strinsero la mano n si scambiarono parole.
Poi Frontone si gir verso Amanda. Sebbene non lo vedesse da quattro anni, le parve che quell'uomo non fosse cambiato. Era sempre stempiato, aveva gli stessi capelli scuri che s'ingrigivano sulle tempie, lo stesso viso allungato e severo. I suoi occhi grigi e tristi sovrastavano pesanti borse. Le mie condoglianze per la vostra perdita, disse. Se mio figlio Bono non si trovasse in Gallia, sarebbe qui al mio fianco. Guard sotto l'arco verso l'interno tetro della chiesa. Era pagano, e sapeva che non gli era permesso andare oltre il portico. Chiuse gli occhi per un momento, chin il capo e si gir per andarsene.
Si presentarono altri nemici politici di suo padre, mettendo da parte le loro divergenze coi Cironii in quel giorno di lutto. Agrio Leone era assente ma nessuno si era aspettato che partecipasse. Pi importante era l'assenza di suo cugino, il governatore. Non si trattava di un cittadino privato come Agrio Leone, bens del rappresentante ufficiale dell'imperatore; il protocollo richiedeva che rendesse omaggio a una donna del ceto di Fausta. Eppure non era venuto. Amanda sapeva che un affronto del genere, proprio quel giorno, non poteva non riempire di rabbia suo padre, che in quel momento, per, non lo dava a vedere.
Durante le pause tra un visitatore e l'altro, i pensieri di Amanda tornavano a quell'ultima notte con sua madre. Era passata una sola settimana, ma sembrava un'eternit, come se il tempo stesso avesse rallentato per rispetto. Aveva pianto molto ogni giorno, soprattutto al risveglio, ma era contenta di aver mantenuto la padronanza di s in pubblico quella mattina. Con le nuove responsabilit che aveva non sarebbe stato appropriato mostrare troppo dolore. Nei mesi a seguire, da parenti distanti, sarebbero arrivati dei biglietti di condoglianze, riaccendendo ogni volta il dolore della perdita: la zia Verica a Lugdunum; la sorella di suo padre, zia Amanda, che viveva in Cantia, e le sue figlie adulte a Mogontiacum e a Colonia Agrippinensis... Probabilmente la notizia non aveva ancora raggiunto la Gallia. Senza dubbio l'avrebbe portata Luca al suo arrivo, se non era gi arrivata.
Suo fratello aveva mantenuto la promessa ed era partito. Ormai doveva essere arrivato a Rutupiae, ad aspettare che una nave lo trasportasse al di l del mare. Amanda non riusciva a trattenere la rabbia nei suoi confronti. Non aveva forse gi perso abbastanza uomini della sua famiglia? Nel corso della sua breve vita aveva perduto il fratello maggiore ed entrambi i nonni, portati via da uomini cattivi, e fin troppi zii: Massimo, Vivenziolo, Arigio. Lo zio Creto era morto a furia di bere. Lo zio Pertinace, rude e intransigente, era di poca consolazione. Non aveva mai neanche incontrato zio Apollinare a Lugdunum, n i suoi figli. Tra i cugini maschi che conosceva, Rustico, il figlio di zia Fuscina, era un uomo-bambino, un idiota, mentre Giuliano era ormai perduto, insieme a Paolo. Restavano solo suo padre e Luca. E in quel momento, proprio quando ne aveva pi bisogno, l'unico fratello che le restava se n'era andato. Era un comportamento egoista, il suo, che dimostrava autocommiserazione e codardia, un insulto pubblico nei confronti di loro padre e della memoria della loro madre.
Pi tardi, quando con la sepoltura della madre il dolore si sarebbe attenuato, Amanda avrebbe pregato per avere la forza di perdonarlo. Ma non ancora.
Il vescovo Martino emerse dalla navata.  giunto il momento, disse.
La processione usc dalla chiesa e si snod lungo le strade di Corinium, prendendo la via principale presso il foro e il mercato, passando accanto alla basilica e alle camere del Consiglio comunale verso la porta meridionale. Quattro chierici, tra cui Padre Arcadio, trasportavano la piattaforma sulla quale giaceva la bara, nascosta sotto rami di alberi sempreverdi, mentre altri quattro tenevano torce accese, una per ogni Vangelo. Agno e Amanda camminavano dietro questi ultimi, col vescovo al loro fianco, seguiti dai parenti pi stretti. La colonna di parenti, amici, consiglieri cristiani nelle loro toghe ufficiali, altri credenti, servi e clienti si allungava fino alla citt; alcuni piangevano apertamente, altri cantavano o restavano in silenzio. Ai lati della processione, dei bucellarii con dei bastoni in mano tenevano a distanza la folla che fiancheggiava la strada, assicurandosi che i poveri della citt, che avevano sempre nutrito molto affetto per la caritatevole Fausta, non si avvicinassero troppo alla bara.
Dopo aver oltrepassato le porte cittadine, la processione prosegu verso il cimitero cristiano fuori dalle mura. La bara fu portata verso una fossa di fianco alla tomba di Fausto, dove fu abbassata mentre il vescovo invocava benedizioni sull'anima di Fausta e i sacerdoti spruzzavano acqua santa sulla folla. Quando le preghiere terminarono, con la massa di gente che si estendeva in attesa davanti a loro, Agno fece un passo avanti per pronunciare l'orazione funebre.
Mia moglie, cominci con la voce forte e chiara nell'aria ferma,  vissuta ed  morta nel timore di Cristo, cos come i suoi genitori.  sempre stata fedele alla nobilt della sua stirpe: nove generazioni, fin dalla Conquista, di decurioni atrebati. Era una donna fiera e virtuosa. La sua reputazione era senza macchia; la sua dignit ineguagliata; la sua carit insuperata. Fece una pausa, lasciando che le sue parole catturassero i pensieri solidali del pubblico.
Oggi vi parlo, continu, non solo da marito in lutto, ma anche da cristiano in lutto. Poich mia moglie amava Dio e la chiesa pi di qualsiasi altra cosa, e non ha mai perso quella fede, neanche sulla soglia della morte. Noi tutti dovremmo sforzarci di seguire il suo esempio. Mi addolora, quindi, che cos pochi di noi ne siano meritevoli. Molti sono fuggiti tra le braccia delle vecchie tradizioni. State in guardia! Voltate le spalle, vi imploro, a chi di voi  entrato nella dimora di Nodens, a chi ha offerto libagioni a Sulide o a Silvano, a Marte o a Mercurio, prima di mandarci tutti incontro a una catastrofe! Due mesi fa mi trovavo a Londinium; ho visto la pioggia di sangue coi miei occhi. C' mai stato prima un tale presagio dal cielo?. In mezzo alla folla, alcuni avevano iniziato a parlare tra di loro con una certa urgenza. Amanda non riusciva a capire se la maggior parte dei presenti approvasse le parole di suo padre o no.
Agno alz la voce per farsi sentire sopra i mormorii. I pagani disobbediscono agli editti di Sua Eccellenza Valentiniano Augusto; continuano a costruire templi e a offrire sacrifici agli di. Non vi unite a loro, amici miei. Respingete l'oscurit e volgetevi verso la luce di Cristo, come ha fatto mia moglie. Lei non vi chiede grandi statue n monumenti commemorativi, ma solo la vostra devozione. Fate delle vostre vite il suo monumento commemorativo. Vivete cos come lei  morta: una nobile romana, rispettosamente devota all'unico vero Dio!.
Terminata l'orazione, Agno fece un cenno del capo al vescovo e si chin per prendere una manciata di terra dal cumulo di fianco alla tomba e gettarla con delicatezza sulla bara. Allung il braccio per prendere la mano di Amanda, e lei avanz di un passo per fare lo stesso. I sacerdoti e i diaconi avevano ripreso a salmodiare, e le loro preghiere salivano al cielo accompagnate dai fili di fumo. La folla aveva ormai cominciato a farsi sentire ed era diventata irrequieta, quasi indisciplinata. Amanda vide i bucellarii impugnare le armi e iniziare a dirigere i cittadini comuni verso la strada. Le parole di suo padre avevano sollecitato le passioni della citt.
Agno era stato attento a non pronunciare alcun nome nella sua orazione. Amanda sapeva che farlo sarebbe stato pericoloso. Valentiniano Augusto era noto per la sua fervente devozione a Cristo, ma il suo controllo sulle province occidentali non era ancora completo: perfino il prefetto del Pretorio a Treviri, secondo solo all'imperatore per autorit in Britannia, era un noto pagano. Ricostruire il tempio di Nodens era stata un'abile manovra da parte di Agrio Leone; aveva dato ai nobili provinciali la speranza che il paganesimo non avesse i giorni contati, e li aveva spinti a correre da lui come pecore.
Attraverso suo cugino, il governatore, aveva disposto agevolazioni fiscali sulle loro terre e aveva scaricato l'onere sui piccoli proprietari terrieri e sui contadini comuni. I coraggiosi consiglieri comunali che si lamentavano di questo venivano rapidamente messi a tacere dai suoi sostenitori.
Amanda odiava Agrio Leone per quello che stava facendo alla loro provincia. Sebbene non fosse un nativo, sebbene non avesse alcun seggio in nessuno dei consigli comunali della provincia, sembrava che si considerasse un re in tutto tranne che nel nome. Erano rimasti solo alcuni nobili a opporsi a lui, guidati da Agno. Lei pregava Dio che riuscissero a prevalere.
Eppure Dio non aveva salvato sua madre, e Amanda stava perdendo la speranza di rivedere Paolo o Giuliano. Quando suo padre le aveva raccontato per la prima volta della pioggia di sangue a Londinium, lei era rabbrividita di paura; suo padre non era uomo da soccombere facilmente alle superstizioni, ma l'aveva vista con i suoi occhi. Amanda non sapeva cosa avessero fatto per perdere il favore celeste. Sapeva che dovevano continuare a lottare, che non potevano abbandonare la fede, ma avrebbe anche voluto che suo padre non avesse approfittato del funerale di sua madre per prendere posizione. Aveva fatto quello che aveva sempre giurato di non fare: aveva aperto le porte della loro vita domestica per lasciarla invadere dalla politica.
Quello che ha fatto tuo padre  stato coraggioso, le disse quella sera un consigliere comunale solidale durante il banchetto. Spero solo che non si sia creato ulteriori guai.
Amanda rispose che la pace della propria casa era sempre stata la prima preoccupazione del padre e cambi argomento.
Trascorse i giorni seguenti in lutto, chiusa nella loro residenza di citt, una villa di periferia fuori delle mura di Corinium, rifiutando qualunque visita, facendo il bagno a casa mentre Patrizia andava dentro l'abitato e preparandosi al suo nuovo ruolo di matrona della casa. L'amministratore della residenza di citt, un uomo efficiente e gioviale di nome Celero, inizi a mostrarle la deferenza che aveva sempre tributato a sua madre, rivolgendosi a lei in toni pi formali. Anche Pinta si fece un po' pi distante; non di molto, ma la sua padrona lo percep. Solo la sua amicizia con Patrizia non cambi. La cugina mantenne la sua promessa di trascorrere l'inverno a Corinium, e Amanda era lieta di aver trovato in lei una compagna tanto aperta e affettuosa proprio nel momento di maggior bisogno. Aveva la sensazione che gli occhi di tutta la casa fossero puntati su di lei, e divenne ancor pi consapevole delle proprie parole e dei propri movimenti. Quando era da sola si osservava allo specchio, cercando di emulare quanto si ricordava del portamento e dei gesti abituali di sua madre. Il suo lutto sarebbe durato un anno intero, durante il quale non avrebbe potuto sposarsi, anche se si fosse trovato un marito adatto. Fino a quel momento, quella sarebbe stata la sua nuova vita.
Una settimana dopo il funerale fu invitata a fare visita, insieme a Patrizia, alla moglie di un amico di famiglia in una villa dalla parte opposta della citt. Vi restarono per un pranzo mesto e carico di imbarazzo, che Amanda non vedeva l'ora finisse. Dopodich porsero i loro saluti e risalirono sul carro coperto che le avrebbe riportate a casa attraverso la citt, scortate da sei bucellarii a cavallo. Anche alcuni cittadini comuni, clienti dei Cironii, si erano riuniti fuori della casa dell'amico, con l'intenzione di accompagnarle in giro per la citt e mostrare pubblicamente il loro sostegno.
Amanda e Patrizia si distesero l'una di fronte all'altra sui cuscini all'interno del carro, nascoste al mondo esterno. Amanda non voleva far altro che trascorrere il resto dell'inverno nella residenza di citt, in pace e solitudine, senza nessuna di quelle distrazioni. Un brusco cambiamento del rumore e dell'andamento del carro indic loro che avevano attraversato le porte per imboccare le strade lastricate dell'abitato. In breve furono circondate dal trambusto anonimo del mercato della carne vicino al foro. Mentre procedevano, il rumore della folla cresceva a poco a poco, fino a raggiungere la stessa energia febbrile dei giorni di festa. A quel punto il carro si ferm pesantemente.
Non ci sono feste oggi, vero?, chiese Amanda, ascoltando il rumore della folla. Sent l'inizio di una preghiera, attutita dalle pareti di tela del carro: Gio-ve... Ot-ti-mo... Mas-si-mo...
Non me ne importa, disse Patrizia con voce stanca, coprendosi il volto. Voglio solo andare a casa.
Amanda apr il lembo di stoffa sul davanti del carro e sbirci fuori. Un'enorme folla riempiva la strada, diretta verso la piazza del mercato. Che succede?, chiese al conducente.
Il governatore sta facendo rimettere al suo posto la vecchia colonna di Giove, mia signora, disse.
Ma certo. Qualche giorno prima lei aveva sentito qualcosa riguardo il progetto del governatore di ripristinare l'antica colonna monumentale, sormontata da una statua di Giove in bronzo, che il precedente governatore aveva rimosso. Era una risposta meschina all'orazione funebre di suo padre, e dietro c'era sicuramente lo zampino di Agrio Leone.
Passo da un'altra parte?, chiese il conducente.
Subito, disse lei in tono irritato, richiudendo il lembo.
La strada si stava riempiendo in fretta. All'interno del carro sembrava che la folla stesse gi spingendo contro di loro da tutti i lati. Amanda ascolt con impazienza le grida del conducente e dei bucellarii che cercavano di liberare abbastanza spazio da consentire di girare in una strada laterale. Il carro inizi a muoversi lentamente, quando all'improvviso l'urlo di dolore di un uomo lacer il trambusto esterno.
Patrizia trasal. Cos'era? Hanno ammazzato qualcuno?
Sta' calma, disse Amanda. Scost appena il lembo di tela per urlare al conducente: Muoviti, subito! Usa la frusta, se necessario!.
Il carro scatt in avanti quando imbocc la strada laterale, lasciandosi alle spalle quello che pareva l'inizio di una sommossa. Amanda stava quasi per tirare un sospiro di sollievo quando qualcosa di solido e pesante colp la tela dall'esterno a solo un piede di distanza dalla testa di Patrizia. Quest'ultima, in preda al panico, si precipit al fianco della cugina, mentre molti altri oggetti iniziavano a picchiare contro il tetto del carro.
Sentirono un trambusto in fondo, poi videro una mano strappare il lembo posteriore. Spunt fuori la testa di un giovane: barbuto, bruciato dal sole, con occhi carichi d'un odio smodato. Si trascin per met dentro il carro, agitando il braccio alla ricerca di qualcosa a cui aggrapparsi. Afferr il piede di Amanda; lei si liber e gli piant il tallone in faccia con tutta la forza che pot. L'uomo vol fuori dal retro del carro e incespic quando tocc terra, coprendosi il naso sanguinante con entrambe le mani.
Attraverso il lembo aperto Amanda vide uno dei bucellarii usare con abilit il peso dei quarti posteriori del suo cavallo per spingere via l'uomo in malo modo. Il resto della scorta, che era rimasto indietro nel tentativo di trattenere la massa principale della sommossa, si fece strada a forza lungo la via per raggiungere il carro, agitando i bastoni verso gli aggressori per disperderli nelle stradine secondarie. Amanda ebbe il tempo di notare che uno degli assalitori indossava la livrea grigia di Agrio Leone, prima di richiudere e legare il lembo della copertura del carro.
Raggiunsero la casa senza ulteriori incidenti ed entrarono nel cortile. Amanda scese dal carro e disse ai bucellarii di non andare da nessuna parte. Non appena ebbe portato Patrizia, ancora scossa, dalla sua ancella per farle dare del vino mielato, and a cercare suo padre. Lo trov nella sala delle udienze insieme ad Alipio e a un ufficiale locale. Quando vide la figlia sulla soglia, Agno si scus per l'interruzione e and da lei.
Cosa c', figlia mia?, le chiese, vedendo la preoccupazione sul suo volto. Siete ferite? Cos' successo?
No, non siamo ferite. C' una sommossa in citt. Hanno provato ad aggredirci all'interno del carro mentre l'attraversavamo.
Il volto di suo padre s'irrigid. Dimmi con precisione cos' successo.
Amanda cerc di descrivere l'attacco nel modo migliore possibile. Suo padre si scus e conged il suo visitatore, poi and con la figlia da Patrizia, che gli fece un resoconto pi emotivo. Non posso far altro che implorare il tuo perdono, cara nipote, disse, per essere stata cos maltrattata mentre eri sotto la mia protezione. Ti assicuro che prender e punir chiunque abbia osato farti questo. Usc dalla stanza a grandi passi, urlando agli schiavi di portargli il cappotto, il mantello e gli stivali e di preparargli il cavallo. Amanda lo segu fino al cortile, dove i bucellarii scattarono subito in piedi vedendo entrare il loro padrone. Li hai riconosciuti?, chiese al capo.
S, signore.
Bene. Portatemi il mio cavallo. Radunate tutti gli uomini che abbiamo e dite loro di incontrarci alla porta di Glevum. Presto!.
Gli stallieri corsero a sellare il suo cavallo per poi portarlo fuori, mentre gli schiavi gli portavano gli abiti da esterno. Mentre si preparava, Agno guard Amanda. Dopo che li avremo presi, disse, potrei aver bisogno che tu e Patrizia testimoniate. Lo farete?
Credo di s, disse la ragazza. Stava succedendo tutto cos in fretta. Non si aspettava che suo padre agisse con tanta rapidit. Si fece indietro quando lui e i suoi servitori, brandendo le loro mazze con rinnovato vigore, salirono a cavallo e uscirono con gran fracasso dal cortile verso la citt.
Amanda trascorse il resto del pomeriggio nel soggiorno insieme a Patrizia. Sembrava fosse calato un silenzio innaturale dopo il caos dell'aggressione. Sembrava si fossero placati anche i nervi di sua cugina, la quale appariva insolitamente presa dal suo ricamo, con la testa china sul telaio e gli occhi e le dita concentrati sull'ago e sul filo; ignorava persino il gatto ogni volta che andava a strusciarsi con ardore sulle sue caviglie. Amanda era assorbita dai propri pensieri. Era preoccupata per quello che stava facendo, o cercando di fare, suo padre, ma anche da ci che forse stava succedendo in citt.
Spero che li uccidano, disse all'improvviso Patrizia, senza alzare gli occhi dal suo lavoro.
Amanda la fiss, sorpresa. Davvero?
Non per strada, aggiunse Patrizia con calma. Non intendo l fuori, ora, in mezzo a una baruffa qualsiasi. Spero che li trascinino in tribunale e che siano condannati. Sarebbe la cosa giusta da fare. Dovrebbero essere decapitati nel foro. Pronunci quelle parole in tono leggero, quasi assente, come se stesse raccontando un pettegolezzo di poca importanza sentito alle terme.
Se fossero giudicati dal vescovo, lui potrebbe essere pi clemente, disse Amanda. Non aveva ancora pensato alla punizione che i loro aggressori avrebbero ricevuto se li avessero arrestati. Era un crimine grave, da parte di un cittadino comune, assalire un membro della nobilt. Di solito si pagava con la vita.
Patrizia sbuff. Non credo che quei pagani debbano fare molto affidamento sulla compassione del vescovo.
Ma dopotutto non ci hanno fatto del male.
Patrizia si gir a fissare Amanda, inorridita. Ti hanno afferrato il piede, Amanda! Prova a immaginare cosa sarebbe successo se non ci fosse stata la scorta!. Rabbrivid per un istante. Non voglio neanche pensarci. Ogni miserabile pagano dovrebbe pagare con la propria vita, e questo  quanto.
Patrizia torn al suo ricamo con concentrazione ancora maggiore. Aveva ragione. Amanda non aveva pensato a cosa sarebbe potuto succedere se la loro scorta non fosse tornata in tempo. Era stato un maldestro tentativo di rapimento? La sommossa era stata pianificata? Nella sua mente continuava a rivedere e risentire le immagini e i rumori dell'attacco, ma aveva visto troppo poco per sapere cos'era successo davvero.
Non aveva senso soffermarsi sull'evento in quel momento. Rivolse l'attenzione al ricamo e attese il ritorno del padre.
Agno entr nel soggiorno nel tardo pomeriggio. Li abbiamo trovati, annunci, facendo cenno alle ragazze di restare sedute. I rivoltosi si sono sparpagliati quando siamo arrivati, ma siamo riusciti a rintracciare i vostri aggressori. I due capobanda erano bucellarii subalterni di Agrio Leone, come pensavamo. Gli altri erano solo dei furfanti ingaggiati nelle campagne. Hanno ammesso che Agrio Leone li aveva pagati per provocare una lite con i cristiani. E per sua sfortuna voi siete capitate l proprio in quel momento.
Patrizia sembrava inorridita. Per sua sfortuna, zio?
Certo. Ora Agrio non pu impedire che i suoi uomini vengano processati. Lui voleva solo che i cittadini si ammazzassero a vicenda. Non aveva alcun interesse di vedere la nobilt maltrattata in mezzo alla strada, non pi di quanto ne abbiamo noi. L'ho anche convinto ad accettare che sia il vescovo Martino a presiedere il processo, a patto che noi non lo accusiamo pubblicamente di aver ordinato ai suoi uomini di attaccarvi.
Cosa accadr a questi uomini?, chiese Amanda.
I due capibanda saranno decapitati domani nel foro. Anche i contadini potrebbero essere giustiziati, ma sua grazia ha deciso di essere clemente. Se la caveranno con una fustigazione. Tuttavia, dovr chiedere a voi due di identificarli per il verbale.
Domani?
Non ha senso tirarla per le lunghe. Il governatore ha dato il proprio appoggio al vescovo, sebbene non sia contento di quanto  successo, e anche il Consiglio comunale ci appogger. So che  una faccenda sgradevole, ma  come togliersi un dente: prima si fa e meglio . Dovete capire entrambe che Agrio Leone si  coperto d'infamia con quest'oltraggio. Per noi  una vera opportunit di metterlo al suo posto.
Il giorno seguente Amanda e Patrizia si alzarono prima dell'alba e attesero la convocazione alla basilica cittadina. Patrizia era di umore inquieto ma un tantino allegro, e sembrava apprezzare la prospettiva di un'apparizione pubblica ufficiale, indipendentemente dalle circostanze. Gironzolava per casa, andando dalla camera da letto ai giardini e al soggiorno, dove Amanda stava seduta cercando di leggere, per poi tornare alla sua camera da letto e uscirne ogni volta con una stola o un paio di scarpe diversi. Chiese alla cugina quale copricapo si addicesse alla collana che aveva scelto, o se i suoi guanti foderati di pelliccia fossero abbastanza caldi.
Un sacerdote e un diacono giunsero dalla citt per convocarle alla presenza del vescovo. Amanda e Patrizia salirono insieme ad Agno nella carrozza diretta in citt; era la stessa carrozza in cui erano state aggredite, ma con le coperture in tela tirate gi. Furono scortati da venti bucellarii in pompa magna, con i mantelli e le cinture scintillanti di ottone e di pelle. Quando uscirono dal cortile per imboccare il vicolo che conduceva in citt, Amanda vide con sorpresa la folla di clienti riunitasi per accompagnarli. Dovevano esserci centinaia di persone. Si erano disposte in ordine di precedenza, con quelle socialmente pi importanti appena fuori dal cancello del cortile, e si misero a seguire il carro a piedi mentre la mesta processione procedeva verso Corinium.
Il sole del mattino era invisibile, l'aria era smorzata dalle nuvole basse e da un'umida nebbia mattutina. Amanda osserv le pietre tombali che fiancheggiavano la strada verso le porte della citt: file e file di pietre che svanivano nel grigiore. Esamin la vernice che si scrostava, i volti che si sgretolavano. Erano cosparse da ragnatele afflosciate dalla rugiada. Nessuno parl nel carro, e i soli suoni erano provocati dalla lenta avanzata delle ruote, dagli zoccoli dei cavalli, dallo scalpiccio della folla che li seguiva e dal gracchiare dei corvi appollaiati da qualche parte nella foschia.
Entrarono in citt, percorsero le strade che conducevano al foro e si fermarono fuori delle grandi porte orientali della basilica. Era la sede della legge e del governo per i territori tribali come per l'intera provincia. Il vescovo Martino, con indosso le vesti fluenti e la mitra, li aspettava in cima alle scale insieme ai suoi chierici.
Agno usc dalla carrozza e aiut Amanda e Patrizia a scendere. Tenendole per mano, le condusse su per le scale verso il vescovo.
Cironia Amanda, Lollia Patrizia, che Dio vi benedica, disse il vescovo mentre le ragazze si inginocchiavano e, a turno, gli baciavano la mano. Amanda percep la stessa tensione che aveva avvertito in sua presenza quando si era fatta battezzare la Pasqua precedente. I modi di Martino parevano troppo affettati, con parole e gesti troppo cauti. Persino il sorriso, che gli corrugava il volto giovanile e spigoloso seguendo angoli ben precisi, sembrava frutto di una lunga e attenta valutazione. Teneva il mento troppo sollevato e la schiena troppo dritta - cosa che gli conferiva la postura di un insegnante altezzoso e arrogante - e pronunciava con cauta lentezza le vocali a lui poco familiari. Sono felice di vedervi entrambe in buona salute dopo la vostra terribile sofferenza. Il vostro coraggio riempie di orgoglio le vostre famiglie. Fece un passo indietro e le invit a procedere verso le porte aperte. Ora venite; non ci vorr molto.
Amanda rabbrivid quando entrarono nella gelida caverna della basilica cittadina. Non aveva mai attraversato quelle porte. Era quasi buio, dato che solo poca della tenue luce mattutina raggiungeva l'interno. Uomini dal volto grigio si muovevano nell'oscurit con passi affrettati; erano notai, ufficiali di stato maggiore della guarnigione e impiegati del fisco, intenti nell'ombra a sbrigare affari del governo civico e provinciale. Lungo la navata centrale correvano due file di colonne imbiancate a calce, tra le quali erano disposte statue di precedenti imperatori e governatori. Quei volti severi della tradizione e dell'autorit guardavano Amanda mentre percorreva la navata verso un'enorme statua di bronzo dell'imperatore Valentiniano, posta in una gigantesca abside all'estremit della basilica.
Alcuni ufficiali del tribunale li stavano gi aspettando, insieme a un notaio seduto davanti a una scrivania. Il vescovo prese posto sul seggiolone del tribunale, sotto la statua. Amanda fu condotta al suo fianco insieme a Patrizia. Guard in basso verso la navata e vide che dalle porte a est stava ancora entrando della gente. Tutti i processi erano pubblici, e suo padre aveva predetto che quella seduta speciale avrebbe attirato un pubblico pi numeroso del solito; persino i contadini che non parlavano latino avrebbero voluto esserci, insieme a quasi tutti i nobili, tranne Agrio Leone, il governatore e i loro pi stretti sostenitori.
Amanda cerc di individuare suo padre in mezzo alle decine di consiglieri comunali che si stavano riunendo davanti alla folla. Erano i proprietari terrieri locali che fungevano da capi del territorio cittadino, responsabili delle strade e dei ponti, degli edifici pubblici di Corinium, della riscossione delle tasse e dell'organizzazione delle feste. Vicino a loro si stava radunando un gruppo meno numeroso, formato da ufficiali dello stato maggiore del governatore, i rappresentanti del governo imperiale che amministravano l'intera provincia, comprendente Corinium, Glevum e molte altre citt. Amanda li riconobbe dalle loro cinture e spille, insegne del servizio imperiale, che mancavano alla maggior parte dei consiglieri comunali. Suo padre era particolarmente influente poich era sia un consigliere comunale di Corinium sia un ex ufficiale imperiale. Tutto questo, insieme alla sua discendenza da un'antica stirpe di re dobunni e al suo rango di senatore, significava che aveva il diritto di stare davanti a tutti. Quando Amanda lo vide prendere il suo posto, lui le rivolse un cenno di rassicurazione col capo.
Il vescovo aspett che la navata fosse quasi del tutto piena prima di parlare. Alla presenza di Sua Divina Eccellenza Valentiniano Augusto, dichiaro aperta questa seduta. Sollev il braccio destro. Portate gli imputati!.
Un soldato scomparve tra le ombre. Un minuto pi tardi ritorn, portando con s cinque figure cenciose legate l'una all'altra da collari e catene. Avevano mani e piedi incatenati. Camminavano strascicando i piedi nudi sulle lastre di pietra, accompagnati dal tintinnio del ferro. Il soldato li dispose in fila di fronte al palco. La folla stava a osservare, interrompendo il silenzio solo di tanto in tanto con qualche colpo di tosse.
Il vescovo parl, mentre il notaio scribacchiava per registrare la seduta. Cironia Amanda, figlia dello stimatissimo senatore Gaio Cironio Agno, e Lollia Patrizia, figlia dell'eccellente equestre Marco Lollio Pertinace, giurate in nome di Sua Divina Eccellenza Valentiniano Augusto di riconoscere questi cinque uomini come coloro che vi hanno aggredito sulle strade di Corinium il quarto giorno prima delle none di novembre nel terzo anno del regno di Sua Divina Eccellenza l'imperatore Valentiniano, durante il consolato di Flavio Graziano e Dagalaifo?
Lo giuro, disse Patrizia.
Amanda esit. Stava osservando i volti dei cinque uomini, sebbene fossero chini, intenti a fissare il pavimento con occhi vacui. I tre contadini erano a malapena adulti; il pi giovane non sembrava avere pi anni di lei. Avevano tutti gravi contusioni agli occhi e alle labbra. Le catene avevano sfregato contro la pelle dei polsi e delle caviglie fino a lasciare esposta la carne molle e sanguinante.
Optio, fa' che mostrino i loro volti, disse il vescovo.
Alzate il mento!, disse il soldato in tono seccato.
I cinque uomini sollevarono la testa, rivolgendo gli occhi al palco. Amanda riconobbe il bucellarius che le aveva afferrato il piede. Non riconobbe gli altri. Forse erano gli uomini che le avevano aggredite, ma non poteva dirlo con certezza.
Cironia Amanda?, la incalz il vescovo.
Indic l'uomo che conosceva. Lui era uno degli aggressori, disse. Gli altri non li conosco.
I consiglieri iniziarono a mormorare tra di loro, seguiti dal pubblico. Amanda sentiva gli occhi del padre su di s. Il vescovo Martino le si avvicin per dirle a bassa voce, in modo che il notaio non potesse sentirlo: Basta che tu sia abbastanza sicura, figlia mia. Tutto questo  solo per il verbale, per l'insistenza di tuo padre.
Durante l'attacco ho visto chiaramente una sola faccia, disse Amanda. Non posso giurare di identificare gli altri.
Lollia Patrizia ha gi giurato, disse il vescovo.
Amanda, certo che sono loro!, sibil Patrizia. Di' s e basta!.
Un ufficiale del tribunale colp il pavimento con il bastone. Silenzio in presenza dell'imperatore!. Il silenzio si diffuse di nuovo per la basilica.
Amanda lanci un'occhiata al padre, cercando di interpretarne l'espressione. Cosa voleva che facesse? Aveva organizzato lui quella riunione, ma avrebbe voluto che Amanda mentisse sotto giuramento? Si rese conto di no. Sarebbe andata contro tutto ci che lui le aveva insegnato sul comportamento onorevole e rispettabile e avrebbe disonorato la memoria di sua madre. Posso giurare solo per lui, disse, indicando un'altra volta. Lui lo riconosco. Gli altri no. Non ho mai visto i loro volti.
Il vescovo Martino si schiar la gola. La folla rimase in trepidante attesa della sua sentenza. La voce del vescovo risuon attraverso le centinaia di piedi della grande sala: Si prenda nota che Cironia Amanda ha identificato l'uomo libero chiamato Formoso, e Lollia Patrizia ha identificato tutti e cinque gli uomini. Tutti hanno confessato il loro crimine. Hanno agito di concerto come uomini liberi, senza l'approvazione del loro signore, l'eccellente Agrio Leone. Perci sono condannati come fuorilegge. Ordiniamo che gli uomini chiamati Formoso e Ruricio siano giustiziati questo stesso giorno per l'aggressione alle nobildonne sopra menzionate. Abbiamo deciso, alla luce della loro giovane et e stupidit, che le vite dei fratelli nati liberi Comitino, Cunedecane e Cunitto siano risparmiate. Sono condannati a subire cinquanta frustate ciascuno oggi stesso. Questa sentenza  emessa dal vescovo Martino di Corinium nel terzo giorno prima delle none di novembre eccetera, eccetera.
Non appena i chierici ebbero finito di scrivere, il vescovo fece un cenno alla guardia, che ricondusse i prigionieri in fondo alla sala, nell'oscurit. Il vescovo si alz. In nome di Dio e dell'imperatore, la seduta  chiusa, disse. Scese dal palco e guid un corteo di sacerdoti e di diaconi verso la porta laterale, che conduceva agli uffici consiliari. Alcuni consiglieri lo seguirono, gridando istanze e domande; gli altri si allontanarono un po' alla volta e furono assorbiti dal flusso regolare di persone che uscivano dalla basilica attraverso l'ingresso in fondo. Agno aspett sua figlia e sua nipote ai piedi del palco.
Non stava sorridendo. Sarebbe stato meglio se tu avessi giurato come tua cugina.
Stavo dicendo la verit, padre!.
Amanda, ho organizzato tutto questo per mostrare a tutti, in pubblico, che la nostra famiglia sarebbe rimasta unita di fronte ai nemici, senza soggezione n paura. Non credo che il vescovo Martino sia rimasto colpito dalla tua esibizione, come non lo sono stato neanche io. Dimmi: metti davvero in dubbio che quelli fossero gli uomini che ieri vi hanno assalito?
Non lo so, padre; ieri ho solo sentito delle voci e ho visto un solo volto. Cos'altro potevo dire quando sua grazia mi ha fatto la domanda sotto giuramento?.
Suo padre si gir verso Patrizia. E tu li hai visti pi chiaramente ieri, nipote?
Be'... no, balbett lei, aggiungendo in fretta: ma tu ci hai assicurato, zio, che erano gli uomini giusti, e che avevano confessato tutti quanti.
Esatto. Agno riport lo sguardo su Amanda. Sono loro gli uomini, e tu avresti dovuto confermarlo sotto giuramento. Forse non ti rendi conto della posta in gioco. La tua incapacit di identificarli tutti pubblicamente come i tuoi assalitori sar l'unica scusa di cui i loro sostenitori avranno bisogno per dichiararne l'innocenza. Addurranno coercizione e corruzione come pretesti, e spargeranno la voce che neanche le loro presunte vittime concordavano sulla loro colpevolezza. Il fatto che siano menzogne non fa alcuna differenza. Le persone crederanno alle loro parole. Per ora Agrio Leone rester in silenzio; lascer che le esecuzioni procedano, ma quando arriver il momento potr usare a suo vantaggio quello che  successo qui oggi. Ecco quello che hai fatto. Mi aspettavo di meglio da te, figlia.
Raddrizz le spalle e si gir per andarsene. Amanda si sentiva bruciare, ma non sapeva se a causa dell'umiliazione di quel rimprovero pubblico o del senso di ingiustizia che provava. Padre!, grid. Ti prego. Ho solo detto la verit! Il vescovo mi ha chiesto se riconoscevo i loro volti, e io ne conoscevo solo uno. Cos'altro potevo dire? Volevi che mentissi?
Calmati, figlia, disse Agno, avvicinandosi a lei. Si lanci un'occhiata dietro le spalle. Ci sono questioni in gioco di cui non sai nulla.
Perch tu hai voluto che io non ne sapessi nulla. E adesso sono diventata una pedina nel tuo gioco politico?
S, disse lui di scatto.  esattamente quello che sei.
Amanda cap che suo padre ormai faticava a contenere la propria rabbia, e fece un passo indietro, intimorita. Lui la guard per un momento con occhi torvi, poi si gir facendo svolazzare il mantello e si diresse a grandi passi verso la porta, seguito da Alipio, mentre i bucellarii facevano loro strada tra la folla rimasta. Amanda e Patrizia lo seguirono timidamente.
Quando furono di nuovo per strada, Agno si stava gi allontanando con Pietro e i bucellarii. Allora Alipio si chin verso Amanda. Signora Amanda, tuo padre mi ha chiesto di scortare te e tua cugina a casa, dove dovrete restare. Ha detto che non dovrete assistere alle esecuzioni.
...
FINE Parte 1.